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Centro Studi Sofferenza Urbana

 

 

Le conseguenze dei mutamenti della situazione politica del Brasile sulla riforma psichiatrica.

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Claudia Braga

La riforma psichiatrica brasiliana negli anni dell'affermazione della democrazia

Il movimento per la riforma psichiatrica in Brasile in quanto processo sociale e politico complesso si caratterizza fin dalle sue origini all'interno di un contesto di lotte per la democrazia e per i diritti umani.
L'inizio del movimento per la riforma psichiatrica va situato alla fine degli anni '80, nel contesto piú ampio delle lotte per la ri-democratizzazione del Brasile, del movimento per la salute pubblica e, in seguito, della ricostruzione delle istituzioni pubbliche
Un evento chiave di questo processo è la realizzazione nel 1987 del II Congresso Nazionale dei Lavoratori della Salute Mentale, noto come "Incontro di Bauru" durante il quale fu redatto un manifesto che inaugurava un impegno nuovo dei lavoratori della salute mentale che rifiutavano il tradizionale mandato sociale di agenti della esclusione, denunciavano il ruolo e la funzione sociale del manicomio e affermavano la necessità di libertà e di cittadinanza piena per le persone che che vivevano la esperienza della sofferenza psichica.
Cosí, da allora la utopia di una "società senza manicomi" diviene la parola d'ordine della riforma psichiatrica brasiliana.

Fra le prime esperienze pratiche di trasformazione che cercavano di sfidare la logica manicomiale, va ricordato l'intervento realizzato nel 1989 nell'ospedale psichiatrico della città di Santos che si compiva all'interno del contesto della realizzazione del Sistema Unico di Salute (SUS) creato nell'ambito della nuova Costituzione Federale promulgata nel 1988.
A partire dalla denuncia delle morti violente che erano avvenute all'interno di questa istituzione e contando su un contesto locale di gestione pubblica e di attori sociali con un forte compromesso democratico e con una volontà di trasformazione, si crearono le condizioni per l'intervento. Si affermó la necessità del superamento del manicomio attraverso la decostruzione dei saperi e delle pratiche tipici della istituzione manicomiale e la contemporanea costruzione di una inedita relazione con la esperienza della sofferenza psichica e di nuovi servizi basati nel territorio e concepiti come alternativi al manicomio (1, 2). Si trattava di decostruire il paradigma psichiatrico e inventare una "istituzione per la deistituzionalizzazione" (3).

La esperienza di Santos è importante perchè attraverso la negazione del paradigma psichiatrico e la radicale affermazione e produzione di libertà si venne sviluppando un processo di deistituzionalizzazione che rispondeva ai bisogni reali dei soggetti e si vennero creando le concrete condizioni per l'esercizio dei diritti e delle libertà: questo si poteva fare anche in Brasile.

