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Centro Studi Sofferenza Urbana

 

 

Perché Ero Straniero è una vittoria importante

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Virginio Colmegna

Affrontare il tema immigrazione sta diventando sempre più raro e difficile. In Italia e in tutta Europa. Nel dibattito pubblico e, soprattutto, politico, le vite di milioni di persone vengono strumentalizzate da un numero crescente di partiti, con toni sempre più forti e provvedimenti sempre più duri. Le conseguenze sono sempre più gravi, per queste persone, innanzitutto, che si ritrovano a vivere (e a morire) in condizioni inaccettabili. Ma anche per le nostre comunità nel loro complesso, sempre più impaurite, rancorose, feroci. 

Il successo di "Ero straniero"


In questo contesto, il risultato ottenuto da "Ero straniero - L'umanità che fa bene" è un motivo di sorpresa, è una fonte di soddisfazione, ma è anche un'iniezione di fiducia per tutte quelle persone che, caparbiamente, continuano a impegnarsi ogni giorno per i diritti, l'inclusione e la sicurezza di tutti, "senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".

Questa campagna, che è stata lanciata nell'aprile del 2017 e della quale avevo già scritto nell'ultimo annuario del SOUQ, ha impegnato fin dal principio la Casa della carità, insieme a un fronte ampio e variegato di enti. A promuoverla, infatti, sono stati Radicali Italiani, Fondazione Casa della carità "Angelo Abriani", ACLI, ARCI, ASGI, Centro Astalli, CNCA, A Buon Diritto, CILD, con il sostegno di numerose organizzazioni impegnate sul fronte dell'immigrazione, tra cui Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, Comunità di Sant'Egidio, CGIL, Federazione Chiese Evangeliche Italiane e il supporto di una rete che conta oltre 120 sindaci.

Obiettivo della mobilitazione era proporre un cambiamento di narrazione e di politiche, entrambi quanto mai urgenti e necessari in Italia in materia di immigrazione. Lo strumento scelto è stato quello della legge di iniziativa popolare, un testo condiviso e articolato per superare l'attuale normativa che regola i flussi, la data e dannosa legge Bossi-Fini. In meno di sei mesi di frenetica attività in tutta la penisola, grazie ad oltre 4mila banchetti e incontri, non solo sono state supera le 50mila adesioni necessarie per presentare la proposta al Parlamento, ma si è quasi toccata quota 90mila firme. Tutte raccolte con carta e penna, autenticate, verificate e consegnate alla Camera.
Una mobilitazione plurale e popolare
Quello raggiunto è, quindi, un traguardo straordinario, che si deve soprattutto alle centinaia di volontari, militanti e attivisti che hanno raccolto le firme nelle strade e nelle piazze d'Italia, spiegando ai cittadini le soluzioni proposte dalla legge di iniziativa popolare per cambiare le politiche sull'immigrazione attraverso l'accoglienza, il lavoro e l'inclusione. In un dibattito pubblico dominato dalla paura e dalla demagogia, il successo della campagna non era affatto scontato. E, invece, grazie alle firme di decine di migliaia di cittadini è stata conquistata la possibilità di affermare nel Parlamento e nella società un racconto diverso sull'immigrazione e avanzare soluzioni per governarla con regole certe: con legalità e umanità. "Ero straniero" è stata capace di dare voce al Paese che rifiuta la politica dei muri e crede che l'immigrazione possa essere un'opportunità. Ma come è stato possibile?

Lo è stato per due ragioni, che hanno reso la nostra mobilitazione plurale e popolare. La prima è aver unito realtà tra loro profondamente diverse che, non hanno rinunciato alle loro identità e posizioni, ma hanno cercato (e trovato) ciò che le univa. Questo ci ha consentito di far emergere quel patrimonio di solidarietà che esiste nel tessuto civile di questo Paese, che rifugge le grida, che combatte paure, xenofobia e razzismo, che produce legalità, sicurezza e coesione sociale.

