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Diplomazia soft o denuncia pubblica?

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Ambrogio Manenti

Quale politica di advocacy [1] adottare come organizzazioni internazionali impegnate nell'aiuto umanitario e allo sviluppo: il caso dell'Organizzazione Mondiale della Sanita’ (OMS) nei territori palestinesi occupati (occupied Palestinian territory-oPt).

1. Contesto

Essere esplicito con dichiarazioni pubbliche oppure sviluppare una diplomazia cauta, prudente trattando di diritti umani violati? Questo dilemma è comune a tutti gli attori della cooperazione internazionale impegnati in attività di advocacy Esistono diversi tipi di organizzazione con diversi mandati e ambiti di intervento. La prima distinzione dovrebbe essere fatta tra organismi intergovernativi come le agenzie dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) e organismi non governativi (ONG).

Le agenzie delle Nazioni Unite hanno generalmente una relazione con le autorità del paese ospitante e per alcune di esse, in particolare le "agenzie specializzate" quali l'OMS, la FAO e l'UNESCO, la relazione e’ stretta e si articola con controparti specifiche all'interno del governo rispettivamente Ministero della Salute, Ministero dell'Agricoltura, Ministero della Pubblica Istruzione. Diversamente la maggior parte delle organizzazioni non governative internazionali hanno spesso associazioni locali come partner, mentre alcune organizzazioni non hanno nemmeno un legame specifico con i paesi senza una presenza diretta in loco ma svolgono attività di advocacy dall'estero.[2]

La seguente dichiarazione di uno studio dell'UNICEF riflette su questo punto."Lo staff dell'UNICEF e dell'UNHCR a volte guarda con invidia le ONG che sembrano avere la libertà di parlare pubblicamente come loro non hanno. Certo, le ONG sono più esplicite, ma anche loro possono avere difficolta’ a far sentire la loro voce e dover decidere tra priorità che talvolta confliggono e creare compromessi tra diverse posizioni difficilmente conciliabili. La differenza essenziale tra loro è la caratteristica del loro rispettivo status di organismi intergovernativi e non governativi. Per lo piu’, l'UNICEF lavora dall’ “interno" sulla base di una stretta collaborazione con i governi ospitanti; le ONG umanitarie tendono a lavorare dall’”esterno”, anche se questa distinzione si è in qualche misura attenuata negli ultimi anni poiché le più grandi ONG internazionali hanno stabilito partnership con i governi." (UNICEF, 2011).

Per le organizzazioni intergovernative (OIG) e le ONG, la natura della loro relazione con i governi ospitanti (e la dipendenza da essa) complica la questione dell’advocacy, che, per sua natura, è spesso volta a cambiare le politiche e le pratiche di quegli stessi governi. I loro tentativi di farlo possono comportare approcci più o meno volti al compromesso o al confronto conflittuale: le OIG tendono al primo approccio, le ONG al secondo. (UNICEF, 2011).

In ultima analisi pero’, sia le organizzazioni internazionali che le organizzazioni non governative si affidano alla buona volontà del governo ospitante di farle operare in un determinato paese.

Tuttavia, tenendo conto dei diversi mandati, tradizioni e modi di operare che influenzano i margini di manovra delle organizzazioni impegnate in attività di advocacy, vi sono differenze significative che dipendono dai contesti e dalle situazioni specifiche e sono significativamente collegati con lo stile di lavoro e le caratteristiche professionali delle persone responsabili coinvolte.

In questo articolo descriveremo il caso del progetto di advocacy dell'OMS nei territori palestinesi e il risultato di una recente valutazione su di esso [3](Manenti, 2016)

2. Progetto di advocacy dell’OMS: il caso oPt

2.1. Contesto generale

L'OMS e altre agenzie delle Nazioni Unite hanno generalmente attuato iniziative di advocacy nei territori palestinesi occupati al di là delle loro attività di assistenza umanitaria e ai progetti di sviluppo.

