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Immigrazione:l'effetto spiazzamento delle misure di emergenza. Evidenza empirica dallo sportello tutela legale della Fondazione Casa della Caritą

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Lucia Dalla Pellegrina Margherita  Saraceno Mattia Suardi

Evidenza empirica dallo Sportello Tutela Legale di Casa della Carità

 

Lucia dalla Pellegrinaa, Margherita Saracenob, Mattia Suardic

aDEMS, Università di Milano-Bicocca e Centro “Paolo Baffi”, Università Bocconi.

bDEMS, Università di Milano-Bicocca e ACLE, Università di Amsterdam.

cIUSS Pavia.

 

Nel 2011 a fronte della c.d. “emergenza Nord Africa” il governo italiano ha adottato misure straordinarie volte a derogare temporaneamente alla disciplina in materia di immigrazione a favore dei migranti che cercavano rifugio in Italia a seguito dello scoppio della guerra civile in Libia e della grave situazione di instabilità politica nel Nord Africa. Casa della Carità – una delle principali fondazioni caritatevoli di Milano che offre (anche) assistenza legale ai migranti – normalmente gestisce un numero rilevante di richieste di permesso di soggiorno. Nel corso dell’emergenza gli operatori di Casa della Carità hanno direttamente sperimentato un mutamento significativo negli esiti delle domande di permesso riferite ai propri utenti.

Nel presente lavoro si è utilizzato un set originale di micro-dati raccolti presso Casa della Carità allo scopo di stimare l’impatto delle disposizioni introdotte dai provvedimenti in materia di immigrazione nell’ambito della gestione dell’emergenza Nord Africa (ENA) sulla probabilità di ottenere un permesso di soggiorno. Come atteso, l’analisi mostra che tali disposizioni hanno effettivamente aumentato il numero di permessi rilasciati ai migranti in possesso dei requisiti per beneficiare delle misure straordinarie. D’altro canto, queste sembrano essere associate a un significativo effetto spiazzamento a discapito delle richieste di permesso di soggiorno presentate in base alle procedure ordinarie. I risultati dell’analisi evidenziano che i migranti non aventi diritto alla protezione ENA hanno incontrato maggiori difficoltà nell’ottenere il permesso di soggiorno secondo le procedure standard.

 

Parole chiave: politiche migratorie; provvedimenti relativi all’emergenza Nord Africa; consulenza legale; effetto  spiazzamento.

1. Introduzione

In Italia, i migranti extracomunitari affrontano una serie di questioni di natura legale e amministrativa specificamente legati all’applicazione delle regole in materia di immigrazione. Per soggiornare legalmente nel territorio italiano essi devono infatti essere in possesso del permesso di soggiorno. Benché si tratti di un documento di tipo amministrativo che può essere rilasciato dalle questure laddove il richiedente soddisfi determinati requisiti e presenti la documentazione necessaria, l’esperienza comune mostra che molti migranti incontrano serie difficoltà nel seguire le procedure amministrative previste per la richiesta del permesso di soggiorno. Casa della Carità è una fondazione che opera nella realtà milanese e fornisce ai migranti un servizio di assistenza legale gratuita: in quanto tale, essa si occupa molto spesso di problematiche relative alle richieste di permesso di soggiorno.

L’aneddotica suggerisce che, al momento del loro arrivo in Italia, molti migranti tendono - anche nei casi in cui ne avrebbero diritto - a richiedere non il permesso di soggiorno ordinario previsto per motivi di lavoro, di studio o familiari, ma piuttosto particolari tipi di permesso destinati ai richiedenti protezione internazionale (permessi di soggiorno per i c.d. richiedenti asilo).[1]

Di conseguenza, il riconoscimento dello status di persona richiedente protezione internazionale è spesso considerato come un escamotage per riuscire a soggiornare regolarmente nel Paese per un dato periodo di tempo (ossia, per il periodo necessario, ai sensi di legge, affinché la domanda di asilo sia decisa dalle autorità competenti). Naturalmente, questo fenomeno può mettere a rischio il corretto funzionamento delle normali procedure previste per il rilascio del permesso di soggiorno.[2]

