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Riforma del sistema di giustizia e cosmovisioni in Bolivia

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Roberto Simoncelli

Riforma del sistema di giustizia e cosmovisioni in Bolivia.



Premesse di contesto: Bolivia - Progetto Mlal e la riforma di giustiza minorile

La Giustizia boliviana attraversa un periodo di profonda crisi. Negli ultimi 15 anni le politiche anticrimine, puntando sulla repressione, hanno prodotto un'espansione del sistema penale. Il carcere é diventata la principale risposta (per non dire l'unica) ai fenomeni criminali e sociali1 e, come conseguenza l'indice di prigione preventiva nel 2013 ha raggiunto la scandalosa percentuale dell'83%, il peggiore in tutto il continente americano, e la popolazione carceraria si é raddoppiato negli ultimi 10 anni, peggiorando il drammatico problema del sovraffollamento carcerario. Per gli adolescenti e giovani dai 16 ai 21 anni la situazione era addirittura peggiore: l'indice di carcerazione preventiva per questa popolazione vulnerabile nel 2013 era del 97% (UNICEF e Ministerio de Justicia, 2014). Non é solo una questione di statistiche e di abuso della privazione di libertá, ma, ancor peggio, una questione di privazione della dignitá umana. É evidente che in questo contesto la pena non puó assumere significati educativi, riparativi e integrativi.
ProgettoMondo Mlal2 è impegnata da oltre dieci anni nella costruzione di percorsi di giustizia riparativa per gli/le adolescenti e giovani boliviani/e. Nel corso di questi anni ha contribuito, come parte della societá civile e in stretta collaborazione con la Stato, alla costruzione di un progetto politico riformatore nel settore della giustizia per adolescenti e giovani. Il progetto non risponde a una logica di emergenza e rappresenta un vero e proprio spartiacque rispetto al passato e alle tradizionali politiche di mano dura. Prevede un orizzonte restaurativo per la giustizia boliviana, l'affermazione dei principi della dottrina della protezione integrale plasmati in un quadro normativo assai ambizioso e progressista3. In questo articolo risaltano solo alcuni aspetti della riforma. Innanzitutto si crea un sistema speciale e specializzato di giustizia per adolescenti con approccio riparativo. Gli adolescenti sono percepiti come soggetti di diritto e responsabilitá e come persone in processo di sviluppo, con un proprio percorso di costruzione della identitá, che comprende aspetti etnici, socio culturali, di genere e generazionali. In una logica di intervento minimo del sistema penale si prevede la privazione di libertá come ultima ratio, si priorizzano percorsi educativi e responsabilizzanti, alternativi al processo penale (remisión), si definisce una responsabilitá penale diminuita di 4/5.
Chi scrive considera che progetti politici anche di avanguardia, se non sostenuti dal consenso dell'opinione pubblica e saldamente ancorati alle caratteristiche socio culturali di una popolazione, non sono esenti dal rischio di perdere la spinta di progresso o essere attratti verso forze e spirali involutive4. Propone quindi la seguente esplorazione senza avere la presunzione di essere esaustivo, ma con la intenzione, modesta, di dare alcuni spunti di riflessione, considerata da una parte la tendenza generale della societá boliviana, urbana e rurale, di ricorrere alle pratiche punitive e dall'altra il sorgere di nuove filosofie riparative nella giustizia per adolescenti e alcune pratiche riparative nel mondo contadino e indigeno. In particolare si vorrebbe valutare meglio se il percorso intrapreso di giustizia riparativa per adolescenti in Bolivia possa essere un sentiero percorribile per la riforma del sistema penale anche per gli adulti; se possa rappresentare un canale di comunicazione con la giustizia indigena; se possa, infine, essere sostenibile nel futuro e rispondere alla necessitá delle persone e al contesto socio culturale boliviano.
A tal riguardo è opportuno osservare come la riforma di giustizia per gli adolescenti è innanzitutto il frutto di un ampio e profondo dibattito a livello nazionale. Il paradigma securitario e le risposte emotive/punitive a fenomeni criminali sono messe in discussione. Nello spirito della nuova Costituzione politica dello Stato Plurinazionale di Bolivia "dove predomina la ricerca del Vivir Bien", la riforma incorpora il paradigma riparativo affiché la giustizia non si limita solo alla applicazione della legge, della pena, della giusta retribuzione, ma esalta pure, l'armonia, la pace, i diritti, le capacitá delle persone, il dialogo e i valori che sono a fondamento delle diverse culture della societá boliviana.
Cosmovisioni e giustizia riparativa
Si osserva inoltre come nel caso boliviano le radici della giustizia riparativa si possono incontrare nelle culture dei popoli indigeni originari. In particolare "il paradigma riparativo valorizza molte pratiche, valori, procedimenti propri della giustizia indigena dei popoli boliviani, considerato che pone al centro la persona, la comunitá (...) sono le persone e la comunitá che devono partecipare attivamente per ristabilire l'armonia collettiva che é essenziale per la convivenza" 5. La commissione di un delitto è affrontata a partire da questa visione. Con parole di Xavier Albó "il percorso o risultato piú comune è la reintegrazione di chi ha commesso il delitto, con un vantaggio suo e di tutta la comunitá. Puó succedere, che dopo un rimprovero e una riflessione, l'offensore lavori per la familia che aveva derubato". La riforma proprio per il suo carattere riparativo, partecipativo e ancora una volta nello spirito della nuova Costituzione puó rappresentare anche un'opportunitá di incontro e di valorizzazione reciproca, un dialogo arricchente fra la giustizia ordinaria e la giustizia indigena e piú in generale una linea sottile di comunicazione fra societá, culture, popolazioni, nazioni, mondi che non sempre si sono guardati e riconosciuti, storicamente, a paritá di dignitá. Va precisato che all'interno della giustizia "indigena campesina