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Centro Studi Sofferenza Urbana

 

 

Nel Ventre di Napoli…

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Aurora Rosa  Caliendo Grazia Tatarella

 La Fondazione “Massimo Leone” onlus: una realtà a sostegno degli homeless.

Premessa

Il lavoro quotidiano a contatto con persone deboli e bisognoe impone la conoscenza delle loro storie, del loro mondo, della loro vita, passata e presente. Questa conoscenza ci permette, da un lato, di comprendere appieno le persone con le quali ci rapportiamo e, dall’altro, di studiare gli interventi adeguati.

Il lavoro svolto con i senza dimora  ha posto l’accento sulle storie di vita consentendoci di aprire una finestra su questo mondo apparentemente impenetrabile. Un mondo strano e sconosciuto, un mondo nascosto, sotterraneo, straziato e vergognoso, pauroso e allo stesso tempo violento, emarginato ed indesiderabile. Un mondo di uomini consapevoli dei propri fallimenti, la maggior parte di loro vittima di un’incessante destrutturazione. Conoscono una crisi dietro l’altra, continui insuccessi e ricominciamenti. La loro vita è una somma di privazioni dotate di un effetto moltiplicatore: in alcuni casi si tratta di persone con un livello d’istruzione molto basso, sprovvisti di relazioni solide e durevoli, senza alcun rapporto con la famiglia d’origine e senza alcun legame di solidarietà e di vicinanza.

Ascoltare le storie dei senza dimora che si avvicinano alla Fondazione Massimo Leone o al centro di Prima accoglienza di Napoli, attraverso una serie di interviste qualitative,  dimostra chiaramente quanto viene espresso dai cosiddetti sostenitori della teoria degli “effetti traumatizzanti cumulativi”[2]. Costoro sostengono che, ad innescare il processo di esclusione sociale che porta alla condizione di senza dimora è, di norma, un insieme assai composito di eventi negativi che si sommano tra loro in maniera traumatica e ai quali i soggetti colpiti non sono in grado di rispondere per l’assenza delle necessarie risorse economiche, relazionali e cognitive[3]. Alla base della condizione dei senza dimora vi sarebbe pertanto, secondo i sostenitori di questo punto di vista, la convergenza tra un deficit di risorse individuali e una sindrome da cumulo multiplo di svantaggi. I fattori scatenanti di questo processo sarebbero, secondo questa impostazione, di vario tipo. Possiamo prendere come esempio l’elenco proposto in una ricerca italiana[4] che individua i seguenti fattori di innesco del percorso verso la condizione di sd: uno dei più rilevanti risulta essere sicuramente l’istituzionalizzazione (detenzione carceraria, ricovero in ospedale psichiatrico, istituzionalizzazione precoce) con tutto il carico emotivo da essa derivante; l’espulsione dai processi produttivi (disoccupazione, fallimento economico) è sicuramente un processo che porta ad un forte distacco con le abitudini quotidiane; non è da sottovalutare nemmeno l’effetto che può produrre uno scacco affettivo (delusioni affettive e maternità fuori dal matrimonio); un ulteriore fattore rilevante è sicuramente la dipendenza grave da alcool o droghe; vi sono anche cause più endogene, legate alla fase di sviluppo dell’identità del sé come l’esposizione alla violenza (violenze sessuali, fisiche o morali subite); tutti quei comportamenti che provocano un’espulsione dai processi educativi e socializzanti (insuccesso scolastico, allontanamento dai gruppi di appartenenza). Altri elementi da considerare, e che sono stati indagati  come possibili cause, sono: tutti quei comportamenti che indicano una devianza sessuale (prostituzione e omosessualità), ma anche la cesura profonda che si viene ad instaurare con la propria famiglia provocandone l’espulsione; in alcuni casi è stata riscontrata una corrispondenza in quei soggetti che hanno avuto episodi di familiari stretti con un’esperienza di perdita della casa (es. genitori sd), nonché tutti quegli avvenimenti che provocano una rottura traumatica del nucleo familiare (separazione, divorzio, morte di un genitore).

