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Salute mentale e rifugiati in Grecia: dalla gestione della crisi alla necessità di azioni a lungo termine per rafforzare diritti, assistenza e integrazione sociale

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Stelios Stylianidis Panagiotis Chondros Stelios Farsaliotis

1. Introduzione


Viviamo il più grande spostamento di persone nella storia, con 65 milioni di sfollati dopo la seconda guerra mondiale. La crisi dei rifugiati del mondo non è più un'emergenza, un problema tecnocratico da risolvere , ma una crisi dei diritti umani. Una crisi che sta testando i valori su cui si fonda l'Unione Europea ed anche un problema di democrazia (Gionakis & Stylianidis, 2016).
Il quadro istituzionale dell'Unione Europea è solida; ciò che è necessario è promuovere una collaborazione sistematica, delle politiche di integrazione e l'attuazione di leggi e politiche. Il fatto che il numero di rifugiati che arrivano in Europa è di 3 per 1000 individui della popolazione e che il Regno Unito spende più risorse finanziarie per i rifugiati delle Nazioni Unite, quando queste ultime hanno la responsabilità della gestione di 10 milioni di rifugiati, evidenzia che questo non è un problema tecnico di risorse, ma essenzialmente una questione politica europea (FRA, 2016A).

 

2. A proposito dei rifugiati e migranti in Grecia

 

L'Organizzazione Internazionale per le migrazioni, ha sottolineato che la ricerca in Europa è frammentata, manca il coordinamento tra le varie agenzie e i meccanismi di finanziamento , ed altresì tra gli Stati membri e le Istituzioni Europee. Questo porta a risultati frammentari ed insufficienti, rappresentativi delle sole aree geografiche prese in considerazione e non dell'intera Europa. Si nota, in generale, un grande spreco di sforzi e risorse (IOM, 2009). La Grecia, già dal 2007, è in difficoltà per quanto riguarda l'accoglienza e l'integrazione delle persone in movimento, e si dice che le sue politiche in materia di immigrazione sono insufficienti (Gionakis & Stylianidis, 2016; World Bank 2011)

 

3. La crisi dei rifugiati

 

Secondo l'Agenzia dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea (FRA) (2016B), più di un milione di persone hanno chiesto asilo nell'UE nel 2015 - un numero cinque volte superiore rispetto al 2014. L'ufficio competente delle Nazioni Unite chiede sostegno per la Grecia a causa del continuo deterioramento delle condizioni di vita per i rifugiati (UNHCR, 16/06/2015). Ad esempio, nell'anno 2015 (MdM, 2016), sull'isola di Lesbo, che conta una popolazione di 90.000 abitanti, sono arrivati 525 635 rifugiati . Il numero di persone provenienti dalla Turchia via mare durante il periodo 2005-2014 era 89 994; nel 2015, ha raggiunto 847.930 (Hellenic Coast Guard Union, 2016).

Dopo la chiusura delle frontiere con la Repubblica di Macedònia, 47.000 persone vivono nei campi per più di 6 mesi, come sottolineato in un rapporto congiunto di 12 organizzazioni, nazionali e internazionali, che si stanno mobilitando in Grecia (ActionAid et al., 2016). Particolare attenzione deve essere prestata alla questione dei minori non accompagnati. 2.248 minori sono stati registrati nel 2015 e 3574 nel corso dei primi 8 mesi del 2016 (The Guardian, 2016/10/09). Secondo Human Rights Watch, questi minori sono detenuti, anche per un mese intero, nei commissariati di polizia, subendo una serie di violazioni dei loro diritti umani.

I fattori di rischio per i rifugiati in Grecia sono identificati come di seguito:

l) Condizioni preesistenti: i problemi di salute e di salute mentale ed altri problemi sociali prima dell'inizio della guerra o prima di prendere la decisione di lasciare il proprio paese.
ll) Traumi: una grande percentuale di rifugiati e richiedenti asilo hanno vissuto situazioni traumatiche (la guerra, la tortura, persecuzione).
lll) La separazione con la famiglia.
lV) L'incertezza causata dal tempo di permanenza prolungata in Grecia , la paura delle espulsioni e degli allontanamenti collettivi verso un altro paese. In tutti i tentativi di suicidio riportati dai media, si parla di protesta contro le condizioni di detenzione e la minaccia di espulsione (Chondros, 2016).

A livello statale, il segretariato generale per l'accoglienza (dei rifugiati) del Ministero per l'Immigrazione ha emesso per il periodo da aprile a settembre 2016 un progetto che include 23 azioni che hanno interessato il quadro giuridico e istituzionale, il coordinamento, l'osservazione e la valutazione delle organizazioni coinvolte - locali, nazionali e internazionali - assieme ad azioni per la creazione di infrastrutture e per l'alimentazione. Purtroppo, grande parte di queste azioni non sono state realizzate a causa di problemi istituzionali, organizzativi e politici presso il Segretariato generale della Politica per la Migrazione. Secondo l'ex segretario generale che si è dimesso, il tasso di assorbimento delle risorse finanziarie disponibili è stato solo del 28%, mentre ci sono stati problemi anche a valutare il numero dei rifugiati nel paese.

