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Il Tribunale permanente dei popoli: diritto e diritti

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Quadro di riferimento


Perchè, per chi, e con che ipotesi di lavoro e di futuro è stato pensato questo contributo che ha al centro una riflessione sul diritto e sui diritti? Una esplicitazione introduttiva, del contesto in cui si muovono le pagine che seguono, in forma di un abbozzo di risposte agli interrogativi appena formulati, mi sembra fondamentale per avere un filo conduttore critico delle idee che si è scelto di privilegiare e dei fatti che le sostengono. Il quadro di riferimento può essere così formulato:
a) stiamo vivendo un tempo che - esplicitamente, ed ancor più frequentemente in modo fattuale, implicito, ma molto efficiente - è caratterizzato dalla messa in discussione di una ipotesi che sembrava essere acquisita: una società, nella sua articolazione nazionale, ed ancor più nel suo quadro di riferimento internazionale, ha senso se mira, al di là di tutte le contraddizioni e difficoltà, a rendere fruibili nella concretezza della vita, i principi della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (DUDU), che assegnano a tutti gli individui e alle loro forme organizzative istituzionali, un destino-compito di uguaglianza, di equità, di dignità della vita.
b) La messa in discussione di questa ipotesi si è progressivamente articolata, ed imposta, non tanto con la negazione, dottrinale, giuridica, politica della legittimità-validità dell'ipotesi stessa, ma con la introduzione di comportamenti e di norme che pretendono di essere autonome rispetto all'universo dei diritti delle persone, e di avere una obbligatorietà separata, ma che di fatto diventa gerarchicamente prioritaria. Questo universo parallelo - che si è sviluppato in modo sempre più esplicito e diffuso a partire soprattutto dai primi anni '90 - non contesta la validità dei diritti umani come orizzonte e regola di comportamento. Li dichiara - nella loro applicazione alle persone-popolazioni reali - assolutamente legittimi, e perciò da perseguire: li qualifica via via però, per le ragioni più diverse, "variabili dipendenti" dalla loro compatibilità-sostenibilità con la fattualità di quanto si sviluppa nell'universo parallelo ed autonomo del mercato, dell'econonomia, della finanza.
c) L'intreccio di questi universi si è espresso in scontri-contraddizioni violente che hanno interessato tutti i settori ed i livelli della convivenza nella società: dalla re-introduzione delle guerre con tutti i loro aggettivi che le hanno prima "giustificate", ed ora non si preoccupano neppure più di questo esercizio cosmetico; alla normalità ed impunibilità della corruzione e della criminalità economica, alla sostanziale negazione della legittimità-fruibilità di beni comuni (dalla sanità, all'educazione, al cibo, ...), che vengono affidati agli equilibri - sbilanciati - tra pubblico e privato; allo svuotamento dei loro ruoli di garanzia degli Stati e delle loro Agenzie internazionali per le persone, che continuano ad essere in linea di principio il loro unico motivo di legittimità.


La "liquidità" dei rapporti tra i due universi di riferimento tocca in questo senso, in un intreccio strettissimo, gli sviluppi sociali e politici generali, ed il quotidiano di tutti.
L'obiettivo di questo contributo - inevitabilmente molto parziale - è quello di proporre un esercizio di riflessione che permetta una presa di coscienza disincantata della radicalità dei cambiamenti di cui siamo via via spettatori, vittime, attori. Immaginando - sempre in modo disincantato - che questo esercizio possa essere utile ad avere un'idea lucida di quanto è in gioco: come premessa e condizione indispensabile per la gestione del quotidiano, e per una pazienza di lungo periodo nel valutare le scelte da fare ed i risultati - più o meno precari - che si possono ottenere.
Il percorso che si propone è articolato in tre momenti:
1) un breve quadro di riferimento storico;
2) un altrettanto - inevitabilmente - breve sguardo ad un percorso di sperimentazione e di ricerca sul diritto ed i diritti compiuto attraverso un'iniziativa internazionale, che ha avuto e continua ad avere radici "italiane", come il Tribunale Permanente dei Popoli;
3) un tentativo non di sintesi, ma di sguardo complessivo in avanti.