L’eccezionale afflusso di persone che ha raggiunto l’Italia a seguito della grave situazione di instabilità politica in Nord Africa e della guerra civile in Libia ha poi creato ulteriori difficoltà rispetto a un quadro generale in cui già normalmente è difficile distinguere tra migranti e rifugiati. Inizialmente, il governo italiano ha cercato di affrontare la crisi dichiarando lo stato di emergenza umanitaria. Il 5 aprile 2011, riconoscendo l’eccezionalità della situazione, il governo ha quindi adottato alcune misure umanitarie straordinarie allo scopo di garantire temporanea protezione ai migranti provenienti da quei paesi del Nord Africa che versavano in situazioni di emergenza (c.d. Emergenza Nord Africa, ENA).[3]In particolare, le disposizioni ENA hanno comportato l’applicazione di un regime di protezione straordinaria, in deroga alla disciplina generale in materia di immigrazione, per i migranti che, provenendo dal Nord Africa (Algeria, Egitto, Libia, Marocco, Tunisia), fossero entrati in Italia nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 5 aprile 2011.[4] Per tutti questi migranti veniva di fatto previsto il rilascio immediato di un permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari.[5]La durata di questo regime speciale è stata per altro più volte prorogata, a motivo della persistente situazione di instabilità nel Nord Africa. Inoltre, in data 3 agosto 2011, alcune specifiche misure di emergenza sono state applicate anche ad altri Stati africani (Paesi del Corno d’Africa, Kenya, Sudan e Uganda).

L’aneddotica suggerisce che questa forma di protezione temporanea sia stata richiesta anche da soggetti che, in realtà, non erano in possesso dei requisiti previsti (ad esempio, da stranieri già presenti in Italia ma senza regolare permesso di soggiorno). Questi tentativi di sfruttare la procedura straordinaria da parte di persone non destinate a beneficiare della tutela offerta dalle disposizioni ENA potrebbero aver aggravato le già presenti difficoltà di gestione delle richieste di permesso di soggiorno. Non è dunque un caso che durante l’emergenza, anche per gli utenti di Casa della Carità, si sia osservato un significativo mutamento nell’andamento degli esiti delle domande di permesso di soggiorno.

Ai fini della presente ricerca si è utilizzato un dataset originale, basato su micro-dati raccolti presso Casa della Carità. Le informazioni così ottenute sono state impiegate per stimare gli effetti delle disposizioni ENA sulla probabilità di ottenere un permesso di soggiorno. Come atteso, l’analisi mostra che l’applicazione del regime di protezione speciale ha effettivamente portato a un aumento dei permessi di soggiorno rilasciati ai migranti aventi diritto di beneficiare delle misure ENA. D’altro canto, all’adozione di queste misure straordinarie sembra essere anche associato un significativo effetto spiazzamento a sfavore delle procedure ordinarie di richiesta dei permessi di soggiorno. I migranti non legittimati a beneficiare delle misure ENA hanno infatti incontrato maggiori difficoltà nell’espletamento dell’iter per il rilascio del permesso di soggiorno.

 

2. Dati e analisi empirica

Le informazioni utilizzate nella presente ricerca sono state raccolte presso Casa della Carità.[6]I dati si riferiscono al periodo 1° gennaio 2010 - 31 marzo 2013 e sono stati codificati utilizzando la documentazione predisposta dagli operatori di Casa della Carità per ogni utente. Le statistiche mostrano, per l’anno 2011, un incremento nel flusso di utenti stranieri provenienti dai Paesi africani, dovuto alla guerra civile in Libia e alla situazione politica in Egitto e nel Maghreb (cfr. Tabella 1).

