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Centro Studi Sofferenza Urbana

 

 

Accesso alla giustizia in carcere: alcune evidenze basate su un questionario fra pari

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Lucia Dalla Pellegrina Margherita  Saraceno

  

L’accesso alla giustizia, nella sua accezione più generale, risulta limitato e difficile per i detenuti. Il mancato o limitato accesso quindi si traduce in una sorta di pena accessoria che, benché non prevista dall’ordinamento, aumenta la dimensione afflittiva del carcere. Gli ostacoli al pieno accesso ai diritti fondamentali e di cittadinanza e i limiti alla risoluzione delle questioni legali (specie nell’ambito del diritto di famiglia e civile-amministrativo) colpiscono in prevalenza soggetti che sono già maggiormente vulnerabili perché stranieri o privi di una rete di supporto all’esterno del carcere quale, ad esempio, la famiglia. Benché gli istituti di detenzione organizzino servizi a supporto della risoluzione dei problemi legali e amministrativi dei reclusi, la detenzione rappresenta in sé il paradosso dell’essere “dentro il sistema giustizia” ed esserne al contempo esclusi. Questo, non solo rappresenta un serio problema di equità e giustizia, ma presumibilmente riduce la possibilità di associare al percorso detentivo una valenza riabilitativa e di recupero dei detenuti. Il presente lavoro descrive un primo tentativo di mappare i principali bisogni legali dei reclusi attraverso una survey condotta nel 2014 tramite un questionario tra pari (sottoposto ai detenuti da detenuti-somministratori) presso la Casa Circondariale di San Vittore (Milano) e la Casa di Reclusione di Bollate.

Parole chiave: Accesso alla giustizia, bisogni legali, carcere.

  


 

DEMS, Università di Milano-Bicocca e Baffi Carefin Centre, Università Bocconi.

**DEMS, Università di Milano-Bicocca e Baffi Carefin Centre, Università Bocconi. Autore di riferimento: e-mail: margherita.saraceno@unimib.it

 

Le autrici ringraziano i direttori Gloria Manzelli e Massimo Parisi, gli educatori Roberto Bezzi ed Emanuela Merluzzi e tutti i detenuti che hanno partecipato alla survey - in particolare i detenuti-somministratori - delle carceri di Bollate e San Vittore. Si ringrazia anche Laura de Carlo, Fiorenzo de Molli, Silvia Landra, Martina Tombari, e Marzia Ravazzini, che, con Casa della Carità e l’Associazione articolo 21, hanno rappresentato un valido aiutato per comprendere meglio il mondo della detenzione. Infine si ringraziano Annika Bozzetti, Ilaria Loda e Mattia Suardi per l’eccellente assistenza alla ricerca. Questa ricerca è stata sviluppata nell’ambito del progetto The Economics of Access to Justice (Grant No. 298470 Marie Curie IntraEuropean Fellowship del 7° Programma-quadro della Comunità Europea presso l’ ACLE, Università di Amsterdam) e grazie al supporto del Centro Baffi Carefin, Università Bocconi e del DEMS, Università Bicocca. Eventuali imprecisioni o errori sono imputabili ai soli autori.

 

Introduzione

 

Quando si parla di accesso alla giustizia e carcere, il dibattito verte tipicamente su problemi concernenti il diritto di difesa e agli strumenti, fra cui il patrocinio gratuito, per garantirne un pieno ed effettivo accesso al diritto di difesa.[1] Quando invece l’accesso alla giustizia riguarda i liberi cittadini, il dibattito tende a fare riferimento a un concetto ben più ampio relativo alla necessità di dare adeguate risposte istituzionali ai “bisogni legali”[2] di vario genere che le persone incontrano nella loro vita quotidiana[3]. La risoluzione delle controversie in tempi ragionevoli e a costi accessibili, l’opportunità di introdurre forme alternative di risoluzione delle controversie in ambiti quali il diritto di famiglia e il diritto commerciale, la semplificazione delle pratiche amministrative sono solo alcuni dei temi sensibili riguardanti l’accesso alla giustizia molto attuali sia in Europa (CEPEJ 2014 e FRA, 2011) che negli Stati Uniti (U.S. Dep. of Justice, 2013), in Canada (CFCJ, 2012) e Australia (AAGD, 2014).

