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Beati i Miti perchè avranno in eredità la Terra

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Benedetto Saraceno

 

Come “fare politica” oggi, quali le forme possibili del conflitto, come si debbano costruire avanguardie, come sia possibile essere in sintonia e come convocare le giovani generazioni, come sia possibile produrre militanza attiva, come, infine, si possa contrastare la ferocia dominante con una mitezza non passiva ma militante ed efficace.

 

Questi, in sintesi sono gli interrogativi che accompagnano la riflessione di SOUQ da alcuni mesi.

 

Ci troviamo nell’impasse di spiegare ossia di dis-piegare l’ossimoro del “conflitto mite”. Dunque, interrogarci se nel conflitto e piú in generale nel perseguimento collettivo del bene pubblico via sia posto per la bontà.di queste parole perdute: la Bontà e la cattiveria. Dobbiamo ritrovare il valore della liberazione e della speranza che accompagnano sia come cause sia come effetti la Bontà, in contrapposizione alla prigionia e alla disperazione, anche esse cause ed effetti, della cattiveria.I cattivi sono infelici, rancorosi e soprattutto sono disperati perchè le loro minacce ritornanosu di loro enegano loro proprio quella sicurezza che essi disperatamente perseguono.

Dobbiamochiederci quali siano e come si differenzino le strade della Bontà e della cattiveria perchè certamente le strade della Bontà sono diverse da quelle della cattiveria.

 

Innanzitutto sembrano essere strade che consentono velocità molto diverse: le strade della cattiveria sembrano veloci cosicché la cattiveria giunge rapida nei cuori delle persone e anzi si propaga rapidamente come benzina infiammata. Al contrario, le strade della Bontà sembrano tortuose e lente nel raggiungere i cuori.

Ma dobbiamo tuttavia fare un distinzione importante, ossia se parliamo di Bontà e cattiveria private o pubbliche, individuali o collettive. La distinzione è fondamentale.

 

La Bontà c’è, presente e radicata nel cuore intimo e privato delle persone, come fosse parte quasi naturale di esse: bontà di madri e padri verso i loro bambini, bontà verso le persone che si amano, “piccole virtú” che emanano dalla Bontà nel quotidiano dei molti che aiutano, che ascoltano, che soccorrono altri. Tutto peró si gioca nel foro privato delle relazioni private. Probabilmente perchè la Bontà ha a che fare con la maternità e con la tenerezza fisica verso il corpo dei bambini che chiama protezione e dolcezza. E’ corporea la Bontà: accarezza, tocca, stringe, scalda, abbraccia, tende la mano, copre col mantello, dà da mangiare e da bere. Fa fatica, dunque,la Bontà a staccarsi dalla dimensione privata. Invece la cattiveria è soprattutto pubblica e diviene facilmente collettiva: certamente abbiamo piú memorie di grandi imprese collettive guidate dalla cattiveria che di imprese guidate dalla Bontà. La cattiveria è trasmissibile come i virus, risponde a bisogni profondi e tacitati, ha bisogno di catalizzatori pubblici, autorevoli, che giustifichino ai singoli la malvagità dei ciascuni perchè prodotta insieme a molti altri. La cattiveria comincia sempre con le parole, parole di odio che servono a descrivere e definire il nemico su cui esercitarsi. In seguito, la cattiveria diventa anche fisica, ossia la violenza verbale prepara alla violenza sui corpi delle vittime.

 

Ecco il corpo che ritorna come entità pubblica:secondo Foucault la modernità nacque in Europa verso la metà del XVIII secolo quando il potere assunse la gestione e la pianificazione della vita biologica della popolazione, determinando, quella proliferazione di «tecnologie politiche che investiranno il corpo, la salute, le modalità di nutrirsi e di abitare, le condizioni di vita, l’intero spazio dell’esistenza»(M. Foucault,Nascita della biopolitica- corso al collège de France anni 1978-1979, a cura di François Ewald, Alessandro Fontana e Michel Senellart, trad. Mauro Bertani e Valeria Zini, Feltrinelli, Milano 2005).I fascismi totalitari annettono il corpo dei cittadini : razzismo, eutanasia, morale sessuale eccetera. I fascismi riducono alcuni uomini a homo sacer ossia a nuda vita.”

 

Nel diritto romano arcaico homo sacer era colui che chiunque poteva uccidere senza commettere omicidio e che nessuno poteva sacrificare agli dèi. In questo senso il potere nazista ha portato alle estreme conseguenze, con gli ebrei, quella liceità di uccidere Ha derubricato la loro uccisione dalla categoria dell’omicidio” (Stefano Jorio,Il rasoio di Occam, MicroMega, 16 ottobre 2018).Il corpo diviene pubblico quando il “biopotere” (Foucault) se ne appropria e vuole controllarlo: corpo delle donne che perdono il diritto di decidere del proprio, corpo del morente che perde il diritto di decidere come e quando morire, il corpo del reo che viene torturato o lesionato in nome della giustizia, come nella proposta di castrazione per i pedofili.