Come mostrato in Tabella 2, la maggior parte delle questioni legali esaminate dagli operatori di Casa della Carità ha a che vedere con le richieste di permesso di soggiorno. Le statistiche mostrano inoltre che la percentuale di esiti positivi in relazione alle richieste di permesso aumenta per i migranti africani dopo l’introduzione delle disposizioni ENA. È inoltre importante notare che l’applicazione delle misure ENA sembra aver influito anche sulla situazione dei migranti provenienti da Paesi non africani, sebbene queste disposizioni non si applicassero al loro caso. Dopo il 5 aprile 2011, per i migranti non-africani il tasso di successo nelle richieste di permesso  di soggiorno è sceso infatti dal 64% al 43%  (cfr. Tabella 3).

Tabella 1: Migranti che hanno ricevuto assistenza legale (gennaio 2010 – marzo 2013), per data di arrivo in Italia e  luogo di origine.

Regione

‘70

‘80

‘90

2000 2004

2005 2009

2010

2011

2012

2013(1)

N.D.

Totale

Nord Africa

0

7

9

4

22

9

47

2

0

15

115

Africa subsahar.

1

1

3

17

77

15

74

12

3

18

221

America Latina

0

3

2

1

3

0

0

0

0

17

26

Asia Orientale

0

0

0

1

1

0

0

0

0

1

3

Europa Orientale

1

1

3

4

2

2

0

0

0

10

23

Medioriente

0

0

0

0

4

4

5

1

0

0

14

Subcont. indiano

0

0

0

0

3

5

28

3

0

3

42

Altri

0

0

0

1

0

0

0

0

0

0

1

Totale

2

12

17

28

112

35

154

18

3

64

445

Fonte: Casa della Carità, Milano. (1) Sino al mese di marzo.

Tabella 2: Tipologia di questioni legali e amministrative.

Tipo

N. di casi (1)

% del totale utenti (2)

Richieste di permesso di soggiorno

362

81%

Altre questioni legate all’immigrazione

90

20%

Questioni non legate all’immigrazione

123

28%

Fonte: Casa della Carità, Milano.

(1) Il numero di casi è maggiore del numero di utenti poiché ad alcuni soggetti sono associate più questioni legali / amministrative.

(2) Calcolato sul numero totale di migranti che si sono rivolti a Casa della Carità (445).

Tabella 3: Tasso di successo delle domande di permesso di soggiorno: migranti provenienti da Paesi soggetti al regime di emergenza e altri migranti richiedenti permesso di soggiorno, 1° gennaio 2010 – 31 dicembre 2011.

 

Data creazione scheda utente

% di successo

Paesi soggetti all’emergenza

Ante-ENA

54%

Post-ENA

70%

Altri migranti

Ante-ENA

64%

Post-ENA

43%

Fonte: Casa della Carità, Milano.

 

Come ricordato, le misure ENA prevedevano il rilascio di un permesso di soggiorno temporaneo a tutti gli stranieri provenienti dai Paesi identificati per decreto come aree in emergenza umanitaria. Ecco quindi che l’applicazione delle misure ENA rappresenta un interessante esperimento naturale: il regime straordinario di protezione temporanea è stato introdotto solo successivamente al manifestarsi dell’emergenza attraverso i flussi eccezionali di migranti e soltanto per un gruppo ben definito di soggetti, nello specifico i migranti giunti in Italia da determinati Paesi prima dell’entrata in vigore dei decreti ENA.

L’impatto delle disposizioni ENA sulla probabilità di ottenere un permesso di soggiorno è stato stimato mediante l’impiego della tecnica difference-in-differences. Il modello di regressione utilizzato per presentare i risultati discussi nel prosieguo è descritto in Appendice.[7]La Tabella 4 riporta le principali statistiche descrittive e le definizioni delle variabili usate nell’analisi.  

 

Tabella 4: Statistiche descrittive e definizione delle variabili.

Variabile

Definizione

%

Media

 Dev.

Std.