La seconda ragione, che ha fatto di "Ero straniero" un'operazione popolare, è l'essere partiti dal basso, dai territori, dall'incontro diretto con i cittadini. Nell'era del digitale, abbiamo raccolto delle firme "reali", mettendo in campo un notevole sforzo organizzativo, ma dandoci anche la preziosa possibilità di guardare le persone negli occhi, di ascoltarle, di proporre loro le nostre idee, di promuovere il dibattito e il confronto invece della polemica e dello scontro. Gli slogan urlati e gli insulti sui social si combattono proprio con la concretezza, da cui partire per riscoprire gli ideali di non violenza e fratellanza.
Azione e riflessione
Accanto a questi due aspetti fondamentali, ce n'è un terzo cui questi sei mesi di campagna mi hanno fatto pensare con forza, essendo anche uno dei principi lasciati dal Cardinal Martini alla Casa della carità: l'unire azione e riflessione, carità e cultura. Oggi più che mai è urgente e necessario.

Negli incontri organizzati in parrocchie, biblioteche, associazioni, centri di accoglienza e municipi, capoluoghi e piccoli comuni di tutta la Regione, ho ascoltato operatori del terzo settore e volontari, tantissimi cittadini, migranti diventati italiani e richiedenti asilo sbarcati da poco. Dopo tanti anni di impegno, ho ritrovato spunti e stimoli nuovi. Una lezione ho imparato, tra le tante: l'accoglienza concreta ha sempre più bisogno di un orizzonte di senso. Tutt'altro che ingenue, le persone che accolgono sono le prime a interrogarsi sul significato del loro impegno. E sul futuro che avranno i migranti accolti.

Per questo Ero straniero è stata e dovrà essere un'iniziativa importante. Perché affronta il tema della migrazione alla radice, partendo dalle modalità di ingresso in Italia. E perché corregge le tante storture della legge Bossi-Fini, una normativa sbagliata e superata che, di fatto, non offre oggi modalità di ingresso regolari in Italia. Con la proposta di legge di iniziativa popolare, pronta alla Camera per essere discussa, vogliamo introdurre canali di ingresso per lavoro e forme di regolarizzazione per gli stranieri già radicati nel territorio. Vogliamo creare legalità, coesione e sicurezza attraverso una gestione dei flussi umana e regolata. E la raccolta delle firme è stata solo il primo passo.


Un contesto difficile

Per continuare il nostro impegno, però, è necessaria un'onesta analisi del contesto nel quale ci troviamo ad operare, delle tendenze in atto e dei cambiamenti che, da quando abbiamo iniziato a pensare "Ero straniero", sono avvenuti sia a livello nazionale che continentale. E, nella stragrande maggioranza dei casi, bisogna riconoscerlo, non si è trattato di mutamenti positivi. Negli ultimi mesi, abbiamo assistito all'approvazione del decreto Minniti-Orlando, alla campagna contro le Ong che salvano vite in mare e a un più ampio contrasto delle azioni di solidarietà, al sostanziale fallimento della relocation dei richiedenti asilo tra gli stati UE, agli accordi prima con la Turchia e poi con la Libia e, infine, ad un temporaneo ma significativo rallentamento degli arrivi via mare proprio dalla Libia, dove i migranti sono detenuti in condizioni la cui inumanità è ormai ampiamente documentata.

Non solo. Altre due questioni rimangono irrisolte. Da un lato, i governi UE non hanno ancora trovato un accordo per superare finalmente il cosiddetto Regolamento di Dublino, che obbliga i richiedenti asilo a fare domanda di protezione internazionale nel paese membro di arrivo e crea enormi squilibri all'interno dell'Unione. Dall'altro, il Parlamento italiano non è stato in grado di portare a termine la tanto attesa riforma della legge sulla cittadinanza, che avrebbe introdotto delle forme di ius soli temperato e di ius culturae. Una scelta grave, che ha vanificato i tanti sforzi fatti dalla società civile, in particolare la campagna "L'Italia sono anch'io" e il movimento "Italiani senza cittadinanza.