Per un minimo di memoria storica


La stagione "moderna" dei diritti umani ha il suo inizio, solenne ed ufficiale, con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (DUDU), proclamata dall'Assemblea delle Nazioni Unite, come carta di identità, garanzia di legittimità, premessa-promessa di democrazia di quella che si iniziò a chiamare "comunità internazionale".
Il peso di novità della DUDU era tanto più chiaro e sorprendente per gli orizzonti che apriva, per il fatto di essere formulata all'indomani di una guerra che aveva espresso tutte le capacità distruttive degli "umani" attraverso le due guerre che si erano intrecciate lungo più di cinque anni e nei modi più diversi:
 la guerra "tradizionale" portata fino alle sue espressioni tecnologiche più "innovative" come le armi nucleari;
 la guerra annidata nella grande guerra, del genocidio, degli Ebrei, e non solo, che aveva reso visibile fino a che punto la trasformazione degli umani in "altri" (più ancora che in nemici) poteva aver luogo nel cuore più profondo di società "civili".
Gli obiettivi ed i contenuti della DUDU erano chiari: sullo sfondo generale della proibizione della/e guerra/e come strumento di regolazione dei rapporti di potere e di interesse tra Stati, si dichiarava la obbligatorietà, (come criterio di appartenenza alla comunità internazionale) di considerare tutti gli umani - al di là di tutte le loro diversità ed appartenenze a razze, generi, tradizioni, religioni, classi sociali, etnie, culture - portatori e soggetti liberi degli stessi diritti inviolabili alla vita ed alla dignità. L'obbligatorietà non doveva né poteva limitarsi alle intenzioni e alle dichiarazioni: il "diritto di avere diritti" doveva avere senso solo se si traduceva e coincideva con la creazione - progressiva, ma certa, irrinunciabile - delle condizioni concrete che esprimono e garantiscono nel quotidiano della vita la fruibilità dei diritti stessi:
 da una parte le libertà personali (di parola, di opinione, di autodeterminazione nella vita...) rispetto a qualsiasi pretesa di limitazione, controllo, repressione da parte dei poteri formali, statali ed istituzionali;
 dall'altra parte il perseguimento, fino alla loro implementazione e fruizione concrete di quelle misure e modalità di esistenza che rientrano - nelle definizioni comunemente accettate e condivise nei diversi contesti socioeconomici e culturali - nella espressione di "vita nella dignità" (dal lavoro, alla educazione, alla salute...).
E' evidente che la stagione del "diritto di avere diritti" proposta dalla DUDU come carta di identità della comunità degli Stati, non si esprime principalmente in una elencazione più o meno dettagliata dei diritti stessi, quanto nelle due caratteristiche che definiscono i rapporti tra popoli/persone/individui e poteri statali.
a) La esigibilità concreta da parte di tutte/i e di ognuna/o (come singoli individui, non come generici appartenenti ad una collettività per la quale i diritti sono affermati) dei diritti umani. Tutti i comportamenti dei poteri costituiti (qualsiasi sia la loro forma di espressione, a livello di stati o nei rapporti inter-sovrastatali) che violano in modo grave e sistematico il rispetto dei diritti umani devono essere considerati e giudicati "crimini contro l'umanità". Non si tratta di una aggiunta alle tante definizioni di crimine: il potere che è autore delle violazioni perde la sua legittimità, in quanto violatore del patto obbligatorio universale che ha sottoscritto come condizione di appartenenza alla comunità internazionale. Non solo è perseguibile, al proprio interno, dalle istanze giuridiche indipendenti che rappresentano la garanzia dei diritti individuali e sociali, ma può-deve essere perseguito e giudicato dalle istanze-corti internazionali che sono istituiti come organi di controllo e risorsa sovrastatale per la tutela della identità-legittimità della comunità degli Stati.
b) L'universo dottrinale-giuridico-politico che la DUDU introduce nella storia rappresenta in questo senso un capovolgimento radicale di un paradigma che, con tutte le sue affermazioni o esacerbazioni, era stato intoccabile per millenni, al di là dell'una o dell'altra (più o meno transitoria) rivoluzione. Il paradigma intoccabile: "chi ha il potere può esercitarlo nella legittimità", viene capovolto con il suo opposto: "la legittimità può solo coincidere con il rispetto sostanziale e verificabile di "diritti" che non sono una "categoria giuridica", ma l'espressione documentata del diritto alla vita con dignità di tutte/i, ognuna/o" e rappresentano in modo drammatico la tensione e le contraddizioni delle forze in campo.
