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Centro Studi Sofferenza Urbana

 

 

L'azzardo di un sogno

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Virginio Colmegna

 

Per condividere il percorso tracciato dall’enciclica Laudato Si’ bisogna ritrovare il fondamento etico, valoriale e spirituale che lo motiva. Non va dato per scontato e abbandonato come ovvio. Perché in questo fondamento vi è invece la necessità di una nuova spiritualità, che è anche in dialogo con culture e orientamenti diversi, opzioni di vita e sguardi complessi. Ed è da connettere e accompagnare con il riscoprire la speranza, il sogno di cieli nuovi e terra nuova. Non possiamo quindi dimenticare che la sorgente della Laudato Si’ è la spiritualità di Francesco.

Ecco perché vorrei che pronunciare la parola spiritualità facesse ritrovare occhi che brillano e occhi che si infiammano. È il positivo che permette di rendere legittimi e custoditi sentimenti come paura, angoscia per il futuro e indignazione. Oggi forse ci si sente per prima cosa solo galvanizzati dai meccanismi delle ideologie, che tentano di riemergere nei frammenti delle difese parziali, nella reazione ad atteggiamenti e scelte di violenza, indifferenza e inaudita cancellazione dei diritti. Parrebbe che siamo in balìa di una profonda crisi democratica che ci rende ostaggi di finanza, multinazionali, poteri forti, spesso annidati in luoghi virtuali e difficili da individuare e stanare.

Siamo di fronte a un rapidissimo progresso delle scienze naturali e tecnologiche, cui non è corrisposto un adeguato progresso di scienze umane, sociali ed economiche attraversate da una visione etica fondata sui diritti inalienabili. Bisognerebbe fermarsi e concedersi una “sosta”, direi contemplativa, riempita di silenzio operoso, dove ritroviamo e custodiamo la complessità, e insieme la tragicitàdel mondo nel quale siamo, del futuro che si presenta sotto forma di angoscia per un patrimonio, quello del Creato, che vediamo aggredito e dilapidato. Da tempo sostengo la necessità di riscoprire le fiorenti tradizioni monastiche, abbeverandosi di silenzio e di respiro contemplativo, per dare ascolto ai nostri desideri profondi, alla bellezza di un mondo, di un Creato, che respira.

Ecco perché nella Laudato Si’ si possono ritrovare tracce di pensiero che profeticamente già Alex Langer anticipava e che si riferiscono a quella conversione ecologica radicale richiamata da Francesco, accompagnata però anche da una profonda dimensione spirituale ed etica:

lentius, profundius, suavius.

«Se non si radica una concezione alternativa, che potremmo forse sintetizzare in “lentius, profundius, suavius” - più lento, più profondo, più dolce -, e se non si cerca in quella prospettiva il nuovo benessere, nessun singolo provvedimento, per quanto razionale, sarà al riparo dall’essere ostinatamente osteggiato, eluso o semplicemente disatteso. Bisogna dunque riscoprire e praticare dei limiti: rallentare i ritmi di crescita e di sfruttamento, abbassare i tassi di inquinamento, di produzione, di consumo, attenuare la nostra pressione verso la biosfera, ogni forma di violenza. Un vero "regresso", rispetto al più veloce, più alto, più forte».

[Alexander Langer, da Il viaggiatore leggero. Scritti 1961-1995, Sellerio, Palermo 2011]

 

Bisogna dunque cambiare registro e non separare la ricerca di spiritualità etica, consegnandola a un intimismo proprietario e legittimante la chiusura individualistica. A forza di principi dichiarati e non praticati si è giunti a giustificare il colonialismo, a intraprendere guerre mondiali, a lanciare bombe atomiche, a devastare la biosfera. È il capitalismo selvaggio, fondato proprio su un egoismo socialmente istituzionalizzato, a favorire il divario sempre più crescente tra ricchi e poveri, a ridurre in miseria e fame centinaia di milioni di persone, a scatenare la più folle di tutte le guerre, quella contro la Madre terra, come dice Leonardo Boff, teologo e scrittore brasiliano, tra i più importanti esponenti della Teologia della Liberazione.