Fu in quello stesso anno, il 1989, che nella Assemblea Legislativa Brasiliana (Congreso Nacional Brasileiro) inizió la lotta per una ottenere una legge che affermasse i diritti delle persone con esperienza di sofferenza psichica e che promuovesse trattamenti e interventi offerti in un contesto di libertà.
Dopo dodici anni di dibattiti e procedure nella Assemblea Legislativa e attraverso un processo che contava con la partecipazione di differenti attori sociali della lotta antimanicomiale (operatori, utenti e famigliari) fu finalmente approvata nel 2001 la Legge Federale 10.216.
A partire da quella data la riforma psichiatrica, che già contava con la creazione dei primi servizi territoriali e con una iniziale diminuzione del numero di letti negli ospedali psichiatrici, guadagnó una nuova dimensione istituzionale e dunque una possibilità di espansione e sviluppo.
Negli anni successivi, e in un contesto in cui la direzione nazionale della salute mentale era decisamente orientata verso la affermazione e la produzione di cittadinanza e libertà, fu costruito e consolidato, come parte della politica del governo, un modello di intervento per la salute mentale dotato di servizi e strategie alternative al modello manicomiale.
Come esempio degli sviluppi realizzati fra il 2002 e il 2015 attraverso azioni pianificate e negoziate, basti ricordare che piú del 58% dei letti in ospedale psichiatrico erano stati progressivamente eliminati grazie a strategie di riduzione delle dimensioni degli ospedali psichiatrici, alla trasformazione del profilo stesso degli ospedali psichiatrici e alla implementazione di una rete di servizi alternativi al modello asilare integrati nell'ambito del SUS. Tale rete denominata Rede de Atenção Psicosocial (RAPS) fu creata nel 2011 e si fonda sulle sul rispetto e le garanzie dei diritti umani e delle libertà (4).
E' nel contesto della RAPS che già nel 2015 erano stati creati 2.209 Centros de Atenção Psicosocial (CAPS) che devono servire aree territoriali/popolazionali definite e sono organizzati secondo tipologie differenziate.
I CAPS sono servizi strategici per la salute psicosociale, aperti, ubicati sul territorio, alternativi al modello manicomiale e responsabili di una articolazione di interventi: la territorializzazione dei CAPS ha rappresentato per la riforma psichiatrica la possibilità di estendere la copertura e l'accesso agli interventi per la salute mentale.
Inoltre già nel 2015 erano stati creati ben 619 Serviços Residenciais Terapêuticos (SRTs), elementi cruciali del processo di deistituzionalizzazione e reinserimento sociale delle persone che erano state internate e istituzionalizzate negli ospedali psichiatrici e in quelli giudiziari: piú di 4000 persone poterono beneficiare del programma di ritorno nella comunità, il cosiddetto Programa de Volta para Casa (PVC). Il Programma forniva un aiuto economico che contribuiva all'aumento di contrattualità sociale degli utenti e al loro reinserimento sociale.
Accanto a tutto questo, si era venuta realizzando anche la integrazione con la Medicina di Base (Atenção Primária em Saúde) attraverso lo sviluppo di 3.898 Núcleos de Apoio à Saúde da Família (NASF) che sono équipes che promuovono interventi di salute mentale nell'ambito delle strategie della Medicina di Base.

Un ultimo importante elemento che caratterizza il processo di riforma psichiatrica è stato la inversione dell'uso dei fondi statali destinati alla salute mentale: se nel 2002 quasi l'80% delle risorse finanziarie erano destinate agli ospedali psichiatrici e solamente il 20% ai servizi territoriali, nel 2013 quasi l'80% era investito in interventi psicosociali territoriali e soltanto il 20% di esse era destinato agli ospedali psichiatrici (4).

Questo insieme di realizzazioni in un paese di enorme estensione come è il Brasile, con profonde disuguaglianze sociali e con piu di duecento milioni di abitanti, dimostra che un progetto di riforma psichiatrica caratterizzato dalla prospettiva della deistituzionalizzazione rappresenta l'utopia della realtà.
Tuttavia, oggi questo processo è stato interrotto.


La situazione politica brasiliana e l'impatto sul processo di riforma psichiatrica.

Nel 2016 un "golpe" parlamentare ha provocato la rottura dello Stato Democratico di Diritto del Brasile. In tale contesto si stanno compiendo trasformazioni strutturali delle politiche sociali conquistate e costruite durante anni di democrazia; tali conquiste vengono smontate e fra di esse la "Política Nacional de Saúde Mental, Álcool e outras Drogas". Si tratta dunque di una situazione politica che implica la affermazione di una "agenda neoliberale, di restrizioni dei diritti sociali (previdenza, salute, legislazioni del lavoro, istruzione, casa e affitti), di privatizzazione della economia; una agenda questa che era stata ripetutamente rigettata dalla popolazione in tutte le consultazioni elettorali fin dal 2002".
Tale agenda si sviluppa in un contesto sociale in cui crescono "le manifestazioni dei gruppi di estrema destra con un pensiero ed una azione di marca fascista, tese ad eliminare le diversità e le pluralità proprie delle società democratiche" (5).
E' in tale scenario che il processo di riforma psichiatrica viene soffrendo di arretramenti e la Política Nacional de Saúde Mental, Álcool e outras Drogas, una politica pubblica che aveva come asse portante la deistituzionalizzazione e come direttrici centrali la cittadinanza, la libertà e la partecipazione, viene profondamente alterata.
Al posto di quella politica viene invece promossa una diversa politica di salute mentale che si è resa esplicita attraverso la promulgazione nel dicembre 2017 della Regolamentazione Federale n° 3.588, emendata nel gennaio 2018, (6) e della Regolamentazione Interministeriale n° 2 (7).
Il contesto politico e sociale piú generale in cui tali trasformazioni si situano fa ritenere che il Sistema Unico di Salute (SUS) stesso sia in una situazione a rischio e che la sua struttura sia progressivamente smontata attraverso misure di austerità, strategie di privatizzazione e progetti di "deregulation" che vengno configurando l'allineamento ad un modello neoliberale di salute pubblica (8).

