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Provincia Hermanas Mirabal: un'esperienza di sviluppo locale in Repubblica Dominicana con la persona al centro

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Roberto Codazzi

Posizionata al centro della Repubblica Dominicana, all'interno della pianura del Cibao, con la Cordigliera settentrionale a separarla dal mare, la provincia Hermanas Mirabal si snoda su una superficie di 427 chilometri quadrati, la più piccola del paese, con poco più di 90.000 abitanti.

Il visitatore che arriva per la prima volta in questa terra caraibica si troverà immerso nei colori degli oltre 500 murales che decorano le pareti degli edifici pubblici e privati, verrà accompagnato a visitare il Museo Hermanas Mirabal, dedicato alle sorelle uccise dal dittatore Trujillo nel 1960, potrà visitare la Riserva Scientifica La Salcedoa, andrà a conoscere il Bosque de la Mujer e l'Ecoparque de la Paz, potrà velocemente raggiungere le città di Santiago, Moca, La Vega e San Francisco. Molto di quello che vedrà oggi è il frutto di un processo di sviluppo incardinato all'inizio degli anni novanta e che ha permesso alla provincia più piccola della Repubblica Dominicana di crescere e raggiungere livelli di sviluppo tra i più alti nell'isola.

I livelli negli indici di sviluppo, che vedono la provincia posizionarsi al sesto posto su 32 nell'ultimo report dell'UNDP sullo Sviluppo Umano, con il terzo posto in educazione e il sesto in salute, contro il quindicesimo per quanto riguarda l'aspetto economico, si sono raggiunti grazie al lavoro iniziato trent'anni fa nell'ottica della ricerca di un “benestare con dignità”, come celebrava lo slogan che caratterizzava la prima strategia provinciale di sviluppo definita nel 1993.

La lotta alla povertà e all'esclusione partì dall'incontro tra il desiderio di riformare un sistema di intervento centralista, lontano dalle esigenze locali e la lotta contro le istituzioni totali, prima tra tutte quella del manicomio. Alla fine degli anni ottanta la provincia allora denominata Salcedo si trovava in una situazione di marginalità marcata: le vie di accesso erano in pessime comunicazioni, impedendo la mobilità delle persone e delle merci alle vicine città, l'accesso ai servizi basici altamente deficitario, senza acquedotti, linee elettriche insufficienti e scarsi sistemi di comunicazione, il livello di scontro sociale molto elevato con frequenti degenerazioni in violenze, un sistema economico basato su un'agricoltura non specializzata e povera con il rischio di abbandono delle zone rurale e una migrazione massiccia verso zone più urbanizzate e verso l'estero, un sistema di salute incapace di dare risposte soddisfacenti. I comuni, unico ente elettivo presente in Repubblica Dominicana a livello decentrato, non contavano con un'autonomia reale di spesa e il livello di concentrazione delle decisioni risiedeva nella sua totalità nel governo centrale. La provincia poteva però contare su un'organizzazione sociale diffusa che comprendeva gruppi religiosi, sindacati, partiti politici, associazioni di vicinato, club sportivi e gruppi culturali.

Nello stesso periodo inizia a svilupparsi un movimento legato alla necessità di deistituzionalizzare il sistema di cura legato alla salute mentale, sotto la spinta dello psichiatra Jaime David Fernandez Mirabal il quale aveva partecipato alle esperienze che a metà degli anni ottanta iniziavano a diffondersi da Triste al resto d'Europa. All'interno del sistema del manicomio di Salcedo si iniziarono a mettere le premesse per spostare l'attenzione dalla malattia mentale alla persona, creando una rete comunitaria di appoggio che permettesse il reintegro nella società delle persone in cura, con il coinvolgimento delle famiglie e delle relazioni di vicinato. Si creò, quindi, l'Unità di Salute Mentale Comunitaria con la presenza di medici e infermieri per rispondere alle esigenze della popolazione rispetto al tema psichiatrico mettendo al centro la persona, come soggetto portatore di diritti e capace di prendere decisioni.