Nonostante l’attualità del tema, pochi sono i contributi, per così dire, bottom-up che esplorano, a partire dai diretti interessati, i loro bisogni legali e i principali ostacoli che questi incontrano nel gestire questioni giuridiche. Fra i contributi di questo tipo annoveriamo il lavoro di Genn per il Regno Unito (Genn, 1999 e Genn e Paterson, 2001), le survey statunitensi AM. BAR ASS’N (1994) e LEGAL SERVS. CORP. (2005) e (2009), quelle canadesi di Currie (2006), (2009a) e (2009b), e il lavoro australiano di Coumarelos et al. (2006).

Scarsa è invece la letteratura che riguarda soggetti detenuti in carcere. Questi ultimi vivono l’assoluto paradosso di essere dentro il “sistema giustizia” in quanto detenuti (hanno un avvocato che segue il loro caso, o lo hanno avuto prima della condanna definitiva, si relazionano con il magistrato di sorveglianza o talvolta col giudice procedente, sono esposti a linguaggio e procedure giuridiche, ecc.). Essi tuttavia, proprio a causa della restrizione della libertà personale, incontrano ostacoli che possono ridurre o addirittura impedire il normale accesso alla giustizia per tutto ciò che esuli dalla storia penale per cui sono detenuti. Queste difficoltà sono messe bene in luce dall’unico lavoro condotto attraverso survey  a nostra conoscenza  di Grunseit et al. (2008) che ha però il limite di essere basato su un ristretto numero d’interviste presso le carceri australiane.

Il mancato o limitato accesso alla giustizia, di fatto, si traduce in una sorta di pena accessoria che, benché non prevista dall’ordinamento, aumenta la dimensione afflittiva del carcere. Ciò non solo rappresenta un serio problema di equità e giustizia, ma presumibilmente rende sempre meno possibile associare al percorso detentivo una valenza riabilitativa e di recupero dei soggetti detenuti[4]. La rilevanza della questione diventa urgenza quando ricordiamo che il numero di detenuti attualmente reclusi negli istituti penitenziari italiani è il più elevato dall’Unità d’Italia[5].

Il presente lavoro descrive in via preliminare, un primo tentativo di mappare i principali bisogni legali dei detenuti attraverso un’ampia survey condotta nel 2014 tramite un questionario tra pari (sottoposto ai detenuti da altri detenuti-somministratori) presso la Casa Circondariale di San Vittore (Milano) e la Casa di Reclusione di Bollate (Milano).

Il progetto – frutto della collaborazione tra Casa della Carità, Università degli Studi di Milano Bicocca (DEMS) e Università di Amsterdam (ACLE) – prevede anche una futura fase di analisi statistico-econometrica volta a comprendere il ruolo delle caratteristiche socio-anagrafiche dei detenuti, da un lato, e dell’assetto organizzativo/istituzionale dell’istituto di pena, dall’altro, nell’effettivo accesso alla giustizia dei reclusi.

In generale, quanto emerge da questa prima analisi parziale, è che la reclusione rappresenta un ostacolo al pieno accesso ai diritti fondamentali e di cittadinanza, e comporta forti limiti alla risoluzione delle problematiche legali, specie nell’ambito del diritto di famiglia e civile/amministrativo. Una prima evidenza, che dovrà essere confermata attraverso l’utilizzo di tecniche multivariate, mostra come le difficoltà a ottenere un’adeguata risposta ai propri bisogni legali sembri riguardare in particolare soggetti maggiormente vulnerabili perché stranieri o privi di una rete di supporto all’esterno del carcere quale, ad esempio, la famiglia, o ancora perché in attesa di giudizio.

Benché i singoli istituti di detenzione offrano servizi volti a ovviare a queste problematiche, la reclusione rappresenta in sé un fortissimo impedimento a farsi parte attiva nella gestione delle proprie questioni legali-amministrative. Un’ulteriore evidenza, che dovrà essere approfondita in futuro, sembra indicare che una maggior mobilità all’interno del carcere possa migliorare parzialmente la capacità di risposta da parte dell’istituto penitenziario ai bisogni legali dei detenuti.

