Nuova pagina 1

 


english English Home Contatti Credits ISSN
2282-5754
 
Centro Studi Sofferenza Urbana

 

 

Luci a Tor Bella Monaca

Nuova pagina 1

 

Andrea Colafranceschi


Non c'è fuoco senza una prima scintilla. La scintilla per Tor Più Bella è stata un blackout la notte prima di Capodanno del 2014 nella torre in cui viviamo.

Da piazza di spaccio a casa

4 piani che si innalzano verso il cielo andando a comporre insieme alle altre 20 torri del quartiere uno skyline unico, identificabile tanto dai Castelli Romani a Sud quanto da Monte Mario a Nord. Realizzata a partire dagli anni '80, Tor Bella Monaca nasce come quartiere modello.

È il quartiere dell'iperdotazione del verde, dal momento che è edificata in verticale con un consumo di suolo ridotto a fronte della popolazione ivi residente, di una delle prime piste ciclabili della città di Roma. La penuria di edilizia pubblica portò alla costruzione di Tor Bella Monaca con una forte presenza pubblicistica.

Oggi, il 75% delle case in cui vivono 30.000 abitanti circa è di edilizia popolare. La forte presenza dello Stato si è rivelata però solo formalmente. Già nei primissimi mesi successivi al completamento delle torri molti degli immobili furono presi d'assalto e occupati. Non esistono stime ma una percentuale non trascurabile di inquilini a Tor Bella Monaca ha "acquisito" da privati una casa popolare. Alcuni hanno poi regolarizzato la loro posizione pagando un canone concordato con ATER - l'azienda che si occupa di edilizia residenziale a Roma - e col Comune. Altri invece hanno affittato ad altri privati l'appartamento assegnato. Così nella "giungla" delle assegnazioni non è ardito ritenere che gli stessi enti preposti alla gestione delle case popolari non conoscano i reali inquilini delle stesse.

Non esiste un piano di gestione reale del verde. L'iperdotazione di verde si è tradotta in un'ampia quantità di aree o non accessibili o inedificate, vuoti urbani che in cui la collettività non si incontra e non forma sé stessa nel quartiere. Il concetto di vuoto urbano è presente anche nell'esistente. Via dell'Archeologia è un chilometro di strada su cui si affaccia qualche migliaio di abitanti. Conosciuta per essere la maggiore piazza di spaccio del quartiere, e tra le più importanti della città, ospita due esercizi commerciali e tre luoghi di aggregazione. Un deserto occupato dai clan. La Camorra in primo luogo, che ha reso questa via una piazza di spaccio chiusa dove il consumatore viene avvistato dalla "vedetta", si avvicina al "venditore" che raccoglie da un terzo uomo la merce richiesta. Ciò avviene al piano terra o in alcuni casi direttamente sui pianerottoli delle torri.

Un sistema che garantisce ciò che manca agli abitanti a Tor Bella Monaca: lavoro e welfare. Un sistema clientelare che frequentemente prova a difendersi. Non sono sporadici i casi di "discese" dalla torre per tutelare gli arrestati dalle forze dell'ordine. E così, al vuoto urbano si affianca il vuoto istituzionale prontamente riempito da un altro stato che esercita la sua sovranità. Sono i clan ad accordare la tutela economica ai propri affiliati, ad approntare una tutela legale a chi viene arrestato e a sostenere economicamente i familiari di questi. Il traffico di stupefacenti soddisfa i bisogni primari di molti senza la necessità di entrare nel commercio diretto. La "retta" - il deposito - degli stupefacenti rende tanto quanto la conservazione di armi. Una fascia di grigi che coinvolge insomma una pluralità di individui accomunati dal fatto di abitare a Tor Bella Monaca.

