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Centro Studi Sofferenza Urbana

 

 

SouqBiblio: bibliografia internazionale annotata (Numero 8)

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Benedetto Saraceno

1) Piattaforma europea contro la povertà e l'esclusione sociale


http://cor.europa.eu/it/activities/europe2020/Pages/eu-platform-against-poverty.aspx.
Per la prima volta, l'obiettivo di ridurre la povertà è stato definito in modo quantitativo nel quadro di una strategia dell'UE. L'obiettivo dell'iniziativa faro Piattaforma europea contro la povertà e l'esclusione sociale di Europa 2020 è "garantire la coesione economica, sociale e territoriale onde migliorare la consapevolezza e riconoscere i diritti fondamentali delle persone vittime della povertà e dell'esclusione sociale, consentendo loro di vivere in modo dignitoso e di partecipare attivamente alla società". In particolare, essa prevede una serie di interventi volti ad aiutare gli Stati membri a raggiungere l'obiettivo dell'UE di far uscire almeno 20 milioni di persone dalla povertà e dall'emarginazione entro il 2020. Il Comitato delle regioni ne ha tracciato un bilancio in un convegno a Bruxelles (maggio 2013). Si tratta del quarto di una serie di eventi e iniziative di monitoraggio che il CdR sta organizzando in vista del riesame intermedio di Europa 2020, previsto per il 2014. Benché il tasso medio di persone a rischio di povertà ed esclusione sociale nell'UE sia rimasto relativamente stabile negli ultimi anni, esso presenta delle notevoli variazioni tra le fasce di età e gli Stati membri. Negli ultimi tre-quattro anni questo tasso ha registrato un'impennata in diversi paesi: mentre esso si attesta al disotto del 20 % in alcuni paesi quali la Danimarca, la Germania e il Lussemburgo, ha recentemente toccato il 47 % in Bulgaria, il 40 % in Lettonia e il 31 % in Grecia (2011). Inoltre, notevoli divergenze sussistono tra diverse regioni degli Stati membri. Attualmente, gli abitanti di circa un quinto delle regioni dell'UE sono particolarmente esposti a rischi di povertà ed esclusione sociale. La Piattaforma europea contro la povertà e l'esclusione sociale contribuisce all'obiettivo di Europa 2020 consistente nel realizzare una crescita inclusiva, insieme all'iniziativa faro. In particolare, contribuisce al raggiungimento dell'obiettivo principale di Europa 2020 che consiste nel liberare almeno 20 milioni di persone dalla minaccia della povertà e dell'esclusione sociale.Gli enti regionali e locali dell'UE sono responsabili di circa un quinto della spesa pubblica complessiva destinata alla protezione e ai servizi sociali, e svolgono quindi un ruolo importante nel contribuire al raggiungimento degli obiettivi posti dall'iniziativa faro.

2) World Health Organization, Draft Comprehensive Mental Health Action Plan 2013-2020, WHO, Geneva 2012d http://apps.who.int/gb/ebwha/pdf_files/EB132/B132_8-en.pdf

Il 27 maggio del 2013 l'Assemblea Generale della Organizzazione Mondiale della Sanità composta dai 194 ministri della sanità dei paesi membri ha approvato il Piano di azione per la salute mentale per il 2013-2020.Il Piano identifica le direzioni principali della azione dei governi nel campo della salute mentale pubblica con una enfasi speciale sulla promozione e difesa dei diritti dei pazienti psichiatrici. Ribadisce la centralità dei servizi di salute mentale territoriali e le responsabilità dei sistemi di salute mentale nelle aree della residenzialità e del sostegno sociale. Il Piano indica azioni specifiche e indicatori per poterne valutare la messa in opera e il loro grado di implementazione nei singoli paesi. I paesi membri si sono impegnati per il 2020 a incrementare del 20% la copertura dei servizi di salute mentale e a ridurre del 10% il tasso di suicidi.

3) United Nations, Report of the Special Rapporteur on torture and other cruel, inhuman or degrading treatment or punishment, Juan E.Méndez, UN, New York 2013.