comunitaria" convivono una straordinaria varietá di forme di gestione del conflitto e pratiche, tra cui alcune punitive ed altre riparative, trasmesse generalmente per via orale e anche per questo molto flessibili ed adattabili al contesto culturale, sociale, geografico. In questo universo per lo piú poco studiato ed esplorato esistono anche forme punitive arbitrarie e sproporzionate come veri e propri linciamenti pubblici, che peró, per la loro eccezionalitá, come ci ricorda Boaventura de Sousa Santos, non possono essere confusi come una caratteristica della giustizia indigena o utilizzati per delegittimare la giustizia indigena. Boaventura de Sousa Santos in Justicia indígena, plurinacionalidad e interculturalidad en Bolivia (Pag. 22.) sostiene che "il modo in cui viene demonizzata la giustizia indígena, nell'ambito mediatico-politico, come una giustizia selvaggia e barabarica è un caso di razzismo. Ovviamente la giustizia indigena nella sua enorme diversitá non è libera di eccessi, come neanche la giustizia ordinaria. Nel caso della giustizia indigena il colonialismo consiste nel trasformare casi eccezzionali in regola (...) mostrare la giustizia indigena per quello che non è, quando durante secoli dimostró tutta la sua ricchezza ed efficacia risolvendo conflitti dove lo Stato non era nemmeno arrivato".
Iniziamo il nostro viaggio come immersi nel realismo magico6 dei racconti di Garcia Marquez, immaginandoci la Bolivia come un paese localizzato in un luogo non definito e comunque oltre la frontiera dell'Occidente. Una frontiera inesistente, permeabile, cangiante che viene spostata a secondo della intensitá e della direzione dei venti e dell'incontro con persone e culture. Gli uomini, quindi, si contaminano gli uni con gli altri e respirano l'aria carica di profumi, odori delle popolazioni vicine, ma mantengono delle caratteristiche molto particolari. In questo paese surreale, infatti, il sogno, gli antenati, l'invisibile sono tanto veri, vivi, visibili quanto la realtá: gli abitanti tessono un loro mondo peculiare, una specie di ragnatela dove i fili del corpo e della ragione si intrecciano in maniera quasi impercettibile con i fili dei sogni, dello spirito, dell'ajayu7, dei sentimenti, dei valori, delle energie. Ancor di piú, l'universo non è composto solo dal loro mondo, ma si lega con altri fili sottili alle ragnatele degli abitanti della propria comunitá8, delle Achachilas9 e del cosmo.
Ecco allora che in questa cosmovisione l'atto immorale di un individuo puó ledere il filo che lega la madre terra alla comunitá e richiamare una calamitá naturale, come una grandinata, un'inondazione danneggiando l'intera comunitá. Un semplice spavento puó causare la perdita dell'ajayu con conseguenze fisiche come febbre, insonnia, sensazione di paura, panico. Lo sterminio di una colonia di laboriose formiche puó ripuercuotersi come una specie di vendetta nel perpetratore fino a causare terribili infezioni, herpes cutanei. Un cattivo sogno premonitore rappresenta un preciso messaggio e una responsabitá di avvertire i protagonisti dell'incubo per sventare la minaccia. La malattia di un figlio puó essere causata da condotte poco adeguate dei genitori. Un furto, una lite per un terreno mette in pericolo le relazioni e la stabilitá dell'intera comunitá.
Da queste narrazioni emerge che gli effetti distruttivi di un disvalore possono toccare differenti fili della ragnatela e danneggiare il tessuto familiare, sociale, emotivo fino a offendere direttamente la madre terra e le divinitá. In questo contesto i processi di cura e di riparazione devono necessariamente identificare e considerare quali sottili fili di quali ragnatele sono stati toccati. Una cerimonia di offerta alla madre terra o di richiamo dell'ajayu, un'offerta di pane alle formiche o una riunione riparativa della comunitá possono ripristinare l'equilibrio e curare il male.
Nel racconto tratto dall'articolo "Justicia originaria en tierras altas: comunidades de Patacamaya, Sullcata Colchani y Umala" di René Guery Chuquimia Escobar10 si risolve un problema di limiti di terreni sfociata in lite mediante una riunione della comunitá. In questa "riunione riparativa" le parti hanno la possibilitá di esprimere i loro sentimenti, "quello che c' é nel cuore", le loro veritá, per poi riconciliarsi.
"C'erano dei problemi, delle liti per questioni di terra. Secondo le usanze si portano foglie di coca, bibite, birra e si raggiunge un accordo, si firma un'atta di buona condotta e ci si stringe la mano. Con questo interriamo i problemi. Tutto quello che voleva dire glielo dice: "mi hai offeso quella volta"! L'altro pure. Si dicono tutto quello che hanno nel cuore. Poi ci si da la mano. Il perdono è per liberarsi, è una buona giustizia". (Autoritá della Comunitá di Sullcuta Colchani).
In un altro caso trattato nello stesso articolo si puó osservare come i simboli e riti assumano significati essenziali di comunicazione tra il mondo della luce e delle ombre, tra il passato, il presente e il futuro. Si descrive la presenza di elementi con grande forza simbolica e catartica come la foglia di coca, la pasankalla, le sigarette, l'inchino e il bacio al tavolo cerimoniale, che facilitano un incontro con il nostro mondo e promuovono un cambiamento. Il pentimento, le scuse, le dimostrazioni di affetto avvengono "frente a frente" (faccia a faccia) fra le parti, i familiari, la comunitá, ma anche davanti alla divinitá e ai propri antenati.
"Come autoritá indigene abbiamo il nostro tavolo cerimoniale. Non siamo qui solo per ascoltare. Voi non andate via senza considerarci. Offrirete foglie di coca a chi piace masticarle, o sigarette, bibite, pasankalla, a secondo dei compagni. Avete fatto e subito del male. Siete furiosi. Non uscirete da qui con quel rancore. In qualsiasi momento vi incontrerete e non vi saluterete. No! Venite qui di fronte al tavolo cerimoniale. Uno dice scusa ho commesso quella cosa. L'altro lo perdona. Inginocchiatevi al tavolo cerimoniale. Da oggi in poi andiamo avanti. Baciate il tavolo. Questo si che è prezioso nella vita".