 

Il questionario, la sua somministrazione, i tassi di risposta

 

Allo scopo di mappare i principali bisogni legali in ambito civile/amministrativo dei detenuti nelle carceri dell’area di Milano, è stato predisposto un questionario a risposta multipla, suddiviso in sei sezioni[6]:

  1. Detenzione: inquadra la situazione del rispondente in quanto detenuto (grado di giudizio, durata della condanna, pena residua, recidiva e regime detentivo, avvocato di cui dispone, ecc.).
  2. Cittadinanza e famiglia:inquadra la situazione socio-anagrafica del rispondente (cittadinanza, genere, età, religione, titolo di studio, comprensione della lingua italiana, ecc.)
  3.  Problemi legali di natura civilistica e amministrativa sorti prima della detenzione:inquadra il tipo di problemi legali eventualmente insorti prima dell’ingresso in carcere, escluso il motivo della detenzione (situazione debitoria/creditoria, contenzioso in materia civile e di diritto di famiglia, problemi con la con la Pubblica Amministrazione, ecc.).
  4. Risoluzionedei problemi legali insorti prima della detenzione: inquadra quanto e come i problemi legali eventualmente sorti prima dell’ingresso in carcere siano stati affrontati durante la detenzione.
  5. Problemi di natura civilistica e amministrativa legali insorti durante la detenzione e loro risoluzione:inquadra il tipo di problemi legali eventualmente sorti durante la detenzione e quanto e come siano stati eventualmente risolti.
  6. Diritti fondamentali: inquadra se e quanto i detenuti abbiamo avuto problemi in materia di diritti fondamentali (diritto alla salute e alla cure, discriminazione, accesso all’istruzione) e, in caso affermativo, se si siano attivati dal punto di vista legale.

 

Prima di essere somministrato, per ragioni di completezza e comprensibilità, il questionario è stato vagliato da diversi soggetti: gli operatori di Casa della Carità che lavorano in carcere, alcuni educatori di Bollate e S. Vittore, alcuni detenuti volontari dell’Associazione Articolo 21 di Bollate. Per la somministrazione presso S. Vittore, dopo il confronto con gli educatori, si è ritenuto opportuno fornire anche il questionario tradotto in diverse lingue (albanese, arabo, rumeno, francese, inglese, spagnolo).

Il questionario, assolutamente anonimo, è accompagnato da una breve spiegazione delle finalità della ricerca che ciascun rispondente è invitato a leggere e da un’informativa sulla privacy in cui si chiarisce che il meccanismo di raccolta dei questionari garantisce assolutamente l’anonimato del rispondente.

Per favorire la partecipazione alla survey, si è ritenuto fondamentale garantire non solo l’anonimato, ma anche che i questionari compilati sarebbero transitati direttamente dai detenuti ai ricercatori senza l’interferenza di nessun operatore del carcere. Naturalmente, data la complessità dei temi trattati nel questionario, la possibilità di chiedere chiarimenti circa le domande costituiva un’altra priorità.

Per questi motivi si è optato per una somministrazione “fra pari”: due detenuti per reparto (normalmente detenuti con funzioni di supporto con la possibilità di muoversi all’interno del reparto senza limitazioni –come gli “scrivani” o chi gestisce la biblioteca, ecc.) sono stati formati dai ricercatori allo scopo di svolgere la funzione di somministratori dei questionari. Prima della somministrazione, i questionari compilati dai detenuti somministratori sono stati utilizzati come “fase-pilota” volta a identificare le eventuali criticità del questionario. La survey è stata proposta all’intera popolazione delle carceri di Bollate e San Vittore nella primavera del 2014.

I tassi di risposta, benché variabili da reparto a reparto, sono stati generalmente eccellenti: 44.5% per Bollate e 37.1%. per S. Vittore. In tal senso, molto ha contato la motivazione dei somministratori, che – in alcuni raparti – sono riusciti ad ottenere tassi di risposta elevatissimi come nel caso del reparto femminile di Bollate (76.7%) e del centro clinico di S. Vittore (88.0%). Dal punto di vista metodologico ci sembra di poter concludere che la somministrazione “tra pari” (di cui per altro non conosciamo precedenti in carcere) si sia dimostrata una buona scelta.  Il fatto che vi siano stati molteplici somministratori caratterizzati da diverse abilità e motivazioni è un elemento facilmente controllabile in ambito di analisi multivariata.

Con i detenuti-somministratori si è anche proceduto a un debriefing volto a comprendere le principali difficoltà nella somministrazione e le reazioni dei rispondenti.

Dal punto di vista aneddotico è emerso che la ricerca è stata generalmente ben accolta dai reclusi i quali hanno apprezzato l’attenzione per i temi trattati.

La qualità delle risposte (coerenza tra le risposte, varianza nel campione, ecc.) insieme al numero complessivo di osservazioni (893 rispondenti di cui 526 da Bollate e 367 da San Vittore) porta a concludere che il dataset che si è potuto costruire offre un valido punto di partenza per gli scopi della ricerca. Nella prossima sezione saranno brevemente presentate alcune evidenze che emergono da una prima analisi delle risposte.

