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Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA): 70 anni di lavoro con i rifugiati palestinesi: passato, presente e futuro

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Ali Khader

 

Abstract: L'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), istituita nel 1949 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGA) ai sensi della risoluzione 302 (IV) ha il mandato di fornire assistenza a 5,4 milioni di rifugiati palestinesi. L’Agenzia opera in cinque territori: Giordania, Libano, Siria, Cisgiordania e striscia di Gaza, e aiuta i rifugiati palestinesi a raggiungere il loro pieno potenziale in termini di sviluppo umano, in attesa di una giusta soluzione alla loro condizione.

I servizi dell’Agenzia comprendono l’istruzione, l’assistenza sanitaria, il soccorso e i servizi sociali, la protezione, le infrastrutture e il miglioramento dei campi, la microfinanza e l’assistenza emergenziale. L’Agenzia è sovvenzionata quasi interamente da contributi volontari ed è stata derminante per il benessere e lo sviluppo umano di quattro generazioni di rifugiati palestinesi. Nel 1950 quando l’Agenzia diventò operativa rispondeva al bisogno di circa 750.000 rifugiati palestinesi. Si definisce rifugiato palestinese “una persona il cui normale luogo di residenza era la Palestina tra il 1 giugno 1946 e il 15 maggio 1948, e che ha perso sia la casa sia i mezzi di sussistenza in conseguenza del conflitto del 1948”. Lo statusdi rifugiato palestinese si tramanda per via patrilineare e include i figli adottati legalmente.

I servizi dell’UNRWA sono disponibili per i rifugiati palestinesi che sono registrati all’Agenzia e vivono in uno dei cinque territori.

Storia e contesto

Prima del 1948: la Palestina, la terra di tre religioni monoteistiche, è il luogo dove i palestinesi sono nati, cresciuti, si sono sviluppati e hanno eccelso. Il legame tra i palestinesi e la Palestina ha radici profonde ed è documentato da migliaia di anni.

La popolazione palestinese: durante il ventesimo secolo la Palestina è un chiaro esempio di colonialismo d’occupazione in cui la popolazione originaria fu sradicata dalla propria terra e dalle proprie abitazioni attraverso lo sterminio o la deportazione. Ai palestinesi subentrarono coloni provenienti da differenti parti del mondo e protetti dal potere dell’occupazione.

Secondo il registro ottomano, prima della prima guerra mondiale, la popolazione della Palestina era di 722.143, di cui 683.389 arabi, principalmente musulmani e cristiani e 38.754 ebrei (12.332 cittadini e 26.377 visitatori o immigrati europei illegali) Dopo la prima guerra mondiale, gli inglesi e gli Alleati occuparono la Palestina. L’occupazione britannica favorì la popolazione ebraica e, in seguito alla cosiddetta dichiarazione Balfour, [2] l’immigrazione e lo stanziamento di ebrei in Palestina furono facilitati. Già nel 1922, la popolazione ebraica era arrivata a 83.790 unità e nel 1946 a 583.327, quasi un terzo della popolazione totale a quel tempo (1.952.920 persone).[3]

1948: LA FUGA/ LA CATASTROFE / LA NAKBA

Il 29 novembre del 1947, la seconda sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò la divisione della Palestina in due stati, uno ebraico e l’altro arabo. A causa della crescente violenza che seguì il fallimento del piano di divisione e a fine del mandato britannico in Palestina, centinaia di migliaia di palestinesi fuggirono dalla propria patria che sarebbe diventata Israele il 15 maggio del 1948.

Nell’autunno del 1948, un disastro umanitario di proporzioni enormi aveva preso forma, con più di 750.000 persone in fuga come rifugiati. Il 1948 diventò l’anno dell’indipendenza per Israele e l’anno della Nakba (che in arabo significa ‘catastrofe’) per i palestinesi. Piano di spartizione Israele PalestinaA molti rifugiati palestinesi rimase solo quel che potevano portare in spalla; persero le loro case, le fattorie, i loro mezzi di sostentamento. Le vite dei rifugiati palestinesi furono sconvolte. Queste persone furono esposte al rischio di contrarre malattie, di non aver cibo e acqua a sufficienza, di vivere in luoghi sconosciuti e sovraffollati. I profughi trovarono rifugio dove poterono in tende, sotto gli alberi e persino nelle grotte. Centinaia di migliaia di palestinesi fuggirono dalle loro case e finirono fuori della loro terra ancestrale. Al posto delle loro case nelle città, nei paesi e nei villaggi comparvero tende,nell’intera regione. In conseguenza ad altre ostilità molti palestinesi furono dislocati durante il conflitto arabo-israeliano del 1967 e nel 1982 con l’invasione israeliana del Libano.