Fra le numerose e profonde trasformazioni del SUS va specialmente notato l'emendamento costituzionale 95 (EC95) del dicembre 2016 che ha congelato gli investimenti in salute del governo federale per la durata di 20 anni (8), una misura che a medio e lungo termine ha come conseguenza lo smantellamento delle istituzioni pubbliche con il relativo disinvestimento e la precarizzazione dei servizi pubblici offerti alla popolazione cosí come del sistema di protezione sociale, con un evidente impatto sulla quantità e qualità dei servizi sanitari.

E' in questo contesto che nel 2017 è stata promulgata la Regolamentazione n° 3.588 che stabilisce una serie di modifiche della logica e della organizzazione della rete dei servizi di salute mentale tale per cui la precedente politica pubblica per la salute mentale viene smantellata.
Fra queste modifiche vanno ricordate la re-inclusione degli ospedali psichiatrici come parte integrante della rete dei servizi di salute mentale (RAPS), l'ampliamento dei finanziamenti destinati ai manicomi e la creazione come parte della RAPS di una nuova tipologia di ambulatori (la Equipe Multiprofissional de Atenção Especializada em Saúde Mental): tutte queste trasformazioni implicano gravi arretramenti della riforma psichiatrica brasiliana.
Va notato che l'approvazione di questa Regolamentazione è stata appoggiata dalla Associazione Brasiliana di Psichiatria che storicamente si è sempre opposta alla lotta antimanicomiale ed è invece stata osteggiata dalle associazioni di utenti, famigliari e operatori pubblici della salute mentale cosí come da differenti attori sociali come i movimenti di lotta antimanicomiale, le associazioni di salute mentale, di salute collettiva e di organismi come il Conselho Federal de Psicologia. Inoltre il Conselho Nacional de Saúde (CNS), ossia la massima istanza del SUS incaricata di monitorare le politiche pubbliche di salute, ha pubblicato il 31 gennaio 2018 una raccomandazione che chiede la revoca della Regolamentazione n°3.588 segnalando come essa "rappresenti una retrocessione della Politica Nazionale di Salute Mentale che propone lo smantellamento della logica organizzativa della Rede de Atenção Psicossocial (RAPS)" (9).

 

Mutamenti della logica e della organizzazione del sistema di salute mentale e conseguenti arretramenti della riforma psichiatrica brasiliana.

 

La prima e piú significativa trasformazione riguarda il fatto che gli ospedali psichiatrici non facevano parte della rete (RAPS). Infatti in una politica nazionale di salute mentale orientata alla abolizione dei letti nei manicomi e contestualmente alla promozione delle garanzie di trattament praticati in un contesto di libertà (grazie a una rete di servizi aperti, comunitari e territoriali, alternativi alla logica manicomiale) è evidente che gli ospedali psichiatrici non possono essere riconosciuti come parte integrante del sistema dei servizi per la salute mentale.
Invece, la inclusione del manicomio come parte della rete (RAPS) implica la affermazione e il riconoscimento da parte della politica pubblica di questa istituzione come luogo di cura per la salute mentale. Tale riconoscimento determina due conseguenze immediate: la prima è quella dell'aumento dei ricoveri in ospedale psichiatrico e la seconda è quella della interruzione del processo di riduzione e chiusura graduale degli ospedali psichiatrici.

