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Centro Studi Sofferenza Urbana

 

 

Interventi per la salute mentale di soggetti gravemente emarginati, italiani e stranieri, nella strategia di Casa della caritā a Milano

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Silvia Landra

Casa della carità a Milano è un contesto vitale con 120 posti-letto e alcuni spazi diurni che non si propone di generare luoghi simili, ma eventualmente pratiche analoghe, progetti nuovi e diversificati, occasioni dense per domandarsi come la psichiatria possa oggi rispondere ai bisogni del contesto metropolitano.
Nasce 5 anni fa da un'intesa del Cardinale Carlo Maria Martini, che ha destinato alla fase iniziale di questo progetto l'eredità del benefattore milanese Angelo Abriani, e del Sindaco di Milano, che ha messo a disposizione uno stabile idoneo nella zona di Crescenzago.
Il Vescovo e il Sindaco, il volto ecclesiale e il volto civico della città, accolgono di comune accordo la sfida della cura come diritto di cittadinanza. Don Virginio Colmegna ne assume la presidenza, portando i frutti di un percorso teorico-pratico per la salute mentale già avviato da anni nella Diocesi milanese.

OBIETTIVI

Accesso alle cure

  • Concentrarsi sulla salute mentale di coloro che hanno da tempo interrotto i contatti con i servizi di cura (i"persi di vista") o dei soggetti che, pur manifestando una sofferenza marcata, non hanno alcuna predisposizione a rivolgersi ad un servizio di cura (i "mai visti").
  • Garantire a tutti cura e cittadinanza, anche ai più fragili tra gli italiani che hanno perso la posizione sanitaria poiché la vita di strada ha determinato il blocco anagrafico, o ai più fragili tra gli stranieri che non sono riusciti ad attivarsi per regolarizzare la propria posizione giuridica.
  • Offrire percorsi per favorire la consapevolezza di malattia e la motivazione alla cura, cercando di non rendere impossibile il processo terapeutico-riabilitativo per coloro "che non si presentano di persona".

Deistituzionalizzazione

Intervenire nelle situazioni di grave emarginazione sia sulla strada che al domicilio, volendo tradurre in operatività due paradossi del contesto metropolitano: una strada che può diventare istituzione totale dalla quale è difficile uscire e una casa che può diventare "non-luogo", nella quale non si riesce ad entrare con agio.

Protagonismo

Favorire l'autodeterminazione e l'acquisizione di responsabilità di soggetti che si definiscono perdenti, che materialmente hanno perso beni e legami, che si sono autorelegati nella "città invisibile", quella dell'estemporaneità, dell'elemosina, degli espedienti.

Prevenzione

Essere presenti con soggetti e gruppi che abitano la periferia urbana in condizioni degradate favorendo strategie di inclusione con un'attenzione particolare per il monitoraggio della salute di persone non già malate, ma fortemente a rischio di sviluppare crisi.

STRATEGIE

Nella logica dei cerchi concentrici

Ci rivolgiamo ad un'utenza che tende a sradicarsi, a non fermarsi in un luogo. Secondo uno schema conosciuto e sensato dei servizi residenziali, dopo tre giorni di "fuga", ad esempio, la retta non è più pagata: bisogna dimettere e ricominciare da capo. Nel caso delle persone homeless la riduzione degli entusiasmi e l'allungamento dei tempi necessari per trovare una nuova risposta da parte dell'equipe curante ancor più diventano elementi demotivanti. Pare invece proficuo, come emerge dalla sperimentazione, promuovere luoghi che consentano una residenzialità anche discontinua. Ci viene in aiuto l'immagine dei cerchi concentrici: il soggetto con i suoi bisogni è al centro e può migrare da un cerchio all'altro, ovvero da una posizione più protetta ad una più autonoma, regredendo e progredendo fino a che il successivo passo non sia consolidato perchè sostenuto da sufficiente sicurezza interna. Essenziale è che i cerchi concentrici facciano parte dello stessa sistema di pensiero, che coinvolga più servizi e spazi: non salti nel vuoto ma movimenti visti, conosciuti, commentati insieme con il soggetto. Oltre alle tinte forti delle risposte cliniche, insostituibili, oggi presenti nel panorama psichiatrico della regione, promuoviamo sfumature ulteriori, diversi gradi di protezione, residenzialità, intensità riabilitativa. La logica dei cerchi concentrici riguarda anche il professionista che sa condurre un'azione combinata tra un intervento esterno, volto a favorire l'incontro tra bisogno e risposta, e un intervento interno, volto a far incontrare desideri e bisogni.