Nonostante il piano originario, oggi lo Stato a Tor Bella Monaca è pressoché inesistente. O meglio, esiste esclusivamente con le forze dell'ordine che nonostante la scarsità di mezzi riesce a contrastare i clan con retate ed operazioni spettacolari. Ne è un fulgido esempio la cd "Operazione R9" del Luglio 2016 che porta all'arresto di 37 persone del Clan Cordaro, clan originario di Tor Bella Monaca con radici anche in Sicilia e che negli anni precedenti aveva dato avvio a una faida di sangue con un clan rivale. Rappresentazione di questa faida era il murales dedicato a Serafino Cordaro su Viale P.F. Quaglia, freddato a Tor Bella Monaca nel 2013 dal clan rivale dei Crescenzi. Il murales ha rappresentato un esempio di esercizio di potere sulla via commerciale principale del quartiere. Inamovibile e luogo di ritrovo dei pusher legati al clan dei Cordaro, solo nel 2018, un'operazione congiunta tra Comune di Roma e ATER ha provveduto alla rimozione del murales, di notte. Operazione pacificamente accolta dagli abitanti? Ovviamente no, tra chi in sodalizio con il clan e chi con sé stesso ha ritenuto l'operazione uno spreco di denaro pubblico con un centinaio di agenti impiegati per la rimozione di un dipinto (tesi non condivisa dall'autore NdR). A un anno da quella operazione, nonostante le parole del Sindaco Virginia Raggi, con cui annunciava la volontà da parte dello Stato di riappropriarsi di alcune zone, Tor Bella Monaca pare ancora in ostaggio della criminalità organizzata. Scampia, Bronx, quartiere dormitorio, piazza di spaccio.