 Risultati

 I questionari, insieme alle informazioni istituzionali relative a Bollate e S. Vittore, mostrano come queste due carceri, data anche la loro diversa funzione istituzionale, rappresentino due realtà molto diverse fra loro. La Tabella 1 riassume le principali informazioni istituzionali, la Tabella 2 l’organizzazione dei reparti dei due istituti e la Tabella 3 i principali aspetti socio-anagrafici dei soggetti detenuti.

Tabella 1 – Bollate e S. Vittore: informazioni istituzionalia

Istituto

Bollate

S. Vittore

Tipologia

Casa di Reclusione

Casa Circondariale

Anno istituzione

2000

1879

No. Reparti

6 maschili e 1 femminile

7 (di cui 2 non operativi) + 1 femminile

Capienza

976

753

Presenze stimate

1152

988

Tipologia detenuti

Imputati e condannati

Arrestati, imputati e condannati

Agenti

450

654

Educatori

15

13

Agenti di rete

4 (dal 2005)

3 (dal 2005)

Personale sanitario

20 medici  e 10 infermieri

9 medici e 65 infermieri

Psicologi

4

11

Assistenti sociali

10

n.a.

Volontari

Circa 100

46

Servizi e attività (attivo dall’anno)

Attività sportive (2000 ) e teatrali (2003)

Biblioteca (2000)

Laboratori di artigianato (anni diversi)

Formaz. prof. e studio sup./univ. (2006)

Scuola dell'obbligo (2000)

Sportello anagrafe/cittadino/INPS (2012)

Sportello giuridico/legale (2003)

Ufficio ASL (2000)

Ufficio collocamento professionale (2010)

Attività sportive e teatrali (n.a.)

Biblioteca (1982)

Laboratori di artigianato (n.a.)

Formaz. prof. (2008)

Scuola dell'obbligo (da sempre)

Sportello anagrafe/cittadino/INPS  (2000)

Sportello informativo legale (2005)

Ufficio ASL (2008)

 

Regime di celle aperte (8.00-20.00)

Generalizzato e dalla fondazione

In alcuni reparti da gennaio 14, in altri da maggio 14, limitato nel VI reparto II piano

a Le informazioni si riferiscono al periodo in cui è avvenuta la somministrazione del questionario.

 

In particolare, da una lettura congiunta delle tabelle, è chiaro come Bollate sia caratterizzata da una popolazione di detenuti per lo più italiani (gli stranieri rappresentano il 32.3 per cento), condannati in via definitiva (88.9 per cento), a pene medio-lunghe (durata media 13.2 anni), mentre S. Vittore ospita una popolazione dove l’incidenza di stranieri in attesa di primo giudizio è molto più rilevante (61.7 per cento di stranieri, 37.3 per cento dei rispondenti è in attesa di I giudizio mentre i condannati in via definitiva sono il 35.1 per cento). Anche le informazioni concernenti lo stato occupazionale precedente alla reclusione sembrano coerenti al profilo delle due popolazioni data la maggior incidenza di disoccupati e occupati con lavori salutari presso S. Vittore.

 

Tabella 2 – Bollate e S. Vittore: organizzazione dei reparti, presenza di stranieri e di donne

 

Bollate

S. Vittore

Reparto

Tipologia repartoa

Presenze, di cui stranieri (%)b

Reparto

Tipologia repartoa

Presenze, di cui stranieri (%)b

I

Più di 50 anni

156

29.5

Penale

Giovani adulti

89

84.3

II

Tossicodipendenti

182

25.3

II

Non operativo

-

-

III

30-50 anni

148

39.9

III

Tossicodipendenti

219

45.7

IV

Giovani adulti/ studenti

100

32.0

IV

Non operativo

-

-

V

Ammessi a lavoro esterno e semi-liberi

137

25.5

V

Adulti

 

260

67.3

Femminile

Femminile

91

44.0

VI – I piano

VI – II piano

Adulti

Autori di reati sessuali

180

  64

72.8

56.3

VII

Autori di reati sessuali

338

33.8

VII

Centro clinico

  92

34.8

 

 

 

 

Femminile

Femminile

84

72.6

 

Totale

  di cui donne (%)

1152

15.3

32.3

 

Totale

  di cui donne (%)

988

14.0

61.7

a Se non specificato il reparto è maschile.

b Le informazioni si riferiscono al periodo in cui è avvenuta la somministrazione del questionario.