Inversione dell'asse direzionale utente-servizio

Mettiamo in discussione che il principale movimento utile nella cura sia quello che porta chi ha bisogno a dirigersi verso un servizio che offra aiuto. Si vogliono rappresentare luoghi di cura mobili, visibili, più vicini alle persone, per far sì che l'unico servizio in arrivo non sia l'autoambulanza e l'unico luogo conosciuto da certe persone non sia l'ospedale nel reparto che accoglie l'acuzie. Si prova a portare le competenze professionali sulla strada, in orari insoliti per la reperibilità dei servizi cittadini, o nell'abitazione, dedicando un tempo prolungato all'osservazione, all'incontro, alla promozione della consapevolezza di avere bisogno di aiuto.

Affiancamento e accompagnamento

Lavorare sulla strada insegna a muoversi e camminare molto. Percorrere le vie della grande città per le persone più fragili è talvolta inquetante, dispersivo, desolante. Abbiamo assistito a sblocchi emozionali e all'emergere di risorse individuali inizialmente insperate attivando spesso la pratica dell'accompagnamento. Non si intende solo il movimento dell'operatore che trasporta il soggetto, ma l'affiancamento dello psicologo che approfondisce la conoscenza potendo vedere anche quali circuiti l'homeless percorre in città o la disponibilità del consulente legale a stare diverse ore in coda con una persona straniera negli uffici della questura o la scelta dello psichiatra di accompagnare ad una visita psichiatrica presso il CPS o la capacità dell'educatore di intuire e guidare comportamenti vivendo la città insieme con l'interessato.

Pane e cultura

Promuovere riabilitazione in città e non in un paese, significa considerare che nella metropoli il territorio ha un volto diverso, vissuto non tanto attraverso contiguità spaziali (i negozi di fiducia, il cinema più vicino, la vita di quartiere...), ma per luoghi simbolici e significativi.
Per uscire dalla città invisibile le persone hanno bisogno di poter accedere alla Milano dei confronti, delle belle vie, delle opere d'arte, dello spettacolo. Lo sbilanciamento riflessivo, culturale e artistico con iniziative sia cercate fuori che promosse dentro la casa risponde al desiderio di abbassare lo stigma dei cittadini e di accorciare le distanze tra i fragili e i forti.


PRATICHE E NUMERI

Accoglienza residenziale


• Piano Abramo: 50 posti per maschi tardo pomeriggio e notte
• Piano Sara: 40 posti per femmine tardo pomeriggio e notte
• Comunità Sostare: 10 posti in appartamento interno giorno e notte
• Casa Nido: 4 mini-appartamenti interni per madri con figli giorno e notte
• Casetta: prefabbricato attiguo per 10 nuclei familiari giorno e notte

Intervento sulla strada


• Progetto Diogene, equipe multidisciplinare per la salute mentale

Interventi domiciliari


• Progetto Proviamoci Ancora (circa 70 soggetti nel quartiere Molise-Calvairate)
• Progetto Rete Appartamenti (10 persone)

Interventi preventivi


(contesti nei quali possono svilupparsi secondo le necessità consulenze sulla salute o veri e propri percorsi di salute mentale anche se non accompagnati da un posto letto presso la rete di Casa della carità):
• Campi rom (800 persone seguite)
• Servizi per le docce agli esterni (200 accessi alla settimana)
• Centro di Ascolto (20 nuovi giunti circa alla settimana che chiedono ospitalità)

 

 

degli stessi autori:  Soggetti rifugiati e in protezione sussidiaria che hanno subito tortura: percorsi di cura e processi di civiltā 

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  Sostenitori

Il Centro Studi Souq

Souq è un Centro Studi Internazionale che è parte integrante delle attività della Casa della Carità e studia il fenomeno della sofferenza urbana. La Sofferenza Urbana è una categoria interpretativa dell’incontro fra la sofferenza dei soggetti e la fabbrica sociale che essi abitano. La descrizione, la comprensione e la trasformazione delle dinamiche

Il progetto editoriale

La rivista SouQuaderni si propone di studiare il fenomeno della sofferenza urbana, ossia la sofferenza che si genera nelle grandi metropoli. La rivista promuove e presenta reti e connessioni con le grandi città del mondo che vivono situazioni simili, contesti analoghi di urbanizzazione e quindi di marginalizzazione e di nuove povertà. Il progetto editoriale si basa su tre scelte

Staff

Centro studi Souq   Comitato direttivo: Laura Arduini, Virginio Colmegna (presidente), Silvia Landra, Simona Sambati, Benedetto Saraceno;   Comitato scientifico: Mario Agostinelli, Angelo Barbato, Maurizio Bonati, Adolfo Ceretti, Giacomo Costa, Ota de Leonardis,  Giulio Ernesti, Sergio Escobar, Luca Formenton, Francesco Maisto, Ambrogio Manenti, Claudia
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ISSN 2282-5754 Souquaderni [online] Š by SOUQ - Centro Studi sulla Sofferenza Urbana - CF: 97316770151
Last update: 15/04/2019
 

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