L'occupazione militare dei territori palestinesi da parte di Israele - causa principale della crisi palestinese insieme al conflitto interno palestinese tra l'Autorità Palestinese (PA) e Hamas (“Autorita’ di fatto” che controlla realmente la striscia di Gaza) e la profonda crisi nella regione del Mediterraneo orientale e del Medio Oriente e altri fattori globali, come la crisi economica e finanziaria, hanno influenzato il diritto alla salute del popolo palestinese. La natura di questa crisi, eminentemente politica, ha richiesto lo sviluppo di una componente di advocacy nell'intervento dell'OMS nei territori palestinesi per promuovere il diritto alla salute contro la sua violazione e gli abusi che vedono la responsabilità delle varie istituzioni e poteri che interagiscono in questo contesto.

L'isolamento di Gaza con la chiusura dei confini di Erez con Israele e Rafah con l’Egitto, la frammentazione della Cisgiordania in varie enclave, la doppia gestione del sistema sanitario palestinese, la ‘stanchezza’ dei donatori e altri motivi creano una situazione molto problematica, se non drammatica, per le persone palestinesi malate, in particolare a Gaza. La mancanza di servizi sanitari adeguati, le difficoltà di gestione, il deterioramento della qualità dell'assistenza sanitaria all’interno di Gaza e  l'aumento del numero di accessi negati ai servizi sanitari fuori dai territori palestinesi, rappresentano i principali problemi del sistema sanitario palestinese.

Dall'inizio del progetto di advocacy “Right to Health” nel 2009 e anche in parte anche prima, l'OMS è stata una voce di primo piano nel denunciare l'impatto sul diritto alla salute delle politiche dell'occupazione e della divisione interna palestinese, diritto formalmente promosso dall’International Humanitarian Law e International Human Rights Law. Supportato dalla raccolta diretta di dati e dalla diffusione di report e presentazioni basate sull’evidence based approach, l'OMS ha contribuito a includere i diritti sulla salute nell'agenda degli interlocutori nazionali e internazionali. L'OMS è anche riuscita a introdurre i determinanti sociali della salute, nonché un approccio basato sui diritti umani all'interno delle politiche dei due ministeri della salute palestinesi (West Bank e Gaza) e all'interno di programmi accademici di sanità pubblica (Al Quds University).

L'OMS ha sviluppato un'ampia varietà di approcci nel suo lavoro di advocacy. L'obiettivo è stato quello di fornire input -basati sulla conoscenza diretta dei fatti attraverso documenti e altri strumenti di advocacy - ai principali attori e interlocutori nei territori e a livello regionale e internazionale, sviluppando attività di lobby e promuovendo il dialogo (tra palestinesi e israeliani e anche tra palestinesi) per l'accesso ai servizi sanitari e la promozione del diritto alla salute.

2.2. Efficacia delle iniziative di advocacy [4]

2.2.1. Sguardo generale

Sebbene la maggior parte degli intervistati abbia riconosciuto il valore delle iniziative di advocacy dell'OMS, molti di loro hanno affermato che il progetto di advocacy non è stato sostanzialmente efficace in termini di influenza politica sui principali soggetti coinvolti a livello nazionale, regionale e internazionale.

Il monitoraggio delle policy, verificando quali proposte di policy sono state introdotte sotto l'influenza delle iniziative di advocacy dell'OMS, ha evidenziato una certa influenza dell’advocacy dell'OMS nel settore dei prigionieri palestinesi nella prigioni israeliane, dei determinanti sociali della salute e degli attacchi agli ospedali e servizi sanitari. Tuttavia, l'efficacia generale limitata del programma OMS è dimostrata dalla situazione generale del diritto alla salute per i palestinesi che è ben lungi dall'essere soddisfacente. Il deterioramento della situazione dei permessi per i pazienti che devono essere trasportati fuori Gaza per essere curati per quanto riguarda le cure terziarie, con l'aumento dei permessi negati o arrivati tardi, è solo un indicatore di una situazione generale che sta peggiorando.