Occorre chiarire che, nel contesto latinoamericano, quando si parla di “comunità” non si intendono strutture chiuse o aperte rivolte a fornire una risposta a una problematica, ma ci si riferisce al complesso di case, realtà commerciali e relazioni umani che si posso trovare in un determinato quartiere o zona abitata. La “comunità” sono i vicini, la famiglia, i rapporti interpersonale, le strade, i negozi, i centri di incontro, gli eventi che posso trovare in un determinato luogo.

Alle elezioni del 1990 si costituisce una situazione particolare. Il partito al governo si conferma a livello centrale, mentre i tre comuni che compongono la provincia e il senatore della stessa sono ad appannaggio di uno dei partiti di opposizione. Su iniziativa del dottor Jaime Davide Fernandez Mirabal, nel frattempo eletto al Senato, si costituisce un organo esterno alle influenze partitiche ma con il compito di fornire alla classe politica gli strumenti di analisi e progettualità per poter prendere le decisioni. Dall'unione delle poche risorse locali viene così creata Oficina Técnica Provincial, un ufficio indipendente di pianificazione a livello provinciale. È interessante evidenziare come si sia scelto un livello di analisi che andasse oltre alle tradizioni demarcazioni municipali considerando che il nucleo minimo per poter realizzare politiche di sviluppo locali avrebbe dovuto essere composto da almeno 100.000 abitanti, per non ricadere in dinamiche troppo micro.

Il primo compito di Oficina Técnica Provincial fu quello di portare gli elementi che stavano caratterizzando la riforma nel campo della salute mentale a livello di progettazione territoriale: mettere le persone al centro del processo decisionale, ascoltare le necessità, andare nelle comunità e cercare un consenso sulle necessità. Si organizzò così un lungo processo di concertazione a livello provinciale coinvolgendo i gruppi organizzati formali e informali, con l'appoggio dell'agenzia delle Nazioni Unite per lo Sviluppo UNDP per elaborare un documento condiviso denominato Strategia Provinciale di Sviluppo. Lo stesso fu firmato da tutti i gruppi politici,includendo il partito di governo, rappresentato dal governatore provinciale, e presentato al livello centrale come strumento di dialogo e confronto, come base del processo decisionale.

In quel documento si plasma la linea di lavoro che dal 1993 si sta sviluppando nella provincia: per promuovere lo sviluppo locale bisogna permettere alla popolazione l'accesso ai servizi basici di salute, cura ed educazione e promuovere la più ampia partecipazione sociale e comunitaria nel processo decisionale. La fornitura di servizi di sviluppo umano nella provincia di Hermanas Mirabal combina due strategie di sviluppo e governance sempre più comuni nei paesi in via di sviluppo: decentralizzazione e fornitura di servizi alternativi. Questi approcci riflettono un rinnovato interesse per il liberalismo sociale, un modello di sviluppo che pone la partecipazione popolare come l'anello mancante tra trasformazione economica produttiva ed equità. Decentrare le responsabilità del governo nei confronti dei governi locali più in contatto con i cittadini reali e coinvolgere i settori non profit e privati nella fornitura di servizi pubblici sono due modi in cui i governi e le organizzazioni internazionali stanno cercando di realizzare uno sviluppo democratico. Nel caso della Provincia Hermanas Mirabal, l'Oficina Técnica Provincial assiste questo processo svolgendo un ruolo intermedio tra i governi locali e i cittadini. È in regolare comunicazione con i sostenitori della comunità per avere un'idea delle priorità locali e sollecitare feedback sulle iniziative esistenti, che poi porta ai funzionari pubblici per informare i prossimi passi.

