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2282-5754
 
Centro Studi Sofferenza Urbana

 

 

SouqBiblio: bibliografia internazionale annotata(Numero 9)

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Benedetto Saraceno


1) L'Indice di Urban Governanace
http://www.unhabitat.org/content.asp?typeid=19&catid=25&cid=2167

La agenzia delle Nazioni Unite UN Habitat nel quadro della campagna per la urban governance ha prodotto un Indice di Urban Governance. L'Indice si propone di misurare e comparare fra loro le capacità delle città di contribuire al raggiungimento dei Millenium Development Goals. Infatti è stata dimostrata la correlazione fra buona governance urbana e molti degli obbiettivi di sviluppo sociale e di miglioramento della salute contemplati dai Millenium Goals. A livello locale l'Indice si costituisce come un "gold standard" che permette alle governances locali di individuare specifici obbiettivi, e appropriati indicatori che ne misurino l'effettivo raggiungimento. L'Indice è costruito intorno a quattro assi: l'efficacia degli interventi, la loro equità, il livello di partecipazione e la trasparenza tecnica e finanziaria. Attraverso questi diverse angolazioni sono misurati gli interventi di governance urbana orientati a diminuire la povertà e le disuguaglianze, le iniziative di inclusione sociale, la qualità della vita e la competitività degli interventi.

2) J. Beaumont and Maarten Loopmans. Towards Radicalized Communicative Rationality: Resident Involvement and Urban Democracy in Rotterdam and Antwerp. International Journal of Urban and Regional Research, Volume 32, Issue 1, pages 95-113, March 2008


L'articolo analizza i processi di partecipazione nella governance urbana delle diversità e tensioni etniche e sociali in un distretto della città olandese di Rotterdam e in uno della città belga di Anversa. Con una scelta controcorrente gli autori sostengono che strategive molto participative non costituiscono necesariamente il modo migliore di gestire le grandi diversitè social ed etniche delle grandi metrópoli. La strategia ispirata ad una razionalità burocratica (Rotterdam) piuttosto che a processi partecipativi (Anversa) sembra migliorare la governance complessiva.

3) Gulbenkian Global Mental Health Platform & World Health Organization. Social Determinants of Mental Health, 2013 WHO Geneva.


Si tratta di un documento preparato da un gruppo di esperti internazionli guidato da Michael Marmot e dalla OMS; il documento fa parte della grande iniziativa della Fondazione Gulbenkian sulla salute mentale globale. Il documento analiza le strette relazioni fra disuguaglianze sociali e malattie mentali e descrive accuratamente le possibili politiche e i possibili interventi per ridurre il rischio di malattie mentali a partire da provvidementi che riducano le disuguaglianze e promuovano la inclusione sociale. Gli interventi che agiscono sulla prima infanzia e sulla adolescenza sono probabilmente quelli con maggiori chances di successo e con una effettiva e provata capacità di ridurre il rischio di successive malattie mentali nella età adulta. Il documento sollecità governi e autorità político-economiche ad assumere le responsabilità che competono loro nella riduzione del rischio di malattie mentali: la prevenzione non è questione che appartenga tanto all'universo della medicina ma piuttosto a quello delle politiche sociali ed economiche.


4) Il Consiglio d'Europa: Proteggere i diritti dei Rom.