Figura 1. Risposta israeliana alla richiesta di permessi di passaggio dal valico di Erez (tra la striscia di Gaza e Israele) per raggiungere ospedali fuori da Gaza (in Israele, Cisgiordania, Giordania e altri)
Figura 1

Gli stakeholder intervistati hanno citato fattori esterni come l'occupazione militare israeliana; il conflitto cronico con guerre ricorrenti (ad esempio in luglio-agosto 2014) e la mancanza di qualsiasi speranza per un processo di pace; l'instabile situazione politica nella regione del Mediterraneo orientale e del Medio Oriente con numerosi conflitti in corso; la chiusura del confine di Rafah con l'Egitto dal 2013; l'inesistenza del governo unificato e i costanti problemi interni tra l’autorita’ palestinese e ‘l'autorità di fatto’ a Gaza; e la crisi finanziaria globale e le ripercussioni sui fondi internazionali per sostenere i palestinesi, come fattori che hanno una forte influenza sul diritto alla salute dei palestinesi e possono ridimensionare un possibile effetto positivo del progetto di advocacy dell'OMS.

Tuttavia, ciascuno degli intervistati ha anche insistito sull'importanza di continuare e rafforzare il progetto di advocacy perché è loro convinzione che la situazione sarebbe peggiore senza di esso.

2.2.2. Quali caratteristiche ha avuto l’advocacy dell'OMS e quali caratteristiche dovrebbe avere?

Dalla valutazione generale, alcuni aspetti del lavoro di advocacy dell'OMS sono stati identificati come elementi essenziali in cui il progetto di advocacy dell'OMS potrebbe migliorare al fine di garantire una maggiore efficacia nell'informare, orientare e influenzare gli interlocutori internazionali e locali per la promozione del diritto alla salute del popolo palestinese. I punti seguenti descrivono questi elementi.

a. “Un rapporto di advocacy ha bisogno di follow-up: l'informazione dovrebbe portare all'azione.”
Con questa frase un intervistato ha riassunto un sentimento condiviso tra la maggior parte delle persone intervistate della comunità palestinese, israeliana e internazionale. L'attività di advocacy si deve concludere con il monitoraggio e la pubblicazione dei dati? Questa domanda è stata formulata retoricamente da diversi intervistati che hanno sottolineato la necessità di concentrarsi maggiormente su come utilizzare il materiale prodotto e sviluppare ulteriori iniziative di advocacy per cercare di indurre un cambiamento della situazione verso maggiori diritti per la salute.

b.Coalizioni, lobbismo, collegamenti, condivisioni

Diversi interlocutori hanno affermato che l'OMS dovrebbe impegnarsi maggiormente con le altre parti interessate e dovrebbe essere più attiva nella creazione di coalizioni. "Le coalizioni possono rafforzare il potere del lavoro di advocacy" è stato detto. [5] L'OHCHR ha affermato che "il sostegno dell'OMS all'OHCHR è stato fondamentale per il collegamento con il Ministero della Sanita’ per la preparazione del rapporto sul trattato dei diritti, e le dichiarazioni congiunte delle agenzie delle Nazioni Unite sono un modo ideale per fare advocacy". Tuttavia, l'OMS dovrebbe sviluppare ulteriormente strategie di coalizione coinvolgendo diverse parti interessate. Un ruolo più attivo dovrebbe essere giocato con la comunità internazionale ove vari donatori hanno mostrato interesse a impegnarsi nella promozione del diritto alla salute come diritto umano fondamentale.

c. Essere espliciti con dichiarazioni pubbliche oppure adottare una diplomazia soft?

Motivi per essere espliciti.

Diversi intervistati hanno sottolineato che l'OMS dovrebbe essere più attiva, esplicita e coraggiosa nel proporre il proprio messaggio agli interlocutori internazionali e al pubblico in generale considerando l'importanza del tema: il diritto alla salute. Hanno sottolineato che un messaggio esplicito di advocacy attraverso l'uso dei media potrebbe ampiamente informare la comunità internazionale, creare consapevolezza e indurre un'azione che potrebbe produrre cambiamenti e migliorare la situazione sanitaria della popolazione palestinese.

Di seguito sono riportate alcune citazioni tratte dalle interviste che sostengono un intervento più esplicito dell'OMS.