I protagonisti ed i termini di riferimento di questa stagione sono quei "Noi, popoli della terra..." che nel preambolo solenne della DUDU prendono la parola e si assumono la responsabilità, il diritto, il dovere di dare agli immaginari variamente sperimentati, repressi, frammentati di libertà e di autonomia una visibilità storica. La abolizione-proibizione dei rapporti "coloniali", espressione secolare, legittimata ed esibita come forma di civiltà attraverso il potere e la negazione dell'altro, è il primo test della obbligatorietà e del radicalismo di principio di questa nuova stagione.
La sostanziale contemporaneità tra la DUDU ed il suo mettersi in cammino nella storia, ed alcuni eventi esemplari che si esprimono in diversi scenari (di geopolitica e di diritto) riassumono più di qualsiasi discorso quale potrà-dovrà essere il cammino del nuovo "immaginario" che dovrebbe tradursi in un "ordine di diritto" dei popoli reali del mondo.
 Nell'Italia uscita dalla sequenza dittatura fascista, guerra, lotta di liberazione viene approvata una Costituzione di altissimo livello, ed insieme molto concreta, che esprime ed ancor più promuove attivamente ed accompagna la trasformazione che da all'"utopia" della DUDU una traduzione istituzionale e giuridica di una cultura politica e di un quadro socioeconomico che hanno nella centralità imprescindibile delle persone e dei loro diritti individuali e collettivi, una trama forte, di lungo periodo, per orientarsi tra le sue tante e profondissime contraddizioni e necessità.
 L'Organizzazione Mondiale della Sanità viene stabilita come la prima e prioritaria Agenzia che deve dare alla categoria dei "diritti del quotidiano" una visibilità precisa: la salute come diritto umano, nel suo senso più pieno, individuale e collettivo, è l'indicatore più appropriato e con forte potere di alfabetizzazione, trasversale rispetto ad ideologie politiche. Il diritto alla vita degna passa non solo per la non-repressione delle libertà personali (tradizionalmente classificate come diritti umani di prima generazione), ma per la attribuibilità, concreta e sempre in fieri, del diritto ad un presente-futuro della salute (come autonomia di vita, e non solo assenza di malattia). E' interessante sottolineare la contemporaneità della traduzione di questo "principio universale", nel NHS (servizio sanitario nazionale) della liberal-conservatrice Inghilterra, e nella Costituzione Italiana.
 La DUDU non ha ancora fatto a tempo a darsi - con il consenso universale degli Stati - un calendario ed un programma per la decolonizzazione e la proibizione della guerra, e già si devono fare i conti con l'inizio della guerra fredda (inizia da allora il gioco degli aggettivi, che pretendono di cambiare, sostituire, nascondere il peso dei nomi sostantivi - via via la guerra diverrà "umanitaria", "per la democrazia", "di bassa intensità"), la Nato, le guerre di Indocina, Corea, Vietnam, la categoria del "nemico" che ri-diventa centrale-legittima.
 Nell'Africa che è al centro delle priorità della decolonizzazione, attraverso però processi durissimi di guerre di liberazione si riafferma come "normale" (almeno per anni) un regime di apartheid nel Sud-Africa, e la trasformazione delle colonie nelle dittature "di transizione" armate per reprimere i legittimi movimenti di liberazione.
 La "Terra Promessa" ai sopravvissuti-eredi del popolo passato per la Shoah viene progressivamente trasformata nel laboratorio più contraddittorio e drammatico della geopolitica: uno Stato creato "contro" e non "con" i popoli altri: con tutte le conseguenze che questa manipolazione delle radici stesse dei diritti umani e della comunità internazionale continua a produrre oggi.
Non è qui la sede per documentare nel dettaglio l'inevitabile cammino a singhiozzo ed ambiguo dell'universo dottrinale, giuridico, politico della DUDU nella storia. Un breve pro-memoria, fattuale e cronologico, di alcuni eventi (che sembrano oggi appartenere ad una pre-istoria, nazionale ed internazionale, culturale e politica) può essere però utile per meglio collocare l'universo, apparentemente poco definibile o astratto, del/i diritto/i nella concretezza dei problemi che anche oggi si vivono (Tabella 1).