Durante il processo che si articolò dalla Strategia Provinciale del 1993 Oficina Técnica Provincial fu capace di concentrare risorse nazionali e contributi internazionali della cooperazione europea e non solo gestendo direttamente o appoggiando progetti che hanno contribuito alla creazione di acquedotti centrali e comunitari, ristrutturazione o costruzione di scuole, rifacimento di strade principali e secondarie, sviluppo di progetto di sostegno all'agricoltura, alla cultura, al turismo. Particolarmente significato fu l'impatto dei Centro intermedi di sviluppo, ovvero l'identificazione di aree rurali, nelle zone di montagne o isolate, in cui creare le condizioni per le quali i cittadini residenti nelle vicinanze avessero accesso ai servizi. In questi punti si riuscì a fornire un accesso viabilistico sicuro, connessione elettrica, punti di salute primaria, scuole di livello secondario e buon accesso alle comunicazioni telefoniche. Questa strategia frenò lo spopolamento delle aree di montagna permettendo alle persone di continuare a vivere nelle zone d'origine ed evitando la creazione si sacche di povertà ai margini dei nuclei urbani.

Il supporto fornito dall'Oficina Técnica Provincial nel collegare i cittadini con il governo si riferisce al secondo concetto di sviluppo in atto nella provincia: fornitura di servizi alternativi, in cui il governo collabora con attori privati e senza scopo di lucro per migliorare la qualità dei servizi pubblici. Questo accordo consente al governo di cedere le proprie responsabilità operative a fornitori più efficaci, concentrandosi invece sul suo ruolo di manager e regolatore. Nel corso degli anni infatti sorsero dentro al percorso di sviluppo una serie di realtà destinate a gestire problematiche o tematiche specifica, dentro alla rete di coordinamento di Oficina Técnica Provincial.

Durante il primo processo di consulta ci si rese conto che la maggior parte delle organizzazioni formali ed informali erano guidate da uomini. Le donne rimanevano in disparte rispetto alla partecipazione civica per condizione culturale, economica e di pregiudizio. Si creò quindi l'Ufficio per la Donna che mise al centro la promozione di azioni per l'empowerment femminile e la creazione di una leadership senza esclusione di genere. Nel corso degli anni ci si accorse della necessità di fornire appoggio legale alle donne creando il Centro giuridico per la donna, che offre assistenza gratuita in casi di separazione, mancanza di documenti d'identità, successioni e violenza. Proprio rispetto al delicato tema della violenza domestica e per prevenire i femminicidi, si creò, in collaborazione con il sistema giudiziario, il Centro de Attenzione alla Vittima di Violenza dove la persona bisognosa di denunciare una violenza trova, in un unico luogo, il magistrato, la polizia, il medico forense, il dipartimento di psicologia e assistenti sociali, in modo da evitare il processo di rivittimizzazione della vittima che altrimenti si vedrebbe obbligata a percorrere un calvario tra ospedali, tribunali e stazioni di polizia. Ultimamente si è creato anche il Fondo Solidario per fornire un sostegno economico di emergenza alle donne in situazione di povertà che, a causa della denuncia di una violenza domestica, si trovino in condizioni di indigenza.