"L’OMS dovrebbe usare i denti della sua bocca e mordere" (intervistato palestinese); "L'OMS deve essere più incisivo riguardo al suo lavoro in quanto il diritto alla salute è un diritto umano fondamentale" (donatore); "L'OMS dovrebbe essere più visibile con un profilo più pubblico; "C'è molto spazio per una advocacy piu’ forte e incisiva al fine di mantenere coinvolta la comunità internazionale e non dimenticare l'oPt" (agenzia delle Nazioni Unite); "L'OMS dovrebbe essere più attivo e meno prudente. Se sei prudente non hai influenza "(ONG israeliana); "L’OMS deve essere più muscoloso" (esperto internazionale); "L'OMS dovrebbe spingere Ramallah ad aumentare la percentuale di farmaci per Gaza" (intervistato palestinese); "L'OMS dovrebbe essere più forte nel parlare con l'Autorità Palestinese quando non c'è abbastanza attenzione al diritto alla salute a Gaza" (Agenzia delle Nazioni Unite); "L'obiettivo decisivo è la società israeliana che non può cambiare senza pressione" (agenzia delle Nazioni Unite); "L'OMS dovrebbe essere piu’ esplicita, essere il controllore dell'accesso ai servizi sanitari per i palestinesi e influenzare la comunità internazionale, non può sedersi tranquillamente e pensare "(medico israeliano); "L'advocacy delle Nazioni Unite dovrebbe andare più in profondità e cercare di influenzare l’autorita’ palestinese, Israele, tutti "(Agenzia delle Nazioni Unite).

Motivi per essere prudenti

Alcuni intervistati hanno sostenuto che l'OMS dovrebbe sviluppare una diplomazia soft con i vari interlocutori perché una relazione giorno per giorno è il modo più concreto per ottenere risultati.

Hanno sottolineato che questa strategia eviterebbe ogni possibile tensione, che potrebbe compromettere il rapporto con la controparte creando condizioni peggiori per progetti futuri. Qualunque cosa diversa da un modo discreto di usare i dati e di fare advocacy andrebbe contro la vera natura dell'OMS che non può facilmente essere un partner del governo un giorno e accusarlo il giorno dopo con una advocacy esplicita. Di seguito ci sono alcune citazioni che sostengono la necessita’ di una diplomazia soft.
"Il supporto a bassa intensità è buono, urlare ed essere troppo espliciti non lo è" (intervistato palestinese);

"La relazione quotidiana con la controparte è utile" (funzionario palestinese a Gaza); "A Gaza, il contatto con l'OMS attraverso gli incontri bilaterali è positivo" (COGAT); "Un alto profilo e presenza nei media potrebbe esacerbare le relazioni con Israele" (agenzia delle Nazioni Unite); "Le Nazioni Unite dovrebbero essere in grado di identificare tutte le piccole finestre aperte all’interno di un sistema di occupazione e usarle con una attivita’ diplomatica di basso profilo" (agenzia delle Nazioni Unite); "Si devono far emergere problemi di salute senza coinvolgere la sfera politica" (funzionario palestinese a Gaza); "L'OMS non può mettere a repentaglio le relazioni con la controparte, dovrebbe invece trovare un giusto equilibrio. Le ONG invece possono meglio sostenere posizioni indipendenti senza grandi vincoli "(OMS); "Si dovrebbe sviluppare un dialogo politico con le autorità israeliane e palestinesi per comprendere il punto di vista reciproco e stabilire una collaborazione più stretta tra gli uffici regionali dell'OMS: EMRO e EURO" (WHO EMRO).”

La diplomazia soft di fatto è già applicata dall'OMS negli incontri mensili che si svolgono da vari anni con una unita’ del Ministro della Difesa Israeliano (Coordinator of Government Activities in the Territories-COGAT) e negli incontri periodici di coordinamento sanitario con l'Autorità Palestinese e l'autorità di fatto a Gaza. L'apprezzamento della diplomazia soft è venuto da alcuni intervistati dell’OMS che attraverso la negoziazione ha ottenuto recentemente l'accesso di infermieri e medici dalla Cisgiordania a Gerusalemme Est e di tirocinanti da Gaza alla Cisgiordania.

Quando e’ utile essere espliciti con un advocacy che ha un ruolo pubblico e quando applicare la diplomazia soft?

Gli esperti intervistati sui diritti umani (e la letteratura che tratta questa problematica[6]) affermano quanto segue: Il monitoraggio, la revisione critica e l'azione conseguente sono un modo utile di pensare alla salute e ai diritti alla salute in generale[7].