Un insieme di saperi e pratiche che oggettivano i soggetti dentro una diagnosi psichiatrica costituisce il perno ideologico questa nuova politica di salute mentale: vengono legittimate istituzioni e strategie di internamento che divengono le risposte semplicistiche a bisogni e contraddizioni complesse delle persone. Dunque, queste trasformazioni non rappresentano soltanto una semplice riconfigurazione del sistema di servizi ma una radicale sterzata del modo di concepire la malattia e la salute mentale.

Per capire questa trasformazione bisogna ricordare che nella prospettiva della deistituzionalizzazione è la istituzione (negata) che è messa in questione come: " "l'insieme di apparati scientifici, legislativi, ammnistrativi, di codici di riferimento culturale e di rapporti di riferimento strutturati attorno a un ben preciso oggetto per il quale erano state create: la ‘malattia' a cui si sovrappose in piu, nel manicomio, l'oggetto ‘pericolosita' " (3). In altre parole, ben oltre la struttura fisica e concreta del manicomio, il processo di deistituzionalizzazione mette in questione, nega e decostruisce il paradigma stesso di quella psichiatria che avendo una certa concezione della follia esprime il proprio paradigma attraverso il manicomio.
Questo paradigma viene riaffermato dalla inclusione dell'ospedale psichiatrico nella rete dei servizi per la salute mentale.
Inoltre, non va dimenticato che gli ospedali psichiatrici non internano soltanto quei soggetti che il paradigma psichiatrico etichetta come "matti" ma anche coloro che per avere deviato dalla norma sociale sono considerati pericolosi o nocivi per la società (10).
La norma sociale è il prodotto di una classe dominante dotata di potere economico, politico e sociale ed è sostenuta dalla psichiatria che, in quanto sapere tecnico, svolge la funzione di determinare quali siano i comportamenti normali, ossia di definire i limiti della normalità anche se tutto ció non ha alcun fondamento oggettivo (10).
E' cosí che la norma sociale traccia i limiti fra devianza e normalità cosí definendo i soggetti devianti come coloro "che hanno perduto o non hanno mai posseduto una forza contrattuale con le fonti produttive" (11). Al non detenere sufficiente potere contrattuale nel proprio contesto sociale, il deviante si pone al di fuori della norma sociale cosicché le sue singolarità, i suoi modi di essere nel mondo, i suoi bisogni e contraddizioni non hanno spazio nel gioco sociale e nella scena pubblica.
Nell'ospedale psichiatrico ció che viene considerato come devianza dalla norma sociale è sostenuto da un paradigma che oggettiva i soggetti , ne afferma la follia e ne codifica la malattia attraverso la diagnosi psichiatrica. La risposta che questo soggetto riceve altro non è che l'internamento cosicchè la tutela e la segregazione fanno sí che l'ospedale psichiatrico eserciti una funzione sociale di mantenimento dell'ordine pubblico.
Ecco perchè la inclusione dell'ospedale psichiatrico nella rete dei servizi, quando di fatto esso non ne fa parte, riconoscendoli come parte del sistema dei servizi di salute mentale, equivale di fatto a riaffermare la norma sociale e a definire come devianti quei soggetti le cui singolarità e modi di essere nel mondo non hanno posto nella dinamica sociale.
L'ospedale psichiatrico non opera in modo isolato ma, al contrario, stabilisce relazioni con altri apparati e istituzioni come quelle del sistema sanitario, della giustizia, della assistenza sociale in modo tale da, in sinergia con altre pratiche del controllo della devianza, costituire quello che Basaglia denomina "circuito del controllo" (12).
Questo circuito esercita una funzione di controllo nei confronti della devianza sociale e ha come principale apparato di sostegno l'ospedale psichiatrico che afferma cosí, attraverso le proprie funzioni di etichettamento, che l'unico luogo possibile per chi è definito deviante della norma sociale è all'interno dei propri muri: si alimenta cosí la logica della segregazione.
In tal senso l'ospedale psichiatrico si propone come "il luogo di aggregazione di tutti i fallimenti degli altri sistemi di normalizzazione (scuola, giustizia, sanità, assistenza sociale) e di fatto assume la funzione di depositario della -non normalità-" (13).
Includere gli ospedali psichiatrici nella rete dei servizi per la salute mentale rafforza il circuito del controllo, cosicché il messaggio della società e delle sue istituzioni (includendo i servizi di salute mentale) è che esiste un insieme di devianze che non hanno spazio di espressione nella scena pubblica, non hanno possibilità di convivenza sociale e devono essere custodite e segregate.
Le conseguenze di tutto questo sono la negazione del diritto di cittadinanza, la affermazione della esclusione come politica dello Stato e la costruzione di una società meno inclusiva in cui ad alcuni soggetti viene attribuito un minore valore sociale.