Min

Max

ottienePdS

1 se ottiene il permesso

0.53

 

 

 

 

partner_it

1 se il partner è in Italia

0.27

 

 

 

 

hh_orig_patria

1 se la famiglia di origine risiede in patria

0.48

 

 

 

 

edu_no

1 se senza alcun tipo di istruzione

0.19

 

 

 

 

nascita (1)

data di nascita

 

29703.86

3711.69

11967

34768

N. di osservazioni: 362.  (1)Il giorno n. 1 corrisponde al 1° gennaio 1900.

 

I parametri stimati mostrano che le disposizioni ENA hanno influito significativamente sia sui migranti aventi diritto di beneficiare delle misure di protezione straordinaria sia sul gruppo di controllo (ossia, i migranti non aventi i requisiti previsti dai decreti ENA). Nella Tabella 5 sono riportati i risultati delle stime Logit, in cui il gruppo trattato è rappresentato dai cittadini provenienti dal Nord Africa, dal Corno o dagli altri Stati menzionati nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 agosto 2011 (legittimato, nelle Tabelle)[8]. In generale, i risultati evidenziano che il termine di interazione legittimato*tempo, associato all’effetto delle disposizioni ENA sul gruppo dei soggetti aventi diritto alle misure di protezione speciale, è sempre di segno positivo e significativo. Piuttosto, il risultato inatteso riguarda il gruppo di controllo per il quale la probabilità di ottenere un permesso di soggiorno diminuisce notevolmente a seguito dell’entrata in vigore del regime ENA (il parametro associato alla variabile tempo è sempre negativo e significativo).

Per corroborare i risultati dell’analisi empirica, occorre anzitutto evitare il rischio che le tendenze rilevate possano semplicemente essere il prodotto di altri eventi, di per sé estranei all’applicazione delle disposizioni ENA: eventi che, più precisamente, possono aver inciso in modo diverso a seconda delle differenti caratteristiche dei singoli soggetti. Fattori quali i conflitti politici e le avverse condizioni ambientali nei Paesi di origine sono uno dei possibili esempi di questo genere di shock aggregati. Rispetto a questa eventualità, la validità dell’ipotesi formulata è stata verificata controllando per caratteristiche misurabili (estranee all’applicazione delle misure ENA) che possono aver influenzato in modo diverso il gruppo trattato e il gruppo di controllo con riferimento alla probabilità di ottenere un permesso di soggiorno nel periodo di tempo considerato nell’analisi. Nella Tabella 5 si riportano le stime ottenute per cinque differenti specificazioni del modello di regressione, corrispondenti alla progressiva inclusione degli effetti fissi associati alla regione e al Paese di origine (colonne dalla (a) alla (e)). Nella prima specificazione (colonna (a)) si omettono tutti gli effetti fissi, ad eccezione delle variabili dummy di operatore e di ufficio. Nella seconda specificazione (colonna (b)) si tiene conto di tutti gli effetti fissi di regione, mentre nella colonna (c) si includono le variabili dummy di regione definite secondo un criterio di ripartizione territoriale che non corrisponde a quello previsto dalle disposizioni ENA. Infine, nella colonna (d) si considerano tutti gli effetti fissi di Paese, mentre nella colonna (e) si fa riferimento alle dummy del Paese di origine con l’esclusione degli Stati soggetti alle disposizioni ENA.  

 

Tabella 5: Impatto delle misure ENA sul tasso di successo delle domande di permesso di soggiorno. Stime logit. Gruppo trattato: immigrati da Nord Africa, Corno, Kenya, Uganda e Sudan giunti in Italia nel periodo 1° gennaio - 5 aprile 2011.

Variabile

(a)

(b)

(c)

(d)

(e)

tempo

-0.160**

-0.154**

-0.154**

-0.162**

-0.162**

 

(0.077)

(0.077)

(0.077)

(0.072)

(0.067)

legittimato

0.056

0.143

0.039

0.081

0.105

 

(0.072)

(0.098)

(0.088)

(0.066)

(0.084)

legittimato*tempo

0.248***

0.257***

0.259***

0.248***

0.234***

 

(0.084)

(0.086)

(0.086)

(0.080)

(0.074)

nascita

0.000***

0.000***

0.000***

0.000***

0.000*

 

(0.000)

(0.000)

(0.000)

(0.000)

(0.000)

partner_it

0.236*

 

 

 

 

 

