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2282-5754
 
Centro Studi Sofferenza Urbana

 

 

La sofferenza della cittą

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Giorgio Ferraresi

La smisurata dissolvenza dell’urbano: l’urlo di Munch e la distruzione di territorio e civiltà.
Sentieri di rinascita

Tracciati sociali e corpo territoriale: urbanizzazione, non più città

Qui si vuole allargare lo sguardo dalla sofferenza degli umani che vivono la condizione urbana alla "sofferenza" del "corpo urbano e territoriale" che essi abitano.
Di per sé è un gesto semplice e quasi ovvio proposto a chi incontra, interpreta, costruisce resistenza e alternativa a disagio e dolore nei tracciati sociali nella città: leggere, capire quale è il contesto, l'ambiente, la struttura, il luogo in cui si manifestano o che li condizionano o addirittura li determinano. Per poi ricomporre "civitas" e "urbs", la dimensione antropologica e quella della struttura e cultura degli insediamenti, nella complessità del territorio del vivere.

Ma questo passaggio attraverso la consapevolezza del contesto si rivela più radicalmente significativo se ci porta a cogliere la drammatica condizione del sistema urbano nella tarda modernità, nella contemporaneità che viviamo: una straordinaria potenza in dissoluzione, una dominanza pervasiva, enormemente dilatata nello spazio di un modello insediativo che esprime il trionfo della urbanizzazione e che porta contemporaneamente in seno il gene della morte dell'urbano per "bulimia".
Tutto è "città" e quindi nulla è più città . L'identità della città storica, la natura, la consistenza, la profondità dell'urbano si disperde e "si perde" appunto nel fenomeno della "urbanizzazione infinita" che ingloba, occupa e snatura il diverso da sé, gli spazi aperti e gli insediamenti storici precedenti, i luoghi delle differenze, la biodiversità e la diversità culturale: un fenomeno che non si traduce quindi in una ridefinizione della complessità territoriale stratificatasi nel tempo, ma la distrugge e produce consumo e destrutturazione dell'ambiente / territorio.

Un processo di degrado ed un modello dell'urbanesimo della modernità

Si tratta di un enorme processo di omologazione e di degrado, nodo ed origine fondamentale della crisi ambientale, della insostenibilità dello "sviluppo", la questione centrale del nostro presente e del nostro futuro; e che qui si vuole coniugare, come si è detto, al degrado ed alla sofferenza antropologica. Non assumendo quindi una concezione puramente naturalistica dell'ambiente, ma un punto di vista "territorialista" che considera il nostro ambiente un territorio complesso, corpo e mente, cultura e natura, economia e società...( )
Non si sta infatti descrivendo solo uno scenario di forme insediative del sistema urbano e la sua insostenibilità; si sta individuando in queste forme "un codice genetico della modernità vincente" nel suo significato più generale. L'assunzione cioè nel processo di modernizzazione degli ultimi tre secoli di un modello di strutturazione dello spazio per l'habitat dell'umanità : il modello dello "urbanesimo industrialista" e della sua trasformazione "postfordista" della diffusione urbana nella contemporaneità. ( )

Una struttura (e le sue evoluzioni) che si è costruita nel corso della trasformazione industriale dell'Europa e dell'occidente (a partire dal tardo settecento inglese) per divenire "iI modello" del pensiero unico dello sviluppo globale con cui tutto il mondo fa ancora i conti, pur nella attuale crisi strutturale che non ferma la sua dilatazione degradata: proprio in questi ultimi anni la percentuale di popolazione inurbata ha superato nel mondo la soglia del 50% e continua inesorabilmente a crescere, così come il degrado che l'accompagna.

La "ratio" del modello: la dittatura della razionalità strumentale

Di questo processo e modello si può brevemente esplorare la forma di razionalità che lo connota , per costruire una consapevolezza che ci consenta di uscirne.
Questa civiltà urbana/industriale (nelle diverse fasi di trasformazione accennate) è dominata da una potente "razionalità strumentale" fondata sulle sue basi scientifiche e tecnologiche ( ) e finalizzata alla produzione competitiva di "cose" intese come merci ed alla accumulazione di profitto (la base capitalista del sistema ma che va oltre il capitalismo stesso, in una concezione condivisa del "progresso" anche nelle forme antagoniste, nel cuore del conflitto capitale / lavoro). ( )
Qui possiamo riconoscere una vera indiscussa, generale "dittatura" della razionalità strumentale che produce ricchezza (e povertà) in questa sua logica produttivista, mercantile, competitiva, rispetto alla quale vengono ridefiniti i "bisogni" e la relativa produzione di servizi, alloggi, sistemi di welfare per la "riproduzione" dei produttori /consumatori. E si determina un uso funzionale a ciò dello spazio, e la sua partizione ed appropriazione proprietaria a questi scopi produttivi / riproduttivi. ( )