Molte di queste dinamiche le possiamo ritrovare nella nuova giustizia per adolescenti. Recentemente sono stato testimone di una delle prime esperienze di giustizia riparativa nel sistema per adolescenti. Due ragazzi ritenuti colpevoli in sede giudiziaria di avere appiccato un fuoco in un parco urbano, come parte del programma individuale di recupero in libertá, si sono presentati volontariamente ad una riunione riparativa. In questo evento la comunitá ha partecipato attivamente. Erano presenti i rappresentanti del Municipio di La Paz, gli operatori incaricati della gestione del parco, i rappresentanti del servizio di volontariato per la tutela del medio ambiente, i professori della unitá educativa ed i familiari dei ragazzi coinvolti. In quella sede ciascuno ha potuto esprimere "quello che aveva nel cuore". Si é raggiunto un accordo di riparazione molto impegnativo per i giovani e basato su una adesione volontaria. Gli offensori hanno potuto considerare la profonditá delle ferite arrecate, la reale dimensione del danno occasionato scalfita nelle parole e sui volti dei presenti e attivarsi consapevolmente per riparare nel possibile il danno. Alla comunitá non solo la riparazione del danno materiale, ma la possibilitá di riconoscere l'altro, non solo come offensore, ma come figlio, studente, amico, volontario, persona. I momenti finali di rinfresco e gli abbracci tra i ragazzi e i genitori, gli insegnanti, i volontari e i responsabili del parco hanno sancito la reintegrazione degli adolescenti nella comunitá. "Questo si che è prezioso nella vita".
Anche da questi racconti, risulta evidente che gli unici in grado di riconoscere la reale portata dei danni provocati da un atto immorale, da uno spavento, dallo sterminio di una colonia di formiche, da una lite scaturita da un conflitto di vicinato, da un incendio doloso o da altri reati siano coloro che hanno commesso e subito il danno. Proprio da questa capacitá seppur parziale di ricostruire e considerare il contesto socio-culturale, la cosmovisione delle persone e delle comunitá, è possibile immaginare anche un processo di cura e riparazione senz'altro piú adeguato e profondo.
Tali considerazioni sono per altro riconducibili anche ad un processo di comprensione, responsabilizzazione e integrazione dell'offensore. Adolfo Ceretti e Lorenzo Natali nel libro Cosmologie violente nel loro intento di comprendere l'origine dei comportamenti violenti scrivono che tendiamo, piuttosto, a raffigurare gli attori violenti come orientati verso una "ciascunitá" organizzata intorno a una comunitá-fantasma che dispensa "sostegno morale" per risposte violente, e che noi denominiamo cosmologia violenta. Ed ancora per comprendere il significato che l'attore violento attribuisce al suo agire occorre prestare massimo ascolto, allora, al senso delle sue parole ed empatizzare con lui/lei, unica fonte decisiva per ricostruire la sua cosmologia (violenta)11.
Umberto Curi12 afferma "che sia il modello retributivo sia quello rieducativo convergono nell'essere espressione di concezioni filosofiche generali, addirittura di visioni cosmologiche complessive (..) Difatti uno dei limiti della concezione della pena tradizionale è appunto la sua astrattezza, la sua pretesa di universalitá, che confligge con l'esigenza di una giustizia che puó essere caso per caso".