Nel febbraio del 2013 lo Special Rapporteur delle Nazioni unite, Juan Méndez, ha presentato il rapporto sulla tortura e altre punizioni o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (United Nations, 2013). Il rapporto dedica molta attenzione alla nozione di ill-treatment ossia trattamento malsano indicando con questa espressione quei trattamnti medici o quelle misure adottate in ambienti sanitari che, malgrado ogni presunta buona intenzione, hanno le caratteristiche di una imposizione violenta su un individuo e configurano un comportanmento assimilabile alla tortura. Per la prima volta il rapporto evoca il l'argoment, caro a molti psichiatri, della "medical necessity" (argomento che è stato evocato dagli psichiatri indiani che vogliono che la legge riconosca loro il diritto di praticare l'elettroshock senza anestesia quando vi siano le condizioni di medical necessity, ossia non vi sia la disponibilità di un anestesista). Il Rapporto delle Nazioni unite non è ambiguo su questo punto e afferma che "notwistanding claims of good intentions by medical professionals (ossia malgrado qualunque rivendicazione di buone intenzioni da parte dei medici) i trattamenti psichiatrici imposti su persone con disabilità psicosociali sono da considerarsi come trattamenti discriminatori. Il Rapporto afferma che «La dottrina della medical necessity continua a costituire un ostacolo alla protezione dagli abusi arbitrari negli ambienti sanitari» (cit. paragrafo 35). E successivamente che «l'imposizione di un isolamento qualunque sia la sua durata ad una persona con una disabilità mentale costituisce un trattamento crudele, inumano o degadante» (cit. paragrafo 63). E infine che «E' essenziale che tutte le misure coercitive e non consensuali, includendo la contenzione e l'isolamento, di persone con disabilità psicologiche o intellettuali, siano assolutamente bandite da tutti i luoghi ove occorra una deprivazione della libertà includendo le istituzioni psichiatriche e assistenziali. Un ambiente in cui il paziente è senza potere e in cui si utilizzano forme di contenzione e isolamento delle persone con disabilità può condurre ad altri trattamenti coercitivi come l'elletroshock o la medicazione forzata» (cit. paragrafo 63).
Questo recente rapporto pone una seria ipoteca sulla legittimità giuridica oltreche morale delle pratiche abituali della grande maggioranza delle istituzioni psichiatriche di tutto il mondo.
Ancora una volta c'è da chiedersi perchè le associazioni professionali degli psichiatri si agitino a lottare contro lo stigma imposto dalla società alle persone che soffrono di malattie mentali e del comportamento ma restino silenziose rispetto alla convenzione delle Nazioni unite del 2006 e al rapporto dello Special Rapporteur del 2013.


4) NIMH-Director'sBlog-Post April 29,2013

Il direttore dell'NIMH (National Institute of Mental Health) degli Stati Uniti Thomas Insel, uno delle più prestigiose autorità nel campo delle neuroscienze, scrive il 29 aprile 2013 nel suo blog che «malgrado il DSM- ossia il manuale diagnostico psichiatrico più utilizzato nel mondo-sia descritto come la Bibbia della disciplina, in realtà esso è al massimo un dizionario che che ha creato una serie di etichette e poi le ha definite»). E' una affermazione molto radicale che sconfessa la pretesa scientificità della diagnosi psichiatrica: «Ecco perchè NIMH riorienterà la propria ricerca al di fuori delle categorie diagnostiche del DSM» scrive ancora Insel nello stesso blog. Ciò che più colpisce è il fatto che mentre nel passato la critica radicale alla diagnosi psichiatrica proveniva da una minoranza di intellettuali critici dell'intero impianto epistemologico e etico della psichiatria, oggi sono sempre più frequenti le posizioni molto critiche espresse da prestigiosi rappresentanti della ricerca neuroscientifica

5) Claire L. Pouncey, Jonathan M. Lukens: Madness versus badness: the ethical tension between the recovery movement and forensic psychiatry. Theor Med Bioeth (2010) 31:93-105

Il movimento del "recovery" promuove la autodetrminazione dei pazienti psichiatrici ma gli autori si chiedono se questo non sia in contraddizione con la richiesta di attenuanti per i pazienti psichiatrici che hanno commesso dei crimini. Sono i pazienti psichiatrici cittadini con le stesse responsabilità degli altri oppure la loro capacità di giudizio è diminuita a causa della malattia? Gli autori che sono esperti di psichiatria forense mettono in discussione la contraddizione fra la nozione di autodetrminazione e quella di responsabilità diminuita.


*I testi degli articoli, rapporti, e documenti segnalati da SouqBiblio quando non reperibili attraverso la consultazione delle riviste citate, sono generalmente accessibili attraverso ricerca su Google.

 

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