Intermezzo


Niente può meglio riassumere quanto finora detto - guardando in avanti, con un minimo di lucidità, e perciò con tutta l'incertezza, ed il senso di sfida o rassegnazione, che ciò comporta - della "traduzione libera" del testo, brevissimo, che Eduardo Galeano - il grande narratore della fatica-bellezza della memoria nel secolo del vento, il metodologo del guardare il mondo "patas arriba", capovolto, l'accompagnatore nel mondo delle parole che hanno senso solo se "camminano" - ha dedicato al rapporto tra utopia ed orizzonti. "Come dice il suo nome - la senza-luogo - l'utopia è come l'orizzonte: ti avvicini un passo, e lui si sposta: ogni volta in modo uguale e diverso: forse non esiste, per quanto ti attragga: serve? Forse: anzi: è imprescindible: dà il motivo, il senso, la direzione del camminare."


Diritto/i: una "applicazione" di norme e principi che può essere solo pensata come ricerca-sperimentazione.
Il "modello" del Tribunale Permanente dei Popoli.
E' opportuno iniziare anche questa seconda parte con una domanda-in-cerca-di verifica, che esplicita l'ipotesi di un percorso di riflessione-lettura: perchè scegliere una esperienza come quella del Tribunale Permanente dei Popoli (TPP) come quadro di riferimento per comprendere le possibilità ed i limiti di assumere il/i diritto/i - un universo percepito ed interpretato come rigido, più volto al passato, a norme da applicare - come minimo comune denominatore, e norma di valore-comportamento, per vivere in una realtà che fa della sua liquidità-complessità-rapidità di mutazioni di alfabeti la regola fattuale di legittimità-obbligatorietà?
Forse la risposta più diretta è nel Preambolo della Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli (DUDP) che del TPP costituisce la carta di identità. La Tabella 2 lo propone nella sua totalità, seguito dai titoli delle 7 sezioni che raggruppano i 30 brevissimi articoli: al di là del linguaggio che può suonare evidentemente obsoleto, la tesi che si propone è molto contemporanea: i tempi dichiarati di grandi trasformazioni epocali, con tutte le loro polarizzazioni e contraddizioni, sono quelli che più mettono a rischio la vivibilità della speranza e del futuro: rimettono di fatto in questione la visibilità e centralità delle persone - nel loro esistere singolo e "di popoli" - per renderle invisibili-dipendenti da una ri-affermazione violenta (nelle norme che escludono, come in quelle che reprimono) della autonomia dei poteri che si autoproclamano superiori alle regole, dignitose e dovute, ma impraticabili come quelle della DUDU.
a) La metà degli anni '70 coincide in modo esemplare con la permanente situazione di ambiguità nella quale la logica del/i diritto/i è costretta a muoversi nella storia: tra grandi speranze ed ancor più grandi contraddizioni. Mentre si compie in quegli anni (1975), formalmente, il processo di decolonizzazione, si completa (1976) l'imprigionamento della stragrande maggioranza dei paesi dell'America Latina nel nuovo Colonialismo militare-economico delle dittature sostenute dagli Stati Uniti e molto ben relazionate con l'Europa; il popolo del Vietnam (1975) vince la sua infinita guerra di liberazione, ma le multinazionali iniziano il loro processo di autonomizzazione dall'universo del diritto, che viene giudicato troppo centrato sulle persone, e troppo "regolatorio" per i beni ed i capitali, materiali ed immateriali.
b) La lettura del reale da parte di DUDP/TPP si pone al centro di queste contraddizioni, che stanno cambiando il mondo ed il ruolo stesso di quegli Stati che avevano sottoscritto la DUDU (ed il suo universo di valori). Sono passati solo 30 anni, ma è tempo urgente di liberare i popoli reali, con tutte le loro contraddizioni, dalla loro prigione nel "preambolo" della DUDU, dove erano celebrati solennemente come titolari di diritti ("Noi, popoli della Terra..."), ma spogliati di poteri decisionali. E' tempo, trasversalmente a tutti i sistemi politici, in un mondo che si incammina alla sua globalizzazione, di riprendere un cammino di autonomia ed autodeterminazione, specificamente nella definizione di, ed accessibilità ai, propri diritti. Il diritto ha bisogno di guardare lucidamente al presente, e ancor di più al futuro: per garantire la memoria e la fedeltà alle intuizioni-provocazioni della DUDU, è necessaria tutta la innovatività possibile, perchè le ipotesi di soluzione (resistenza, lotta, liberazione...) da parte dei popoli si traducano in risposte concrete, culturali ed istituzionali, ai bisogni di diritto rispetto a bisogni "dovuti", ma inevasi impunemente.
c) Questo lavoro di presa di coscienza non è da pensare come un processo che termina: la durata nel tempo, e la presenza negli scenari dei tanti bisogni di liberazione deve essere pensata come un compito permanente: una provocazione perenne, ma sempre rinnovata, che parte dalla permanente necessità dei popoli di esprimere la novità di bisogni e di partecipare alla formulazione delle risposte. In filigrana - ma in modo molto evidente - la DUDP (promulgata simbolicamente il 4/7/1976, nel 200° anniversario della Indipendenza dal "popolo colonizzato" degli USA, e in Algeri, allora capitale dei Paesi non-allineati) legge il mondo alla luce di quanto era stato documentato nelle dittature dell'America Latina: tutti i diritti umani erano stati violati, nelle forme più atroci, e nella più totale impunità e sostanziale connivenza della comunità internazionale, con il contributo delle emergenti multinazionali, ed il supporto di militari.
d) A questo vuoto-rinuncia dell'universo del/i diritto/i da parte degli Stati e delle loro Agenzie Internazionali è necessario contrapporre, permanentemente, un punto di vista capace di restituire visibilità e diritto di parola, libera ed autorevole, alle uniche possibili radici di legittimità che sono quelle evocate nei titoli delle sezioni della DUDP.
e) Questo processo permanente di resistenza, ricerca, rilettura e restituizione di diritto ha bisogno di strumenti, capaci di rappresentare in modo credibile i popoli perennemente ricacciati nel ruolo di vittime.
L'idea di una tribuna di visibilità, narrazione, giudizio (che è di verità e legittimità, non di condanna-punizione istituzionale, dato che il TPP non ha potere in questo) si traduce nella fondazione di un Tribunale dei popoli che sia loro, non solo per loro: che sia permanente, come struttura-risorsa di ricerca che non ha mai carenza di progetti, di candidati, di richiedenti, aperto come è (nelle parole dell'art.3 dello Statuto) a "qualsiasi governo, organismo internazionale (governativo o non governativo), un movimento di liberazione nazionale, un gruppo politico o sindacale, un gruppo di privati cittadini possono investire il Tribunale delle violazioni dei diritti fondamentali"; con competenze a giudicare "in merito a ogni tipo di violazione grave e sistematica dei diritti dei popoli sia che tali violazioni siano commesse dagli Stati, o da altre autorità non statali, o da gruppi o organizzazioni private, così come, là dove opportuno, secondo i principi di Norimberga, le responsabilità personali dei loro autori. Soprattutto, il Tribunale è competente a pronunciarsi su ogni tipo di crimine internazionale, in particolare sui crimini contro la pace e l'umanità, su ogni violazione dei diritti fondamentali dei popoli e delle minoranze, sulle violazioni gravi e sistematiche dei diritti e delle libertà degli individui richiamati negli strumenti giuridici" dell'art.2 (art.1).