Uno scenario ideale sarebbe il seguente: l'OMS esegue il monitoraggio, una commissione indipendente - con un relatore speciale delle Nazioni Unite - effettua la revisione e tutte le parti coinvolte insieme identificano/escogitano l'azione correttiva.

Questo scenario sarebbe l'ideale in oPt, ma il comitato di revisione indipendente non esiste al momento. Questo comitato potrebbe essere composto da un piccolo gruppo di due o tre esperti internazionali di alto profilo in materia di diritti umani e salute pubblica nominati da qualcuno con l'autorità per farlo, come il direttore generale dell'OMS o il direttore regionale dell'OMS. Prima che questa situazione ideale possa concretizzarsi con un ‘comitato di revisione’ indipendente (che può assumere il ruolo di advocacy con una funzione pubblica rivolgendosi apertamente agli interlocutori nazionali e internazionali intorno all'adempimento del diritto alla salute per i palestinesi), una strategia dovrebbe essere definita per il presente e anche per il futuro nel caso questo comitato non venga costituito.
La diplomazia soft, il dialogo, la negoziazione e la frequente interazione tra l'OMS e i vari interlocutori e’ una pratica già parzialmente presente. È opinione degli esperti internazionali e di alcuni altri intervistati che potrebbe essere rafforzata. Tuttavia, se la diplomazia soft non produce risultati tangibili e se ci sono problemi importanti o problemi che potrebbero mettere in pericolo la vita delle persone, l'OMS dovrebbe mantenere la prerogativa di parlare pubblicamente e denunciare violazione dei diritti umani. Esperienze del passato, evidenziate da alcuni intervistati in oPt e in altri contesti, hanno dimostrato che eventi pubblici forti, puntuali e ben organizzati che presentano dati e case study basati sull'evidenza possono produrre risultati che non solo direttamente, ma anche indirettamente aprirebbero la strada per una diplomazia che fino allora era diventata stagnante e ora e’ stata rivitalizzata dall'iniziativa pubblica, perche’ alcune parti in causa hanno ricevuto critiche legittime e sono quindi diventate più flessibili e piu’ disponibili al ??dialogo.

3.Conclusioni

L'OMS e altre agenzie delle Nazioni Unite stanno sviluppando un importante lavoro di advocacy.Tuttavia, l'efficacia limitata di tale advocacy è spesso dimostrata dalla situazione generale e dal livello di realizzazione del diritto alla salute per le persone (la situazione del popolo palestinese, lungi dall'essere soddisfacente, è solo un esempio)[8].

In ogni caso, l'importanza di continuare con i progetti di advocacy è un'opinione condivisa in quanto la situazione dei diritti sarebbe peggiore senza di essi.

L'impegno in materia di advocacy potrebbe migliorare al fine di garantire una maggiore efficacia nell'informare, orientare e influenzare gli interlocutori nazionali e internazionali verso la promozione del diritto alla salute. Il lavoro di advocacy non dovrebbe terminare con la pubblicazione di informazioni specifiche relative alle violazioni dei diritti, ma dovrebbe continuare con contatti, negoziati, dialogo tra le parti in causa con l’obiettivo di migliorare la situazione.
La capacità dell'OMS, così come degli altri attori impegnati nell’advocacy, di promuovere coalizioni con un approccio che promuova e incoraggi concretamente la creazione di reti di soggetti interessati, dovrebbe migliorare.

Per quanto riguarda il dilemma se essere esplici nel denunciare pubblicamente la violazione dei diritti oppure sviluppare una diplomazia soft comune ai principali attori della cooperazione internazionale impegnata in attività di advocacy, non esiste una risposta definitiva, ma ci sono un paio di considerazioni chiave.