Chi sostiene questa posizione afferma, in sostanza, che è l’interazione di alcuni di questi fattori ad essere alle spalle della quasi totalità dei sd che vivono l’emarginazione della vita di strada. Dalle interviste raccolte emerge con forza la presenza incisiva e determinante di alcune delle problematiche sopraelencate per l’approdo alla condizione di disagio estremo, nella quale, i soggetti intervistati, si trovano attualmente.

La conoscenza dei soggetti attraverso le storie di vita è il mezzo attraverso il quale la Fondazione Massimo Leone opera per i più bisognosi. Studiare e conoscere la realtà dei senza dimora è il primo passo per lo sviluppo di interventi mirati a recuperare la dignità di coloro che, spesso inconsapevolmente, si trovano in condizioni di disagio estremo.

1. La Fondazione Massimo Leone

Legalmente costituita nel maggio del 1994 la Fondazione Massimo Leone è stata la progressione naturale di una storia legata al volontariato attivo e all’esigenza di poter diventare operativi, in maniera concreta ed organizzata, grazie ad un ente che avesse come finalità statutaria, nel territorio campano, un intervento a favore dei senza dimora. I fondatori, infatti, avevano maturato un’esperienza di volontariato pluriennale, prestato l’ex-Dormitorio Pubblico “Vittorio Emanuele II” di Napoli, ora denominato Centro di prima Accoglienza.

L’idea di dar vita ad un volontariato organizzato è nata anche per sostenere, approfondire e far conoscere una problematica sociale, spesso non affrontata nella sua complessità, ma smembrata ed inclusa in altre sfere di competenza, rischiando, così, di privarla di una sua reale comprensione.

Nell’immaginario collettivo il senza dimora è identificato alla figura romantica del clochard della tradizione francese, che sceglie liberamente di vivere la strada rinunciando ad adattarsi ai canoni della società civile. I nuovi homeless – come vedremo – sono persone fondamentalmente deboli, con un bagaglio di storie caratterizzate da continue rotture, che compaiono nelle biografie di questi soggetti contribuendo al processo di deriva sociale che li interessa. Coloro che sperimentano queste difficoltà vivono in condizioni molto precarie, spesso dormono per strada e solo una piccola percentuale di coloro che affollano le fila dei poveri senza casa hanno la fortuna di trovare alloggio presso centri di accoglienza, dormitori o forme residenziali di secondo livello. Nel conoscere le storie di vita delle persone che entrano nei circuiti di accoglienza, ci si accorge che, oltre ai racconti più “duri” (vicende personali nelle quali il destino sembra davvero accanirsi contro il singolo essere umano con una serie di disavventure che  portano, tra le altre cose, alla perdita di una dimensione domestica) è possibile ascoltare storie di precariato, racconti di chi ha vissuto un’esistenza serena fino al giorno in cui la piaga del lavoro nero o un sfratto incombente ne hanno sconvolto la normale routine quotidiana.

La riflessione è inevitabile, basta la perdita dei genitori, il trasferimento in altre città della rete familiare, la mancanza di un legame sentimentale duraturo (condizioni in cui si possono identificare molte persone) ed una difficile situazione economica per rischiare di finire in “mezzo ad una strada”.

Dall’ascolto di queste storie e da un’attenta analisi delle variabili che entrano in gioco nei diversi percorsi di esclusione, ci si è resi conto della necessità di diversificare i piani d’aiuto. Molti dei senza dimora che entrano a far parte dei circuiti di accoglienza si presentano con una serie di problematicità evidenti su cui è importante sollecitare un intervento immediato (basti pensare agli ex alcolisti, tossicodipendenti, detenuti …). Diversa è la condizione di coloro che non presentano problemi di dipendenze, non manifestavano una chiusura con il mondo esterno, ma sono disorientati, smarriti, bisognosi di sostegno. Questi ultimi, in qualche modo, sono passati per anni inosservati anche dal punto di vista della ricerca, nessuno si chiedeva quale fosse la loro situazione emotiva, che tipo di distacco si stesse generando tra la loro precedente esistenza e questa nuova condizione, spesso sostenuta esclusivamente tramite azioni di mero assistenzialismo.