 

Le immagini appartengono all’archivio fotografico dell’UNRWA, una raccolta di circa mezzo milione di documenti tra fotografie e video. La collezione è inclusa nel programma “Memoria del mondo” dell’UNESCO.

A piedi nudi, spingendo i propri averi in carrozzine e carrelli.

A molti rimase solo quel che potevano portare in spalla.

I rifugiati palestinesi iniziarono a scappare alla fine
del 1947, ma la maggior parte se ne andò
o furono portati via tra l’aprile e l’agosto del 1948.

Una rifugiata palestinese tagliata fuori dalla propria casa dalla “Linea Verde” nel 1948.

L’inverno nel campo di Nahr Al-bared in Libano nel 1950

Una scuola dell’UNRWA nel 1959.

 
I profughi trovarono rifugio dove poterono in tende e persino nelle grotte.  

Assistenza internazionale ai rifugiati palestinesi

Subito dopo il trasferimento forzato del 1948, fu fornita assistenza emergenziale da organizzazioni quali il Comitato internazionale della Croce Rossa (ICRC), la Federazione internazionale delle associazioni nazionali di Croce rossa e l’American Friends Service Committee (AFSF).

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 194/1948 istituì la Commissione di Conciliazione delle Nazioni Unite per la Palestina (UNCCP) e l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso dei rifugiati palestinesi (UNRPR), per estendere gli aiuti e il soccorso ai rifugiati palestinesi e coordinare gli sforzi delle organizzazioni non governative e altri organi delle Nazioni Unite.

L’8 dicembre del 1949, l’Assemblea delle Nazioni Unite istituì l'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) con la risoluzione 302 (IV). L’agenzia ereditò le attività dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso dei rifugiati palestinesi (UNRPR) e prese il controllo dei registri del Comitato internazionale della Croce Rossa, iniziando le operazioni sul campo il primo maggio del 1950.

L’Agenzia delle Nazioni Unite rinnovò ripetutamente il mandato a quest’agenzia (da ultimo, fino al 30 giugno 2020), in attesa di una soluzione giusta e duratura per la condizione dei profughi palestinesi, in accordo con il diritto internazionale applicabile e le risoluzioni dell’Agenzia delle Nazioni Unite. L’Agenzia delle Nazioni Unite ha affermato “la necessità della prosecuzione del lavoro” dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) e “l’importanza che le sue operazioni si svolgano senza impedimenti e che i suoi servizi siano erogati per il benessere e lo sviluppo umano dei rifugiati palestinesi e la stabilità della regione”.

Il diritto al ritorno: Sin dall’inizio delle loro traversie, i rifugiati palestinesi rifiutano di stabilirsi fuori dalla Palestina, spesso conservando le chiavi delle case dei loro antenati come simbolo di ritorno. Molti rifugiati palestinesi chiedono alla comunità internazionale di attuare la Risoluzione 194, che garantisce il diritto al ritorno. Nel documento si legge: “ai rifugiati che desiderano tornare alle loro case e vivere in pace con i loro vicini, deve essere permesso di farlo alla prima data possibile e bisogna dare un indennizzo per la proprietà a chi sceglie di non tornare e concederne uno anche per la perdita o i danni alla proprietà”. Tuttavia, non è mai stato attuato e Israele ha rifiutato di permettere loro di rimpatriare.

Oltre alla funzione umanitaria, l’Agenzia ha un importante ruolo di sostegno nella difesa del diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi. Tuttavia, il diritto al ritorno non è solo legato alla presenza dell’UNRWA, alla Risoluzione 194 delle Nazioni Unite e alle altre risoluzioni attinenti. Il diritto è fermamente intrecciato con il Diritto internazionale dei diritti umani, in specifico con la Carta Internazionale dei Diritti dell’Uomo (la Dichiarazione Universale sui Diritti Umani, la Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e la Convenzione Internazionale sui diritti civili e politici).[4]

Ed è proprio a causa dell’Olocausto degli ebrei che la verità a proposito della Nakba palestinese e le continue orribili sofferenze dei palestinesi sono rimaste invisibili all’opinione pubblica illuminata dell’Occidente. Naturalmente, riconoscere cosa è avvenuto in Europa con l’Olocausto non potrà mai giustificare moralmente lo sradicamento dei rifugiati palestinesi e la distruzione della Palestina storica.[5]

Il mandato dell’UNRWA

L’UNRWA ha il mandato di fornire soccorso e programmi lavorativi a favore dei profughi palestinesi, in specifico il mandato originario [6] è: “(a) attuare, in collaborazione con i governi locali, il soccorso diretto e programmi lavorativi come raccomandato dalla missione d’indagine economica delle Nazioni Unite per il Medio Oriente; e (b) di consultarsi con i governi interessati del Vicino Oriente riguardo alle misure che loro stessi possono adottare per prepararsi al momento in cui l’assistenza internazionale per il soccorso e per i progetti lavorativi non sarà più disponibile.