Il mandato, la tradizione e l'esperienza dell'OMS (e di altre agenzie delle Nazioni Unite) orientano l'organizzazione a sviluppare una diplomazia soft con i vari interlocutori istituzionali. Questo approccio evita (o riduce la possibilità di) possibili tensioni, che potrebbero compromettere il rapporto con le controparti governative, creando condizioni difficili per lo sviluppo dei programmi di cooperazione. E potrebbe anche essere il modo più efficace - attraverso una relazione ‘stretta’ - per ottenere risultati concreti, anche se su piccola scala. La diplomazia soft, il dialogo, i negoziati e le frequenti interazioni tra le agenzie delle Nazioni Unite e le controparti locali e internazionale sono modalita’ in gran parte già in funzione e potrebbero essere rafforzati con le raccomandazioni specifiche (cfr. Nota a piè di pagina sul progetto dell'OMS che si applica a diverse agenzie delle Nazioni Unite e IGO[9]).
Tuttavia, ogni volta che la diplomazia soft non produce risultati concreti, diventa essenzialmente un esercizio burocratico e di routine che mira a preservare lo status quo mentre ci sono problemi e situazioni in cui la violazione del diritto alla salute viene sistematicamente effettuata, l’OMS, e altre agenzie delle Nazioni Unite, nonché le IGO in generale, dovrebbero scegliere di intervenire pubblicamente. Un messaggio forte di sensibilizzazione attraverso l'uso dei media potrebbe ampiamente informare la comunità internazionale, creare consapevolezza e richiedere un'azione che possa produrre cambiamenti oltre a migliorare la situazione sanitaria delle persone. Questo approccio potrebbe essere utile per migliorare le possibilità di successo di una diplomazia soft.

BIBLIOGRAFIA

Brooking Institution/LSE. Taking Stock of Internal Displacement: Twenty Years on Report of consultation held at Château de Penthes, Geneva 28-29 November 2012

Hunt, P. SDG SERIES: SDGs and the Importance of Formal Independent Review: An Opportunity for Health to Lead the Way. Health and Human rights Journal. September 2015

Manenti, A. Evaluation of "The Right to Health Advocacy Project". WHO/SDC. 2016

OCHA. www.unocha.org/our-work/advocacy

Schweitzer, J. Accountability in the 2015 Global Strategy for Women’s, Children’s and Adolescents’ Health. BMJ 351, 2015

UNICEF. Humanitarian Advocacy Review: Organisational Comparison paper 09.05.11. UNICEF. 2011

UN. www.un.org/sg/humanrightsupfront/doc/RuFAP-summary-General-Assembly.shtml

UN. The global strategy for women’s, children’s and adolescents’ health (2016-2030). Every woman every child. 2015

WHO. Commission on information and accountability for Women’s and Children Health. Keeping promises measuring results. 2011

WHO. www.emro.who.int/images/stories/palestine/documents/WHO_monthly_Gaza_access_report_Oct_2017-final.pdf?ua=1



[1]Advocacy e’ difficilmente traducibile in italiano con una sola parola. In questo articolo per advocacy si intendono attivita’ e azioni di sensibilizzazione, promozione, patrocinio, sostegno – che in questo contesto sono riferite ai diritti umani e al diritto alla salute in particolare.

[2] Un'organizzazione come Human Rights Watch opera non solo al di fuori della sfera del governo, ma è spesso apertamente critica nei suoi confronti e non dipende per lo sviluppo delle proprie attività in un paese dalla buona volontà politica del governo. (UNICEF, 2011)

[3] Lo scopo della valutazione, sponsorizzata dall'OMS / Swiss Agency for Development and Cooperation (SDC), e’ stato quello di valutare il programma di advocacy dell'OMS nei territori palestinesi e in particolare l'obiettivo di rafforzare "Il programma di promozione del diritto alla salute dei palestinesi con gli interlocutori nazionali e internazionali attraverso l'advocacy basata sull'evidence based approach" nel periodo 2012-2016.” La valutazione è avvenuta in aprile e maggio 2016 ed è stata condotta da un consulente internazionale con il supporto di un consulente palestinese. Sono stati esaminati oltre 100 documenti e sono state intervistate 53 persone. La raccolta dei dati per la valutazione ha utilizzato strumenti sia qualitativi che quantitativi, tra cui revisione da documenti, interviste semi-strutturate, questionario, monitoraggio di media e decisioni politiche.

[4] Rispetto ai risultati della valutazione solo quelli piu’ strettamenti inerenti al tema dell’articolo sono riportati nel testo. Nelle note a pie’ di pagina ci sono altri aspetti dello studio (vedi di seguito).
Risultati generali della valutazione
. Il progetto di advocacy dell'OMS ha sviluppato un solido lavoro tra il 2012 e il 2016, consolidando l'impegno dell'OMS del periodo precedente. Ha migliorato la qualità dei dati utilizzati nelle iniziative di advocacy utilizando dati accurati e basati su informazioni affidabili. La capacità dell'OMS di rispondere sistematicamente e tempestivamente durante i periodi di emergenza con iniziative di advocacy ad hoc è stata ampiamente riconosciuta.