Tor Bella Monaca è così definita. Eppure, c'è chi, nonostante quanto scritto, continua a chiamarla in un solo modo: casa. Ciò che inferno non è Il 30 Dicembre del 2014 un blackout riduce al buio una torre di 14 piani. È la torre in cui vivono Tiziana, Anna e Antonietta. 3 donne, che in quella notte prima di Capodanno si ritrovano nei sotterranei della torre davanti ai contatori. In quel luogo, la realtà di allora si mostra in tutta la sua essenza: carcasse di motorini abbandonati, rifiuti accatastati, siringhe sporche abbandonate. E da quel luogo le tre donne vicine di casa e fino a quel momento indifferenti l'una dall'altra decidono di unirsi. Di non voltare la testa e di riprendersi pianerottolo per pianerottolo la torre in cui vivono. Lo scopo era quello di ribaltare il sentimento diffuso nella torre. Gli inquilini si sentivano sicuri unicamente dopo aver raccolto i propri cari dietro la porta di casa. Dalla paura, la solitudine per chi non aveva altra compagnia che sé stesso. Tiziana, Anna e Antonietta decidono di ridare dignità agli spazi comuni della torre, pulendoli. Luoghi di spaccio e di consumo di stupefacenti tornano alla funzione originaria. Organizzano una sala da tè nello spazio dello SPI Cgil al piano -1, aperta il giovedì pomeriggio per far incontrare le persone. La condivisione spezza la paura e progressivamente ricuce il tessuto sociale. Entrare nella torre al civico 50 di Viale Santa Rita da Cascia vuol dire scoprire un'esperienza di recupero sociale ed esistenziale, ancora on progress, ma che ha dato i suoi primi frutti. Qualcuno fa la spesa per gli altri, altri accompagnano persone all'ospedale per le visite, crostate vengono offerte tra l'ultimo e il primo piano. È un processo ancora non completo e che vede talvolta una forte contrapposizione con Istituzioni assenti e prive di visioni. La stessa "marea" di arresti, retate e rimpasti comportano un arretramento dello spaccio e una sua sostituzione continua. Ecco perché a combattere per la dignità di una torre, e poi di un quartiere, oltre all'importante sforzo dei Carabinieri e della Polizia di Stato e di un gruppo di inquilini, dovrebbe esserci quella visione politica in grado di generare futuro, alternativa e curiosità. Tor Più Bella in questi anni ha elaborato proposte pervenute alle Istituzioni competenti per permettere al quartiere di cambiare strada. Trasformare i sotterranei in luoghi aggregatori tramite bandi con offerte socialmente vantaggiose permetterebbe un continuo passaggio di persone, la fruizione di servizi sociali e culturali e la possibilità di gestire immobili con un canone agevolato; così come prevedere un contact center veloce e anonimo per segnalare eventuali casi di occupazione da parte dei clan; o ancora stimolare la partecipazione dei cittadini alla rigenerazione urbana del luogo in cui vivono tramite lo strumento del baratto amministrativo: non è un caso paradossale che molti inquilini delle torri del quartiere si siano attrezzati spontaneamente o con cooperative per la gestione dei giardini condominiali nonostante paghino già una tariffa ad hoc ad ATER? Da quel blackout la scintilla ha coinvolto altre persone e la buona pratica di una torre è stata estesa al quartiere con risultati diversi. Scintilla è stato il modo di portare una strada Romana di più di 2.000 anni a riemergere dal cumulo di rifiuti e fango che l'avevano sotterrata. La Via Gabina si insinua tra i "palazzoni" dell'R5 a poca distanza da Via dell'Archeologia. Quattro iniziative di pulizia hanno contribuito a due risultati immediati: rendere visibili le pietre di basolato e far ricordare agli abitanti della risorsa latente che giace in quel luogo. L'obiettivo più grande è invece ancora da realizzare: Via dell'Archeologia si chiama in questo modo non perché ci si spacciasse anche in antichità ma perché questa parte della Roma antica era una concentrazione di ville rurali, cisterne e vie di comunicazione. Raccontare questo lato della storia permette di ridare un significato alla via conosciuta per lo spaccio di droga e di dare dinamicità alla storia stessa: se 2.000 anni fa il terreno su cui sorge Tor Bella Monaca era un territorio ricco ciò vuol dire che questa coltre di omertà e stabilità può essere spezzata; che Tor Bella Monaca può avere un'altra storia. D'altronde Roma non è stata costruita in un giorno, ricostruire l'immagine di Tor Bella Monaca non potrà non avere un tempo inferiore. NottInSogni è stata una rassegna culturale realizzata di notte. Tor Più Bella non è un'associazione di partito ma fa politica. E fare politica per Tor Più Bella vuol dire immaginare, sognare e, provare a, realizzare una città diversa. NottInSogni ha visto il coinvolgimento di docenti universitari, antropologi, attivisti e semplici cittadini per disegnare un'idea di un quartiere diverso. Farlo di notte serviva a raccontare il passaggio dalle notti insonni di un quartiere dormitorio, svegliato dalle pale dell'elicottero che lo sorvegliano per le retate, dei motorini che schizzano da un viale all'altro per consegnare la droga e delle luci al neon delle sale slot aperte 24/7, ai sogni che di notte possono cambiare il quartiere. Archeologia, premiazioni di bar che non accolgono sale slot (uno solo nell'intero quartiere), passeggiate per mostrare ciò che non c'è e ciò che potrebbe esserci. Usando le parole di Danilo Dolci, sognare è stato un modo per far crescere il quartiere, un atto di amore verso il luogo in cui siamo cresciuti. Rivalsa è una sinfonia in tre tempi. Nel 2017 partecipammo insieme a un'importante associazione Romana, 999Contemporary, al bando dell'Estate Romana 2017 - 2019. La nostra lettera di manifestazione di interesse era relativa a un progetto di rigenerazione urbana e riqualificazione artistica che doveva coinvolgere l'intero quartiere di Tor Bella Monaca. Demmo il nome al progetto: Ribalta, perché era necessario portare finalmente alla Ribalta le persone che volevano vivere dignitosamente nel quartiere. Come? Con spettacoli teatrali, workshop, conferenze e murales che avrebbero dato un tono diverso all'abitato. Nel 2017 però 999Contemporary non realizza nessuna delle attività previste. Chiediamo controlli all'Amministrazione ma nessuno sembra volerci dare ascolto. Accediamo agli atti nei termini di legge e scopriamo che il nulla è stato comunque rendicontato. Più di 70 mila euro che sarebbero stati investiti nel quartiere da 999Contemporary e che nella realtà non trovano riscontro. Decidiamo di costruire quindi un'analisi per dimostrare tutto ciò. Abbiamo pensato che se le Istituzioni avevano messo un muro davanti a noi, noi avremmo costruito una porta in quel muro. Inviamo l'analisi a RomaToday che fa una delle più importanti inchieste giornalistiche mai realizzate in città. La stessa analisi viene inviata come esposto alla Procura della Repubblica di Roma e come segnalazione al Comune di Roma per bloccare eventuali ulteriori finanziamenti. L'atto da noi presentato è a prova di bomba: in 6 giorni l'autore del falso dichiara a mezzo stampa di aver falsificato gli atti, in 14 giorni la Commissione Trasparenza del Comune di Roma, accogliendo la nostra tesi, dichiara di voler presentare esposto alla Corte dei Conti tramite l'esposto da noi presentato. 15 sono i mesi che Tor Più Bella ha aspettato per avere verità e giustizia, ora si aprirà il percorso giudiziario e anche in quella sede affermeremo la nostra volontà che nessuno utilizzi Tor Bella Monaca per un proprio tornaconto. Attualmente Tor Più Bella è impegnata su diversi percorsi. SpazioZero99 è il percorso con il Comitato Genitori della scuola media per ricostruire la Biblioteca di Via Merlini. Una Biblioteca abbandonata da quasi 20 anni che doveva essere realizzata nel progetto URBAN. Cartelli stradali per indicare il luogo che doveva essere e che portano invece a un relitto urbano cadente. Il Municipio VI ha stanziato dei fondi per il suo completamento e siamo in prima linea affinché tale progettazione sia partecipata e condivisa. Radici è un ciclo di visite guidate a Tor Bella Monaca e dintorni per raccontare l'altra storia del Municipio più povero di Roma. Generare curiosità per favorire il radicamento ai luoghi del quartiere e attivare ogni singolo cittadino a presidio degli stessi. Legami è un concorso fotografico nazionale a premi per raccogliere progetti fotografici in grado di raccontare i legami delle persone con il territorio. Tor Bella Mia è un progetto finanziato da MIUR e MIBACT e che vede Tor Più Bella in partnership con Koda Media e il Liceo E. Amaldi per la realizzazione di un'inchiesta sociale da parte dei ragazzi. Riscosse è infine il nostro tentativo di realizzare murales nel quartiere. Rivalsa ha reso Tor Più Bella la prima comunità monitorante del quartiere e tra le prime della città; il tentativo ora è di realizzare opere di street art per favorire una rigenerazione urbana che necessiterà poi di ulteriori interventi. Molte sono le idee in circolo e che attendono di essere implementate e magari finanziate. A quasi 5 anni da quel blackout che ridusse al buio la torre tanto deve essere ancora fatto. Ma piccole luci iniziano ad accendersi.

