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Centro Studi Sofferenza Urbana

 

 

Outside-in e Inside-out, un approccio alla sofferenza in SudAfrica

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Melvyn Freeman

Andando la'

i) Pane e case

Cerco di pensare alla violenza in maniera diversa
(Non mi piace pensarmi come una vittima)
Sono stata violentata a 6 , 11 anni e poi a 13 a 17 ed a 19
Non sapevo di essere stata violentata perche'
Non avevo idea che cosa fosse la violenza carnale.

La vita e' un rifugio. La carne fragile del genere umano
Non puo' sopportare gli estremi. Noi costruiamo noi stessi
Intorno a noi stessi, facendo un rifugio.

Quando costruisci una casa,
Stai attento nel mettere le finestre,
Quando esci da una ferita,
vedi cose attraverso occhi
che sono sopravvissuti.

Io guardo attraverso l'album
Delle mie violenze, esse erano il pane - un catalogo di certezze,
Ringraziavo per questo
Cibo quotidiano di realta'.
Pensa alle memorie cheloidiche dei
Guerrieri e delle guerriere dell'Africa: cicatrici
Inflitte deliberatamente, un dolore breve, un marchio,
un segno di identita'. Le leggo come il Braille.

ii) Notte e sangue

Questa e'una lettera abbozzata alla luce di candela:
La lascio per tutti coloro che sono ugualmente
Confinati, repressi dolorosamente, aperti a meta'.
Coloro che si tengono stretti nelle proprie mani
E sperano di non versarsi
E scivolare via nella polvere senza senso.
La paura divora la speranza proprio come la notte mangia il giorno
Lasciando soltanto minuzzole di stelle. Troppo lontano
Per essere di alcun aiuto.


iii) polveri di luce

quando mi trovarono ero sporca,
furibonda e muta. Mi chiesero: che cosa
e' successo? La preoccupazione aprì
la gabbia della memoria, e parole uscirono fuori da me
come minuzzole nella foresta di Gretel, le parole
divennero luce, le parole
mi mostrarono
come tornare a casa.

Adesso sono guarita.
Ma non ho più
La stessa apparenza.

Poesia di Phillippa Yaa de Villiers

Introduzione


Il soffrire e' probabilmente espresso meglio dai poeti, dagli scrittori, dagli artisti e dai cantautori, che dagli psichiatri e psicologi. Nonostante sicuramente esista sovrapposizione con il disturbo mentale, il soffrire non può essere misurato scientificamente, definito e paragonato e perciò rimane sempre e profondamente una esperienza personale. D'altra parte, se vogliamo cercare di prevenirlo e cambiarlo, non possiamo nemmeno lasciare il soffrire esclusivamente nel contesto dell'espressione artistica e persone appartenenti a discipline e professioni diverse devono coinvolgersi nell'analisi teorica, nella comprensione della questione, nel cambiamento delle dinamiche che causano la sofferenza e nell'assistenza di coloro che ne fanno esperienza. Le avversità materiali e fisiche, l'oppressione, la discriminazione, la migrazione, le condizioni sanitarie ed educative carenti, la violenza e la guerra sono solo alcuni dei fattori che causano la sofferenza umana. Pertanto, la riduzione della miseria umana ha bisogno di un approccio pluralistico basato sulla partecipazione di contributi diversi.
Molte persone che si trovano nelle peggiori condizioni, riescono in maniera sorprendente a superare le difficoltà materiali e fisiche e nonostante le condizioni che di solito portano verso la disintegrazione psicologica, sono in grado di mantenere integrita' e benessere mentale. Alcune persone con caratteristiche eccezionali, sembrano addirittura maturare in condizioni estremamente avverse e mostrano qualità di buona salute mentale, quali la cura, il perdono e l'umiltà che vanno molto al di là delle aspettative "normali" - relative anche a persone che vivono in condizioni di vita molto più favorevoli. Tuttavia anche alcuni individui che si trovano in circostanze fisiche e materiali molto più vantaggiose e comode fanno esperienza di estrema sofferenza - fino ad arrivare al punto di togliersi la vita. Pertanto, nonostante non esista alcun dubbio sul fatto che una serie di fattori sociali avversi provochino la sofferenza, non esiste una relazione causale diretta fra l'avversità e la reazione interna. La resistenza personale assume un ruolo importante e la misura in cui la gente si dimostra capace di far fronte alle avversità dipende anche da una combinazione di fattori biologici, psicologi e sociali. L'eziologia e le soluzioni nell'affrontare la sofferenza umana si trovano sia al di fuori che all'interno della persona e anche nelle inter-relazioni fra le persone ed i loro mondi.
Anche se la sofferenza e' universale, e si può discutere sul fatto che sia addirittura una parte integrante della condizione umana, quando si confrontano le aree del mondo, appare chiaro che la distribuzione delle avversità (per esempio come quelle misurate dall'Indice dello Sviluppo Umano ) e la risultante sofferenza, siano entrambe asimmetriche e ingiuste. Nonostante sia controproducente instaurare una gerarchia di sofferenza relativamente ai paesi, è comunque da notare che le forze esterne che influenzano negativamente sul benessere delle persone nei paesi di sviluppo siano estreme. La maggioranza di noi non è Nelson Mandela o Mahatma Ghandi per i quali la sofferenza sembra aver rafforzato la "salute mentale", e per la maggioranza di noi, il costo psicologico di vivere nelle difficoltà passate e presenti è estremamente alto.
La psicologia e la psichiatria più tradizionali tendono a localizzare la sofferenza all'interno dell'individuo e di conseguenza la chiave della sua alleviazione risiede nella persona stessa. Per apportare cambiamento potrebbe essere necessario anche modificare modelli e schemi biologici, il modo di pensare delle persone, psico-dinamiche individuali ed altri mezzi di cambiamento individuale di comportamento. Se da una parte il cambiamento personale è importante, questi approcci da soli sono inadequati a dare una risposta esauriente alla sofferenza umana visto che prendono in considerazione solo gli effetti e non le cause della sofferenza ed, inoltre, perché nei paesi di sviluppo la misura della sofferenza in rapporto alle risorse per affrontarla saranno inadeguate nell'immediato futuro che si sta profilando. Una risposta razionale per alleviare la sofferenza richiede che le cause esterne di difficoltà vengano affrontate e con vigore. Il mettere in risalto le determinanti sociali della salute, salute mentale inclusa, ultimamente sta ricevendo molta attenzione e questo fenomeno segna un importante passo avanti, ma un intervento di gran lunga superiore è comunque necessario.
In questo articolo si intende sottolineare che molto del cambiamento esterno necessario per prevenire la sofferenza dipende esso stesso da individui e comunita' ben funzionanti. Pertanto alleviare la sofferenza non richiede solo il cambiamento di fattori socio-economici che hanno un enorme impatto sulle persone, ma anche il processo di rafforzamento delle capacità personali e di iniziativa individuali per far sì che gli individui e le comunità possano diventare effettivamente agenti di cambiamento socio-economico. Tutto ciò richiede affrontare direttamente la sofferenza personale delle persone e cambiarla. Pertanto, bisogna capire la sofferenza sia come si manifesta all'esterno che all'interno. Un'ulteriore questione importante che il testo solleva si riferisce alla possibilita' o meno di affrontare simultaneamente i fattori interni ed esterni e le relazioni nella sofferenza.