Nel corso del tempo, le operazioni dell’Agenzia si sono evolute per andar incontro al mutare delle esigenze e delle circostanze.

In mancanza di una soluzione definitiva alla situazione dei rifugiati palestinesi, l’Agenzia delle Nazioni Unite ha ripetutamente rinnovato il mandato dell’UNRWA e ha affermato “la necessità della prosecuzione del lavoro” dell’UNRWA e “l’importanza che le sue operazioni si svolgano senza impedimenti e che siano erogati i suoi servizi per il benessere e lo sviluppo umano dei rifugiati palestinesi e la stabilità della regione”. Il mandato attuale dell’UNRWA scade il 30 giugno 2020.

I rifugiati palestinesi: Definiti “persone il cui normale luogo di residenza era la Palestina tra il 1 giugno 1946 e il 15 maggio 1948 e che hanno perso sia la casa sia i mezzi di sussistenza in conseguenza del conflitto del 1948”. Lo status di rifugiato palestinese si trasmette per via patrilineare e include i figli legalmente adottati. L’UNRWA è unica per il suo impegno di lunga data verso un solo gruppo di rifugiati, essendosi adoperata per il benessere e lo sviluppo umano di quattro generazioni di rifugiati palestinesi.

I servizi dell’Agenzia sono disponibili a tutti i rifugiati palestinesi registrati e che vivono nelle cinque aree dell’operazione. Quando l’Agenzia iniziò le operazioni nel 1959, stava rispondendo ai bisogni di 750.000 persone, ora i rifugiati registrati sono circa 5,4 milioni.

Dove vivono i rifugiati palestinesi?

La stima del numero di palestinesi nel mondo alla fine del 2015 ammonta a 12.365.761 di cui 50,3% vive nella Palestina storica (Cisgiordania, Gaza e Israele), il 44,2% in paesi arabi e il 5,5% in altri paesi.[7] Di questi 5,4 milioni sono considerati rifugiati palestinesi e per lo più vivono intorno e fuori dai campi, presso la popolazione ospitante. Solo circa un terzo della popolazione di rifugiati, generalmente la più vulnerabile risiede in 58 campi riconosciuti per profughi palestinesi in Giordania, Libano, Siria, Gaza e Cisgiordania (tavola 1). Altri paesi in cui i profughi palestinesi si sono insediati sono l’Iraq, l’Egitto e, fuori dal Medio Oriente.[8]

 

Tavola 1, distribuzione dei rifugiati palestinesi in base al luogo di residenza alla fine del 2018

  Giordania Libano Siria Cisgiordania Gaza Totale
Totale profughi registrati [9] 2.206.736 469.555 551.873 828.328 1.386.455 5.442.947
Numero di campi ufficiale 10 12 9 19 8 58
Numero di profughi registrati residenti nei campi 407.983 268.038 192.911 253.245 589.754 1.711.931
% dei profughi residenti nei campi ufficiali 18% 51% 31% 25% 39% 33%

 

Giordania: In Giordania, più di 2,2 milioni [10] di rifugiati palestinesi sono registrati presso l’UNRWA, la maggior parte dei quali ha la cittadinanza giordana e beneficia degli stessi diritti dei giordani. Tuttavia, tra loro ci sono circa 158.000 casi di cosiddetti “ex-abitanti della striscia di Gaza”, profughi palestinesi che scapparono a Gaza nel 1967 e risiedono in Giordania. Queste persone non possono beneficiare della nazionalità giordana, hanno in genere un accesso limitato ai servizi pubblici e perciò si basano molto sui servizi dell’UNRWA. Il numero di rifugiati palestinesi di provenienza siriana, che sono scappati dalla Siria sulla scia del conflitto del 2011 e sono registrati all’UNRWA in Giordania è di 17.529. [11] I più vulnerabili rifugiati palestinesi tendono a vivere all’interno o intorno ai 10 campi profughi ufficiali in Palestina, e ai tre campi profughi non ufficiali in Giordania.