Gioire per le firme raccolte "Ero straniero" non significa dimenticare tutto questo, né pensare che l'opinione pubblica si sia magicamente spostata su posizioni di apertura e accoglienza. Significa, però, dire con forza che, pur in un contesto tanto negativo, nel Paese, quando si parla di immigrazione, esista un ampio bisogno di riflessione, azione e cambiamento che anima tanti cittadini. Esiste una forte domanda di informazione, di senso, di risposte concrete e a formularla è un numero crescente di cittadini che ha capito quanto sia cruciale per tutti affrontare il tema in maniera diversa.
Sette proposte concrete per l'Italia
Forti di questa consapevolezza, come Casa della carità abbiamo promosso, insieme ad un ampio cartello di organizzazioni cristiane , un documento per una nuova agenda sulle migrazioni in Italia. Lo abbiamo presentato lo scorso febbraio e abbiamo chiesto ai partiti e ai candidati alle elezioni di prendere impegni chiari e precisi nei confronti dell'opinione pubblica sulle modalità di gestione di un fenomeno migratorio cruciale per il futuro del Paese.


Queste sono le sette proposte:

● Riforma della legge sulla cittadinanza
Da troppi anni il nostro Paese non adegua la sua legislazione sull'acquisizione della cittadinanza al mutato contesto sociale e troppi cittadini di fatto non sono riconosciuti tali dall'ordinamento. Varare un provvedimento che sani queste contraddizioni non è più rimandabile.

● Nuove modalità di ingresso in Italia
Serve un nuovo quadro giuridico per accogliere quanti arrivano nel nostro paese senza costringerli a chiedere asilo. A fronte di flussi migratori che gli esperti definiscono sempre più come misti, creare una divisione politica tra richiedenti asilo e "migranti economici" è difficile, anacronistico e inefficace. Bisogna andare oltre. Chiediamo una rapida riattivazione dei canali ordinari di ingresso che ormai da anni sono pressoché completamente chiusi, con l'inevitabile conseguenza di favorire gli ingressi e la permanenza irregolari. Per entrare in Italia secondo la legge servono modalità più flessibili e decisamente più efficienti, a cominciare da un immediato ritorno del decreto flussi, per arrivare fino a proposte più ampie e organiche di modifica del testo unico sull'immigrazione: permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di occupazione, attività d'intermediazione tra datori di lavoro italiani e lavoratori stranieri non comunitari e reintroduzione del sistema dello sponsor (sistema a chiamata diretta).

● Regolarizzazione su base individuale degli stranieri "radicati"
Gli stranieri irregolari, seguendo i modelli di Spagna e Germania, dovrebbero avere la possibilità di essere regolarizzati su base individuale, qualora dimostrino di avere un lavoro, di avere legami familiari comprovati oppure di non avere più relazioni col paese d'origine. Si tratterebbe di un permesso di soggiorno per comprovata integrazione, rinnovabile anche in caso di perdita del posto di lavoro alle condizioni già previste per il "permesso attesa occupazione". Infine, il permesso di soggiorno per richiesta asilo si potrebbe trasformare in permesso di soggiorno per comprovata integrazione anche nel caso del richiedente asilo diniegato in via definitiva che abbia svolto un percorso fruttuoso di formazione e di integrazione.

● Abrogazione del reato di clandestinità
Il reato di immigrazione clandestina, che è ingiusto, inefficace e controproducente, è ancora in vigore: va cancellato al più presto, abrogando l'articolo 10-bis del decreto legislativo 26 luglio 1998, n. 286.