(0.125)

 

 

 

 

hh_orig_patria

-0.175*

-0.179*

-0.165*

-0.264**

-0.200**

 

(0.100)

(0.096)

(0.097)

(0.103)

(0.101)

edu_no

0.330*

0.311*

0.342*

 

 

 

(0.180)

(0.193)

(0.187)

 

 

costante

 

 

-0.653**

 

 

 

 

 

(0.268)

 

 

Dummy di regione: Nord Afr., AfricaSub.

no

no

no

no

Dummy di regione: Asia Orient., America Latina, Medioriente, Subcont. indiano

no

no

no

Dummy “conoscenza della lingua italiana”

no

Dummy Paese di origine: tutti i Paesi

no

no

no

no

Dummy Paese di origine: tutti i Paesi eccetto DZ, EG,ER, ET, KE, LY, MA, MR, SO, SD, TN (1)

no

no

no

no

Dummy operatore

Dummy ufficio

Pseudo R2

0.08

0.11

0.10

0.33

0.25

La variabile dipendente è ottienePdS=1 se il permesso è stato rilasciato. N. di osservazioni: 362. Si riportano gli effetti marginali.   * p<0.1; ** p<0.05; *** p<0.01. Gli errori standard sono clusterizzati a livello di Paese di origine (in parentesi).

Le variabili “partner_it”,“edu_no”e la costante sono state omesse ove non significative.

(1) Algeria (DZ), Egitto (EG), Eritrea (ER), Etiopia (ET), Kenya (KE), Libia (LY), Marocco (MA), Mauritania (MR), Somalia (SO), Sudan (SD), Tunisia (TN).

 

Per quel che concerne la presenza di altre eventuali distorsioni che potrebbero alterare la validità dei risultati, è possibile escludere che, di per sé, l’implementazione del regime ENA abbia causato cambiamenti nella definizione del gruppo di migranti che, a livello aggregato (ossia, a livello nazionale), risultavano aver diritto alle misure di protezione speciale. Come ricordato, infatti, il primo dei decreti considerati risale al 5 aprile, mentre a poter beneficiare delle misure di protezione speciale erano i migranti che, provenendo da determinati Paesi, fossero giunti in Italia tra il 1° gennaio e il 5 aprile 2011. Di conseguenza, l’attuazione delle misure ENA non dovrebbe aver dato origine a un flusso aggiuntivo di migranti a loro volta intenzionati a beneficiare dell’applicazione delle disposizioni speciali. È inoltre importante notare che, essendo i permessi di soggiorno ENA concessi in base a caratteristiche verificabili (la nazionalità e il momento di arrivo in Italia), la probabilità di successo nell’ottenere il permesso non dovrebbe, per principio, dipendere da caratteristiche non misurabili riferibili al singolo migrante.

Dalle stime riferite ai parametri associati alle covariate riportate nella Tabella 5 (nonché nella Tabella A.1. in Appendice) è infine possibile ottenere alcune ulteriori evidenze. In particolare, il fatto di essere giovani e non alfabetizzati si associa a una maggiore probabilità di ottenere il permesso di soggiorno. Questo risultato potrebbe spiegarsi se si considera che gli individui socialmente più vulnerabili tendenzialmente sono destinatari di una maggiore tutela. D’altra parte, il fatto che la famiglia di origine risieda in patria riduce la probabilità di ottenere un permesso, cosa che sembra indicare che coloro che non hanno una rete familiare in Italia sono soggetti più fragili nell’interazione con le istituzioni.

Infine, è possibile osservare il contributo delle dummy riferite al Paese di origine, rilevante nello spiegare la varianza della variabile dipendente, come chiaramente visibile dal confronto dei diversi valori assunti sia dallo pseudo R2 che dall’R2 (cfr. colonne (d) e (e) nelle Tabelle 5 e A.1).