Fattori di impatto chiave sulla salute mentale e la sofferenza in Sud Africa


E' molto difficile isolare i principali fattori che causano la sofferenza in Sud Africa (ed in ogni altro paese), visto che esiste una miriade di fattori che vi contribuiscono e tutte le determinanti sono indubbiamente inter-connesse le une alle altre. Di seguito vengono evidenziate 6 variabili inter-relazionate che appaiono come le più significative: povertà, HIV/AIDS, disumanizzazione, violenza/crimine, abuso di sostanze e salute mentale.

Ognuno di questi fattori contribuisce alla sofferenza umana come una variabile a se stante, anche se è collegato agli altri come un sistema ecologico a pressione ed un cambiamento in qualsiasi punto ha un impatto a livello generale. Le dinamiche che mettono in risalto il modo in cui ogni fattore contribuisca direttamente alla sofferenza e allo stesso tempo ne abbia un impatto e venga influenzato dagli altri fattori, viene illustrato da una breve analisi di tre delle variabili menzionate dalla matrice qui sopra, ossia: povertà, HIV/AIDS e violenza/crimine. Sicuramente gli altri 3 fattori avrebbero illustrato con ugual efficacia lo stesso concetto.

 
Povertà

La povertà può essere definita come "una condizione di deprivazione materiale sociale in cui le persone cadono al di sotto di uno standard minimo socialmente accettabile, o in cui fanno esperienza di deprivazione rispetto agli altri nella società" . In Sud Africa ufficialmente il 23% della potenziale forza lavoro è disoccupato , anche se sembra molto probabile che questa percenuale sia maggiore. Si stima che il numero di persone al di sotto della soglia di povertà raggiunga il 71% nelle zone rurali . Il vivere nella povertà diventa un rischio per una serie di condizioni di salute fisica come tubercolosi, malnutrizione, HIV/AIDS, malattie respiratorie ed infettive. Allo stesso tempo è anche devastante da un punto di vista psicologico o "mentale". Vari studi dimostrano che in proporzione, percentuali più alte di persone con disturbi di salute mentale vivono in situazioni di povertà rispetto a persone che si trovano in condizioni economiche più favorevoli. Sarebbe difficile, seguendo il buon senso, spiegare la situazione inversa. Una breve illustrazione di un esempio tipico di una famiglia in condizioni di povertà e degli stress psicologici ai quali è sottoposta viene rappresentata dalla natura ciclica del seguente nexus.
Anele (nome fittizio), è una donna che vive in una baracca in un insediamento informale con 4 bambini, nel mezzo della criminalità e della violenza diventando lei stessa vittima di abusi domestici, con alle spalle una storia di violenza carnale e furto. Vive con queste cicatrici giorno per giorno. Sperimenta anche la mancanza di dignità, nel vestire stracci e nell' essere alla mercè delle intemperie in una situazione abitativa inadatta. In qualità di madre, si confronta con la spossatezza fisica e psicologica per l'impossibilità di sfamare e provvedere con un rifugio adeguato ai propri figli. Nonostante sia incapace di cambiare la propria situazione, si biasima e si ritiene colpevole per lo stato di deprivazione in cui si trovano i suoi figli. Visto che la sua identità come donna è inscindibile da quella di madre, essa si identifica con la sua inadequatezza materna, credendo pertanto di non essere una persona meritevole. La sua adeguatezza come persona è a rischio. Altre persone al di dentro ed al di fuori della comunità in cui vive la biasimano, irrazionalmente. Il suo senso di colpa e la condanna dall'esterno sono forti nonostante Anele, come tante altre donne che vivono in povertà, si privi del cibo che riesce a trovare per darlo ai suoi bambini. La colpa psicologica che essa sente non ha molto a che fare con la realtà, ma il dolore personale non è una illusione. Anele non ha fatto il test per la sieropositività, ma ha paura di essere affetta da HIV. Non ha intenzione di farlo, perché ha paura di un eventuale risultato positivo e nel caso risultasse sieropositiva, teme la reazione violenta di suo marito. Ogni giorno non smette di pensare con preoccupazione al suo stato ed a come i suoi figli potrebbero sopravvivere se lei morisse.