Libano: Circa 460.000 rifugiati palestinesi sono registrati all’UNRWA in Libano. Data la loro condizione di apolidi, i rifugiati palestinesi in Libano devono sottostare a molte limitazioni, compreso il fatto di non poter essere assunti in circa 20 professioni e non aver accesso ai servizi sociali pubblici. Di conseguenza, i rifugiati palestinesi in Libano dipendono molto dai servizi dell’UNRWA. Altri 32.274 sono stati registrati presso l’UNRWA in Libano dall’inizio del conflitto in Siria.[12]Ci sono circa 3.000 palestinesi in Libano che non sono registrati presso l’UNRWA e non hannoaltro tipo di documenti. Loro, ìn pratica, sono esclusi da ogni forma d’assistenza e sopravvivono grazie alle ONG. Ci sono 12 campi ufficiali oltre a molti altri gruppi non ufficiali di profughi palestinesi.

Siria: L’UNRWA stima che dei più di 500.000 palestinesi registrati presso l’Agenzia prima del conflitto del 2011, 438.000 continua a rimanere in Siria.[13] Di quelli rimasti, circa il 95 % (oltre 410.000 individui) dipende dall’assistenza umanitaria per soddisfare i propri bisogni primari. Circa 254.000 rifugiati sono stati trasferiti forzatamente almeno una volta all’interno della Siria, e 49.700 rifugiati vive ancora in aree difficili da raggiungere. Ci sono nove campi ufficiali di profughi palestinesi e tre campi non ufficiali in Siria. I profughi palestinesi godono dei servizi pubblici, eccetto la cittadinanza.

Gaza: Circa 1,3 milioni di rifugiati palestinesi registrati vive all’interno e intorno a otto campi gestiti dall’UNRWA. In conseguenza all’occupazione d’Israele e all’embargo in corso, i rifugiati palestinesi sono soggetti a gravi problemi economici. Le operazioni dell’Agenzia a Gaza sono state seriamente limitate dall’embargo che ha anche condizionato la libertà di movimento di 1,9 milioni di persone rimaste isolate e fondamentalmente bloccate in un’enclave di 365 km. L’impatto psicosociale delle ripetute ostilità è aggravato dalle difficoltà socioeconomiche. L’incertezza politica e l’attuale crisi energetica hanno avuto delle significative ripercussioni sulla capacità di ripresa e le strategie di adattamento dei rifugiati palestinesi a Gaza.[14]

Cisgiordania: più di 800.000 rifugiati palestinesi è registrata all’UNRWA in Cisgiordania che ospita 19 campi sovraffollati e mal serviti. L’occupazione in corso, i posti di blocco militari e le chiusure imposte da Israele mettono in grossa difficoltà l’economia della Cisgiordania e la popolazione che usufruisce dei servizi dell’UNRWA. L’impatto di oltre 50 anni dell’attuale occupazione della Cisgiordania da parte di Israele è particolarmente grave nei campi profughi in cui le forze israeliane conducono regolari operazioni di sicurezza. Nel 2017, sono state effettuate in media più di due incursioni al giorno. Molte di queste operazioni danno origine a incidenti mortali, ferite da arma da fuoco, uso eccessivo di gas lacrimogeni, danni alla proprietà e grave stress sociale. Nel 2017, 51 palestinesi, di cui 14 rifugiati palestinesi e 6 minori, furono uccisi e 6.973 feriti.[15]

Israele:Si stima che i palestinesi i cui antenati furono dislocati nel 1948, ma rimasero all’interno dei confini dell’attuale Israele, siano 335.204.[16] Hanno diritto alla cittadinanza israeliana ma non hanno diritto di tornare ai loro paesi o villaggi.[17]

Egitto: Un più piccolo numero di rifugiati palestinesi fuggì in Egitto durante le guerre del 1948, del 1956 e del 1967. Oggi, si stima che fino a 50.000 palestinesi risieda in Egitto. Tuttavia, queste persone non godono del permesso di soggiorno permanente, né sono registrati come rifugiati. L’UNRWA non è presente in Egitto.[18]

Iraq: L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR) ha stimato che nel 2006,34.000 Palestinesi vivevano in Iraq. Oggi, solo 11.544 rifugiati palestinesi registrati all’ACNUR vive ancora lì. Molti palestinesi che risiedevano in Iraq hanno subito un doppio trasferimento forzato, prima dalla Palestina, e poi dall’Iraq in seguito all’invasione del 2003 condotta dagli Stati Uniti. Molti di quelli che sono scappati hanno cercato asilo nelle vicine Siria e Giordania.[19]

Campo profughi palestinese: Si definisce ‘campo profughi palestinese’ [20] un lotto di terra messo a disposizione dell’UNRWA dal governo ospitante per dare asiloai profughi palestinesi, nonché creare strutture per provvedere ai loro bisogni. Questo significa che i rifugiati nei campi non ‘possiedono’ la terra sui cui le loro abitazioni sono costruite, ma hanno il diritto di ‘usare’ la terra per risiedervi. Aree non designate come tali, ma usate come luogo di residenza per i rifugiati palestinesi non sono riconosciute come campi ufficiali. Le condizioni socioeconomiche nei campi sono generalmente di povertà diffusa, con un’alta densità di popolazione, sovraffollamento e inadeguate infrastrutture di base.