È proprio per queste anime silenziose, per questi casi privi di aspetti evidentemente problematici, che la Fondazione Massimo Leone ha sentito l’esigenza di creare qualcosa di diverso.

Se è vero che ognuno ha diritto di essere ascoltato, seguito, sostenuto senza cadere in facili esemplificazioni, è anche vero che è necessario fornire un sistema integrato di servizi atto a fronteggiare la varietà di una problematica che non può essere settorializzata o schematizzata. È in questo quadro che s’incunea l’inizio di un’esperienza che è partita dalle piccole cose, fino alla creazione di una onlus che, oggi, ha attivato una serie di servizi operanti quotidianamente nel complesso tessuto sociale di una difficile realtà urbana quale quella napoletana .

2. La mission e i servizi della Fondazione Massimo Leone

 La mission operativa della Fondazione Massimo Leone si propone di seguire le persone che si trovano in stato di bisogno, con lo scopo di accompagnare le persone in un percorso di recupero e di reale reinserimento socio lavorativo.

Per raggiungere tali obiettivi si è scelto di non fornire un aiuto vincolato su di un piano di assistenza volto esclusivamente a dare una risposta ai bisogni primari (pur non negando l’indispensabilità degli stessi), ma si è cercato di aiutare il prossimo superando gli ostacoli iniziali, legati al senso di bisogno, e accompagnando le persone nel recupero della propria dignità. Solo riappropriandosi della propria individualità, infatti, ogni persona può essere davvero spinta a scendere nuovamente in un mondo, spesso troppo duro e complesso, per affrontare al meglio le difficoltà di ogni giorno, maturando una presa di coscienza di tutti quei diritti e doveri che rendono una persona realmente inserita nel tessuto sociale.

A tal proposito la Fondazione ha attivato una serie di servizi volti da un lato a supportare i senza dimora nei percorsi di inserimento e,dall’altro, a fornire loro gli strumenti per uscire da una condizione di disagio estremo.

  • Centro di assistenza sanitaria polispecialistica ambulatoriale “Beato Luigi Palazzolo”: è un centro a bassissima soglia; accoglie pazienti italiani e stranieri in situazione di grave povertà. Si propone non solo di curare le patologie ambulatoriali, ma vuole essere anche un luogo di indirizzo e ricerca sulla salute fisica e psichica dei sd, con l’obiettivo, attraverso uno studio epidemiologico, di riuscire a monitorare e curare le patologie che si presentano con un certa frequenza. In tal modo svolge una funzione di osservazione sanitaria e di sensibilizzazione attraverso campagne di prevenzione (vaccinazioni, igiene orale, profilassi antitubercolare, antitumorale ecc.).

 

  •  Centro di Accoglienza diurno “Binario della Solidarietà”: è una realtà operativa che si propone di approfondire la problematica e di educare la Comunità ad atteggiamenti di condivisione ed accoglienza nei confronti delle persone sd.

    L'obiettivo del Centro è la promozione umana, relazionale e sociale che va oltre il semplice assistenzialismo, mettendo al centro la persona ed attivando per lei e con lei progetti educativi individuali condivisi (PEI). Il Centro offre spazi, opportunità e servizi (tra i quali un servizio mensa serale e la possibilità di disporre di docce/guardaroba), ed è soprattutto un luogo dove le persone disagiate possano ritrovarsi e trovare volontari e operatori della FML che le aiutino e le sostengano nel percorso di recupero.

    Il Binario della Solidarietà, si occupa specificamente di sd in prevalenza italiani, accompagnandoli in un percorso di reinserimento sociale, arginando non solo temporaneamente e/o definitivamente la difficoltà o il disagio che la persona manifesta, ma anche e soprattutto restituendo ad essi la dignità, promuovendone l'autonomia e l'integrazione.