La spirale della sofferenza continua e si aggiunge al biasimo che Anele riversa su se stessa ed a volte sui propri figli. La condizione mentale di Anele è aggravata dalla debolezza fisica dipendente da malnutrizione. La risultante letargia significa anche che oltre all' impossibilità di provvedere al benessere materiale dei propri figli, Anele è anche incapace di dare loro sostegno e supporto emotivo. La sua debolezza fisica le preclude anche quelle saltuarie opportunità che si affacciano sulla sua strada come piccole fonti di guadagno (ad esempio lavori domestici). La sua letargia aumenta anche il rischio di problemi comportamentali nei confronti dei suoi figli. Infatti, visto che i bambini si sentono trascurati a casa, dopo la scuola cercano di trovare comunanza, un senso di appartenenza e di protezione in bande criminali ed attraverso attività asociali. Questa spirale verso l'abisso, continua con la violenza che crea nuova violenza, con l'aumento dell' abuso di sostanze stupefacenti, con l'aumento di traumi e con sempre meno possibilità di trasformare situazioni di povertà in prosperità. La mancanza di servizi di salute mentale in grado di assistere Anele ed i suoi figli riduce ulteriormente le opportunità di invertire la direzione di questa sorte.
Mandla, il padre dei bambini, crede che sia sua responsabilità provvedere materialmente alle necessità di tutta la famiglia, ma è disoccupato. Di conseguenza, si sente sminuito nella sua dignità e nel suo potere personale. I piccoli guadagni che riesce a mettere insieme vengono impiegati per comprare alcool ed altre sostanze così da fargli dimenticare I propri problemi. Quando si ubriaca e sentendosi profondamente senza potere, diventa violento ed abusa di Anele e dei bambini; la stabilità in casa si riduce sempre più e lui diventa sempre meno disponibile nei confronti dei bambini. Mandla trova sollievo emotivo con una prostituta e diventa siero positivo. Non informa Anele del suo stato. Alla fine si sente così male per lo stato di povertà della sua famiglia che decide di andare a rubare in una casa. Razionalmente pensa che morirebbe ugualmente di HIV e pone le ragioni della sua condizione nelle ingiustizie politiche passate e non si preoccupa di essere preso. Sfortunatamente durante la rapina, trova gli abitanti in casa e senza rimorso si appropria della pistola del proprietario per ucciderlo. Mandla, capo famiglia tradizionale in potenza, viene catturato e messo in prigione. La disumanizzazione dei suoi atti di violenza ha portato anche alla disumanizzazione delle sue vittime. Ma, ancora una volta, si è ulteriormente disumanizzato all'interno di un circolo vizioso. Le condizioni di prigionia ed il comportamento delle guardie completano l'opera: la disintegrazione dell'autostima è totale e perde ogni minima convinzione di poter diventare una persona capace di capire le necessità degli altri, dignitosa ed altruista .
Vi sono altri due fattori in stretta relazione con la povertà in Sud Africa: la disumanizzazione ed il senso personale di impossibilità, lasciato in eredità dall'Apartheid. L'Apartheid ha derubato la gente del proprio senso di dignità e così per molti è andato vanificandosi il credere in se stessi ed il considerarsi individui capaci di raggiungere autodeterminazione e fiducia. Anche 15 anni dopo l' Apartheid, per molti questo processo distruttivo non si è arrestato. Tutto ciò ha lasciato molte persone incapaci di superare la loro povertà anche dove occasioni di cambiamento si erano manifestate. Di conseguenza per queste persone la miseria e la sventura, come anche la mancanza di speranza e di aiuto, continuano ad esserci nonostante ora vivano in una democrazia politica. Le opportunità di un possibile cambiamento sono ancora limitate per queste persone e queste stesse rimangono prigioniere di entrambi i loro mondi, interno ed esterno.
La povertà è un fattore rischio riconosciuto per la salute mentale, e d'altra parte la salute mentale è un fattore rischio per la povertà. Persone con disturbi di salute mentale spesso si ritrovano senza lavoro, isolate dalle loro famiglie e dagli amici e cadono in uno stato di povertà. Inoltre, l'alto tasso di degrado della salute mentale fra i poveri è una conseguenza in ugual misura sia dell'inadequatezza dei servizi, e sia dello stress da povertà. Il non accesso alla cura per la lontananza fisica dei servizi stessi o per fattori economici spesso si traduce nel non ricevere cura da parte dei più poveri . Questo, pertanto, si manifesta come un ulteriore circolo vizioso fra la povertà ed il degrado della salute mentale. Da un recente studio nelle zone di Johannesburg più gravemente colpite dalla povertà si rileva che quasi il 40% degli intervistati presenta sintomi di comuni disturbi mentali . L'educazione e l'impiego formale sono emersi come i più efficaci fattori di protezione.