La mappa cronologica e tematica che il TPP si è trovato a disegnare sullo scenario mondiale lungo i suoi 35 anni di esistenza è proposta nella Appendice 1 (con il rimando alle sue fonti originarie e bibliografiche).
E' questa una prima risposta al se e quanto l'intuizione di Lelio Basso (sostenuta tecnicamente anche da un fortissimo gruppo di giuristi internazionali ed economisti, oltre che da una rete molto amplia di movimenti) corrispondeva, e continua a corrispondere (ben al di là della istituzione della Corte Penale Internazionale, 1998, Roma) al bisogno di riempire un vuoto di capacità-volontà di prevenire-correggere-punire da parte di un diritto internazionale sempre più succube, ai livelli istituzionali alti, delle logiche del potere globale, statale, o, sempre più, delle varie espressioni della economia e della finanza.
Non ha senso evidentemente neppure pensare di riassumere i contenuti, o le esperienze complessive del TPP. Solo due osservazioni di metodo, prima di proporre alcune linee trasversali di lettura che faranno poi da ponte verso la terza parte.
a) I "giurati" del TPP non sono né necessariamente, né maggioritariamente "magistrati", o uomini di legge: rappresentano la vita, le domande, le competenze dei popoli con grande flessibilità, includendo le competenze più specifiche ed adeguate per i diversi problemi: l'autorevolezza è quella dei testimoni che vengono sentiti, degli approfondimenti, dei fatti: e "del coraggio" con il quale - senza esibizioni di populismi o di militanze, ma con l'interpretazione radicale, cioè alle radici, delle norme - si riaffida ai richiedenti un giudizio che in nome della memoria "raccomanda" percorsi di futuro, al di là del dare nomi, volti, qualificazioni precise ai colpevoli-responsabili.
b) Le udienze del TPP sono pubbliche (salvo quando per ragioni di sicurezza ci sono audizioni di testimoni ad alto rischio a porte chiuse): a conferma rigore delle presentazioni e delle testimonianze (...mai un solo dato è stato contestato, né dichiarato non veritiero, anche nelle controversie più feroci), la partecipazione dei movimenti-popoli che chiedono è la documentazione più impressionante di come la logica del diritto - quando svolge liberamente il suo ruolo di restituire alla realtà delle persone, repressori e vittime, il loro nome e le loro qualificazioni di responsabilità - è coinvolgente: produce coscienza, non illusioni; genera intelligenza e capacità di comunicazione; dà all'impazienza della rivolta e della inaccettabilità il peso e la determinazione della durata. Sono, letteralmente, decine di migliaia le persone che hanno fatto parte, da soggetti critici ed autonomi, dei giudizi del TPP.
E' attraverso e grazie a questi due metodi, che è stato possibile un dialogo, alla pari, non demagogico, tra i rappresentanti più riconosciuti delle competenze del diritto, dell'econonomia, della scienza, e l'universo dei "nadies" ("...dei nessuno, la cui vita costa meno della pallottola che la spegne", come ci ricorda Galeano), che ritrovavano la possibilità-libertà di avere un nome-volto-vita.
1. Il TPP è uno dei nomi-strumenti per ricordare - non accettare, resistere, produrre soluzioni alternative - che è necessario, sempre, cercare-narrare-approfondire-proporre una "storia alternativa" ogni volta che i poteri costituiti raccontano la loro storia di fronte a "vittime", che, direttamente e indirettamente, non rientravano nei loro disegni. E' una vecchia verità. E' un antico bisogno inevaso. E' importante farlo il più possibile in tempo reale. Non quello dei Tribunali o della storia o delle memorie. Chiamare, tempestivamente, le cose per il loro nome, in modo chiaro, tanto più quanto si denuncia è tragico o intollerabile, è il primo modo per ridurre il rischio che si prolunghi o si ripeta.
2. Questo esercizio fatto dal TPP per tanti popoli - a partire dai primissimi della Tabella 3 fino all'ultimo, Eelam Tamil, "vittime" i di un crimine antico e certo come il genocidio, che si racconta sempre al passato - , permette non solo di ridare la dignità-diritto di soggetti a coloro che sono normalmente "archiviati" come vittime-oggetto, ma rende possibile-necessaria una lettura della storia che è diversa: non abbandonata nelle mani-teste-menzogne di coloro che sono sempre tentati, in nome dell'una o dell'altra ideologia o interesse, di dichiarare "disposable", a perdere, la/le vita/e di coloro che non sembrano permettere cammini lineari.
3. E' toccato in questo senso al TPP, sulla spinta di una rete "globale e diffusa" dei movimenti e delle ONG, europee e non, (proprio il contrario del globale centralizzato e virtuale che si vuole imporre come fonte-garante fattuale del diritto)svelare le radici di totale illegittimità dell'operato della Banca Mondiale e del Fondo Monetario; nelle Sessioni del 1988 (alla vigilia della caduta del Muro di Berlino), e nel 1994 (a Madrid, mentre si apriva ufficialmente la stagione della World Trade Organization). Il testo conclusivo di E. Galeano sul "Paradosso amaro di Don Dinero", (che riassumeva-traduceva-trasformava in una narrazione anche letterariamente significativa, la sentenza del TPP) racconta come nessuna analisi tecnica potrebbe fare tutta la storia del dominio della finanza-economia, tecnicamente motivata e giustificata da esperti perfettamente corrotti, che lungo gli ultimi 20 anni hanno più di ogni altro influito sulla formazione degli scenari evocati nell'introduzione.: "...Credo non sia troppo ricordare questa responsabilità della tecnica e della scienza. Infine e col dovuto rispetto, non posso non segnalare una casualità, forse significativa: questa riunione, la nostra riunione, è stata celebrata a pochi metri dal luogo in cui Joseph Mengele faceva i suoi esperimenti, in nome della scienza, con bambini portati dai campi di concentramento".
4. Uno dei motivi più di fondo dell'attività del TPP sta proprio nella documentazione puntuale-accurata-giuridicamente e storicamente argomentata (... e pian piano entrata anche nella coscienza diffusa a livello dottrinale, giuridico ed economico) della sostanziale-strutturale illegittimità del diritto internazionale, in quanto al servizio ed in funzione dei poteri dominanti di turno, e della conseguente (perchè connivente) impunità attribuita ai violatori (non importa quanto "genocidi", o criminali contro l'umanità) che fanno parte dei poteri. Le sentenze - che diventano testi di alfabetizzazione, documenti dottrinali di riferimento, strumenti utilizzati nei processi anche istituzionali e nelle lotte politiche di molti Paesi - rendono visibile il come illegittimità-impunità creano quel "vuoto" di diritto e di assunzione di responsabilità, che è il contesto ideale per tutte le forme lente, sistematiche, efficienti di quelle violazioni del diritto che ne producono il danno più profondo e duraturo: la perdita di credibilità pubblica e di categoria di riferimento istituzionale.