Le attivitàdell’UNRWA

Da quando l’Agenzia fu istituita in tali regioni caratterizzate da instabilità politica, la situazione non è cambiata. La violenza e l’emarginazione hanno colpito i profughi palestinesi senza tregua, continuando a rendere necessarie le operazioni dell’Agenzia, che, in linea con il suo mandato, si sono svolte in cinque campi d’azione. L’UNRWA ha concentrato la sua attenzione su tre programmi principali: l’istruzione, la salute e i servizi sociali e di soccorso. Più tardi altri programmi sono stati introdotti: quello di microfinanza avviato nel 1991, quello per le infrastrutture e il miglioramento dei campi e quello di protezione.[21]

Il programma per l’istruzione: l’Agenzia fornisce l’istruzione di base, quella primaria (dal primo al nono anno, e, in Giordania, anche il decimo) e quella secondaria (dal nono anno al dodicesimo in Libano) a più di 520.000 studenti, divisi in 711 scuole, dando lavoro a 22.475 dipendenti dell’Agenzia.

Inoltre, l’Agenzia gestisce l’istruzione terziaria per i diplomati, fornendo una preparazione professionale a 7688 studenti attraverso 8 centri di formazione professionale e tecnica. Prepara, inoltre, 1681 studenti all’insegnamento attraverso 3 facoltà di Scienze dell’Educazione in Giordania e Cisgiordania.[22] L’agenzia è impegnata nel suo obiettivo strategico di un’istruzione di qualità, inclusiva ed equa.[23] Le scuole dell’Agenzia sono competitive e spesso surclassano le scuole statali.

Il programma sanitario: l’Agenzia contribuisce alla realizzazione del diritto alla salute per i rifugiati palestinesi fornendo un’assistenza sanitaria di base di qualità e universalmente accessibile. Da 70 anni, il programma sanitario continua a fornire assistenza sanitaria di secondo e di terzo livello ai rifugiati palestinesi. Nel 2017, circa 3,2 milioni di persone, pari a quasi il 60% della popolazione totale registrata hanno avuto accesso all’assistenza sanitaria. I servizi sanitari sono per lo più erogati attraverso 143 strutture sanitarie di base, rendendo possibili piùdi 8,3 milioni di consultazioni all’anno, fornite da più di 3.300 unità di personale sanitario. I servizi sanitari nel 2017 includevano cure prenatali per 96.000 gravidanze, cure pediatriche e vaccinazioni per 358.989 bambini fino ai cinque anni e 267.000 casi di assistenza a pazienti con diabete o ipertensione, oppure entrambe le patologie. Tra i rifugiati palestinesi, chi usufruisce maggiormente dei servizi dell’Agenzia sono madri, bambini, gruppi di persone con età diversa e persone con malattie non trasmissibili. Oltre all’assistenza sanitaria di base, l’UNRWA fornisce cure ospedaliere, principalmente assicurandosi dei posti letto o coprendo parzialmente le spese per i trattamenti ospedalieri in ospedali statali o privati. L’UNRWA fornisce anche assistenza sanitaria direttamente all’interno della sua stessa struttura (un ospedale da 63 posti) a Qalqilya, un paese in Cisgiordania, densamente popolato da rifugiati.[24]

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, che fornisce supervisione tecnica e staff con esperienza al programma dagli anni Cinquanta, conduce periodicamente delle valutazioni sul lavoro svolto dall’UNRWA. La valutazione più recente, completata nel 2005, ha riscontrato diversi indicatori positivi tra cui un alto livello d’impegno dello staff, delle cure sanitarie vantaggiose rispetto ai costi e “un eccellente […] programma su larga scala di salute riproduttiva”, e “indicatori di copertura e di rendimento […] paragonabili a quelli dei paesi con alto o medio reddito del Mediterraneo orientale.”[25]

L’UNRWA ha significativamente migliorato la salute per i rifugiati palestinesi.