 

4. L'insufficienza dei servizi sanitari, della protezione sociale e di salute mentale in Grecia

 

La gestione del problema dei rifugiati in Grecia si svolge nel contesto di una profonda crisi economica, sociale e politica, a cui si aggiunge il rifiuto di alcuni paesi europei di condividere le responsabilità (ActionAid et al, 2016 Stylianidis , Chondros e Lavdas, 2016). In Grecia, la percentuale di persone che dichiarano che le loro esigenze mediche non sono coperte è aumentato dal 4% al 6% durante gli anni della crisi (tra il 2008 e il 2011); ha raggiunto l' 11% presso i soggetti con redditi bassi (OCSE, 2014). Per quanto riguarda il sistema di protezione sociale in Grecia, notiamo l'aumento della disoccupazione passato dal 10% del 2010 al 27% nel 2014. Nel 2015, questo tasso ha raggiunto il 25,7%; i rispettivi tassi fra i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni era del 52% ( il più alto in Europa). La spesa pubblica è diminuita scendendo da 16,1 milioni nel 2009 a 9,3 milioni nel 2013 (UNHCR, 2016). 27,7% della popolazione totale si ritrova senza assicurazione sanitaria. Bisogna aggiungere che i disoccupati di lunga durata in Grecia perdono il 96% del loro reddito lordo (contro il 49% in Portogallo) un tale tasso indica una significativa mancanza di meccanismi di sostegno.

Il sistema della salute mentale in Grecia, secondo l'ultima valutazione ex-post dei Maudlsey International e CMT Prooptiki per il Ministero della Salute, può essere descritto come frammentato, inefficiente, scoordinato, senza dotazione di sistema di responsabilità (Ministero salute, 2013; Loukidou et al, 2013).
Il budget dello Stato per la salute mentale è stato tagliato del 45% negli ultimi anni. Per quanto riguarda l'utilizzo dei servizi, solo il 32% tra coloro che hanno presentato un disturbo mentale comune l'anno scorso si è rivolto ad uno specialista (Skapinakis et al., 2013). Il numero di nuovi casi nelle strutture non ospedaliere pubbliche è aumentato del 39,8% per quanto riguarda i bambini e del 25,5% per gli adolescenti. Di conseguenza, il tempo di attesa per i servizi per i bambini e adolescenti è triplicato, arrivando fino ad un anno (Anagnostopoulos & Soumaki 2013). Infine, tra i sistemi di 30 paesi studiati in una ricerca comparativa dalla Economist Intelligence Unit, che ha esaminato 18 criteri di distribuzione nelle seguenti categorie :i) Ambiente (fornitura di alloggi stabili ed esistenza di sostegno alla famiglia), ii) l'accesso ai servizi sanitari, iii) opportunità (opportunità di lavoro e istruzione), iv) Amministrazione (politiche di riduzione della stigmatizzazione e la sensibilizzazione della popolazione), il sistema greco è stato classificato al 28° posto (Stylianidis, 2015).


5. Azioni a sostegno della salute mentale dei rifugiati

 

Queste azioni devono essere organizzate a 3 livelli: locale, nazionale, interstatale. E' possibile distinguere due aspetti:
(i) prima accoglienza e risposta ai bisogni urgenti.
(II) azioni per l'integrazione sociale.

Per quanto riguarda la prima accoglienza, dobbiamo sottolineare la necessità di:

- Fornire i primi soccorsi a livello psicologico. Il Centro Diurno per i migranti "Babel" ha tradotto ed applica già la guida del OMS. Le cure sono fornite finora da un personale non specializzato, rendendo necessaria la formazione.

- La supervisione clinica e il supporto al personale (professionisti e/o volontari) che accoglie e si prende cura dei rifugiati, per ridurre i fenomeni frequenti di burn-out causati dalla quantità esorbitante di lavoro e dalla carenza di risorse necessarie sul terreno.

- Valutazione delle necessità cliniche con strumenti che saranno adattati, a livello europeo, alla situazione di emergenza, in modo che qualsiasi azione a medio e lungo termine sia elaborata sulla base delle esigenze riscontrate. Per quanto riguarda la valutazione dei fattori culturali, il contributo di specialisti provenienti dai paesi di origine dei rifugiati e la cooperazione con le organizzazioni del paese ospitante sarebbero di importanza decisiva (WHO, 2012).