Un altro elemento importante in questi mutamenti di logica e di organizzazione della politica di salute mentale è rappresentato dal rinnovato finanziamento degli ospedali psichiatrici, il che rafforza una politica di investimento nel manicomio como elemento costitutivo di una rete di assistenza per la salute mentale che cosí tende a mantenere i letti in ospedale psichiatrico interrompendo l'ampio processo di deistituzionalizzazione. Inoltre va notato che non soltanto non si prevede un aumento delle risorse per i servizi alternativi al manicomio e per le strategie di deistituzionalizzazione ma bisogna preoccuparsi di come verrà garantito il finanziamento dei servizi territoriali, poichè la decisione di cessare ulteriori investimenti nella sanità a medio e lungo periodo implica il progressivo soffocamento dei servizi territoriali alternativi alla logica manicomiale: si investe in una logica che è decisamente a detrimento di quella precedente.

La terza trasformazione annunciata dalla Regolamentazione n° 3.588 è rappresentata dalla creazione di un nuovo dispositivo della rete denominato Equipe Multiprofissional de Atenção Especializada em Saúde Mental. A prima vista tale decisione potrebbe fare pensare ad un aumento delle risorse ma in realtà rappresenta una destrutturazione della rete (RAPS) in quanto tenta di sottrarre ai CAPS (Centros de Atençao Psicosocial) la responsabilità della presa in carico degli utenti rafforzando invece una struttura che di fatto non si assume la responsabilità complessiva degli interventi.Dunque, al posto di centri di riferimento complessivi inseriti in un territorio si investe in servizi che adottano una logica esclusivamente ambulatoriale.
I CAPS sono stati pensati e attrezzati come servizi forti e responsabili della promozione e della produzione di salute mentale di un territorio. I CAPS si responsabilizzano per rispondere in modo complessivo alla domanda di aiuto e cura degli utenti e offrono risposte individualizzate mirate ai bisogni reali delle persone: si tratta dunque di istituzioni inventate in alternativa alla istituzione che è stata negata.
Inoltre i CAPS hanno la funzione di evitare la frammentazione degli interventi e l'abbandono della domanda di aiuto, e si responsabilizzano per l'insieme dei bisogni degli utenti in relazione con il loro territorio di appartenenza.
I CAPS sono concepiti come servizi porta aperta che operano nella comunità, luoghi di incontro, di socialità e costruzione della vita quotidiana; sono degli attivatori e dei moltiplicatori delle risorse del territorio e hanno a che fare con la casa, il lavoro, gli amici; si tratta di luoghi in cui contraddizioni e conflitti possono trovare spazio di espressione e di dialogo, possibilità di connessioni e moltiplicazione delle relazioni sociali, luoghi di affermazione di nuovi ruoli sociali, di scambio e di negoziazione, di redistribuzione di poteri e di costruzione del potere contrattuale degli utenti nelle dinamiche sociali; infine, i CAPS producono valori e modalità di relazione diversi fra contesto sociale e sofferenza psichica.