Dal punto di vista di sostegno all'educazione si promossero molte azioni rivolte a rafforzare la preparazione dei maestri i docenti della provincia, sostenendoli nell'accesso alle aree più remote ed isolate, favorendo la formazione continua e la professionalizzazione. Anche in questa area sorsero diverse organizzazioni: il Centro de Attenzione alla Diversità ha lavorato per la piena inclusione di tutti i bambini e le bambine nel sistema educativo pubblico e, allo stesso tempo, offre servizi educativi, comprese visite a domicilio, per bambini con bisogni educativi speciali per sviluppare la loro autonomia e le competenza relazionali. In questa linea si sono costituite quattro Scuole di Appoggio alla Diversità che funzionano come luoghi di lavoro specifico nei pomeriggi o nei fine settimane, si è promossa la creazione di una Rete contro l'assenteismo scolastico per prevenire l'abbandono e identificare situazioni di difficoltà domestiche, si è creata una rete di Produttori Speciali, famiglia con figli con difficoltà specifiche ai quali viene assegnata una vacca per stimolare la relazione del bambino con l'animale, formare ad una professione e creare un piccolo ingresso economico. La Casa della Terza Età offre uno spazio in cui gli anziani di Salcedo, e recentemente di Tenares, possono andare a socializzare e prendere parte ad attività ricreative come cucito e domino, combattendo così il fenomeno della solitudine causato dell'alta tassa di emigrazione della popolazione adulta che ha come effetto l'abbandono degli anziani. La Casa della Gioventù organizza campi estivi e programmi di doposcuola per bambini e adolescenti che potrebbero altrimenti essere coinvolti in situazione di rischio, promuove corsi di informatica e professionalizzanti in collaborazioni con istituzioni di formazione superiore e organizza momenti di animazioni nei quartieri. La Scuola di Belle Arti offre ai giovani inclini all'arte l'opportunità di sviluppare le abilità musicali e plastiche. Si sono creati nelle comunità più poveri i Centri comunitari per l'Infanzia dove i bambini di quattro anni posso accedere gratuitamente ricevendo giornalmente una prima forma di educazione strutturata. È dimostrato che quanto più si ritarda l'accesso all'educazione formale, in assenza di una struttura famigliare solida, più difficile sarà l'adattamento alla struttura scolastica creando una sorta di handicap iniziale nei bambini. In Repubblica Dominicana l'accesso agli asili è esclusivo della classe benestante e ciò provoca un ritardo educativo legato alla classe sociale. La rete dei Centri per l'Infanzia punta a controbilanciare questa situazione di esclusione.

Un discorso particolare deve essere fatto per il Liceo Scientifico Dr Miguel Canela Lázaro. Il decentramento implica l'assunzione di responsabilità e risorse dalle istituzioni del governo centrale alle loro controparti locali, secondo la teoria secondo cui i funzionari del governo municipale e regionale sono in grado di ascoltare e rispondere meglio alle preoccupazioni degli individui e delle comunità. Nel 2012 Oficina Técnica Provincial realizzò un'analisi dell'educazione nella provincia. Il risultato fu preoccupante: su 32 provincie la Hermanas Mirabal risulta essere terza per percentuale di giovani che ottenevano un diploma superiore ma negli esami di stato si posizionava tra le ultime; inoltre gli studenti della provincia, sia che avessero studiato in centri pubblici che privati, si trovavano in grande difficoltà al momento di accedere ai corsi universitari dimostrando gravi lacune in matematica e lingue straniere. Sorse così la proposta al Ministero d'Educazione di creare un centro educativo pubblico cogestito da Oficina Técnica Provincial che fosse in grado di offrire un'educazione di qualità, senza costi ne' limitanti, agli studenti della provincia. Nel gennaio del 2013 iniziarono le lezioni nel Liceo Scientifico con 120 studenti. Nel centro si utilizza un approccio STEAM, basto sull'integrazione tra scienza, tecnologia, ingegneria, arte e matematica, con l'aggiunta delle lingue straniere inglese e francese, la metà dei docenti sono internazionali e si coprono i sei anni d'educazione secondaria. Attualmente il centro è frequentato da 540 studenti, è stato riconosciuto come esperienza più innovatrice in ambito educativo del continente latinoamericano da REDUCA nel 2017, come Centro di eccellenza dal Ministero d'Educazione e ha ricevuto la Medaglia presidenziale all'eccellenza educativa per l'uso della tecnologia nell'educazione. I suoi studenti han vinto concorsi che han permesso viaggiare agli Stati Uniti, Messico, Panama, Brasile, Martinica, Cile e, recentemente, a Dubai per le “olimpiadi” di robotica, negli esami di stato si posiziona tra le prime scuole pubbliche del paese. L'esperienza è significativa anche dal punto di vista gestionale poiché si è costituito un organo di governo integrato dal governatore provinciale, un direttore di uno dei distretti educatavi (provveditorato) della provincia, membri di Oficina Técnica Provincial e rappresentanti della società civile, dimostrando che l'integrazione tra la dimensione nazionale e quella legata è la chiave per elaborare risposte coerenti alle necessità del territorio.