5. Lungo gli ultimi anni - con il suo lavoro con la Colombia, le transnazionali in America Latina, il lavoro con il Pesticide Action Network, la collaborazione alla piattaforma delle donne di SriLanka, Cambogia, India, Indonesia per il "salario vitale" come diritto umano nell'industria tessile, la grande ricerca collettiva che ha portato nel 2014 alla sentenza sul Messico - il TPP ha fatto un passo in più nella sua sperimentazione di diritto: lo ha fatto divenire "nomade": migrante nei vari punti di una società o di una regione, per raccogliere "diversità", per abituare a riconoscere il diritto come un filo da ricostruire o un mosaico da costruire: la "citazione" della giurisdizione internazionale continua ad essere evidentemente obbligatoria, ma è del tutto aperto, sperimentato, condiviso con la comunità un diritto che possa tornare ad essere parte di futuro e di immaginario nella testa delle persone, e non solo garante (precario e impotente, il più delle volte) di diritti proclamati nell'uno o nell'altro codice internazionale.

E' pensabile, per renderlo possibile, un mondo di diritto?
La scrittura di queste righe si chiude in una settimana dominata - nella cronaca globale e nazionale - da scenari che dicono l'attualità dei temi fin qui proposti: la "crisi" dell'Ucraina, della Libia, dell'imperversare convulso dei dibattiti e delle tensioni di islamofobia e/o antisemitismo, la permanente "crisi" - "genocidio ripreso al rallentatore" - dei migranti, la incapacità dell'UE di gestire guardando avanti e non solo al passato la "crisi" greca, che è trasformata in una questione di principio, e cancella le persone reali ed i loro diritti di vita-dignità (V. il "racconto", fatto scientificamente, su una rivista come Lancet, della "strage di vite", nel senso letterale, provocata dalla Troika).
Per non ritornare sulla situazione italiana che vede l'accentuazione delle diseguaglianze, dei tagli al welfare, della disoccupazione, che vengono documentati nelle statistiche ISTAT o nell'uno o nell'altro rapporto CARITAS, ma non entrano nelle agende politiche nazionali e regionali, in tutt'altre faccende affacendati.
La lunga storia del TPP è stata presa come pro-memoria e modello del lungo (anche se troppo sintetico) racconto sul perchè può e deve aver senso uno sguardo di diritto sulla e nella storia che si vive: le "crisi" appena ricordate sono una espressione "esemplare" della distanza tra l'orizzonte e il cammino ricordata sopra, nell'Intermezzo.
Il TPP non è "esemplare". E' un esempio dei tanti modi possibili-dovuti con i quali - nelle diverse collaborazioni, competenze, istituzioni, opzioni in cui ci si trova a vivere - si cerca di mantenere come criterio di riferimento la priorità della dignità della vita delle persone (e del loro essere individui unici ed imprescindibili all'interno di popoli), al di là, contro, nonostante tutte le proposte, più o meno esplicitamente o implicitamente violente, di gerarchie di priorità diverse: politiche, ideologiche, finanziarie, economiche.
Gli "equivalenti" del TPP nella storia quotidiana - nazionale e globale - sono tanti. Hanno come caratteristica comune quella di ritenere che valga la pena di raccontare la storia tentando di trasformarla, o renderla più degna di senso, a partire da e dentro le tante marginalità che non hanno, o a cui si vuol negare, il diritto dell'habeas corpus, della parola, del futuro.
Non c'è qui certo il bisogno né tempo-spazio di elencare-esemplificare, anche se ne verrebbe voglia, perchè il sapere e rendersi conto che si è in tanti, nonostante tutto ad avere come criterio di lavoro-vita una logica di diritto è altrettanto importante, e generatore di cammini, dell'esercizio imprescindibile di denunciare-condannare la preponderanza delle violazioni del diritto.
Il TPP ha voluto-vuole essere tribuna dalla quale i tanti e diversi marginali ed esclusi "giudicano" coloro che ne determinano la marginalità e l'esclusione, e ne vorrebbero fare delle "vittime destinate": perciò inevitabili, parte della evoluzione socioeconomica, condizione della sostenibilità dei processi globali, prodotto delle contraddizioni-diversità culturali, ideologiche, religiose. Il TPP, ed i suoi equivalenti, raccontano così un'altra storia che può diventare possibile solo se si traduce in immaginari di futuro. Tutti i progetti che lavorano in questa logica e direzione sono tribune-tribunali, che condannano, lucidamente e senza illusioni, per rendere credibili nuove strade. La loro frammentazione, al di là delle poche risorse, è forse il difetto principale di queste tribune che vogliono documentare-giudicare l'esistente in vista del futuro. L'antica-simbolica "istituzione negata", contemporanea del Tribunale Russell sul Vietnam, era di fatto anticipazione-istruttoria-giudizio di un "tribunale" sui "crimini di pace".
La storia, sempre diversa nei suoi protagonisti ed eventi, si ripete. E' sempre attuale e presente la domanda: val la pena? O in altri termini, e per concludere rimandando all'immaginario come modo per vivere ben dentro e non fuggire dalla storia: è possibile, ha senso ricordare la guerra simbolo perfetto della inutilità-criminalità di tutte le guerre affermando (senza punto di domanda?) che "torneranno i prati"?
L'agenda degli scenari rispetto a cui testare queste ipotesi - per il TPP, e per i tanti suoi equivalenti - è certo piena.