3. Conclusioni

Per realizzare la presente ricerca si sono utilizzati dati raccolti presso Casa della Carità, una fondazione milanese che, svolgendo un’intesa attività di assistenza legale a favore degli immigrati, affronta numerose questioni legate al permesso di soggiorno. Scopo del lavoro è stato quello di valutare l’impatto delle misure straordinarie che il governo italiano ha adottato a partire dal 5 aprile 2011 per far fronte alle crisi scoppiate nel continente africano (Emergenza Nord Africa) sulla probabilità di ottenere un permesso di soggiorno.

L’analisi empirica evidenzia un significativo aumento della probabilità di rilascio del permesso per il gruppo trattato a seguito dell’introduzione delle misure ENA. A fianco di questo risultato - certamente atteso e coerente con l’aneddotica - l’analisi mostra anche un importante effetto inatteso di spiazzamento: le disposizioni ENA hanno infatti influito negativamente sulla situazione del gruppo di controllo, per il quale la probabilità di ottenere il rilascio del permesso di soggiorno è diminuita in maniera significativa a seguito dell’adozione delle misure straordinarie.

Alcuni fenomeni, non mutualmente esclusivi e largamente supportati dall’evidenza aneddotica, potrebbero spiegare questi risultati.

Il primo è riconducibile a quello che potremmo definire un effetto di spostamento dalle procedure ordinarie a quella straordinaria: nel contesto dell’emergenza, alcuni migranti, benché non in possesso dei requisiti previsti, hanno optato per richiedere (senza successo) l’applicazione delle misure ENA o di altre forme di protezione umanitaria o internazionale. Questo fenomeno è attribuibile in parte alla difficile interpretazione del quadro normativo di riferimento, in parte al consapevole tentativo di sfruttare il regime straordinario presentando richieste obiettivamente non fondate. In un’ottica di policy, un’informativa più completa a livello istituzionale e un atteggiamento di maggiore cautela da parte degli esperti che prestano consulenza ai richiedenti permesso di soggiorno sarebbero stati certamente auspicabili.

Un secondo fenomeno che potrebbe aver parzialmente contribuito a determinare quanto risulta dall’analisi qui proposta è riferibile all’emergere di difficoltà di tipo amministrativo-gestionale nel rilascio dei permessi di soggiorno: è, infatti, assai plausibile che gli afflussi eccezionalmente consistenti di migranti dall’Africa durante la crisi abbiano creato seri ostacoli al corretto funzionamento dell’intero sistema di controllo dell’immigrazione, determinando dunque delle ricadute negative per i migranti non provenienti dai Paesi africani. Come tale, l’introduzione delle misure ENA può allora aver avuto un impatto negativo sull’attività, già di per sé gravata da numerose difficoltà, delle autorità che decidono le singole domande di protezione internazionale. 

Una terza possibile spiegazione è attribuibile all’implementazione, da parte delle autorità pubbliche, di una tacita politica di razionamento volta a contenere il numero di permessi di soggiorno rilasciati. Benché il governo italiano, in ambito di protezione internazionale o umanitaria, non faccia esplicitamente impiego di quote, vi è la possibilità che l’aumento dei permessi di soggiorno rilasciati a seguito delle misure ENA sia stato compensato da un atteggiamento più severo e restrittivo rispetto alle altre domande di permesso di soggiorno.

Al di là delle ragioni per cui le disposizioni ENA possano aver inciso negativamente sulla situazione dei migranti non legittimati a beneficiare delle misure straordinarie, l’analisi evidenzia come i provvedimenti di carattere eccezionale, volti a far fronte a singole crisi, possano in realtà avere anche delle conseguenze inattese quali, appunto, l’effetto di “spiazzamento” sulle procedure ordinarie. Benché la gestione delle politiche di controllo dell’immigrazione ponga certamente questioni di difficile soluzione – specialmente in un paese come l’Italia che rappresenta un crocevia naturale per i flussi migratori internazionali – nondimeno riteniamo che un’ampia riflessione di natura istituzionale sia tanto più necessaria ove si voglia davvero evitare che, in futuro, nuove emergenze determinino il ripetersi di squilibri capaci di compromettere una fisiologica gestione delle politiche relative all’immigrazione.