Un altro ambito in cui l'intervento dell'esperienza di chiusura del manicomio è stato fondamentale è il processo di gestione del Carcere. Applicando la legge dominicana si è costituito un Consiglio per la riforma carceraria che si è incaricato di organizzare il processo di permanenza delle persone nel sistema penitenziario risaltando la funzione di riabilitazione che lo stesso deve avere. Si è creato quindi un sistema che prevede che ogni interno (come viene chiamato, rifiutando il termine detenuto o carcerato) deve accedere ad almeno uno dei tre ambiti di azione: educazione, lavoro, socializzazione. Le proposte vanno dalla possibilità di alfabetizzarsi, alle scuole elementari e superiori dentro al carcere, fino a casi di persone che hanno studiato all'università, si trovano possibilità di lavoro interne ed esterne al carcere (dove gli interni gestiscono una tenuta sequestrata ad un narcotrafficante) e diverse proposte sportive. Ogni interno ha un ufficiale militare di riferimento che si riusce costantemente con lui e funziona anche come collegamento con la famiglia d'origine per evitare che la persona, al momento di terminare la detenzione sia un estraneo per i suoi propri famigliari. Si è lottato per evitare che il carcere, oggi in zona centrica, venisse spostato fuori dal centro urbano, questo per facilitare l'accesso ai famigliari più poveri che sarebbero stati in difficoltà e avrebbero potuto ridurre il numero di visite, otre che per il fatto che, concettualmente, non si vuole considerare i detenuti come qualcosa da nascondere agli occhi della società. Questa azione, che ha più i dieci anni, ha dimostrato che le persone che compiono il processo di riabilitazione hanno tassi di recidività praticamente nulli.

Interni della carcere, ma anche donne assistite dall'Ufficio della Donna, docenti, operatori e liberi cittadini sono soci della Cooperativa Hermanas Mirabal, una istituzione di risparmio e credito sorta una decina d'anni fa per accompagnare i soggetti involucrati nel processo di sviluppo. In particolare gli interni che lavorano hanno nella cooperativa un libretto di risparmio “forzato”, ovvero, sono obbligati a depositare minimo il 50% del loro guadagno in modo da poter contare con un minimo di risorse al momento in cui terminano di scontare la pena o dovesse esserci qualche emergenza famigliare.

Un aspetto molto importate è stato l'approccio al tema dell'ordinamento urbano. Lo spazio dove le persone vivono incide sulla qualità delle relazioni delle stesse, per questa ragione negli anni ci si è occupati di creare spazi sani e sicuri per l'incontro tra le persone. Fin dall'inizio si è promosso un sistema efficiente di raccolta dei rifiuti domestici, tema particolarmente delicato e problematico in Repubblica Dominicana. Nei comuni, Salcedo e Villa Tapia, che negli anni si è riusciti a far dotare di un sistema fognario con raccolta delle acque reflue, si è sperimentata la trasformazione delle aree di depurazione in luoghi di socialità. Normalmente i laghi di depurazione si trasformano in discariche abusive e luoghi di propagazione delle malattie. Oficina Técnica Provincial e Ufficio per la Donna comprarono i terreni circostanti e, grazie ad un accordo con l'ente proposto, crearono il Bosco della Donna che circonda l'intero impianto di Salcedo trasformandolo in un'oasi naturale pubblica, riserva per uccelli migratori e locali, luogo per incontri famigliari e sessioni di foto di matrimonio. Nella comunità di Ojo de Agua si è creato, su un terreno donato dalla famiglia Mirabal, un ecoparco, una sorta di piccolo giardino botanico pubblico e con accesso libero, nel quale si presentano mostre fotografiche e si realizzano incontri pubblici. Negli ultimi anni si è anche intervenuto in due comunità a rischio di marginalizzazione per la situazione sociale: el Matadero e Cristo Rey. In entrambi i casi le condizioni erano segnate da povertà estrema, consumo e vendita di droga, prostituzione, presenza di gruppi armati in contrasto tra di loro. Il clima in questi quartieri era di alta tensione e l'accesso era limitato ai soli abitanti. Nel 2016 si decise di intervenire come Oficina Técnica Provincial e comuni con una strategia de trasformazione strutturale: si identificarono situazioni di particolare vulnerabilità per la vicinanza al fiume e costruito case per le famiglie che vi abitavano, ristrutturate varie abitazioni e decorato il quartiere completo con murales floreali. Il consiglio comunale di Salcedo cambiò il nome del quartiere in Villa Flor, si costruirono Centro Comunitari per l'Infanzia e si iniziò ad avere un presidio sociale organizzato. I risultati sono sorprendenti ora le persone hanno riscoperto un orgoglio per la propria comunità, curano gli spazi pubblici, sono più aperti all'incontro, iniziano a pensare che possono avere un futuro per loro, o i propri figli, migliore.