Le iniziative di advocacy dell'OMS sono state incentrate su diversi argomenti relativi ai problemi prioritari della salute e al diritto alla salute. Tuttavia, ci dovrebbe essere una maggiore attenzione su argomenti essenziali, come l'ammodernamento del sistema sanitario a Gaza che eviterebbe parte del problema dei “referral abroad”. Inoltre, una componente legale di advocacy dovrebbe essere incorporata nella generale attivita’ di advocacy dell'OMS.

Rapporti, schede informative e comunicati stampa sono stati in genere modalita’ appropriate per le attività di advocacy e il raggiungimento dei gruppi target. L'esposizione mediatica dei messaggi dell'OMS conferma anche una certa visibilità dell'OMS e la capacità di essere presente attivamente in diverse aree. Tuttavia, miglioramenti possono essere introdotti nel campo della comunicazione usando un linguaggio più efficace e utilizzando più case study che documentano le violazioni dei diritti umani e la sofferenza delle persone.

[5] Uno specifico ruolo di advocacy è stato svolto dall'OMS negli organismi di coordinamento della salute, come il cluster della salute e il gruppo di lavoro del settore sanitario, affrontando sia gli aspetti legati all'emergenza che le componenti di sviluppo del diritto alla salute. L'accesso ai servizi sanitari, incluso il ‘referral abroad’, l'erogazione di assistenza sanitaria all'interno dei territori palestinesi, la distribuzione di farmaci e materiali sanitari tra la Cisgiordania e Gaza, i bisogni di salute dell'Area C e altri argomenti, sono temi sviluppati dall'OMS negli organismi di coordinamento della salute. Il rappresentante OMS ha dichiarato che l'OMS è impegnata in attività di advocacy con partner e ha menzionato come iniziativa positiva la "Coalizione tra ONU e donatori e la visita collettiva a Gaza nel 2015 che ha attratto fondi per il settore sanitario da Giappone, Norvegia e Turchia".

[6] WHO Commission_Report_advance_copy.pdf (see especially pages 6 and 7);

http://www.who.int/pmnch/media/events/2015/gs_2016_30.pdf?ua=1 (see especially from page 70 to 72);

sdgs and the importance of formal independent review an opportunity for health to lead the way

[7] Vedi Paul Hunt che cita il rapporto “Keeping Promises, Measuring Results” della UN Commission on Information and Accountability for href Women’s and Children’s Health – un gruppo di lavoro di alto livello coordinato dal Primo Ministro Canadese e dal presidente della Tanzania – pubblicato nel 2011

[8] La riduzione del numero di permessi per i pazienti che da Gaza devono uscire per avere accesso a strutture specialistiche sanitarie esterne non presenti a Gaza, con l'aumento dei permessi negati o rilasciati in ritardo, indica una situazione che è andata peggiorando negli ultimi anni. I fattori esterni (vedi pag 2) hanno una forte influenza sul diritto alla salute dei palestinesi e possono ridimensionare ogni possibile effetto significativo del progetto di advocacy dell'OMS.