Per ritornare infatti al discorso della forma e struttura del territorio (città e spazi aperti), è evidente che questo modello dominate, la sua "ratio", riduce essenzialmente il territorio a una piattaforma per la produzione e lo scambio di questo universo di merci per le funzioni connesse; una riduzione a mero " suolo" che non ha altro "valore" che quello (immobiliare in sostanza ) di allocazione di insediamenti e infrastrutture edificate per queste funzioni. ( )



Il prezzo della ragione univoca: l'urlo di Munch

Questa unidimensionalità strumentale e funzionalista del modello territoriale dell'urbanesimo della modernità contiene , come si diceva, la radicale contraddizione di del modello stesso ed il segno della sua insostenibilità, della sua strutturale debolezza nonostante la sua capacità espansiva (o proprio a causa di questa).
Ma inoltre e soprattutto questa "lobotomia delle mente" fa pagare un prezzo altissimo ad ogni altra forma di razionalità, ad ogni altra cultura delle relazioni tra gli uomini e con l'ambiente che attenga ai "mondi di vita" ed ai soggetti e alle forme sociali che li esprimono; essenzialmente espelle da sé, subordina e opprime "l'altra metà" della mente umana, la razionalità comunicativa, la cura come modalità relazionale, l'internità dell' osservatore e dell'attore al mondo/ambiente, la circolarità dello sguardo e dell'azione "nel" territorio, il riconoscimento delle differenze e l'interazione con esse....
In realtà quel modello, lineare, veloce, violento, competitivo, che spiana gli ostacoli e invade lo spazio, omologa il territorio, rifiuta i caratteri distintivi di culture di luoghi, riduce al silenzio il locale: insomma il modello dominante sopra descritto produce un'agghiacciante distruzione dei mondi vitali e della loro cultura. E ciò è un fondamento basilare della sofferenza urbana ora estesa all'intero territorio invaso.
Una distruzione capillare, spesso silenziosa o che non abbiamo saputo ascoltare, ma profonda, paurosa, che evoca " l'Urlo di Munch".
Quella figurazione disperata dell'angoscia nell'arte dell'espressionismo ( che la nostra cultura ha considerato profezia degli stermini delle guerre del 900 e dell'inizio del nuovo millennio, della Shoà, delle stragi etniche nella civile Europa, in Medio-oriente, in Africa, nel Sudamerica...) forse interpreta una storia di devastazione ancora più profonda nella condizione della città e del territorio della nostra modernità, che già Munch viveva alla fine dell'ottocento e che continua nel tempo. Un storia che per certi versi può essere considerata madre delle altre

 

Nel cuore dell'urbanesimo il genocidio del mondo rurale

Ancora una volta si può ben tradurre e rappresentare questa condizione mettendo a fuoco una evidenza territoriale che non leggiamo mai abbastanza nel suo significato e che è il cuore di questa distruzione profonda, una parte per il tutto ma tuttaltro che marginale, strutturale invece e radicale: "il genocidio del mondo rurale" e dell'attività primaria che ha generato territorio e la stessa città nei millenni e che l'urbanesimo della modernità ha spazzato via in due/trecento anni.
Un attività (primaria appunto in senso e complesso, fondativa, generativa) che nel tempo lungo di costruzione del territorio ha domesticato e riprodotto la natura, ha fornito ciò che nutre la vita degli uomini, prodotto materiali ed energia, governato i cicli ambientali, ha cioè supportato i viventi. E che, nella marginalizzazione e distruzione del suo ruolo storico, ben rappresenta la subordinazione e la sofferenza dei mondi di vita e l'oppressione della loro ragione.
E appunto l'agricoltura, la ruralità più in generale, è stata oggetto della più grande deportazione di popolo della storia (dalle campagne alla città) e della più vasta e capillare predazione del suo territorio e distruzione sistematica della sua cultura: un paradigma del genocidio che la potenza dell'urbano induce distruggendo però la stessa città.