 

Questo naturalmente riflette la diversa natura dei due istituti. Il primo è una casa di reclusione nata in epoca relativamente recente allo scopo di offrire un percorso di re-inserimento a soggetti destinati a scontare pene di una certa entità. Il secondo è destinato, fra le altre cose, a ospitare in prima battuta gli arrestati in quanto casa circondariale.

Quanto all’incidenza della popolazione femminile e all’età media dei rispondenti, i due istituti sono sostanzialmente simili. Anche sotto il profilo della situazione famigliare la popolazione dei rispondenti nei due istituti è omogenea: circa un terzo dei rispondenti è sposato e oltre due terzi dei rispondenti ha figli. Anche il tasso di divorziati/separati è simile (circa il 20 per cento).

Pur così diverse dal punto di vista dell’incidenza degli stranieri, Bollate e S. Vittore non sono dissimili quanto a religione dei rispondenti: circa il 70 per cento si dichiara di religione cristiana mentre il 13-14 per cento si professa mussulmano.

In generale i rispondenti sia di Bollate che S. Vittore dichiarano di avere una buona o abbastanza buona conoscenza della lingua italiana; oltre il novanta per cento dei rispondenti in entrambe le carceri ha almeno un diploma di istruzione  primaria e oltre un terzo dei detenuti ha almeno un diploma di scuola superiore.

Sebbene in entrambi gli istituti poco meno del 90 per cento dei rispondenti sia recluso in regime ordinario, a Bollate è in regime di semi-libertà e/o beneficia dell’art. 21 (lavoro all’esterno) l’8.2 per cento contro il 4.1 di S. Vittore.

 

Tabella 3 – Aspetti socio-anagrafici e relativi alla detenzione dei rispondenti

 

Istituto

Bollate

S. Vittore

Età media

42.7

43

Comprende l’italiano bene o abb. bene

95.5

84.1

Livello scolarizzazione

Nessuno

Primaria

Diploma

Laurea

Nessuno

Primaria

Diploma

Laurea

8.1

54.4

32.6

4.9

5

49.7

36.1

9.2

Occupati prima della detenzione

Disocc.

 

Occ. saltuarie

Occ. regolare

Altroa

Disocc.

 

Occ. saltuarie

Occ. regolare

Altroa

21.9

19.8

48.7

9.6

29.8

23.0

38.5

8.7

Religione

Cristiana

Mussulmana

Altro

Cristiana

Mussulmana

Altro

70.1

14.0

15.9

72.6

13.0

14.4

Sposato

32.0

39.2

Divorziato/separato

21.78

20.9

Ha figli

67.4

67.0

In attesa di I giudizio

0

37.3

Appellanti/ricorrenti

11.1

27.6

Condannati

88.9

35.1

Paga un avvocato di fiducia

63.3

59.6

In regime di patrocinio gratuito

21.0

22.8

Ha un avvocato d’ufficio

7.0

13.4

Prima volta in carcere

53.6

49.7

Durata media della condanna

13.2

8.0

Durata media pena residua

8.0

6.9

Regime detentivo

Ordinario

Semi-libertà e art. 21

Altro

Ordinario

Semi-libertà e art. 21

Altro

87.9

8.2

3.9

88.5

4.1

7.4

aStudenti e pensionati.

                           

 

La tabella 4 mostra alcune prime evidenze relative alle questioni legali – in ambito civile/amministrativo – prevalenti fra i detenuti, sia prima sia durante la detenzione, e alle loro risoluzione.

In sintesi risulta evidente come fra i problemi più ricorrenti prima della detenzione vi siano quelli di diritto di famiglia e questioni aperte con la Pubblica Amministrazione relative a sanzioni/multe o tasse/contributi. Benché a Bollate la percentuale di rispondenti che aveva problemi legali all’ingresso in carcere fosse del 46.1 per cento contro il 68.8 di S. Vittore, in entrambi gli istituti solo circa il 15 percento dichiara di essere riuscito a risolvere le questioni aperte. Oltre il 10 per cento rinuncia ad affrontare il problema perché detenuto. I detenuti per cercare di risolvere le questioni legali amministrative si rivolgono prevalentemente al proprio avvocato penalista, ai propri familiari o ad altri detenuti.