HIV/AIDS

 
Nel 2006, la siero-positività in una clinica prenatale pubblica era arrivata (DOH, 2007) al 28.6% . Questo vuol dire che più di una donna incinta su 4 era sieropositiva. Un Sudafricano su nove (11.4%) di età superiore ai due anni era segnalato come sieropositivo alla fine del 2007 . Anche se meno di 3 Sud Africani su 100 nella fascia di età compresa fra i 10 ed i 14 anni risultano infettati di HIV, si prevede - sulla base del tasso di infezione attuale - che il 20% della popolazione sarà sieropositiva prima di raggiungere i 25 anni. Nel 2005 il Rapporto di Sviluppo Umano ha identificato l'AIDS come il fattore che infligge la più severa inversione di tendenza nella storia dello sviluppo umano (UNDP, 2005).

Molte persone soffrono a causa dell'HIV. Non si tratta soltanto dell'individuo infettato, ma anche di suoi figli, della sua famiglia, di coloro che si prendono cura di lei/lui e di tutta la società sulla quale si ripercuotono conseguenze negative. L' AIDS ha un forte impatto sulla povertà e sulla diseguaglianza, sullo sviluppo economico, sulla disponibilità di forza lavoro, sui servizi sanitari, sull'aspettativa alla vita, sull'educazione e su tutti gli aspetti dell'esistenza sia a livello individuale che generale . Nei prossimi 10 anni, ogni persona lavorativa ha una reale aspettativa di dover provvedere ad una persona che dipenda dal suo stipendio, a causa dell'epidemia HIV . Le famiglie che vivono nelle zone più povere dovranno farsi carico di altre 8 persone che si troveranno a dipendere dai già minimi introiti, a causa dell'AIDS .

E' pertanto chiaro che l'HIV si espande più velocemente in condizioni di poverta' . Sappiamo anche che persone sotto l'influenza di sostanze stupefacenti o alcol sono più inclini a coinvolgersi in comportamenti sessuali rischiosi e che molte persone, dopo aver appreso della loro sieropositività, per fuggire dalla loro paura e dal loro dolore abusano di sostanze .
La reciproca relazione fra HIV/AIDS e salute mentale è complessa. Lo stato di salute mentale può essere un fattore rischio per contrarre HIV/AIDS, ed inoltre, la mancanza di salute mentale incide ulterioremente sul corso della malattia ed è, a sua volta, una sua conseguenza . Come dimostra la figura 2, la mancanza di salute mentale, a prescindere che si tratti di schizzofrenia, depressione o altri disturbi, spesso porta a comportamenti sessuali rischiosi. Inoltre, il modo in cui una persona reagisce quando è infettato dal virus ha ripercussioni anche sul corso della malattia. Il virus HIV attacca il cervello e senza terapia può portare alla demenza, e perfino alla psicosi nei suoi stadi più avanzati. La sieropositività vuol dire quasi sempre uno shock emozionale e vivere con l'HIV può essere estremamente stressante e spossante a livello psicologico. Lo stigma e la discriminazione verso la sieropositività aggravano ulterioromente il già serio stress psicologico. Qualora un individuo soffrisse di entrambi HIV e disturbo mentale, sarebbe anche afflitto da una "doppia discriminazione".