Tabella 1 - Il diritto di avere diritti, appunti lungo i primi 50 anni della DUDU

1948-1966 Dalla DUDU alle Convenzioni Applicative, sulla Tortura, Autodeterminazione, Genocidio, crimini di guerra...
1948-1978 La grande "stagione" dell'OMS nella esplicitazione del suo compito di garante della salute come bene comune culmina (grazie ad un grande Direttore come  Mahler) nel 1977 con la lista dei farmaci essenziali, e nel 1978 con la Dichiarazione di Alma Ata, che riassume nel logo HFA2000 l'orizzonte-ipotesi di illusione di una salute per tutti per l'anno 2000.
Anni '70 La grande stagione dei diritti civili in Italia.
1968-1978 Dall'Istituzione Negata (1968) alla 180 (1978), la psichiatria in Italia (soprattutto grazie a Basaglia) è l'area che più strettamente incrocia diritti umani, società, politica, sanità.
1978-1995 La breve vita del SSN in Italia: aveva avuto una "gravidanza" di 30 anni , ma si muta "geneticamente" ibridandosi con una logica aziendale, che lo spinge di fatto ai margini dell'area di competenza dei diritti umani.
1990-1996 La Banca Mondiale ed il FMI si dichiarano esperti gerarchicamente prioritari nel definire i rapporti tra diritti umani e compatibilità economiche: salute ed educazione "diventano" diritti esigibili se ci sono fondi.
1990 La guerra ritorna come espressione della "Comunità Internazionale": Iraq, ex-Yugoslavia,...
1994 La WTO stabilisce il proprio Tribunale, internazionale, autocertificato, indipendente da qualsiasi autorità statale o delle Nazioni Unite: è competente in tutto ciò che implica transazioni economiche e commerciali, che diventano dominanti rispetto ai diritti umani.
1998 Istituzione della Corte Penale Internazionale, che si dichiara però incompetente su tutto quanto si "potrebbe" configurare come crimine economico, e prevede come suo ambito di intervento quello degli Stati firmatari (USA, Cina, Israele non firmano): la competenza "universale" del diritto è così, di fatto, abolita, e l'impunità dei "grandi" assicurata.

 

Tabella 2 - La Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli

LA CARTA DI ALGERI
Algeri, 4 Luglio 1976
Preambolo
Noi viviamo tempi di grandi speranze, ma anche di profonde inquietudini;
- tempi pieni di conflitti e di contraddizioni;
- tempi in cui le lotte di liberazione hanno fatto insorgere i popoli del mondo contro le strutture nazionali e internazionali dell'imperialismo e sono riusciti a rovesciare i sistemi coloniali;
Ma questi sono anche tempi di frustrazioni e di sconfitte, in cui nuove forme di imperialismo si manifestano per opprimere e sfruttare i popoli...
Attraverso l'intervento diretto o indiretto, utilizzando le società multinazionali, appoggiandosi sulla corruzione delle polizie locali, prestando il suo aiuto a regimi militari fondati sulla repressione poliziesca, la tortura e la distruzione fisica dei suoi avversari, servendosi di tutte le strutture e attività alle quali è stato dato il nome di neo-colonialismo...
Coscienti di interpretare le aspirazioni della nostra epoca, ci siamo riuniti ad Algeri per proclamare che tutti i popoli del mondo hanno pari diritto alla libertà: il diritto di liberarsi da qualsiasi ingerenza straniera e di darsi il governo da essi stessi scelto, il diritto di lottare per la loro liberazione, nel caso fossero in condizioni di dipendenza, il diritto di essere assistiti nella loro lotta dagli altri popoli.
Convinti che il rispetto effettivo dei diritti dell'uomo implica il rispetto dei diritti dei popoli, abbiamo adottato la Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli...
SEZIONE I: DIRITTI ALL'ESISTENZA
SEZIONE II: DIRITTO ALL'AUTODETERMINAZIONE POLITICA
SEZIONE III: DIRITTI ECONOMICI DEI POPOLI
SEZIONE IV: DIRITTO ALLA CULTURA
SEZIONE V: DIRITTO ALL'AMBIENTE E ALLE RISORSE COMUNI
SEZIONE VI: DIRITTI DELLE MINORANZE
SEZIONE VII: GARANZIE E SANZIONI

 Appendice 1

Cronologia, tematica, geografia dell'attività del TPP.

1. Sahara Occidentale (Bruxelles, 10-11 novembre 1979)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1979/11/SaharaOccidentale_TPP_it.pdf

2. Argentina (Ginevra, 3-4 maggio 1980)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1980/05/Argentina_TPP_it.pdf

3. Eritrea (Milano, 24-26 maggio 1980)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1980/05/Eritrea_TPP_it.pdf

4. Filippine e Popolo Bangsa Moro (Anversa, 30 ottobre-3 novembre 1980) 

http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1980/10/Filippine-I_TPP_it.pdf

5. El Salvador (Messico, 9-12 febbraio 1981)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1981/02/Salvador_TPP_it.pdf

6. Afghanistan I (Stoccolma, 1-3 maggio 1981)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1981/05/Afghanistan_I_TPP_it.pdf

7. Afghanistan Il (Parigi, 16-20 dicembre 1982)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1982/12/Afghanistan_II_TPP_it.pdf

8. Timor Orientale (Lisbona, 19-21 giugno 1981)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1981/06/Timor_TPP_it.pdf

9. Zaire (Rotterdam, 18-20 settembre 1982)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1982/09/Zaire_TPP_it.pdf

10. Guatemala (Madrid, 27-31 gennaio 1983)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1983/01/Guatemala_TPP_it.pdf

11. Genocidio degli Armeni (Parigi, 13-16 aprile 1984)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1984/04/Armenia_TPP_it.pdf

12. Gli interventi degli Stati Uniti in Nicaragua (Bruxelles, 5-8 ottobre 1984)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1984/10/Nicaragua_TPP_it.pdf


13. Le Politiche del FMI e della BM I (Berlino, 26-29 settembre 1988)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1988/09/FMI_BM_I_TPP_it.pdf