Malattie prevenibili con i vaccini e altre comuni malattie infettive sono state quasi debellate. Anche i tassi di fertilità, e mortalità neonatale, infantile e materna sono diminuiti. Nonostante questi successi, il programma dell’UNRWA per la salute è continuamente messo alla prova da una situazione politica instabile, la mancanza di fondi, un alto ricambio di personale, senza contare la continua crescita del peso delle malattie non infettive come l’ipertensione, il diabete, l’obesità e il cancro.[26]

Nonostante tutte le difficoltà, il programma per la salute dell’UNRWA è dinamico e flessibile e risponde alla realtà in mutamento dei rifugiati palestinesi. Nel 2010, con il modello del team di assistenza medica familiare, è stata attuata un’importante riforma sanitaria, che è partita con l’introduzione di un approccio olistico e orientato al paziente. L’approccio include un fascicolo medico elettronico, un sistema ad appuntamenti e il potenziamento delle capacità del personale medico. Da quando il modello del team di assistenza medica familiare è entrato in vigore in tutti i 144 centri medici dell’Agenzia, 100 dottori hanno conseguito la formazione universitaria in Medicina di Famiglia. Anche l’inclusione del supporto per la salute mentale e di quello psicosociale nel modello di sanità familiare è in corso.

Il programma di soccorso e di servizi sociali: Questo programma ha il fine di promuovere lo sviluppo e l’autostima dei membri più svantaggiati della comunità di rifugiati palestinesi, in particolare le donne, i bambini, le persone con disabilità e gli anziani. Fornisce una serie di servizi di protezione sociale diretta e indiretta all’interno di tre principali direzioni:[27]

  • Fornire una rete di previdenza e assistenza sociale ai più bisognosi tra i rifugiati palestinesi. Dei 5,4 milioni di rifugiati a cui l’UNRWA destina i suoi servizi, si stima che 1,2 milioni viva in assoluta povertà e 700.000 in una condizione di povertà ancor più estrema. Molti di loro non sono in grado di far fronte ai loro bisogni più elementari. A partire dal 2013, l’UNRWA ha fornito a 292.000 rifugiati palestinesi beni alimentari di prima necessità insieme a sussidi integrativi in denaro.

  • Conservare e aggiornare i registri relativi ai profughi palestinesi. Più di 17 milioni di documenti, compresi certificati di nascita, atti di proprietà e documenti di registrazione, alcuni risalenti alla Palestina pre-1948 sono stati scansionati e conservati dall’Agenzia. Per abbandonare l’uso dei registri cartacei, l’UNRWA ha elaborato un nuovo sistema informatico centralizzato e sicuro per la registrazione dei rifugiati. Si tratta di un sistema in cui i documenti dei rifugiati palestinesi sono protetti, aggiornati e a cui si può accedere durante la prestazione di servizi ai rifugiati.
  • Rafforzare la comunità di rifugiati palestinesi. Attraverso le collaborazioni con le organizzazioni locali, l’UNRWA promuove lo sviluppo e l’autonomia di gruppi emarginati, come donne, bambini, giovani, anziani e persone con disabilità.

La protezione: Per salvaguardare e far progredire i diritti dei rifugiati palestinesi ai sensi del diritto internazionale, l’UNRWA ha adottato nel 2012 una politica di protezione, nonché sviluppato degli strumenti e degli standard per la fornitura di servizi. Il progresso è misurato attraverso controlli sulla protezione interna effettuati ogni due anni. L’UNRWA continua a rispondere ai problemi cruciali della protezione dei rifugiati, prevedendo un ampio programma sulla violenza di genere e lo sviluppo di un quadro giuridico per la protezione dei minori.[28]

L’UNRWA aderisce al principio delle Nazioni Unite che regola il modo in cui la risposta umanitaria viene attuata: neutralità, imparzialità e indipendenza sia in tempo di pace sia in tempo di guerra. Queste basi sono essenziali perché l’Agenzia possa proteggere realmente ed essere d’aiuto ai rifugiati palestinesi.[29]

Il programma di microfinanzamento: Fornisce opportunità di generazione di reddito sostenibile su base autonoma. Dalla sua istituzione nel 1991, l’UNRWA ha concesso 437.310 prestiti dando accesso a un totale di 493,7 milioni di dollari.[30]

Il programma di infrastrutture e di miglioramento dei campi: Lanciato nel 2007 per affrontare il problema del degrado dei campi e delle abitazioni, il programma adotta un piano di miglioramento integrato e partecipatorio dell’ambiente costruito all’interno dei campi, utilizzando gli strumenti dell’urbanistica.[31]