Nuovamente, questo esempio illustra che tutte le variabili nella nostra matrice si combinano per contribuire all'espansione dello HIV ed allo stesso tempo ne sono anche conseguenza. Il 45% di persone che vivono con l'HIV in Sud Africa hanno diagnosticato anche un disturbo mentale . Questo si può spiegare perchè la mancanza di salute mentale porta a comportamenti rischiosi che possono far contrarre la sieropositività e perché vivere con l'HIV può portare alla malattia mentale.


Crimine e violenza

La criminalità e la violenza sono cause principali di sofferenza umana in Sud Africa. Un terzo di tutti i crimini evidenziati è di natura violenta. Il tasso di morte a causa di violenza è 6 volte più alto rispetto alla media mondiale . Rispetto alla morte violenta, in particolar modo gli uomini sono più vulnerabili delle donne (in percentuale, muoiono 6 volte di più rispetto alle donne). Comunque, il tasso di violenza domestica (contro le donne) è fra i più alti del mondo. Per esempio, basta pensare che una donna su 4-6 donne viene picchiata dal proprio partner. Inoltre le violenze carnali sono particolarmente alte, e 55.000 sono le persone che hanno denunciato atti di abuso. Si calcola, però, che 450.000 violenze carnali non siano state denunciate, il che vuol dire che in media ogni giorno in Sud Africa avvengono 1300 violenze carnali (su una popolazione di 48 milioni).
Il dolore e la sofferenza causati dalla violenza non sono facilmente misurabili. Ai tassi di violenza appena menzionati se ne aggiungono altri, calcolati su un campione di 100.000 abitanti e nell'arco di 1 anno: 1000 assalti, 27 casi di furti di macchine, e 560 furti domiciliari. In questa situazione, i cittadini vivono nella paura di diventare la prossima vittima. Questo inibisce la libera espressione della gente e l'abilità a vivere vite libere e piene di soddisfazione.
L'abuso di sostanze è un altro fattore che ha un grande impatto sulla criminalità. Uno studio portato avanti a Cape Town, Durban e Johannesburg, ha evidenziato che il 15% degli arrestati era sotto l'influenza dell'alcol al momento del presunto atto criminale. Per i crimini violenti, i dati mostrano le seguenti percentuali in riferimento all'uso di alcol delle persone arrestate: il 25% per crimini a mano armata, il 22% per abusi sessuali, 17% per omicidio, 14% per assalto e il 10% per furto. I livelli di crimini relativi all'alcol erano molto alti, raggiungendo il 49% nei casi di violenza familiare. Alla domanda sul perché avessero assunto ablcol o droga, molti degli arrestati hanno risposto che avevano fatto uso di queste sostanze per acquisire coraggio nel compiere tali atti .
La relazione fra crimine e violenza e salute mentale è evidente soprattutto quando si va a valutare la natura degli atti criminali. Per esempio, se la sola povertà fosse l' unica spinta nel compimento di crimini ci si aspetterebbe che la maggior parte degli atti criminali non fosse violenta e soprattutto non fosse caratterizzata da violenze gratuite. Eppure esistono numerosi esempi di azioni criminali che includono l'assalto alle vittime che vengono addirittura assassinate senza nessun apparente motivo. Tutto ciò indica che la violenza è stata commessa da persone con una mente traumatizzata, disturbata o alterata. Hoffman ritiene che spesso siano l'alienazione ed il bisogno di essere riconosciuti che spinge a commettere violazioni su altre persone . La passata e la presente disumanizzazione degli individui rinforza azioni violente che hanno dato luogo ad una cultura di paura e di auto-protezione invece che di reciproca assistenza.
Il bisogno di trattare sia le cause che gli effetti della salute mentale
Il benessere umano ha bisogno di meno poverta', meno HIV/AIDS, meno disumanizzazione, meno crimine e violenza e ...più salute mentale. Forse si può dire addirittura che dato l'impatto di fattori socio-economici sulla salute mentale, coloro che sono seriamente dedicati all'alleviazione della sofferenza umana ed alla promozione della salute mentale hanno l'obbligo non solo di capire i fattori strutturali (socio-economici) insieme ad altri aspetti negativi che incidono sulla salute mentale (come violenza, abuso di sostanze, HIV, disumanizzazione), ma anche di diventare agenti attivi nel cambiamento di queste forze.