[9] Raccomandazioni

  • Esplorare la fattibilità di costituire un comitato di revisione indipendente per svolgere un ruolo specifico nel progetto dell'OMS. Maggiori dettagli dovrebbero essere analizzati meglio attraverso il contributo di un esperto. L'ufficio nazionale dell'OMS, con il sostegno della SDC, dovrebbe intraprendere un'iniziativa esplorativa specifica con il direttore regionale dell'OMS (EMRO). Nel frattempo, il progetto di advocacy dell'OMS potrebbe assegnare in anticipo un fondo per questa attività. "Questa iniziativa e’ coraggiosa ma include oPt e OMS in qualcosa che è già stato fatto altrove nel sistema delle Nazioni Unite, quindi it is progressive not radical” (P. Hunt).
  • Mantenere la prerogativa di fare dichiarazione pubbliche usando media per una comunicazione più ampia al fine di raggiungere un vasto pubblico, nel caso in cui la situazione, a causa della gravità e dell'importanza del problema legato alla violazione del diritto alla salute, richiederebbe di farlo. Nel frattempo, la diplomazia soft e il dialogo dovrebbero essere sviluppati (e ulteriormente rafforzati) come strategia principale di advocacy attraverso una relazione costante con i vari interlocutori istituzionali.
  • Stabilire priorità che limitino il numero degli argomenti principali delle iniziative di advocacy. Le aree selezionate per l'advocacy dell'OMS dovrebbero essere collegate a problemi prioritari per la salute, come gli ostacoli all'accesso ai servizi sanitari; accesso a farmaci essenziali e forniture mediche; preoccupazioni umanitarie in materia di salute pubblica, come la qualità delle acque e i rischi ambientali; e la violenza, in particolare contro gli operatori sanitari e le strutture sanitarie.
  • Esplorare la fattibilità e l'opportunità di includere aspetti legali come parte del progetto di advocacy con due obiettivi principali: (1) aiutare le istituzioni / organizzazioni palestinesi a sviluppare un quadro giuridico per contribuire a difendere il diritto alla salute del popolo palestinese; e (2) assistere l'Autorità Palestinese nella preparazione dei trattati internazionali relativi al diritto alla salute.
  • Considerare l'accesso alla salute in modo ampio, al di là del referral system fuori Gaza:
    • migliorando il sistema sanitario a Gaza con le attrezzature e i materiali medici adeguati nonché le risorse umane specializzate nell'assistenza terziaria attualmente presenti in minima parte;
    • diminuendo la spesa out-of- pocket della Cisgiordania e di Gaza che sta minando seriamente il diritto alla salute per i palestinesi;
    • affrontando il deterioramento della qualità delle cure a causa di diversi fattori: blocco e isolamento di Gaza, mancanza di attrezzature e materiali, debole sistema di manutenzione e mancanza di pezzi di ricambio, fuga di cervelli, scarsa formazione medica e cattiva gestione del sistema sanitario con l'attuale due sistemi.
  • Follow-up con le autorità israeliane, l'Autorità Palestinese, le ‘autorità di fatto’ di Gaza o altri interlocutori dopo il monitoraggio della situazione per cercare di attivare un processo di cambio che migliori, al di la’ della denuncia, la situazione sanitaria dei palestinesi. Un piano d'azione per il follow up di ogni informazione rilevante prodotta e fatta circolare dovrebbe essere preparato con il coinvolgimento di membri di alto livello dell'OMS e dell'ONU.
  • Miglioramento della qualita’ di raccolta dei dati sull'accesso alla salute, sulla qualità dell'assistenza e sul diritto alla salute sviluppando ogni qualvolta sia necessario delle “ad hoc assessment and survey” soprattutto in caso di dati mancanti dal sistema informativo sanitario del Ministero della Salute.
  • Continuare a mediare e facilitare il dialogo tra le autorità palestinesi nel settore sanitario al fine di migliorare la gestione della distribuzione delle forniture sanitarie, in particolare di farmaci, in modo equo tra Gaza e la Cisgiordania.
  • Distribuire più efficacemente i prodotti dell’advocacy dell'OMS (ad esempio, report mensile sull'accesso), aggiornando la mailing list con l'inclusione di tutte le istituzioni / organizzazioni / associazioni / persone che sono collegate con le tematiche dell’advocacy.
  • Assicurare il rilascio tempestivo del materiale di advocacy, ridurre la durata del processo di clearance fornendo alle autorità israeliane un termine rigoroso per i loro commenti sulla relazione annuale.
  • Individuare i modi più appropriati per raggiungere, informare e orientare le persone in base ai diversi gruppi di popolazione target che richiedono una specifica varietà di mezzi di comunicazione. Sviluppare varie modalita’ di comunicazione per le iniziative di advocacy utilizzando mezzi innovativi tra cui un maggior uso dei social media. (Manenti, 2016)

 

degli stessi autori:  Diplomazia soft o denuncia pubblica?  Disuguaglianze e il progetto della Gelateria Sociale   Riflessioni su diseguaglianze, politiche sociale e partecipazione 

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