● Ampliamento della rete SPRAR
Lo squilibrio a favore dei Cas, i Centri di Accoglienza Straordinaria, è ancora troppo forte e a risentirne è la qualità dell'accoglienza. L'obiettivo deve essere riunificare nello SPRAR l'intero sistema, che deve tornare sotto un effettivo controllo pubblico, che deve prevedere l'inserimento dell'accoglienza tra le ordinarie funzioni amministrative degli enti locali e che deve aumentare in maniera sostanziale e rapida il numero di posti totali.

● Valorizzazione e diffusione delle buone pratiche
Siamo ormai da tempo sommersi da casi di cattiva accoglienza. Esistono, sono purtroppo numerosi e non bisogna mai smettere di denunciarli con forza e rapidità, senza il minimo timore. C'è però anche un'altra faccia dell'accoglienza dei migranti, meno esposta e ben più positiva. Va raccontata il più possibile, proprio attraverso un osservatorio capace di individuare e diffondere le buone pratiche, affinché vengano il più possibile replicate.
● Effettiva partecipazione alla vita democratica
Si prevede l'elettorato attivo e passivo per le elezioni amministrative a favore degli stranieri titolari del permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo.

Per quanto siano stati lanciati durante la campagna elettorale, i sette punti dell'agenda sono stati scelti per alimentare il dibattito pubblico ben oltre la scadenza del 4 marzo: sono il quadro giuridico entro il quale fare accoglienza di qualità. Sono l'alternativa a uno status quo non più sostenibile, che è urgente iniziare a costruire. Sono la base per uscire dall'emergenza e rendere le politiche per l'immigrazione parte strutturale del nostro welfare, come lo sono la scuola o la sanità. Sono idee che vogliamo condividere con il pubblico più ampio e eterogeneo possibile, andando sui territori per costruire, come chiede Papa Francesco, "una casa comune, inclusiva e sostenibile per tutti".
Lo sguardo rivolto all'Europa
Quella dell'immigrazione non è però una sfida che l'Italia può vincere da sola. L'impegno a riformare il nostro sistema nazionale con coraggio e rapidità deve trovare una sponda coerente nelle politiche dell'Unione Europea, dall'accordo tra i governi dei suoi stati membri, che continuano a mantenere le competenze in questo strategico ambito.

Per questo sono contento che molte delle realtà che hanno promosso "Ero straniero" si siano ora lanciate in una nuova avventura, questa volta di carattere continentale. Si tratta della campagna "We are a welcoming Europe, let us help!" (Siamo un'Europa accogliente, lasciateci aiutare!), alla quale ha dato la sua convinta adesione anche la Casa della carità. Promossa da un ampio cartello di organizzazioni europee, è un'ICE, un'Iniziativa dei Cittadini Europei, cioè un invito rivolto alla Commissione europea perché proponga un atto legislativo su questioni per le quali l'UE ha la competenza di legiferare.

L'obiettivo, ambizioso, è ottenere il sostegno di almeno un milione di cittadini europei, di almeno sette dei 28 Stati membri, su tre questioni cruciali: la possibilità per le organizzazioni della società civile di portare in Europa i rifugiati attraverso il meccanismo della sponsorship; la non criminalizzazione delle azioni di solidarietà e la tutela delle vittime di sfruttamento, crimini e abusi dei diritti umani sul territorio UE e ai suoi confini.

Sappiamo che non si tratta delle uniche questioni aperte quando si parla di immigrazione a livello continentale. Dell'urgenza di riformare il regolamento di Dublino ho scritto alcuni paragrafi fa. È un'esigenza non più rimandabile. Allo stesso modo, va accelerato il processo per creare un vero sistema di asilo comune europeo, che garantisca standard di accoglienza più omogenei possibile in tutti gli Stati Membri. Come per "Ero straniero", però, anche per #WelcomingEurope, vale il criterio del cercare ciò che unisce. E, nell'Europa di oggi, è quanto mai fondamentale creare fronti comuni, transnazionali, in favore di una gestione dei flussi migratori umana e regolata. Ne va del futuro del nostro continente.

degli stessi autori:  Deliri di città  Indignarsi  

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