http://www.minori.it/minori/dichiarazione-di-strasburgo-sui-rom-0

« Con la Dichiarazione del 20 ottobre 2010 (Dichiarazione n. 133 "The Strasbourg Declaration on Roma") i rappresentanti dei 47 Stati membri del Consiglio d'Europa, dell'Unione europea e della comunità Rom riuniti a Strasburgo ribadiscono - dopo averne condannato ogni forma di discriminazione - la necessità di garantire uguaglianza, libertà e gli altri diritti umani fondamentali ai Rom, ai Sinti, ai Kalé, e, in generale, a tutti i nomadi che si è soliti identificare come zingari. Difatti, il superamento dell'emarginazione economica e sociale che, ad oggi, riguarda ancora questi gruppi rappresenta un passaggio essenziale per giungere ad una società democratica realmente disposta ad accettare le diversità e a viverle come una risorsa e non solo come un problema. Inoltre, non bisogna dimenticare che il piano di azioni previsto nella Dichiarazione - che coinvolge il Consiglio d'Europa, l'Ue e i governi nazionali - finalizzato a migliorare l'integrazione economica e sociale dei gruppi in discorso in Europa è di grande rilevanza anche perché idoneo a rafforzare lo sviluppo economico degli Stati nei quali essi vivono.In questo piano vengono elencati i principi guida che gli Stati membri devono perseguire e le misure che gli stessi devono adottare per tutelare adeguatamente i diritti dei Rom in Europa. Fra i primi si segnalano, per importanza, i principi di non discriminazione, di cittadinanza, e il riconoscimento e la tutela dei diritti delle donne e dei bambini nomadi (per i quali ormai appare indispensabile la creazione di politiche di intervento per assicurare loro una crescita corretta ed evitare una devianza che dia luogo a risposte di tipo sanzionatorio e custodialistico).Invece, tra le misure da adottare per rendere più efficaci i surricordati principi, il Consiglio d'Europa indica quelle finalizzate a concedere ai Rom, legalmente soggiornanti nel territorio, l'accesso ai documenti di identificazione nazionale, la promozione e la partecipazione sia in politica che nella vita sociale; ma anche la partecipazione di rappresentanti rom in meccanismi decisionali che direttamente li riguardano. Tra le misure indicate come prioritarie vi sono inoltre la garanzia di una maggiore parità nell'accesso da parte dei Rom al lavoro e alla formazione professionale, in conformità a quanto stabilito dal diritto internazionale, e una parità più effettiva anche per quanto riguarda l'accesso alla giustizia e all'assistenza legale accompagnata alla possibilità di procedere legalmente ed efficacemente in casi di presunta violenza razziale, o per altri reati, commessi contro di loro. A questo fine, nella Dichiarazione è contenuto un programma di formazione europea per oltre un migliaio di mediatori ed avvocati rom che forniranno nel 2011 consulenza legale e amministrativa alle comunità. Mentre, più in generale, per quanto concerne l'educazione di questi gruppi, il Consiglio chiede che siano previsti dei programmi appositamente studiati per bambini Rom fino dalla scuola materna per garantire la loro partecipazione alla scuola, anche facendo uso di assistenti scolastici e mediatori adeguatamente formati e, inoltre, chiede agli Stati membri di adottare misure per promuovere la conoscenza della storia, della cultura e delle lingue dei Rom.Infine, sono previste anche azioni per tutelare e promuovere la parità di genere delle ragazze Rom all'interno delle loro comunità e più in generale nella società, proteggendole soprattutto contro la violenza sessuale e la tratta, tenuto presente che i bambini e le donne giovani Rom sono spesso vittime di sfruttamento. Logicamente, ogni azione indicata dalla Dichiarazione del Consiglio dovrà necessariamente essere accompagnata dalla lotta contro ogni forma di odio razziale fatta, magari, incoraggiando i mezzi di comunicazione di massa a trattare in modo responsabile e, soprattutto equo, le questioni che riguardano i Rom evitando di incentivarne gli stereotipi negativi. Senza dimenticare che anche ad alcune autorità, siano esse di livello statale, regionale o locale è rivolto questo richiamo del Consiglio perché, in certe occasioni, si sono lasciate andare ad affermazioni suscettibili di produrre l'effetto di legittimare, diffondere o promuovere l'odio razziale verso i gruppi etnici oggetto della Dichiarazione e rafforzare sentimenti di xenofobia ed intolleranza."


*I testi degli articoli, rapporti, e documenti segnalati da SouqBiblio quando non reperibili attraverso la consultazione delle riviste citate, sono generalmente accessibili attraverso ricerca su Google.

 

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