    Chi si rivolge al Centro lo fa per scelta personale o perché orientato da strutture pubbliche e private del territorio ed è accolto previo colloquio di conoscenza e raccolta informazioni, effettuato dagli operatori della FML che elaborano un progetto di intervento personalizzato.

 

  • Centro ascolto “Santa Maria La Palma”: attraverso il quale è possibile iniziare a costruire una relazione con i sd, valutando la tipologia d’intervento che potrebbe essere offerta agli utenti. I momenti dell’ascolto passano attraverso diversi canali. Un contatto iniziale può avvenire tramite un invio strutturato da parte di altri enti che prendono contatti con gli operatori della FML, in un lavoro di rete che valuta la tipologia d’intervento immediato da mettere in atto nei confronti della persona in stato di bisogno. Un secondo canale prevede una presa in carico diretta di quelle persone che, effettuando un’analisi dei bisogni, sono inserite nei percorsi di recupero offerti dalla FML. Spesso capita che gli utenti si rivolgano spontaneamente ai nostri servizi in cerca d’informazioni, necessitando di un orientamento utile. I sd vengono ascoltati da esperti che si preoccupano di sostenerli, accompagnarli e monitorarli anche e soprattutto rinforzandone il profilo psicologico e motivazionale.

 

  • Casa “Gaia”:  è una struttura residenziale (max 12 posti) nella quale gli ospiti sd possono tornare a vivere in una dimensione familiare, condividendo con gli altri le responsabilità della gestione domestica, imparando a risentire proprio uno spazio fisico che possa diventare anche luogo volto all’acquisizione di una propria autonomia. La casa accoglie, infatti, le persone che, dopo aver seguito un percorso di recupero attraverso i servizi della FML, sono pronte a tentare un reinserimento socio-lavorativo. L’obiettivo è quello di consentire agli utenti di sperimentare una vita comunitaria della quale si diventa partecipi in tutte le azioni quotidiane: dall’igiene della casa, alla cucina comune, passando attraverso momenti di socializzazione e di condivisione. Le persone che accedono alla struttura hanno la possibilità di essere accompagnate in un percorso di orientamento lavorativo, confrontandosi nuovamente con il mercato occupazionale. Si cerca di offrire una duplice forma di sostegno: da una parte la possibilità di riacquistare le principali funzioni inerenti la gestione domestica di uno spazio autonomo, dall’altra la possibilità di ritrovare un’occupazione stabile, step indispensabile per avviare una concreta re-immissione nel tessuto sociale.

 

  • Il Centro Studi: che si occupa, attraverso i principali mezzi di comunicazione, di monitorare, osservare e studiare il fenomeno dei sd, per poter crescere nella conoscenza delle problematiche relative alla homelessness, migliorare le tecniche d’intervento e diffondere informazioni utili che consentano di allontanare determinati stereotipi.

    Il Centro, oltre a pubblicare i dati elaborati (reperibili consultando il sito www.fondazionemassimoleone.it), cura anche campagne di sensibilizzazione e comunicazione nei confronti dei principali attori sociali presenti sul territorio, aventi una comune area di intervento. Grazie all’analisi del fenomeno è possibile promuovere corsi di formazione in partenariato con altri enti per incontrare e formare operatori e volontari che si inseriscono in questo ambito di intervento. A tal proposito ogni anno partono vari cicli di formazione per tutti coloro che desiderano iniziare un cammino di volontariato in questo settore. I corsi, tenuti da psicologi e psicoterapeuti operanti all’interno della fondazione, offrono la possibilità di ricevere un orientamento e delle linee guida per cercare di instaurare delle relazioni d’aiuto che risultino “sane”, sia per gli utenti sia per chi decide di dedicare una parte del suo tempo agli altri. È stato possibile riscontrare che questi momenti di formazione costituiscono un punto fondamentale nel passaggio operativo. Quella dei sd è una problematica complessa, che può mettere facilmente il volontario in una condizione di impotenza o di difficoltà, provocandone un allontanamento. Il senso di una buona formazione è rinchiuso tutto nella volontà di non perdere risorse preziose, ma anche nella necessità di far comprendere quanto questa problematica possa essere vasta ed innervata.