E' importante, quindi, chiedersi se le persone che sono seriamente impegnate nel combattere la sofferenza e le sue implicazioni di salute mentale possano e debbano adoperarsi per identificare le cause invece delle conseguenze dei disturbi mentale. Questa questione è particolarmente significativa proprio perché la salute mentale risulta essere ovviamente una conseguenza di variabili socio-economiche. Per esempio, se l'alleviazione o la riduzione di HIV/AIDS avessero un impatto più significativo sulla salute mentale rispetto anche a interventi psichiatrici o psicologici - e si può argomentare in maniera molto efficace questa tesi - questo vorrebbe dire che gli operatori professionali di salute mentale dovrebbero smettere le terapie curative per poter eliminare le cause? Per gli operatori di salute mentale nel settore pubblico appassionati al motto "prevenire è meglio che curare", questa alternativa rappresenta una tentazione, ma è anche una soluzione che lascia il tempo che trova per almeno tre ragioni. In primo luogo perché, a meno che lo staff professionale di salute mentale abbia maturato capacità di riduzione alla povertà, i loro tentativi darebbero pochi risultati. In secondo luogo, si può sostenere con grande probabilità che la salute mentale e la sofferenza umana abbiano bisogno di interventi che agiscano su entrambe le cause e gli effetti dei disturbi. Ma, considerato il fatto che sicuramente l'enfasi predominante si è concentrata sulla cura invece che sulla prevenzione, anche nel caso della salute mentale, l'alleviazione della sofferenza fisica e mentale diventa un intervento umanitario importante. Inoltre, la sofferenza di molte persone si acuisce in mancanza di interventi adeguati ed in questo caso, la cura spesso esclude aspetti di prevenzione secondaria e terziaria. In terzo luogo, il più importante ai fini di questa testimonianza, nel caso avessimo ragione di credere (e ne siamo convinti) che la mancanza di salute mentale contribuisca significativamente alla crescita di disagi sociali molto gravi quali la violenza, la povertà, l'abuso di sostanze, la disumanizzazione e HIV, gli operatori professionali di salute mentale possono assumere un ruolo sociale importante, aiutando gli individui ad avere effetti sulle cause che influenzano negativamente le loro vite.
La salute mentale intesa come un fattore fondamentale per lo sviluppo sociale e politico.
Persone che soffrono di disturbi di salute mentale e molti altri che soffrono personalmente ma che non ricevono una diagnosi precisa, molto spesso non sono in grado di contribuire positivamente al benessere personale, familiare e sociale. Pertanto, invece di partecipare allo sviluppo e alla crescita locale dando il loro contributo alla riduzione della povertà attraverso l'investimento personale di energia e impegno, diventano un peso per gli altri membri familiari, comunità, stato. Interventi di assistenza a livello individuale diventano fondamentali non solo perché alleviano la sofferenza personale, che è un bene in se stesso, ma anche perchè il non curare i disturbi mentali molto spesso peggiora la situazione di povertà, fa salire il numero di persone affette da HIV/AIDS, di persone che abusano di sostanze, esaspera il processo di disumanizzazione e mantiene il circolo vizioso di vittimizzazione ed aggressione nella criminalità. Il benessere individuale è pertanto intrinsicamente legato al benessere della comunità e società, nello stesso modo in cui il disagio diventa causa e conseguenza di avversità. Visto che problemi di salute mentale sono agenti di disagio sociale significativo come la violenza, la povertà, l'abuso di sostanze, la disumanizzazione e HIV (anche se fossero piccoli agenti), gli operatori professionali di salute mentale possono assumere un ruolo importante offrendo assistenza a persone con problemi di salute mentale nella cura della salute mentale (un obiettivo in se stesso) e nella funzione strumentale che contribuisce ad eliminare il disagio sociale. Una buona prassi di salute mentale è pertanto una componente necessaria per uno sviluppo ottimale socio-economico. Nello stesso modo in cui individui fisicamente sani sono chiave di prosperità locale, nazionale e internazionale, la salute mentale e la riduzione della sofferenza interna sono essenziali per lo stesso motivo. Una buona prassi di salute mentale può essere un fattore fondamentale di sviluppo sociale e politico.