La risposta alle emergenze: Negli ultimi 70 anni, l’UNRWA è sempre intervenuta per attenuare gli effetti delle emergenze sulle vite dei rifugiati palestinesi. Il contesto operativo in cui lavora l’UNRWA è impegnativo, e va dalla relativa stabilità di alcuni paesi ospitanti a situazioni più complesse, come l’attuale conflitto armato in Siria. L’Agenzia lavora in stretta collaborazione con i gruppi di coordinamento delle Nazioni Unite nei paesi ospitanti per sviluppare piani di risposta alle emergenze attraverso le fasi di prevenzione, preparazione, risposta e recupero. Normalmente, queste operazioni sono di breve durata, sebbene emergenze umanitarie prolungate possono richiedere un lavoro di soccorso prolungato.[32] L’UNRWA ha lanciato il 31 gennaio 2019 un nuovo appello d’emergenza per la crisi regionale in Siria per la raccolta di un totale di 276,9 milioni di dollari. I fondi raccolti da quest’appello forniranno assistenza umanitaria salvavita ai rifugiati palestinesi in Siria, Giordania e Libano che continuano ad aver bisogno di consistente protezione umanitaria a causa dei conflitti in Siria.

Il futuro dell’UNRWA

Le attività dell’UNRWA sono apprezzate dalle Nazioni Unite, dalla comunità internazionale, dai paesi ospitanti e dalla comunità di rifugiati palestinesi sin dalla sua nascita. L’efficienza e l’efficaciadel suo lavoro sono ampiamente riconosciute. Nel 2018, L’UNRWA ha dovuto affrontare il più grosso deficit della sua storia: il 16 gennaio 2018, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato una riduzione di 65 milioni di dollari alla sovvenzione di 125 milioni promessa per la prima metà del 2018. Il 31 agosto dello stesso anno, Trump ha annunciato che non sarebbero stati concessi altri fondi all’UNRWA. Fino a quel momento, il governo degli Stati Uniti era stato il maggiore finanziatore dell’UNRWA con quasi 370 milioni di dollari all’anno nel 2017.

Nel gennaio del 2018 l’UNRWA ha lanciato la campagna “La dignità è senza prezzo” [33] per mobilitare i donatori e i partner. Gli sforzi congiunti hanno quasi permesso all’Agenzia di colmare, prima della fine dell’anno, il disavanzo finanziario originatosi e continuare a fornire i suoi servizi senza interruzione.

Nel suo discorso alla Quarta Commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 3 novembre 2018, il Commissario Generale dell’UNRWA Pierre Krähenbühl ha descritto chiaramente la situazione attuale e il futuro dell’UNRWA e dei rifugiati palestinesi, nonché quale debba essere la responsabilità internazionale verso di loro.

“A ogni visita presso il nostro campo di attività e specie durante quelle che ho effettuato quest’anno, ho visto la disperazione più profonda, l’incertezza e l’ansia all’interno della comunità di rifugiati palestinesi. Sono anche venuto a conoscenza delle radicate e irraggiungibili aspettative dei rifugiati palestinesi.

I profughi palestinesi hanno dei nuovi traumi, oltre ai diversi strati di sofferenza che richiedono una soluzione. Dobbiamo assicurarci che la loro situazione non sia dimenticata in un mondo colpito da così tante altre situazioni di conflitto armato e crisi. Dobbiamo assicurarci che i diritti dei rifugiati palestinesi siano protetti a dovere e che i loro bisogni siano soddisfatti in modo adeguato.”


Ali Khader è un ex membro dell’Agenzia. Ha lavorato come medico nel dipartimento della salute per 30 anni, lasciando a giugno 2017 la sua ultima carica di responsabile della politica sanitaria e della pianificazione nel quartier generale dell’Agenzia in Amman. Lui stesso è un rifugiato palestinese, nato in un campo profughi a sud di Hebron cinque anni dopo la Nakba. Il suo villaggio d’origine (Al-Qubaiba) si trova 25 Km a sud-ovest di Hebron. Cresce e riceve un’istruzione nelle scuole dell’Agenzia in un campo-profughi, consegue la laurea di primo livello in Medicina e Chirurgia dall’Università di Granada in Spagna e quella di secondo livello in Salute Pubblica presso l’Università di Scienze e Tecnologia della Giordania. Le opinioni che emergono in questo articolo sono personali e non riflettono necessariamente quelle dell’Agenzia.

[1] Justin McCarthy, The Population of Palestine; Population History and Statistics of the Late Ottoman Period and the Mandate, Tavola 1, 4D, McCarthy, nota 107 p. 10. New York: Columbia University Press, 1990.