La politica, quella con la P maiuscola, deve essere orientata a trovare percorsi che nell’oggi sappiano essere interrogati sempre dalla radicalità della dimensione etica, utopica diremmo noi, per renderla storicamente in grado di pesare nelle strategie e nelle scelte. Una politica non governata da un’economia finanziarizzata e speculativa, ma sempre sollecitata da una visione colma di volontà di scardinare logiche di individualismo esasperato, le quali riducono e mettono ai margini, considerandoli irrilevanti o addomesticati, concetti come fratellanza universale, che per quelle logiche stesse rappresenterebbe una concezione debole e perfino ingenua della società contemporanea. Al contrario, la questione della povertà e delle diseguaglianze è un asse strategico da cui ripartire se vogliamo giustizia ed equità. Ma questa “passione etica” da innervare nella politica richiede l’affermazione di quella conversione ecologica che richiama anzitutto gli stili di vita, cioè nuove forme di comportamento e di consumo che debbono essere praticati da chi assume compiti di responsabilità, ma che valgono per tutti noi, “cittadini del mondo” cui è data in custodia e in cura la Terra dove abitiamo.

Occorre dunque scardinare l’individualismo imperante che porta a preoccuparsi solo del proprio interesse privato, riducendo il concetto di libertà allo scioglimento di ogni vincolo o legame. È perciò necessario passare da una visione individualista e frammentaria a una visione “comunionale” ovvero solidale, che sia planetaria e cosmica. Il nostro universo è un unico grande sistema interconnesso, che chiede e invoca profondità e legami. In tal senso, mi sovvengono alcune riflessioni dello scienziato-teologo Pierre Teilhard de Chardin secondo cui ciascuno di noi è legato dalle sue fibre materiali, organiche e psichiche a tutto ciò che lo circonda, che tutt’intorno appaiono legami e correnti, che la monade - come qualsiasi monade - è essenzialmente cosmica. È questo, a mio avviso, il fondamento di una cultura e di una spiritualità che vanno fatte circolare nella quotidianità del vivere e in nuovi legami in grado di restituirci la capacità di non estraniarci come indifferenti e proprietari di una sicurezza che non c’è. Qui l’allarme lanciato dalla Laudato Si’ è forte. Ed è un allarme attaccato dal negazionismo, per questo è indispensabile trasformarlo in ostinata resistenza.

La scienza ci rivela la natura profondamente olistica e relazionale del cosmo, costituito da un insieme di soggetti tutti interconnessi tra loro. Si tratta di un rapporto inedito tra scienza e quotidianità del vivere umano e del cosmo, un rapporto che chiede culture plurali e grandi investimenti formativi di comprensione, direi anche di curiosità del sapere e dei saperi, che devono accompagnare ogni potenzialità comunicativa. Simone Weil afferma che ogni nostro pensiero produce un mutamento nella nostra anima e in quella degli altri. Noi dobbiamo far sì che tutta la potenzialità di conoscenza di previsione tecnocratica e tutta la complessità delle potenzialità tecnologiche ci permettano di dare senso al “rimanere umani”, entrando in relazione vitale con la complessità della vita e dell’ambiente. Ancora una volta la Laudato Si’ e le riflessioni che l’associazione “Laudato Si’ - Un’alleanza per il clima, la Terra e la giustizia sociale”, come altre realtà promosse intorno all’enciclica stanno facendo, sono decisive per far circolare la svolta ecologica, quella conversione che deve farsi conoscenza, non solo accademica, ma movimento, e che si fa, in modo urgente, anche politica.

È la rivoluzione ecologica, che non è ideologica, ma chiede di essere avvertita interiormente per far crescere quella spiritualità che incrocia civiltà plurali, pensieri e vicende che ormai non sono lontane, ma dialogano come anche il movimento migratorio ci insegna.  Quanto succede per la biosfera in Amazzonia ci riguarda. Tutto il mondo, sia esteriore che interiore, coinvolge le nostre intenzioni, i nostri desideri, le nostre convinzioni. Il karma è l’intenzione, afferma il Budda. Abbiamo da esplorare in modo contemplativo, per non diventare proprietari. Vi è un mondo incomparabilmente più grande e più ricco, misterioso e traboccante di vita. Non possiamo rassegnarci a una società sempre più liquida dove niente è correlato, ma tutto è frammentato e dissolto. Ecco perché una politica educativa deve essere capace di non soccombere alle dinamiche distruttive e violente. Cambiamo anche le nostre categorie filosofiche e teologiche. È urgente passare da una teologia antropocentrica a una “teologia eco-centrica”, come la chiama la giornalista e scrittrice cubano-nicaraguense María López Vigil, che considera l’umanità parte integrante dell’intera creazione.