14. Le Politiche dei FMI e della BM Il (Madrid, 1-3 ottobre 1994)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1994/10/FMI_BM_II_TPP_It.pdf

15. Porto-Rico (Barcellona, 27-29 gennaio 1989)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1989/01/Puerto-Rico_TPP_it.pdf

16. Amazzonia Brasiliana (Parigi, 12-16 ottobre 1990)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1990/10/Amazzonia-brasiliana_TPP_it.pdf

17. L'Impunità per i crimini di lesa umanità in America Latina (Bogotà, 22-25 aprile 1991)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1991/04/Impunit%C3%A0-in-AL_TPP_IT.pdf

18. La conquista dell'America e il diritto internazionale (Padova-Venezia, 5-8 ottobre 1992)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1991/10/Conquista-America_TPP_It.pdf

19. Tibet (Strasburgo, 16-20 novembre 1992)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1992/11/Tibet_TPP_It.pdf

20. Rischi industriali e diritti umani I (Bhopal, 19-23 ottobre 1992)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1992/10/Rischi-industriali_I_TPP_it.pdf

21. Rischi industriali e diritti umani II (Londra, 28 novembre - 2 dicembre 1994)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1994/11/Rischi-industriali_II_TPP_It.pdf

22. Diritto d'asilo in Europa (Berlino, 8-12 dicembre 1994)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1994/12/DirittoAsilo_TPP_It.pdf

23. Sui crimini contro l'umanità in ex Jugoslavia I (Berna, 17-20 febbraio 1995)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1995/02/ExYugoslavia_I_TPP_it.pdf

24. Sui crimini contro l'umanità in ex Jugoslavia II (Barcellona, 7-11 dicembre 1995)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1995/12/ex_yugoslavia_ii_it.pdf


25. La violazione dei diritti fondamentali dell'infanzia, e dei minori (Trento, 27-29 marzo; Macerata, 30 marzo; Napoli 1-4 aprile 1995)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1999/03/Diritti_Bambini_Brasile_TPP_it.pdf

26. Chernobyl: ambiente, salute e diritti umani (Vienna,12-15 aprile 1996)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1996/04/Chernobyl_TPP_IT.pdf

27. I diritti dei lavoratori e dei consumatori nell'industria dell'abbigliamento (Bruxelles, 30 aprile-5 maggio 1998)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1998/04/Diritto-dei-lavoratori_TPP_It.pdf

28. Violazione dei diritti fondamentali dei bambino e dell'adolescente in Brasile (San Paolo, 17-19 marzo 1999)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1999/03/Diritti_Bambini_Brasile_TPP_it.pdf

29. Elf-Aquitaine (Parigi, 19-21 maggio 1999)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/1999/05/ELF_TPP_FR.pdf

30. Multinazionali globali e "Dis-Torti umani" (Warwick, 22-23 marzo 2000)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/2000/03/Multinazionali_e_distorti_umani_en.pdf

31. Il Diritto internazionale e le nuove guerre (Roma, 14-16 dicembre 2002)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/2002/12/Diritto-internaz-e-le-nuove-guerre_IT.pdf

32. Violazione dei diritti umani in Algeria, 1992-2004 (Parigi, 5-8 novembre 2004)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/2004/11/Violazioni-diritti-Algeria_FR.pdf

33. La Unión Europea y las empresas transnacionales en América Latina: políticas, intrumentos y actores cómplices de la violación de los derechos de los pueblos (Madrid, 14-17 maggio 2010)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/2006/05/TNCs_AL_III_TPP_It.pdf

34. Second Session on The Philippines (L'Aja, 21-25 marzo 2007)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/2007/03/Filippine_II_TPP_En.pdf

35. Empresas transnacionales y derechos de los pueblos en Colombia, 2006-2008 (Bogotà, 21-23 luglio 2008).
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/2006/04/Colombia_VII_TPP_It.pdf

36. Sry Lanka e il popolo Tamil I (Dublino, 14-16 gennaio 2010)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/2010/01/Sri_Lanka_It.pdf

37. Session on Agrochemical Transnational Corporations (Bangalore, 3-6 dicembre 2011)
Agrochemical
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/2012/03/37.-English-version_TPP_Bangalore3Dec2011.pdf

38. Libre comercio, violencia, impunidad y derechos de los pueblos en México (2011-2014)
http://www.internazionaleleliobasso.it/?p=2655

39. Sry Lanka e il popolo Tamil II (Brema, 7-10 Dicembre 2013)
http://www.internazionaleleliobasso.it/wp-content/uploads/2014/01/Sentenza-Sri-Lanka-and-Tamil-II.pdf

40. Session on the Canadian mining industry (Montrèal, Maggio 2014)
http://www.internazionaleleliobasso.it/?p=3270


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Souq è un Centro Studi Internazionale che è parte integrante delle attività della Casa della Carità e studia il fenomeno della sofferenza urbana. La Sofferenza Urbana è una categoria interpretativa dell’incontro fra la sofferenza dei soggetti e la fabbrica sociale che essi abitano. La descrizione, la comprensione e la trasformazione delle dinamiche

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La rivista SouQuaderni si propone di studiare il fenomeno della sofferenza urbana, ossia la sofferenza che si genera nelle grandi metropoli. La rivista promuove e presenta reti e connessioni con le grandi città del mondo che vivono situazioni simili, contesti analoghi di urbanizzazione e quindi di marginalizzazione e di nuove povertà. Il progetto editoriale si basa su tre scelte

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