    Il Centro partecipa e promuove attività di interscambio attraverso manifestazioni, convegni, tavoli di lavoro con lo scopo di elaborare, grazie alle competenze di esperti della materia, nuove metodologie applicative.

3. Le attività della Fondazione Massimo Leone

 Tutti i servizi della FML offrono una serie di attività che accompagnano l’ospite in una personale crescita quotidiana che lo porterà ad essere nuovamente partecipe della società.

In particolare è possibile usufruire di:

  • Sportelli d’ascolto: la FML offre, tramite gli spazi ascolto, la possibilità, alle persone che ne sentano la necessità, di recarsi spontaneamente presso i servizi, per consentire loro di formulare in maniera diretta una richiesta d’aiuto. Inoltre gli operatori sono a completa disposizione degli altri enti, presenti nel nostro territorio, che sentano opportuno orientare le persone presso i Centri per ricevere un aiuto concreto, sinergico e strutturato.
  • Sostegno psicologico: gli utenti presi in carico presso i servizi hanno la possibilità di essere seguiti dal punto di vista psicologico con colloqui strutturati ed incontri di gruppo volti a sostenere le persone nel momento di difficoltà. Considerata l’elevata criticità di chi si trova a vivere da senza dimora, la FML ha rinforzato questo tipo di intervento che è previsto in tutti i suoi servizi, coadiuvato anche da una proficua collaborazione con i vari DSM presenti sul territorio.
  • Mediazione familiare e counselling: strettamente collegate alle attività di ascolto e al sostegno psicologico sono gli interventi di mediazione familiare e counselling. A seguito di una buona analisi della domanda, gli operatori della FML cercano di seguire gli ospiti sostenendoli in tutte le fasi critiche della loro evoluzione sia personale che familiare (lutti, sostegno alla genitorialità, crisi di coppia, separazioni, divorzi ecc.).
  • Orientamento lavorativo: uno dei principali ostacoli ad un reale reinserimento sociale è costituito dalla mancanza di un’occupazione lavorativa stabile. Da qui la necessità di creare uno sportello lavoro al fine di aiutare le persone, che stanno affrontando un percorso di recupero. Lo sportello si propone di:
    effettuare un bilancio delle competenze;
    ricostruire il percorso lavorativo antecedente la fase di crisi (presenza di contratti lavorativi; verifica situazione contributiva; iscrizione ai centri per l’impiego; stato di disoccupazione ecc.);
    Redigere il curriculum vitae in formato elettronico;
    Effettuare una ricerca con l’aiuto degli operatori che mediano tra le offerte di lavoro e la candidatura degli utenti.

Non si tratta di un centro per l’impiego, il compito degli operatori è quello di incrociare la domanda e l’offerta presente sul mercato lavorativo, tenendo conto delle reali potenzialità che la persona possiede nel momento in cui decide di rimettersi in gioco in ambito lavorativo.