Il tema dei murales è significativo rispetto all'idea che si è sviluppata di concepire il paesaggio urbano. La provincia Hermanas Mirabal nasce durante la dittatura di Trujillo con lo scopo di poter meglio controllare un territorio dove si iniziavano a veder gli albori dl movimento rivoluzionario 14 de Junio che avrebbe poi combattuto il dittatore. I tre comuni che compongono la provincia furono sottratti da altrettante provincie con le quali gli abitanti continuarono ad avere rapporti privilegiati. L'unico elemento comune identificativo per la provincia furono i lunghi e violenti scioperi che caratterizzavano il territorio da fine degli anni 80. Nel 2007 si cambiò il nome della provincia da Salcedo all'attuale Hermanas Mirabal, dedicandola alle sorelle vissute tra Salcedo e Tenares e scelte dalle Nazioni Unite come simbolo alla lotta contro la violenza di genere, in quell'occasione si istituì il Festival Cultural Hermanas Mirabal, con cadenza biennale, e si realizzarono i primi murales su muri di edifici pubblici. L'idea del murales nasce dalla volontà di creare un panorama urbano piacevole, pulito, attrattivo, allo stesso tempo creare un elemento simbolico caratterizzante ed unificante per la provincia, qualcosa che potesse dare agli abitanti un motivo per riconoscersi ed essere orgogliosi. Si decise che tutti i murales dovevano rispondere al tema della pace, dello sviluppo e della lotta alla violenza di genere e si invitarono artisti locali, nazionali e internazionali a partecipare all'opera. Rapidamente si aggiunsero disponibilità da parte dei privati a fornire i muri e a contribuire economicamente alla realizzazione delle opere. Ad oggi vi sono oltre 500 murales censiti ed, arrivando nella provincia, si avverte un cambio di paesaggio, con il risultato che i cittadini sono anche molto più attenti a non sporcare gli spazi pubblici, riconoscendo il valore dell'ordine e della bellezza.

Infine, l'Oficina Técnica Provincial collabora con il Ministero dell'Ambiente e delle Risorse Naturali per aiutare a gestire diverse aree protette della provincia, tra cui la Riserva scientifica La Salcedoa, sede dell'unica popolazione mondiale della pianta chiamata Salcedoa Mirabaliarum e riserva idrica per le tre provincie confinati. Nella Riserva sono stati sviluppati programmi di riforestazione, piani di ammortizzamento dell'impatto umano, realizzazione di programmi educativi e di sensibilizzazione rispetto al tema dell'attenzione al rispetto dell'ambiente.

In tutti questi casi, il governo fornisce i fondi ma incarica l'Oficina Técnica Provincial e le organizzazioni sorte nel trascorso degli anni di garantire che i servizi siano erogati in linea con le aspettative e le esigenze dei cittadini. Ciò migliora la qualità e quantità dei servizi pubblici e con il risultato di aver creato una ricca rete di organizzazioni della società civile e avendo nel coinvolgimento civico a livello locale un prerequisito per uno sviluppo democratico a lungo termine.