Al contrario, la logica dell'ambulatorio è quella della selezione della domanda dell'utente a partire dalla esclusiva competenza del servizio, determinando cosí la frammentazione delle esperienze e dei bisogni e la decontestualizzazione del soggetto dal proprio territorio.
Viene fornita una risposta parziale ai bisogni che è imprigionata dalle logiche gestionali del servizio cosicchè altri bisogni sono deconnessi dalla esperienza complessiva del soggetto nella sua relazione col coprpo sociale e sono demandati ad altri servizi. Si crea cosí una modalità di intervento deresponsabilizzata verso gli utenti che vedono i propri bisogni frammentati e via via affidati ad altri servizi: non vi è piú relazione col proprio territorio di appartenenza che di fatto invece dovrebbe costituire lo scenario di vita ove si produce salute mentale.
Ecco perchè la creazione della Equipe Multiprofissional de Atenção Especializada em Saúde Mental influisce sulla complessiva organizzazione e sul funzionamento della rete creando una nuova e diversa logica della politica di salute mentale. Viene a perdersi il ruolo centrale e strategico dei servizi territoriali come alternativa alla logica manicomiale e, al suo posto, si investe in una struttura intermedia posta a cavallo fra intervento di salute mentale di base e ospedale psichiatrico.
In tal modo si viene creando un circuito di servizi de-territorializzati che decontestualizzano e frammentano bisogni ed esperienze e deresponsabilizzano i servizi rispetto ad una presa in carico complessa e sinergica col territorio di appartenenza.

Infine, una ulteriore trasformazione ha determinato un impatto significativo sulla riforma psichiatrica brasiliana: l'aumento massiccio di investimenti nelle cosisddette Comunità Terapeutiche (CTs)
La Regolamentazione Interministeriale n° 2/2017 istituisce un comitato di gestione interministeriale per sviluppare politiche rivolte alle persone con distutbi dovuti all'uso, abuso o dipendenza da sostanze psicoattive includendo la partecipazione del Ministero della Salute.
Si tratta di istituzioni residenziali di natura non pubblica e maggioritariamente, 80,2% secondo IPEA, (14) vincolate a gruppi religiosi. L'analisi del profilo della popolazione che accede a queste istituzioni indica che le persone rimangono "per un certo periodo di tempo isolate dalle proprie relazioni sociali allo scopo di spingerle a rinunciare definitivamente all'uso di droghe e ad adottare nuovi stili di vita ritmati dalla astinenza" (14). Si tratta di un modello centrato sugli assi lavoro, disciplina e spiritualità ma in realtà la cosiddetta terapia del lavoro implica attività di manutenzione della stessa istituzione, la disciplina deve promuovere l'autocontrollo e le pratiche religiose devono essere il mezzo per una conversione morale.
Questo modello altro non è che una replica della istituzione manicomiale che promuove
l'istituzionalizzazione e si caratterizza per il moralismo delle sue pratiche.
La promulgazione della Regolamentazione numero 2 implica la promozione di politiche volte ad aumentare il ruolo di queste istituzioni in collaborazione col Ministero della Salute.
Questa trasformazione è in relazione con quelle forze che nel contesto politico e sociale attuale hanno rafforzato la cosiddetta "bancada evangelica" ossia la coalizione evangelica nella Assemblea Legislativa Federale con la affermazione di un conservatorismo sociale che identifica le persone che fanno uso di droghe (in particolare coloro che utilizzano il crack) como devianti sociali.
Va notato che esistevano interventi specifici offerti dai CAPS e destinati a persone che fanno uso di alcol e altre droghe, ossia il CAPSad e il CAPSadIII, quest'ultimo funzionante 24 ore al giorno; inoltre esistevano strategie diversificate come i Consultori di Strada, le Unità di Accoglienza e in generale le strategie di riduzione del danno integrate nelle attività della rete (RAPS). Dunque si era creata una progressiva costruzione e implementazione di una rete assistenzale capace di rispondere ai bisogni specifici di queste persone.
Invece, viene annunciato l'aumento dei finanziamenti alle Comunità Terapeutiche che, malgrado siano considerate come istituzioni sanitarie, sono tuttavia state al centro di frequenti denunce per morte, tortura, abusi e maltrattamenti.
Una volta ancora queste trasformazioni denotano un cambiamento di prospettiva e l'allineamento con settori della società che hanno interessi ben diversi da quelli degli utenti e dei loro bisogni.