Appendice

Il modello di regressione stimato è il seguente:

formula.png

dove i indica il singolo migrante; ottienePdS è la variabile che indica se il permesso di soggiorno è stato rilasciato o meno; tempo assume valore 1 se l’utente ha richiesto assistenza legale dopo l’adozione del primo provvedimento ENA (5 aprile 2011); mentre legittimato è una variabile dummy che è uguale a 1 se il migrante aveva i requisiti per beneficiare del regime ENA (essere giunto in Italia tra il 1° gennaio e il 5 aprile 2011 da un Paese del Nord Africa, del Corno, oppure dal Kenya, dal Sudan o dall’Uganda). I parametri α0 e α1 stimano l’effetto delle disposizioni ENA sul gruppo di controllo, rispettivamente, prima e dopo il trattamento. Analogamente, α2 e α3 stimano l’effetto sul gruppo trattato prima e dopo il trattamento.  xi è un vettore  (mx1) di covariate, che comprende la data di nascita, l’istruzione, lo stato civile, nonché informazioni relative alla famiglia di origine e agli effetti fissi legati a regione e Paese di origine. Altre variabili di controllo non significative (genere, lavoro regolare, residenza, livello di istruzione) sono state inizialmente incluse nell’analisi e poi rimosse seguendo una procedura stepwise.

Infine si noti che le covariate di natura sociale incluse nel modello come variabili di controllo sono volte a catturare il grado di vulnerabilità dei soggetti inclusi nell’analisi; α è il vettore (mx1) di parametri associati alle covariate. Nell’analisi sono state inoltre inserite le variabili dummy riferite all’operatore e all’ufficio che, presso Casa della Carità, hanno preso in carico il singolo utente. Infine, si è assunto che F sia la distribuzione cumulata di una variabile casuale logit.

 

Tabella A.1: Impatto delle misure ENA sul tasso di successo delle domande di permesso di soggiorno. Stime OLS. Gruppo trattato: immigrati da Nord Africa, Corno, Kenya, Uganda e Sudan giunti in Italia nel periodo 1° gennaio - 5 aprile 2011.

Variabile

(a)

(b)

(c)

(d)

(e)

tempo

-0.148**

-0.142**

-0.144**

-0.141**

-0.154**

 

(0.068)

(0.068)

(0.068)

(0.066)

(0.066)

legittimato

0.056

0.139

0.042

0.149**

0.143

 

(0.066)

(0.088)

(0.082)

(0.058)

(0.089)

legittimato*tempo

0.226***

0.232***

0.238***

0.216***

0.223***

 

(0.071)

(0.074)

(0.073)

(0.069)

(0.073)

nascita

0.000***

0.000***

0.000***

0.000**

0.000*

 

(0.000)

(0.000)

(0.000)

(0.000)

(0.000)

partner_it

0.200*

 

 

 

 

 

(0.098)

 

 

 

 

hh_orig_patria

-0.156*

-0.160*

-0.148*

-0.188**

-0.170*

 

(0.082)

(0.080)

(0.080)

(0.086)

(0.087)

edu_no

0.271**

0.254*

0.284**

 

 

 

(0.124)

(0.132)

(0.124)

 

 

costante

 

0.454*

 

 

 

 

 

(0.268)

 

 

 

Dummy di regione: Nord Afr., AfricaSub.

no

no

no

no

Dummy di regione: Asia Orient., America Latina, Medioriente, Subcont. indiano

no

no

no

Dummy “conoscenza della lingua italiana”

no

Dummy Paese di origine: tutti i Paesi

no

no

no

no

Dummy Paese di origine: tutti i Paesi eccetto DZ, EG,ER, ET, KE, LY, MA, MR, SO, SD, TN (1)

no

no

no

no

Dummy operatore

Dummy ufficio

R2

0.11

0.14

0.13

0.36

0.28

La variabile dipendente è ottienePdS=1 se il permesso è stato rilasciato. N. di osservazioni: 362. * p<0.1; ** p<0.05; *** p<0.01.