La questione del tempo è fondamentale per poter comprendere la chiave del successo dell'esperienza della provincia Hermanas Mirabal. Stiamo, infatti, analizzando un percorso che si snoda durante tre decadi, durante le quali vi è stata continuità e stabilità, elementi determinanti per non ricadere nella tentazione di voler raggiungere risultati significativi in tempi brevi. Uno dei rischi delle politiche di sviluppo è dover rispondere a cicli di breve durata siano essi di carattere politico- elettorale o di carattere di finanziamento. Nel percorso di sviluppo della provincia non si è ragionato in termini di progetti, per lo meno non come si concepisce il tema nella cooperazione internazionale classica. Non vi era la necessità di produrre evidenza di miglioramenti impattanti in tempi brevi, ma si è potuto contare con la possibilità di programmare le azioni in modo coordinato con la capacità della popolazione di assimilarle e farle proprie, digerirle, interiorizzarle. La permanenza nel ruolo chiave di coordinamento di un'istituzione super partes come Oficina Técnica Provincial, capace di dialogare con le forze politiche, sociali e religiose sulla base di dati e analisi, l'utilizzo delle figure della cooperazione multilaterale come consulenti ed esperti che si incardinano su un processo di sviluppo autonomo e centrato localmente sono punti fondamentali che hanno permesso che i cambiamenti fossero sentiti come frutto di una collettività, quella provinciale, senza che nessuno volesse o potesse intestarsene il merito individualmente.

 

Un ultimo dettaglio riguarda il sistema di sostenibilità che si è riusciti a immaginare creando un'architettura istituzionale capace di fondere la responsabilità dello Stato di offrire una protezione sociale ai cittadini e le istanze di decentralizzazione e assunzione di ruolo della società di civile. La Repubblica Dominicana è, ancora oggi, un paese dove le politiche e gli impieghi pubblici sono sottoposte fortemente ai desideri dei politici di turno. Esiste un regime, per nulla occulto, di spoils system dove al cambio di governo o di figure legislative ed amministrative corrisponde una serie di licenziamenti e assunzioni legati al colore politico degli impiegati. Anche se si è tentato di mettere un correttivo promuovendo l'uso di concorsi pubblici, questo sistema provoca forte instabilità nelle strutture pubbliche dove, soprattutto i ruoli dirigenziali, sono ancora di nomina diretta. Nella Rete di Sviluppo che si è creata nella provincia Hermanas Mirabal tutte le organizzazioni sono state definite attraverso una formula mista pubblico – privato, a volte anche ai margini della legislazione corrente che non sempre contempla la possibilità. In sostanza le ONG sono gestite da un Consiglio Direttivo che ha il potere di definire la persona che dirige l'organizzazione, in tale consiglio siedono membri della società civile come persone fisiche o come rappresentanti di altre organizzazioni e funzionari pubblici dei ministeri di riferimento o il governatore provinciale. Questa struttura garantisce un'autonomia nella definizione del personale che lavora nell'organizzazione che potrà “sopravvivere” ad eventuali cambi politici e, al tempo stesso, mette lo stato in condizione di essere parte ai processi decisionali evitando la privatizzazione dei servizi. È infatti lo Stato in quanto tale che deve compiere al ruolo definito dal patto sociale di dare risposta ai bisogni dei cittadini assegnando risorse materiali e logistica. Nel caso delle organizzazioni della Rete di Sviluppo coordinata da Oficina Técnica Provincial lo fa nell'ambito della concertazione e della sussidiarietà.

 

La Red di sviluppo pensata da Oficina Técnica Provincial affronta molte delle componenti della crescita che la maggior parte degli economisti ha da tempo riconosciuto: salute, istruzione, infrastrutture, uguaglianza di genere e protezione delle risorse naturali. Ma al di là di tutto ciò, la missione principale dell'Oficina Técnica Provincial è quella di costruire una provincia che funzioni per tutti, accessibile, e capace di distribuire i benefici di una crescita a tutti i suoi soggetti.

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