 

Per un percorso "construens"

Qui si potrebbe chiudere un primo percorso di costruzione di consapevolezza della origine della sofferenza urbana, che implica una interpretazione del corpo territoriale e della struttura e natura del processo di urbanizzazione e della sua crisi profonda, matrice di sofferenza e distruzione di città e territorio.
Ma non è legittimo riconoscere e rappresentare una condizione drammatica esimendosi dall'introdurre una traccia di percorso di resistenza ed alternativa (come si diceva all'inizio).
Non si pretende di sviluppare qui questo percorso, nei limiti di brevità di questo contributo: si può però appunto introdurre una traccia, una apertura del discorso "construens".
Che vede comunque già messi in campo in questo scritto i materiali di una uscita progettuale altra. Proprio gli elementi qui individuati della crisi del dramma urbano in corso indicano la strada rovesciandoli in progetto.

Si possono esprimere almeno degli annunci: le forme di razionalità negate in questa modernità decadente, i mondi di vita e le loro ragioni, i temi oppressi del valore territoriale e della fertilità delle differenze, il ruolo storico denegato della attività primaria di generazione del territorio rurale e di rifondazione dell'urbano, sono di nuovo in campo e conformano esperienze e progettualità sociali, si propongono con forza in faccia alle sorde politiche pubbliche.
Ma trovano anche fondazione teorica, producono culture e nutrono stili di vita non più di nicchia o pura resistenza (anche se sono ancora sovrastati dal prevalente rumore di fondo della crisi di sistema). ( )
Su queste basi può di nuovo essere pensato (e sperimentato in primi tracciati) uno scenario di alleanze tra soggetto/città e soggetto/territorio: che rifondi la profondità dell'urbano, il suo spazio pubblico delle relazioni e dello scambio non meramente commerciale, il "milieu", il cuore dell'abitare; e che liberi la fertilità della terra e la sua capacità di governare i cicli della vita.

Si potrà riprendere questo discorso non solo interpretativo ma anche progettuale, tra tracciati sociali e corpo territoriale.
Anche in questa sede se sarà possibile, traducendo un percorso comunque presente e parlante nel mondo qui attorno.

 

 

Una “citazione minima” di testi dell’autore 

 

 

 

Solo alcuni testi e qualche saggio, in tempi diversi, per segnare le stagioni del tema trattato: la costruzione dell’urbanesimo del moderno e la sua espansione e dissoluzione; e l’annuncio poi di un nuovo tempo/scenario.

 

Con qualche sguardo più ravvicinato al nostro contesto specifico milanese/italiano.

 

 

 

Sul passaggio dalla città storica complessa alla città del proletariato e della borghesia produttiva, verso la forma metropolitana:

 

-  Cerasi M., Ferraresi G. (1974), “La residenza operaia a Milano”, Officina Edizioni, Roma

 

 

 

Sulla critica al funzionalismo ed il ritorno necessario alla cura del territorio:

 

-  Ferraresi G., Rossi A. (a cura di,1993), “Il parco come cura e coltura del territorio”, Grafo, Brescia

 

 

 

Sui temi nodali della crisi dell’urbano nel postfordismo : locale versus globale e questione territoriale:

 

-  Ferraresi G. (2002), “ Milano e le dimensioni del locale strategico; luogo e reti di luoghi” , in “Urbanistica”, n.119, pg.124/128

 

-  Ferraresi G. (2005), “Forma e figurazione di mappe per la costruzione condivisa di consapevolezza del territorio”, in Magnaghi A, (a cura di) “La rappresentazione identitaria del territorio”, Alinea, Firenze, pg 195/220

 

 

 

Su elementi di teoria, pratica e scenari di rigenerazione di territorio e città: un annuncio dell’alleanza tra neoruralità e rifondazione della profondità dell’urbano:

 

-  Ferraresi G. (a cura di, 2009.) “Produrre e scambiare valore territoriale. Dalla città diffusa allo scenario di ‘forma urbis et agri’ ”, Alinea, Firenze

 

-  Ferraresi G. (2011), “La rigenerazione del territorio; un manifesto  della neoruralità”, in “Il progetto sostenibile”, n. 29,  pg 30/35 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Souq è un Centro Studi Internazionale che è parte integrante delle attività della Casa della Carità e studia il fenomeno della sofferenza urbana. La Sofferenza Urbana è una categoria interpretativa dell’incontro fra la sofferenza dei soggetti e la fabbrica sociale che essi abitano. La descrizione, la comprensione e la trasformazione delle dinamiche

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La rivista SouQuaderni si propone di studiare il fenomeno della sofferenza urbana, ossia la sofferenza che si genera nelle grandi metropoli. La rivista promuove e presenta reti e connessioni con le grandi città del mondo che vivono situazioni simili, contesti analoghi di urbanizzazione e quindi di marginalizzazione e di nuove povertà. Il progetto editoriale si basa su tre scelte

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