Gli errori standard sono clusterizzati a livello di Paese di origine (in parentesi). Le variabili “partner_it”,“edu_no”e la costante sono state omesse ove non significative.

(1) Algeria (DZ), Egitto (EG), Eritrea (ER), Etiopia (ET), Kenya (KE), Libia (LY), Marocco (MA), Mauritania (MR), Somalia (SO), Sudan (SD), Tunisia (TN).

Ringraziamenti

Questo lavoro è stato supportato grazie a un finanziamento Marie Curie Intra European Fellowship nell’ambito del 7° Programma Quadro. Si ringraziano Laura De Carlo, Peppe Monetti, Giorgio Quaranta e Casa della Carità (Milano, Italia) per le preziose competenze e i suggerimenti forniti nella fase di raccolta dei dati. Eventuali imprecisioni o errori sono imputabili ai soli autori.

Bibliografia

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Athey, S., Imbens, G. W., 2006. Identification and Inference in Nonlinear Difference-in-Differences Models. Econometrica, 74, 431-497.

dalla Pellegrina, L. Saraceno, M. Suardi, M. (Forthcoming), Migration policy: An assessment on the North Africa emergency provisions. Procedia Economics and Finance

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[1]Più precisamente, la legislazione italiana (l. n. 722/1954, d.lgs. n. 286/1998 e d.lgs. n. 251/2007) stabilisce tre diversi tipi di permesso di soggiorno per i richiedenti protezione internazionale. Questi permessi sono rilasciati dalle Commissioni territoriali competenti e ciascuno di essi garantisce al titolare un diverso livello di tutela. Come tale, al richiedente può essere riconosciuto lo status di rifugiato (“protezione massima”), di titolare di protezione sussidiaria (“protezione di livello intermedio”) o di titolare di protezione umanitaria (“protezione minima”). La disciplina italiana in materia di protezione internazionale recepisce le direttive comunitarie 2004/83/CE e 2005/85/CE.

[2]Sul tema del continuo cambiamento dello status di molti migranti in Italia, si veda Schuster (2006).

[3] Ai sensi dell’art. 20, d.lgs. n. 286/1998, le misure di protezione temporanea sono stabilite, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, in relazione a eventi eccezionali quali conflitti, disastri naturali e altri eventi di particolare gravità in Paesi non appartenenti all’Unione europea. Prima della crisi in Nord Africa, questa norma è stata applicata una sola volta, durante la guerra del Kosovo nel 1999.

[4] Si noti che soltanto i migranti giunti in Italia prima del 5 aprile (data di adozione del relativo provvedimento ENA) potevano richiedere l’applicazione delle misure di protezione. Tale circostanza consente dunque di escludere che l’entrata in vigore delle disposizioni ENA sia stata, di per sé, la causa di un massiccio afflusso di migranti, spinti dall’intento di beneficiare del regime di protezione speciale.

[5] Diversamente dalla procedura ordinaria, il rilascio del permesso di soggiorno ENA era a titolo gratuito e la consegna presso le questure avveniva secondo specifiche procedure di urgenza. Inoltre, l’ottenimento del permesso di soggiorno temporaneo non precludeva la presentazione dell’istanza di riconoscimento della protezione internazionale.

[6] www.casadellacarita.org. Si veda, in particolare, la pagina “Sportello Tutela Legale”.

[7] Sulla tecnica difference-in-differences si vedano, in particolare, Abadie  (2005), Angrist e  Pischke (2008, Ch. 5.2) e Lechner (2011). Per una descrizione più dettagliata della presente analisi, si veda dalla Pellegrina et al. (di prossima pubblicazione).

[8]In considerazione delle diverse assunzioni richieste per l’utilizzo dei modelli non lineari di tipo difference-in-differences (Athey e Imbens, 2006), si è ritenuto opportuno procedere ricavando anche le stime OLS, riportate nell’Appendice (Tabella A.1).

degli stessi autori:  Accesso alla giustizia in carcere: alcune evidenze basate su un questionario fra pari  Accesso alla giustizia: una variabile di sviluppo socio-economico 

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