 
Modelli di empowerment personale


Il precedente paragrafo suggerisce che, a parità di costi, gli interventi per alleviare i sintomi di disturbi mentali o sofferenza, sono entrambi accettabili visto che migliorano e rendono più tollerabile la vita dell'individuo (e probabilmente anche dei suoi familiari) e contribuiscono al benessere della società attraverso l'empowerment degli individui che riacquistano la capacità di influire positivamente all'interno del proprio contesto socio-economico. Nonostante ciò, la maggior parte degli interventi di salute mentale non ha l'obiettivo di assistere la persona nel capire le complesse cause della propria sofferenza mentale e/o di aumentare le sue possibilità di impegno personale e empowerment, al contrario si riduce ad agire e ad alleviarne i sintomi. La terapia di comportamento cognitivo e il trattamento psicotropico sono esempi di cura dei sintomi. Nonostante queste terapie siano importanti, in quanto la ricerca dimostra siano efficaci nella riduzione dei sintomi psichiatrici, allo stesso tempo questo approccio da solo rappresenta un'occasione persa nell'agire sull'empowerment della persona che potrebbe portare ad un cambiamento socio-economico. In tal senso, attraverso il solo intervento sui sintomi, si perde appunto "il potenziale" di rendere la persona più consapevole di se stessa e dell'impatto che il contesto circostante ha su di essa. In altre parole, l'opportunità di usare la sofferenza delle persone per aiutarle a capire e pertanto cambiare i fattori causa dei sintomi viene ignorata.
Per esempio, una donna può essere depressa perché vittima di violenze da parte del marito. La terapia la può far sentire meglio senza però mai agire a livello del suo empowerment personale che invece la porterebbe a prendere decisioni importanti verso un cambiamento della propria situazione di vita. Senza questo empowerment personale, l'impatto a livello sociale e politico diventa minimo. Un altro tipo di "terapia" può essere più utile alle donne nell'aiutarle a capire la loro sofferenza e metterla in relazione alla discriminazione e oppressione che si verifica sulle basi del "genere". In tal modo esse potrebbero diventare agenti decisive nel cambiamento delle loro vite, attraverso la presa di coscienza e poi l'azione. Questo potrebbe anche incrementare la partecipazione delle donne in movimenti sociali di attivismo nella lotta contro l'abuso delle donne e contro la discriminazione di genere. In tal caso, la sofferenza non è qualcosa solo da alleviare, ma viene recuperata in termini positivi come strumento di cambiamento. Per molte persone, la vita assume un significato (a volte per la prima volta) non solo quando si recupera un certo controllo su di essa, ma anche quando si riesce ad impegnarsi attivamente per gli altri che magari presentano le stesse cause di sofferenza.

Il lavoro con le comunità per il cambiamento


Questa sezione affronta la possibilità di lavorare con i membri delle comunità per cambiare la loro situazione, cause di sofferenza incluse. La disciplina di psicologia (critica) di comunità viene esplorata come un alternativa agli approcci che cercano solo di cambiare l'individuo e/o si adagiano sull'adattamento di quest'ultimo alla propria situazione senza cercare di cambiarla. La disciplina di psicologia di comunità è stata sviluppata principalmente come reazione alla mancanza di risorse umane ed economiche sufficienti a dare attenzione individuale ed inoltre, sotto la convinzione che molti problemi di salute mentale avrebbero potuto essere risolti attraverso il cambiamento sociale invece che solo individuale. La disciplina si cala nelle cause dei problemi invece di concentrarsi sugli effetti. La psicologia di comunità si differenzia dalla psichiatria di comunità che tende principalmente a offrire servizi psichiatrici a livello di comunità. La psicologia di comunità si basa su "questioni sociali, istituzioni sociali, ed altri contesti che influiscono sui gruppi e le organizzazioni. L'obiettivo è di ottimizzare il benessere delle comunità e degli individui attraverso interventi alternativi innovativi pensati e programmati con le comunità colpite". Ci sono diversi modelli di psicologia di comunità che si basano su vari concetti e che si prefiggono obiettivi differenti, ma esistono anche denominatori comuni. Questi sono per esempio messi in risalto dal modello di azione sociale della psicologia di comunità che tende all'emancipazione e l'empowerment della mente umana attraverso il ribaltamento delle strutture di oppressione che causano la sofferenza umana.
La psicologia di comunità si basa sulle relazioni ed interazioni fra gli individui ed il loro ambiente e contesto sociale. Secondo Lazarus, i valori e le supposizioni fondamentali della psicologia di comunità si rifanno alle dinamiche dell'oppressione . Inoltre, questa disciplina si concentra anche sul rendere la persona capace di riacquistare controllo sulla propria vita e sui fattori politici che la influenzano. Invece di lavorare solo con gli individui per arrivare a tali obiettivi, questa disciplina opera a livello di tutta la comunità (che può essere intesa come una comunità nello "spazio"invece che nel "luogo"') e sostiene il gruppo affinché esso acquisisca un "senso psicologico di comunità"". Questa azione collettiva dà agli individui un senso di solidarietà ed aumenta la capacità delle comunità a portare cambiamento.
Burton e Kagan, sulla base di cio'che e'conosciuta come la Psicologia della Liberazione sviluppatasi soprattutto in America Latina, identificano 5 elementi centrali della psicologia critica di comunita'o della liberazione.
i. Coscientizzazione. Questo concetto sviluppato da Paulo Frère sostiene che la liberazione materiale e psicologica avviene nell'interazione fra due tipi di agenti: agenti catalitici esterni (intellettuali, organici, attivisti, professionisti impegnati) e la gente stessa vittima di oppressione. La persona cambia attraverso un dialogo nel quale la gente afferra i meccanismi dell'oppressione e della disumanizzazione. La gente diventa più sicura quando capisce le radici della propria emarginazione e si organizza per agire insieme.
ii. Realismo Critico e de-ideologizzazione. Per ottenere la "liberazione" (interna ed esterna) è necessario che le persone "de-ideoligizzino" la realtà. Le persone vengono letteralmente convinte a versioni di realtà che fanno comodo a certi tipi di persone, ma che spesso sono controproduttive per coloro che occupano posizioni vulnerabili. Pertanto, la gente deve de-costruire l'ideologia che copre la realtà.
iii. Un orientamento di società. La maggior parte degli approcci psicologici sono individualistici. Anche quando rappresentata come "verita'", essa è una rappresentazione storica e culturale singola. Il potere e la liberazione vengono raggiunti attraverso un orientamento più sociale ed attraverso la comprensione.
iv. Opzione preferenziale per le minoranze oppresse. Sono i problemi reali delle persone, e non quelli che preoccupano gente in altri spazi e contesti, a dover essere presi in considerazione. Il soddisfacimento dei bisogni delle persone dipende dalla loro liberazione dalle strutture sociali che mantengono l'oppressione.
v. Eccletticismo metodologico. L'informazione dovrebbe essere raccolta attraverso vari metodi tra cui i sondaggi, statistiche ufficiali, analisi di contenuti, rappresentazioni sociali, interviste, analisi di testo, psicodramma etc. La critica ideologica deve ugualmente informare tutta la metodologia.