 

Indicazioni conclusive

Nello spirito della giustizia riparativa vorremmo lasciare al lettore la libertà di arrivare a personali possibili conclusioni rispetto alle inquietudini iniziali.

Di seguito segnaliamo una semplice indicazione -guida, che possa essere di aiuto in questo percorso.
Ci limitiamo solo a sottolineare come la giustizia riparativa puó intercettare mediante il dialogo e la partecipazione attiva dell'offensore, della vittima, della comunitá la specificitá dei significati dell'agire violento, la reale profonditá della ferita nella vittima e nel tessuto culturale e promuovere canali di comunicazione per riparazioni accettabili, caso per caso, o meglio persona per persona.
In altre parole la giustizia riparativa puó muoversi in questa direzione e, quantomeno, puó iniziare a puntare il telescopio per scoprire umilmente una piccola parte di quell'immenso universo interno ed esterno che costruiamo e che ci avvolge e far incontrare mondi che non sempre hanno saputo guardarsi e dialogare.

 

Note


1 La Fundación Construir ha identificado 4 modifiche al Codice di Procedimento Penale tra il 2003 e il 2014 che hanno inciso direttamente nell'abuso della detenzione preventiva e 9 leggi che hanno promosso la creazione o modificazione di tipologie di reato e l'incremento delle pene. (Fundación Construir 2012 :32,33)

2 ProgettoMondo Mlal, costituito nel 1966 con sede a Verona, è un'Organizzazione non governativa di cooperazione internazionale che ha promosso piú di 330 progetti di sviluppo per favorire l'incontro e lo scambio fra culture differenti in 22 Paesi, grazie anche all'invio di circa 900 cooperanti. http://www.progettomondomlal.org. In Bolivia ProgettoMondo Mlal assieme allo Stato ha promosso la riforma del sistema di giustizia giovanile. Il primo obiettivo é stato quello di creare una esperienza di "riabilitazione e rinserimento sociale" (il Centro Qalauma) dove gli adolescenti e giovani privati di libertá potessero essere separati dagli adulti e iniziare percorsi educativi, riflessivi e riparativi per integrarsi nella societá, riparare per quanto possibile i danni causati alle vittime e alla societá e ridurre gli indici di recidiva. Grazie ai risultati ottenuti, l'evidenza empirica ha funto così da volano per agglutinare partecipazione, nutrire il dibattito e promuovere la visione di giustizia riparativa. L'azione quindi ha previsto una strategia a doppia velocità: esperienza concreta e pilota in contesti geografici limitati e in relazione ad ambiti circoscritti, prevedendo però attività di sensibilizzazione e assistenza tecnica e capacity building multi-attore a livello nazionale, attraverso cui diffondere le buone pratiche sperimentate. Per maggiori approfondimenti si veda il libro Agua que labra la piedra 1. Hacia un camino restaurativo para la justicia juvenil boliviana, a cura di ProgettoMondo Mlal, Ministerio de Justicia del Estado Plurinacional de Bolivia, La Paz, 2015.