Durante la reclusione oltre il 60 per cento dei detenuti rispondenti ha avuto problemi relativi al rilascio/rinnovo di documenti (principalmente patente e carta d’identità). Solo una quota minoritaria è riuscita a risolvere il problema in meno di sei mesi (il 16 per cento a Bollate e l’8 per cento a S. Vittore). E’ interessante notare come la risposta istituzionale in questo caso sia più presente: oltre il 25% dei rispondenti di Bollate che hanno avuto problemi con i documenti, si sono rivolti agli operatori del carcere, mentre a S. Vittore il 12 per cento si è rivolto a volontari che operano dentro il carcere.

Tabella 4 – Problemi legali in ambito civile-amministrativo e loro risoluzione

 

Istituto

Bollate

S. Vittore

Aveva problemi legali irrisolti prima dell’ingresso in carcere

46.1

68.8

Problemi prevalenti insorti prima della detenzione (%)a

Multe/Sanzioni ammin.              

11.9

Multe/Sanzioni ammin.    

16.4

Altrob

8.0

Separazione/divorzio/ figli

8.7

Separazione/divorzio/ figli

6.0

Tasse, tributi/INPS            

8.0

Principali controparti  nei problemi insorti prima della detenzione (%)a

Altric

16.0

P.A.                                    

24.2

P.A.                                    

14.2

Coniuge/Convivente          

10.2

Coniuge/Convivente            

7.7

Altric

20.7

È riuscito a risolvere il problema

15.0

15.3

Ha rinunciato ad affrontare il problema perché detenuto

10.9

13.3

A chi ci si è rivolti per la risoluzione dei problemi legali pendenti (%)d

Proprio avvocato penalista 

15.9

Proprio avvocato penalista 

21.8

Altri detenuti                        

6.8

Familiari                              

13.1

Familiari                                

5.9

Altri detenuti                        

7.5        

Rilascio/rinnovo di documenti durante la detenzione (%)e

Ha/ha avuto problemi                  

61.7

Ha/ha avuto problemi

66.1

Risolti in meno di 6 mesi    

16.0

Risolti in meno di 6 mesi    

7.9

Risolti in più di 6 mesi o non li ha risolti                             

84.0

Risolti in più di 6 mesi o non li ha risolti                          

92.0

A chi ci si è rivolti principalmentea

Familiari/ Amici

26.7

Familiari/ Amici

39.5

Personale del carcere

25.5

Avvocato

36.5

Avvocato

22.7

Volontari

12.0

Ha/ha avuto problemi legali insorti durante detenzione

52.7

74.9

Problemi prevalenti insorti durante la detenzione (%)a

Altrof

14.8

Altrog

14.6

Separazione/divorzio/ figli

10.2

Separazione/divorzio/ figli

13.72

Sfratto-pignoramenti

7.6

Perdita sussidi/sostegno

al reddito per la famiglia

10.0

È riuscito a risolvere il problema

9.3

15.5

Ha rinunciato ad affrontare il problema perché detenuto

11.6

11.2

A chi ci si è rivolti per la risoluzione dei problemi legali pendenti (%)d

Proprio avvocato penalista 

13.1

Proprio avvocato penalista 

21.7

Altri detenuti                        

9.5

Familiari                              

17.9

Familiari                                

7.1

Nessuno

7.5        

  1. Vengono riportati i/le primi/e tre per frequenza
  2. Problemi non specificati diversi da Eredità, Proprietà della casa/condominio/sfratto, Pignoramento/sequestri esecutivi, Fallimento, Tasse e tributi, INPS, Permesso di soggiorno, Contratto di lavoro, Responsabilità contrattuale, Risarcimento - danni/responsabilità civile.
  3. Controparti non specificate diverse da datore di lavoro, fornitori e clienti, altri parenti diversi da coniuge
  4. Vengono riportati i primi tre per frequenza. Il questionario riportava anche le seguenti opzioni: Altro avvocato, Agenti penitenziari, Educatori, Assistenti sociali, Cappellano, Medico, Agente di rete, Volontari, Nessuno.
  5. Principalmente carte d’identità e patente di guida, e a seguire permessi di soggiorno.
  6. Problemi non specificati diversi da Eredità, Fallimento, Perdita di sussidi/sostegno al reddito per la famiglia, Tasse e tributi, INPS, Permesso di soggiorno, Contratto di lavoro, Responsabilità contrattuale, Risarcimento - danni/responsabilità civile.
  7. Problemi non specificati diversi da Eredità, Fallimento, Sfratto-pignoramenti, Tasse e tributi, INPS, Permesso di soggiorno, Contratto di lavoro, Responsabilità contrattuale, Risarcimento - danni/responsabilità civile.
             