Continuare il processo di riforma psichiatrica

La situazione politica attuale del Brasile e le conseguenti trasformazioni nella logica e organizzazione della politica di salute mentale e della rete dei servizi psicosociali, significano la interruzione e l'arretramento del processo di riforma che era da tempo in corso.
Senza democrazia non c'è politica pubblica per la salute mentale e dunque la vasta lotta per il ritorno ad uno Stato Democratico di Diritto con la ricostruzione delle sue istituzione rappresenta un compito fondamentale.
Se si intende la democrazia non soltanto come modo di funzionamento di un regime politico ma come modo di funzionamento della società, è necessario inventare e costruire nel quotidiano e nelle comunità forme di relazione radicalmente e profondamente democratiche.

Riprendere e fare avanzare la riforma psichiatrica brasiliana richiede azioni pratiche nelle due dimensioni etica e politica, riaffermando il progetto di lotta per una società senza manicomi in relazione alla generale lotta per la democrazia.


Note

1. Nicacio, F. Utopia da realidade: contribuições da desinstitucionalização para a invenção de serviços de saúde mental. Tese (Doutorado). Universidade Estadual de Campinas, 2003.
2. Kinoshita, R T. Saúde Mental e a Antipsiquiatria em Santos: vinte anos depois. Cad. Bras. Saúde Mental, v.1, n.1, jan-abr, 2009.
3. Rotelli, F. L'istituizione inventata (1987). In: Rotelli, F. Per la normalità: taccuino di uno psichiatra negli anni della grande reforma. Trieste: Asterios Editore, 1994.
4. Brasil. Ministério da Saúde. Saúde Mental em Dados - 12, ano 10, nº 12. Informativo eletrônico. Brasília: outubro de 2015.
5. Manifesto em defesa da democracia, dos direitos sociais e por uma sociedade sem manicômios. Brasil: março de 2017. Disponível em: https://bit.ly/2w8Szg6
6. Brasil. Portaria Federal nº 3.588, de 21 de dezembro de 2017. Altera as Portarias de Consolidação no 3 e nº 6, de 28 de setembro de 2017, para dispor sobre a Rede de Atenção Psicossocial, e dá outras providências. Diário Oficial da União, Seção 1, p.236. Disponível em: https://bit.ly/2OEUnoO
7. Brasil. Portaria Interminsiterial nº 2, de 21 de dezembro de 2017. Diário Oficial da União, Seção 1, p.104. Disponível em: https://bit.ly/2Ml9iaK
8. Doniec, K; Dall'Alba, R; King, L. Brazil's health catastrophe in the making. The Lancet. Published online. July 20, 2018.
9. Conselho Nacional de Saúde. Recomendação 001 de 31 de Janeiro de 2018. Disponível em https://bit.ly/2w4ZCq4
10. Basaglia, F; Ongaro Basaglia, F. La maggioranza deviante: l'ideologia del controlo sociale totale (1971). Milano: Baldini&Castoldi, 2013.
11. Basaglia, F. La malattia e il suo doppio (1970). Scritti: 1953-1980. Milano: Il Saggiatore, 2017.
12. Basaglia, F. Il circuito del controlo: dal manicomio al decentramento psichiatrico: relazione introdutiva degli operatori di Trieste. Scritti: 1953-1980. Milano: Il Saggiatore, 2017.
13. Brasil. Ministério da Saúde. Saúde Mental no SUS: Cuidado em Liberdade, Defesa de Direitos e Rede de Atenção Psicossocial. Relatório de Gestão 2011‐2015. Brasília: Maio, 2016.
14. Santos, MPG. et al. Perfil das Comunidades Terapêuticas Brasileiras. Brasília: Ipea, 2016 (Nota Técnica).

La traduzione italiana è di Benedetto Saraceno.

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