3 Secondo il dossier Informe temático Bolivia: situación de los derechos humanos y acceso a la justicia de población vulnerable privada de libertad en Bolivia, 2016, presentato alla 150ª audienza della Commissione Interamericana di Diritti Umani (CIDH) per la Plataforma de la Sociedad Civil Boliviana, dicembre 2016, "la riforma piú progressista e significativa in materia penale è stata la legge quadro "Código de la Niña, Niño y Adolescente". Lo Stato boliviano adottó le raccomandazioni della Commissione contenute nel libro "Justicia Juvenil y Derechos Humanos en las Amèricas, 2014", considerato che dall'anno 2014 si è instaurato nel paese un sistema specializzato per adolescemti fondamentato dal principio dell'interesse superiore e con una filosofía riparativa."

4 Sempre secondo il dossier Informe temático Bolivia: situación de los derechos humanos y acceso a la justicia de población vulnerable privada de libertad en Bolivia, 2016, "preoccupa che a solo 2 anni dalla approvazione del Codice del Fanciullo, Il Ministero degli Interni abbia presentato una proposta di legge per modificare il codice con pene piú severe. (...). Se si approvasse una simile riforma non solamente si andrebbe in contro al principio dell'interesse superiore del fanciullo, ma si minarebbe tutto il proceso di riforma volto a creare un sistema penale speciale per gli adolescenti".

5 Agua que labra la piedra 1. Hacia un camino restaurativo para la justicia juvenil boliviana, a cura di ProgettoMondo Mlal, Ministerio de Justicia del Estado Plurinacional de Bolivia, La Paz, 2015. Per maggiori approfondimenti rispetto le radici della giustizia riparativa si possono consultare differenti testi tra i quali si raccomanda il bel libro di Bruno Van Der Maat "Ancient practices for a new Justice" (2015), pubblicato dalla Universidad Católica de Santa María, Samuel Velarde 320 - Umacollo - Arequipa - Peru.

6 I riferimenti ai termini realismo magico e surrealismo non vogliono esotizzare la cultura boliviana. Al contrario i riferimenti vogliono rivalutare l'universo simbolico del boliviano che per quanto possa apparire a uno sguardo alieno irreale, arretrato, o pura superstizione è, per il boliviano, vero, moderno, reale.

7 Il ajayu é nel mondo andino la forza che contiene i sentimenti e la ragione, come il centro di un essere che sente e pensa. É la energia cosmica che genera il movimento della vita e la sua espansione depende fundamentalmente dalla armonía che si genera con l'universo e dal rispetto con la vita e con gli altri esseri. Edwin Conde Villarreal. Disponible http://www.fmbolivia.tv/el-ajayu-y-la-armonia-de-la-vida-del-mundo-andino/

8 L "individuo vincolato" é l'espressione che utiliza la antropóloga Alison spedding per descrivere la concezione della persona come una comunitá integrata a un'altra piú estesa, composta dagli altri essere viventi. Spedding. Religión en los Andes. Extirpación de idolatrías y modernidad de la fe andina. La Paz. 2008. Iseat Editore.

9 Espressione Aymara che significa divinitá protettrice. Si utiliza per denominare gli spiriti dele montagne.

10 Justicia indígena, plurinacionalidad e interculturalidad en Bolivia Pag. 577 - 586. Boaventura de Sousa Santos Josè Luis Exeni Rodríguez Editori.

11 Adolfo Ceretti, Lorenzo Natali. Cosmologie violente Percorsi di vite criminali. Raffaello Cortina Editore. (2009. Pag. 324).

12 Articolo "Senza Bilancia. La giustizia riparativa forgia una nuova immagine della Giustizia". Libro "Giustizia Riparativa" a cura di Grazia Mannozzi, Giovanni Angelo Lodigliani (2015. Pag. 40).

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