- Garantire la continuità delle cure mediche. Nell'ambito di un progetto pilota, un libretto sanitario è stato creato da una municipalità. E 'importante che le persone che hanno bisogno di cure mediche possano continuare a riceverle anche dopo la loro partenza dalla Grecia verso altri paesi di destinazione.

- Sviluppare modelli di gestione delle crisi, ma anche della situazione che ne risulta, attraverso la collaborazione tra le organizzazioni dei paesi europei, le organizzazioni dei paesi di origine dei rifugiati e di altri organismi coinvolti.

- Sviluppare strumenti digitali per sostenere le popolazioni in movimento (ad esempio, l'accesso alle informazioni tramite Internet, il supporto contro la depressione o pensieri suicidi). Gli strumenti digitali sono a volte l'unico mezzo per tenersi in contatto con i parenti (es. foto), ma possono anche rappresentare una minaccia (possibilità di localizzazione di individui perseguitati, informazioni non affidabili provenienti da fonti dannose). La trasmissione di dati affidabili, non solo è fondamentale per i rifugiati, ma aumenta anche l'efficacia delle organizzazioni che svolgono azioni di sostegno (Akl e al., 2015).


Per gli individui il cui periodo di soggiorno è lungo:

- Formare le persone non specializzate (polizia, insegnanti, operatori sanitari, ecc..) sulle questioni relative all'integrazione sociale e culturale.

- Possibilità di rappresentazione degli utenti-profughi: partecipazione allo sviluppo e all'attuazione delle misure di integrazione (Greek Council for Refugees, 2016).

- Azioni per combattere la retorica xenofoba di odio e di paura (attività di informazione, azioni culturali) nelle comunità locali, al di fuori del paese di accoglienza dei rifugiati.

- Servizi progettati per gruppi specifici della popolazione, quali donne e bambini, che sono spesso vittime di violenza, sulla base di un modello di gestione dei casi e delle squadre di intervento (interventi a domicilio, squadre mobili ) dove esiste una conoscenza basata sull'esperienza.

- Reintegrazione dei bambini nel processo educativo dal momento che l'assenza a lungo termine può avere gravi conseguenze sul loro sviluppo cognitivo e socio-emozionale (ActionAid et al, 2016).

- Azioni per l'integrazione dei rifugiati nel mercato del lavoro - come previsto dalla Legge N. 4375/2016 . L'esplorazione delle competenze dei rifugiati può promuovere soluzioni locali su misura per le condizioni specifiche di ogni municipalità ospitante, come è stato dimostrato attraverso esempi di buone pratiche (a Creta, per esempio).

- Azioni per il sostegno dei volontari, confrontati a sfide significative a causa del flusso migratorio elevato (vedere, ad esempio, New York Times, 17/08/2016).

In Grecia, le amministrazioni locali e regionali potranno essere fondamentali per l'attuazione delle politiche di integrazione e di rispetto per l'alterità. Come ha notato, in Grecia, l'Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (2012: 14) "Un approccio olistico per affrontare la questione della migrazione richiede, in primo luogo, il riconoscimento della complessità delle questioni coinvolte e l'accettazione del fatto che non esistono soluzioni rapide e facili. Nessuna singola misura può costituire, di per sé, una "soluzione". Al contrario, sono richieste tutt'una serie di misure complementari per affrontare diversi aspetti e diversi gruppi tra i cittadini di paesi terzi in base alla loro situazione attuale. "

 

6. Per concludere

 

Questa situazione senza precedenti per l'Europa e per la Grecia non dovrebbe essere percepita dai responsabili politici europei come uno eccezionale stato di emergenza, ma come una situazione permanente che richiede lo sviluppo di un progetto politico a lungo termine assieme a strumenti tecnici e mezzi per la realizzazione di quest'ultimo messi a disposizione dei paesi. In altre parole, dobbiamo «abrogare" la politica, l'ideologia e la cultura di urgenza, promossa dalla Commissione Europea.

Come ha notato Prof. D. Christopoulos, attuale presidente della Federazione internazionale dei diritti umani, in una recente intervista (25/01/2016), "dobbiamo ripensare la Grecia sul rispetto dei diritti umani, la crisi economica e dei rifugiati nel suo contesto europeo e le politiche pertinenti perseguite del governo greco. " Ci sembra che l'Unione Europea utilizza le lacune greche come un pretesto per caricare il paese con più responsabilità di quanto meriti. In particolare, Christopoulos continua, "l'Unione europea non può essere orgogliosa delle sue performance per quanto riguarda la crisi dei rifugiati: gli Stati membri non hanno detto apertamente alla popolazione che questa crisi non è un "brutto momento "della nostra storia recente, ma una situazione con la quale dobbiamo imparare a convivere "

 

Bibliografia

 

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• World Bank (2011). Migration and remittances factbook 2011. The World Bank Publications.

 

degli stessi autori:  L’area metropolitana di Atene, una “terra di nessuno”: dati della ricerca e sfide future 

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