[2] Balfour Declaration (2 novembre, 1917) affermazione del sostegno britannico per “la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico”. La frase fu scritta in una lettera da Arthur James Balfour, il segretario per gli Affari Esteri a Lionel Rothschild, II Barone di Rothschild (di Tring), un leader della comunità ebraica: “Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di una dimora nazionale per il popolo ebraico, e si adopererà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina, né i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni”.

[3]Survey of Palestine, [Indagine sulla Palestina] Vol. 1, Tavola 1, p.141 e supplemento p.10. Vedi anche McCarthy, Tavola A3-1, p.65.

[4] Policy Dialogues Series - Lebanese-Palestinian Relations / 06 The ongoing UNRWA crisis: Context , dimensions, prospects and responses by Jaber Suleiman, August 2018.

[5] BADIL: resource centre for Palestinian residency and refugee rights document “ 60 years after the Nakba del dottor Dr Nur Masalha

[6] Assemblea delle Nazioni Unite, risoluzione 302 (IV), 8 dicembre, 1949, paragrafo 7.

[7] http://pcbs.gov.ps/Portals/_Rainbow/Documents/Population%20e%20s.htm

[8]Dalla newsletter di IRIN «Palestine refugees: locations and numbers», ; un articolo del 2010 aggiornato il 16 gennaio 2018

[9] https://www.unrwa.org/sites/default/files/content/resources/unrwa_in_figures_2018_eng_v1_8_1_2019_final.pdf

[10] Altre 120,804 “persone registrate” sono registrate all’UNRWA in Giordania

[11] Sede in Giordania della UNRWA, verifica di vulnerabilità, dicembre 2017.

[12] https://data2.unhcr.org/en/situations/syria/location/71#_ga=2.98532127.1218026724.1522519709- 295579154.1520765184.

[13] Bollettino statistico dell’UNRWA , Q4, 2017.

[14] United Nations Development Programme (UNDP), Three Years after the 2014 Gaza Hostilities - Beyond Survival: Challenges to Economic Recovery and Long-Term Development (May 2017). [Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, tre anni dopo le ostilità del 2014 a Gaza – Oltre la sopravvivenza: sfide alla ripresa economica e sviluppo a lungo termine (maggio 2017)]

[15] United Nations Development Programme (UNDP), Three Years after the 2014 Gaza Hostilities - Beyond Survival: Challenges to Economic Recovery and Long-Term Development (May 2017). [Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari , Rapporto sulla protezione dei civili, 16-29 gennaio 2018. Vedi anche i dati dalle operazioni dell’UNRWA in Cisgiordania.]

[16] Dato del 2010.

[17] BADIL: resource centre for Palestinian residency and refugee rights document “ 60 years after the Nakba del dottor Dr Nur Masalha

[18] Programma di studio sulla migrazione forzata dei rifugiati dell’università Americana al Cairo.

[19] 60 anni dopo la Nakba” del Dott. Nur Masalha,www.badil.org [centro di ricerche per la residenza palestinese e il documento per i diritti del rifugiato]

[20] https://www.unrwa.org/palestine-refugees

[21] Ufficio informazioni al pubblico dell’UNRWA, appello del fondo comune, 2008–2009 (Città di Gaza: UNRWA, ca. 2007), p. 31. Disponibile online ( www.un.org/unrwa/publications/pubs07/GF-20082009.pdf ).

[22] “L’UNRWA in cifre,” 1 gennaio, 2018.

[23] Rapporto del Commissario generale dell’Agenzia della Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente. Programma di budget 2018–2019 nei registri ufficiali dell’Assemblea Generale, settantaduesima sessione, supplemento n. 13A.

[24] Rapporto annuale del 2017 del dipartimento della sanità

[25] OMS, “Il programma sanitario dell’UNRWA, Rapporto di una missione di valutazione tecnica dell’OMS WHO Technical Assessment Mission, 28 February–17 March 2005” (Regional Office for the Eastern Mediterranean, Cairo, 2005), pp. 73–74.

[26] Rapporto annuale del 2017 del dipartimento della sanità

[27] www.unrwa.org/ what- we- do/Relief-social-services

[28] www.unrwa.org/ what- we- do/protection

[29] 2017 annual operational report page, 49

[30] www.unrwa.org/ what- we- do/microfinance

[31] www.unrwa.org/ what- we- do/infrastructure-camp-improvement

[32] www.unrwa.org/ what- we- do/emergency-response

[33] #DignityIsPriceless

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