 

Per quanto riguarda il periodo di detenzione, come nel caso dei problemi preesistenti alla detenzione, a S. Vittore una percentuale ampiamente maggiore rispetto a Bollate dichiara di avere problemi legali/amministrative (il 74.9 per cento contro il 52.7). Ancora una volta i problemi più frequenti riguardano il diritto di famiglia, ma anche questioni legate al patrimonio e al reddito come sfratti e pignoramenti e la perdita di sussidi e sostegno al reddito per la famiglia. Da notarsi che il semplice fatto di essere reclusi sembra portare a un aumento dei bisogni legali: in entrambi gli istituti la quota di rispondenti che hanno problemi legali/amministrativi aumenta di circa 6 per cento con la detenzione. Analogo nei due istituti il tasso di rispondenti che rinuncia ad affrontare le questioni legali insorte durante la detenzione perché detenuto (circa l’11 per cento). Solo una quota minoritaria (il 9.3 per cento a Bollate e il 15.5 a s. Vittore) risponde di aver risolto le questioni. I principali interlocutori in questo caso sono ancora il proprio avvocato penalista, la famiglia, a Bollate, gli altri detenuti.

La tabella 5 sintetizza quanto emerso circa i problemi di accesso alle cure, di discriminazione e di accesso all’istruzione. In generale, salvo che nel caso dell’accesso all’istruzione, la maggior parte dei rispondenti non ha mai sperimentato seri problemi. Tuttavia la percentuale di soggetti che invece dichiara di avere avuto problemi (raramente o spesso) è comunque elevata. I problemi di accesso a farmaci e cure sono quelli in assoluto più ricorrenti: li ha sperimentati il 39.3 per cento dei rispondenti di Bollate e il 45.4 di S. Vittore.

La maggior parte di coloro che hanno sperimentato problemi non si è mai attivata dal punto di vista legale per vedere tutelato il proprio diritto. Sempre relativamente esigua è la percentuale di coloro che si sono attivati dal punto di vista legale e hanno risolto il problema.

 

Tabella 5 – Diritti fondamentali

 

 

 

Bollate

S. Vittore

Seri problemi di accesso a farmaci e cure durante la detenzione (%)

No

60.7

54.6

Si, raramente

17.9

23.3

Si, spesso

21.4

22.1

Si è attivato dal punto di vista legale  per risolvere il problema (%)

No

72.1

54.4

Si, ma non è servito

15.7

33.3

Si e ho risolto

12.2

12.3

Danni fisici per incidenti o aggressioni durante la detenzione (%)

No

81.4

79.0

Si, raramente

14.8

15.9

Si, spesso

3.8

5.1

Si è attivato dal punto di vista legale per risolvere il problema (%)

No

59.8

51.5

Si, ma non è servito

24.1

25.8

Si e ho risolto

16.1

22.7

Seri problemi di discriminazione durante la detenzione (%)

No

84.1

79.5

Si, raramente

11.4

11.6

Si, spesso

4.5

8.9

Si attivato dal punto di vista legale  per risolvere il problema (%)

No

61.5

54.2

Si, ma non è servito

20.0

40.7

Si e ho risolto

18.5

5.1

Comportamenti discriminatori da parte dell’istituto penitenziario  (%)

No

68.9

70.6

Si, raramente

22.3

18.3

Si, spesso

8.8

11.1

Si è attivato dal punto di vista legale per risolvere il problema (%)

No

78.5

52.8

Si, ma non è servito

14.8

36.0

Si e ho risolto

6.7

11.2

Ha potuto accedere all’istruzione durante la detenzione (%)

Non mi interessa

30.0

25.4

No

19.6

30.9

Si, ma meno di quanto voluto

11.9

18.9

Si

38.5

24.8

Si è attivato dal punto di vista legale per risolvere il problema (%)

No

63.0

61.4

Si, ma non è servito

21.0

23.5

Si e ho risolto

16.0

15.1

 

Conclusioni

Premesso che in questa sede ci proponiamo di fornire solo una breve sintesi di quanto emerso in questa prima fase di elaborazione dei dati raccolti presso Bollate e S. Vittore, possiamo esporre alcune caute considerazioni preliminari che dovranno essere approfondite tramite tecniche multivariate.

La maggior parte dei detenuti ha problemi legali/amministrativi pendenti al momento dell’ingresso in carcere e la reclusione sembra portare a un aumento delle persone che devono affrontare questioni legali in ambito civile/amministrativo non connesse alla propria storia penale.