Combattere la sofferenza vuol dire oltrepassare l'individuo ed i sintomi che esso presenta ed arrivare ad una comprensione di come il sistema sociale si è strutturato e come funziona. Fenomeni sociali "entrano nella costruzione e nel funzionamento di attori umani, le loro idee, desideri, pregiudizi, sentimenti, preferenze, abitudini, usi, costume e cultura" (pag 25). Pertanto, comprendere una persona vuol dire comprendere le forze sociali che la costruiscono. La conoscenza delle dinamiche personali o interpersonali del comportamento umano e delle forze che formano il modo di pensare e di comportarsi assistono il "facilitatore" nel dare gli strumenti alla comunità perchè essa stessa possa trovare soluzioni di auto empowerment e di liberazione dalle forze che la opprimono (anche mentalmente).


Conclusioni


Affrontare la sofferenza umana vuol dire cambiare le forze "all' esterno"ed "all' interno "della persona. I cambiamenti esterni influenzeranno quelli interni. Entrambi i processi sono importanti nel rimuovere la miseria di molte persone che vivono in povertà, che non hanno le capacità per agire sulle proprie condizioni, che abusano di sostanze ed alcool, che hanno disturbi di salute mentale e che sono affetti da HIV/AIDS.
L'approccio di psicologia di comunità cerca di combinare questi processi. Nell'applicare questo approccio basato sulle reali preoccupazioni della gente, le persone riacquistano le capacità di agire sui processi di cambiamento delle loro condizioni di vita e vengono sostenute attraverso relazioni dialogiche così da apportare cambiamenti reali. In tale processo l'individuo acquista un senso di benessere e potere personale e la capacità di agire sulle condizioni che bloccano la propria azione.
Esiste troppa sofferenza umana nel mondo che può essere prevenuta. Noi abbiamo scegliere se impegnarci nel processo di cambiamento o diventare parte del problema. Questo testo è iniziato con un riferimento ai poeti, agli scrittori, ai cantautori e si conclude con una delle frasi più penetranti di Albert Camus
"...così egli non dovrebbe essere uno di coloro che salvaguardano la propria pace, ma testimoniare a favore delle persone colpite dalla peste; in questo modo la memoria dell'ingiustizia o del torto fatti loro può durare: e affermare che impariamo durante i tempi di pestilenza: e che ci sono più cose da ammirare che da odiare nell'uomo. Potrebbe essere l'unica evidenza di ciò che avrebbe dovuto essere stato fatto,...nonostante le loro personali afflizioni, da parte di tutti coloro che nell'impossibilità di essere santi, fanno del loro meglio per diventare guaritori" (The Plague ).

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Souq è un Centro Studi Internazionale che è parte integrante delle attività della Casa della Carità e studia il fenomeno della sofferenza urbana. La Sofferenza Urbana è una categoria interpretativa dell’incontro fra la sofferenza dei soggetti e la fabbrica sociale che essi abitano. La descrizione, la comprensione e la trasformazione delle dinamiche

Il progetto editoriale

La rivista SouQuaderni si propone di studiare il fenomeno della sofferenza urbana, ossia la sofferenza che si genera nelle grandi metropoli. La rivista promuove e presenta reti e connessioni con le grandi città del mondo che vivono situazioni simili, contesti analoghi di urbanizzazione e quindi di marginalizzazione e di nuove povertà. Il progetto editoriale si basa su tre scelte

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Last update: 20/04/2019
 

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