Dobbiamo avvertire che la Laudato Si’ ci offre un cambiamento di visione economica, che è un ribaltamento rispetto alle letture capitalistiche e di negazionismo climatico. I negazionisti più pericolosi sono quelli nascosti, quelli per cui la crisi climatica c’è, ma tutto il nostro modo di vivere e produrre può continuare più o meno come prima perché a tutti i guasti si troverà un rimedio che eviterà di sottoporsi a grandi stress. Anche per questo va contrastato il saccheggio dell’ambiente perpetrato con politiche estrattive e con devastanti progetti infrastrutturali. La crisi climatica non è una invenzione ideologica. A questa questione se ne collega un’altra che ci coinvolge direttamente: il fenomeno dei profughi ambientali generati dal saccheggio del pianeta contro i quali si sta facendo una vera e propria guerra fatta di respingimenti perpetrati da una sorta di “regime di polizia” che cancella diritti e dignità delle persone. È quanto si avverte anche dalla criminalizzazione della solidarietà, dall’attacco alla democrazia dei diritti, dal crescere del tentativo non più solo dichiarato, ma praticato, di dare spazio a forze violente e potenzialmente totalitarie che hanno nell’odio il collante del consenso di massa. Il documento programmatico presentato dall’associazione a luglio 2019, ci chiede urgentemente che accanto a una politica capace almeno di azioni di contrasto sia presente anche una tensione etica e spirituale sempre più da valorizzare.

Nella Laudato Si’ non a caso ci si richiama a Francesco d’Assisi, figura nella quale ritroviamo anche un legame stretto tra povertà e bellezza. La dinamica contemplativa, infatti, ci ricorda che per conservare il coraggio di sfidare l’aggressività violenta e distruttrice occorre non chiudersi solo in una forma di contrasto che spesso soccombe o si fa sfida solo dichiarata, ma sviluppi un grande movimento di “coscientizzazione”, che ci dà o ci ridà la gioia del bello. Quando Dostoevskij sosteneva che la salvezza dell’umanità verrà dalla bellezza ci lascia un compito, quello di non lasciare mai fuori dal nostro impegno questo legame con l’arte, che è espressione di una spiritualità cosmica e permette di scorgere il futuro. L’architettura, ad esempio, ci fa intravedere come, nei grandi templi di tutte le religioni, a dominare nei chiostri siano gli archi, le nicchie tondeggiati, le volte, le cupole. È il tutto che abbraccia e questo vale per la poesia, la musica, la sinfonia. Insomma, all’estatico si giunge attraverso l’estetico. È questa bellezza che va trattenuta gelosamente nel nostro impegno di conversione ecologica, a fronte di quella che è una vera crisi etica.

Diventa così urgente la formulazione di un progetto etico che possa coinvolgere tutti i popoli della terra. È un grande impegno che teologi come Raimon Panikkar e Hans Küng hanno portato avanti e che forse bisognerà consolidare come ricerca di un’etica universale. Da fondare anche, come nota il filosofo Luigi Ferrajoli, allievo di Bobbio, su una autorevolezza costituzionale che preveda, a livello internazionale, un sistema di regole, limiti, vincoli e controlli non solo dei poteri politici, ma anche dei poteri economici privati di tutti i popoli. Un sistema costituzionale più autorevole ed efficiente di quello che è oggi l’ONU. Nel mondo attuale, così profondamente dilaniato da diseguaglianze economiche e da conflitti e con un pericoloso affacciarsi del pericolo nucleare e di un collasso ecologico, può essere una nuova opportunità. Ferrajoli nota come, all’indomani dei tragici e sanguinosi conflitti della prima metà del secolo scorso, l’umanità fu capace di affermare: «Mai più», fermandosi a riflettere sul proprio futuro, giungendo alla Dichiarazione universale dei diritti umani, alla costituzione dell’ONU, a rifondare il diritto a livello internazionale.

Allo stesso modo oggi, di fronte a pericoli incombenti, si notano nella società segnali chiari della crescita di un generalizzato sentimento di appartenenza di tutti alla medesima casa comune. La miopia di tanti leader politici incontra un sorgere dal basso di movimenti promossi da giovani che lanciano la sfida di un futuro ancora attraversato da speranza e pace, da una visione fraterna e solidale, da una umanità dove ci si prende cura. Un proverbio cinese afferma che se vuoi tracciare dritto il tuo solco, punta l’aratro verso una stella. Non posso lasciarmi prendere dall’ansia e dal pessimismo e, come dice Miguel Benasayag, occorre giocare con responsabilità e intelligenza le carte che mi sono date, lasciandomi rapire dalla vita a ogni istante, esplorando i possibili di ogni situazione presente, pronto a indignarmi, a rischiare e, perché no, anche se avanti con gli anni, ad azzardare qualche sogno.

 

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