  • Assistenza legale: grazie all’ausilio di alcuni avvocati, in pieno spirito di volontariato che offrono gratuito patrocinio, è possibile fornire, per coloro che ne abbiano necessità, un sostegno legale sia in ambito penale che civile. La FML ritiene questo servizio estremamente importante al fine di risolvere controversie che possono inficiare un nuovo percorso di vita.
  • Laboratori occupazionali:  Il progetto “LABORATORI” (iniziato con  il mini-progetto per la lavorazione del cuoio) si inserisce nel più ampio “PROGETTO SFIDA” della FML che prevede una serie di attività di tipo culturale e manuale tese al recupero delle persone e al loro reinserimento nel mondo del lavoro. Il progetto prevede un percorso di  accompagnamento individuale dell’ospite  supportato da volontari con funzione educativa e da personale qualificato come psicologi, maestri d’arte, trainers di laboratorio. Il gruppo ha come riferimento un operatore che, per la sua costante presenza, coordina i volontari e favorisce l’integrazione dei vari ruoli  che interagiscono nei  gruppi. L’attività è preceduta e accompagnata da momenti formativi alla vita in comune, all’impegno nel lavoro, al rispetto degli orari, alla stesura di un progetto personale di recupero e reinserimento. Attualmente sono attivi presso i servizi della FML laboratori di: cuoio, ceramica, découpage, bijouterie (per l’area manuale);  informatica, alfabetizzazione, teatro e musica (per l’area culturale). Nell’ultimo anno è stato attivato anche un corso per pizzaioli, in collaborazione con l’associazione di categoria “Pizzaiuoli Napoletani”, che rilascia, al termine della formazione, un riconoscimento certificato spendibile nel mondo del lavoro.
  • Spazi di lettura e socializzazione: la FML ha creato all’interno dei locali dei suoi Centri uno spazio adibito alla lettura e alla socializzazione. Si è pensato di creare un’area di accoglienza per quegli ospiti che, pur non essendo direttamente presi in carico dagli operatori, facciano richiesta di un luogo tranquillo dove potersi riparare onde evitare di permanere per strada.
  • Internet-point: a partire da settembre del 2010 la FML ha inaugurato un servizio di internet-point. Considerata l’importanza del mezzo multimediale e l’indispensabilità di internet nella vita quotidiana di molte persone, si è pensato di offrire la medesima possibilità alle persone che si trovano a vivere un momento di difficoltà. Il servizio è aperto a tutti coloro che ne facciano richiesta, nel rispetto delle normative vigenti. Viene richiesta una registrazione cartacea ed un piccolissimo contributo economico volto alla responsabilizzazione di chi sente la necessità di utilizzare questo media comunicativo.

 Conclusioni

 Il lavoro con le persone senza dimora risulta maggiormente difficoltoso nella realtà napoletana, dove i livelli di disoccupazione sono molto alti e i servizi non sempre rispondono alle reali esigenze del territorio. In questo contesto la Fondazione Massimo Leone  si impegna nella costruzione e nel consolidamento di una rete sociale territoriale con tutti gli enti (pubblici e privati) che si occupano delle persone in stato di bisogno, per poter favorire un intervento strutturato che possa rispondere alle esigenze più varie, dal momento che si ritiene opportuno promuovere e sostenere molte iniziative a vantaggio dei enza senza dimora, compartecipando al lavoro di altri enti aventi la stessa ragione sociale, affinché un’efficace condivisione aiuti nella diffusione di una realtà socio-assistenziale meglio organizzata.

Definire in maniera strutturata l’intervento operativo della FML è stato un passaggio doveroso per la crescita di tutte le risorse umane coinvolte nei progetti di recupero e di reinserimento dei sd. Chiarire gli obiettivi, e le reali possibilità di realizzazione degli stessi, è risultato molto importante per la maturazione del concetto di lavoro compartecipato, di intervento di rete.

Grazie ai servizi operanti è possibile, di fatto, accogliere le persone, attraversare una fase di osservazione, passare ad azioni di orientamento fino ad arrivare ad una vera e propria fase esecutiva in cui si co-costruisce un nuovo progetto di vita.


[1] Aurora Rosa Caliendo è operatore presso la Fondazione Massimo Leone, Grazia Tatarella è dottore di ricerca presso l’Università Federico II di Napoli. Entrambe collaborano con il centro studi della Fondazione Massimo Leone.

[2] Khan M.M.R. (1974). The Privacy of the Self. London: Hogarth (trad. it.: Lo spazio privato del Sé. Torino:  

   Boringhieri, 1979).

[3] A tal proposito si veda Bonadonna (2004) op.cit; Collard e Gambiez (1999) op. cit.

[4]  Labos: La povertà e l’emarginazione in Italia, Sintesi del rapporto di ricerca, Roma 1994

 

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