Nuova pagina 1
  Sostenitori

Il Centro Studi Souq

Souq è un Centro Studi Internazionale che è parte integrante delle attività della Casa della Carità e studia il fenomeno della sofferenza urbana. La Sofferenza Urbana è una categoria interpretativa dell’incontro fra la sofferenza dei soggetti e la fabbrica sociale che essi abitano. La descrizione, la comprensione e la trasformazione delle dinamiche

Il progetto editoriale

La rivista SouQuaderni si propone di studiare il fenomeno della sofferenza urbana, ossia la sofferenza che si genera nelle grandi metropoli. La rivista promuove e presenta reti e connessioni con le grandi città del mondo che vivono situazioni simili, contesti analoghi di urbanizzazione e quindi di marginalizzazione e di nuove povertà. Il progetto editoriale si basa su tre scelte

Staff

Centro studi Souq   Comitato direttivo: Laura Arduini, Virginio Colmegna (presidente), Silvia Landra, Simona Sambati, Benedetto Saraceno;   Comitato scientifico: Mario Agostinelli, Angelo Barbato, Maurizio Bonati, Adolfo Ceretti, Giacomo Costa, Ota de Leonardis,  Giulio Ernesti, Sergio Escobar, Luca Formenton, Francesco Maisto, Ambrogio Manenti, Claudia
  Editoriali      Teoria in attesa di pratica      Pratica in attesa di teoria      Papers      Bibliografie     

ISSN 2282-5754 Souquaderni [online] © by SOUQ - Centro Studi sulla Sofferenza Urbana - CF: 97316770151
Last update: 15/04/2019
 

[Area riservata]