I bisogni legali dei detenuti concernono principalmente il diritto di famiglia, questioni amministrative e patrimoniali. Spesso i detenuti sperimentano problemi apparentemente banali come quelli legati al rilascio o rinnovo dei documenti.

La detenzione rappresenta un motivo in sé per cui rinunciare a risolvere i problemi. Raramente i detenuti trovano all’interno del carcere una risposta adeguata ai propri bisogni legali. La famiglia e il proprio avvocato penalista sono di fatto gli unici soggetti a cui potersi rivolgere per cercare di risolvere le questioni aperte. E’ facile pensare che chi non ha la possibilità di appoggiarsi a una rete famigliare adeguata e/o a un avvocato disponibile possa essere maggiormente escluso dall’accesso alla risoluzione dei propri bisogni legali.

Le statistiche descrittive sembrano mostrare che a S. Vittore – sebbene le due popolazioni di rispondenti siano piuttosto simili per età, genere, situazione familiare, religione e livello di istruzione – la percentuale di soggetti che ha problemi legali è maggiore che a Bollate. Questo potrebbe essere presumibilmente legato alla maggior incidenza di stranieri.

Nell’unico ambito in cui il carcere sembra dare effettivo supporto alla risoluzione dei problemi, quale quello relativo al rilascio/rinnovo di documenti, Bollate pare essere molto più efficace di S. Vittore sebbene in entrambi gli istituti siano presenti uno sportello anagrafe/cittadino/INPS e uno sportello giuridico/legale.

A tale proposito, i dati suggeriscono due ipotesi non mutualmente esclusive e che dovranno essere approfondite in futuro tramite tecniche multivariate. Queste riguardano il ruolo che giocano una maggior mobilità all’interno del carcere e l’essere in attesa di giudizio nel determinare la capacità di risoluzione dei problemi legali tramite gli strumenti messi a disposizione dall’istituto penitenziario.

Infatti, la maggior capacità di risposta di Bollate nel rilascio/rinnovo dei documenti potrebbe essere spiegata dalla maggior mobilità all’interno dell’istituto da parte dei detenuti (il regime di celle aperte a Bollate è molto più diffuso e risalente che a S. Vittore, Tabella 2). Una più elevata mobilità potrebbe semplicemente tradursi in maggiore capacità di fruizione dei servizi offerti.

L’essere invece in attesa di giudizio, come ben noto, pone il detenuto-imputato in una posizione, se possibile ancora più paradossale, degli altri detenuti. Questo, infatti, è in buona parte escluso dalle logiche trattamentali e spesso fa fronte a condizioni particolarmente restrittive che potrebbero rendere ancor meno agevole la fruizione degli strumenti che il carcere offre per la risoluzione di problemi legali/amministrativi.

L’analisi preliminare fin qui svolta mostra chiaramente che occorre un grande sforzo istituzionale volto a evitare che la detenzione trasformi il mancato o limitato accesso alla giustizia una pena accessoria non prevista dall’ordinamento e che va a colpire in particolare soggetti di per sé particolarmente vulnerabili data la loro condizione socio-anagrafica (essere stranieri / essere soli) o detentiva (essere in attesa di giudizio).

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[1]Si vedano Varano e De Luca. (2007); Mattei (2006).

[2] Nel senso anglosassone di “legal needs”.

[3]Si vedano, fra gli altri, Cappelletti et al. (1979); Rhode (2004); UNDP (2004).

[4]Sul tema delle gravi conseguenza – non solo in termini di equità e giustizia – che il limitato o mancato accesso alla giustizia porta con sé si vedano, fra gli altri, Pleasence et al. (2004), Pleasence et al. (2007) e Pleasence et al. (2008), Saraceno (2008) e Stratton e Anderson. (2008).

[5] A giugno 2014 sono detenute 58.092 persone nei 205 istituti italiani (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria).

[6]Il questionario è disponibile a richiesta.Per Bollate è stata predisposta una sezione aggiuntiva relative all’uso dei servizi presenti all’interno dell’istituto, i cui risultati non sono oggetto del presente articolo.

 

    

degli stessi autori:  Accesso alla giustizia: una variabile di sviluppo socio-economico  Immigrazione:l'effetto spiazzamento delle misure di emergenza. Evidenza empirica dallo sportello tutela legale della Fondazione Casa della Caritą 

degli stessi autori:  Immigrazione:l'effetto spiazzamento delle misure di emergenza. Evidenza empirica dallo sportello tutela legale della Fondazione Casa della Caritą 

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