 

La questione che ci interessa invece, è come rendere pubblica la quota di liberazione insita nel corpo, la quota gioiosa e di piacere e dunque anche la quota affettiva e materna che permette il flusso della Bontà dal privato al pubblico.Il corpo puó dunque divenire il veicolo attraverso cui la rivolta, la opposizione e la sfida alla ingiustizia si incarnano (letteralmente) alterando cosí l’ordine del “discorso del conflitto” che cessa di essere solo verbale per divenire complessivamente umano ossia dotato di corpo e parola. 

 

Come ricordavo nel precedente Editoriale di Souq (aprile 2019), parlare di corpo, di corpo pubblico, di corpo come veicolo di significati nella lotta politica, ingenera, come è comprensibile, smarrimento, diffidenza e anche rifiuto. Infatti parlare del corpo nella politica determina in ognuno quella inquietudine che sentiamo ogni volta che ci avviciniamo a un interdetto profondo, perchè indubbiamente l’uso del corpo nel conflitto politico è problematico e tende a restare come un “non detto” e dunque anche come un un” interdetto”. Ma è invece necessario liberare la quota materna e affettiva del corpo e trasformarla in energia politica altrimenti il corpo resta solo come spazio privato, come guscio della propria salute, della bellezza, della desiderabilitá, della seduttivitá o della cura di sé.

 

Dunque, i buoni in privato ma cattivi in pubblico trovano molti complici (è infatti piú arduo trovare complici della bontà): J Stuart Mill dice che per la cattiveria è sufficiente che gli uomini buoni guardino e non facciano nulla e Camus dice che la cattiveria va di pari passo con l’ ignoranza. Dunque, una politica che promuove una collettività ignorante e dove i buoni stanno a guardare diviene facilmente una comunità dell’odio. Ecco il compito: non stare a guardare, combattere l’ignoranzae liberare energia politica per generare conflitti che aprano i cuori al bene pubblico e allacommon decency(“the free,equal and decent society”) di cui parla Orwell, e che “oggi si può intendere anche come la capacità degli esseri umani di vincolarsi reciprocamente uscendo dalla chiusura autistica del puro consumo o della propria fragilità” (Gianandrea Piccioli,Psicopolitica: Visioni della Quotidianitàin Volere la Luna, 4/02/2019).)

 

Bisogna dirselo e dirlo con chiarezza:la Bontà e la Mitezza non sono virtú passive cosí come la Speranza non è la pazienza ingenua per un domani migliore ma un progetto presente affinchè l’impossibile divenga possibile.

 

La possibilità di restituire alla mitezza un significato "politico", facendola uscire dalla logica privatistica in cui rischia di chiudersi, è dunque legata a un capovolgimento di ottica; al passaggio cioè da una concezione negativa della politica – come quella che privilegia la difesa dei diritti soggettivi non rifiutando, quando diventa necessario, il ricorso alla forza – a una concezione positiva, per la quale essa ha come obiettivo la promozione umana globale, cioè l'impegno a garantire ad ogni persona il pieno esercizio dei diritti di cittadinanza. Ciò che qualifica infatti la mitezza è l'abbandono di ogni dogmatismo e di ogni integralismo; è il rifiuto di considerare l'altro (chiunque esso sia) come "nemico" o come attentatore della propria identità; è lo sviluppo di un senso maturo della propria individualità, incentrato sulla convinzione che l'alterità è dentro di noi e che, quando non si presenta con connotati assolutistici (ripiegando su se stessa), può favorire processi di reciproco arricchimento”.(Giannino Piana:La mitezza come virtù politica , La casa fondata sulla roccia, Cittadella 2015, pp.149-156).

 

C’è dunque un ruolo politico della mitezza e credo che Norberto Bobbio offra una visione molto tradizionale della politica quando afferma chela mitezza non è una virtù politica, anzi è la più impolitica delle virtù. In un’accezione forte della politica, nell’accezione machiavellica o, per essere aggiornati, schmittiana, la mitezza è addirittura l’altra faccia della politica”.(Norberto Bobbio,Elogio della Mitezza, Il Saggiatore 2014).

 

Invece la Mitezza è una virtú politica. Scrive Moreno Biagioni “È inoltre necessario applicare, nella politica, la virtù della mitezza, specialmente dopo aver visto la trasformazione delle discussioni politiche, nei talk-show televisivi ma anche nelle sedi istituzionali, in continue risse e aggressioni verbali (un ulteriore elemento del degrado attuale della politica). Ma la mitezza va coniugata con passioni e sentimenti che fanno parte della tradizione della sinistra e che pure sono indispensabili allo sviluppo di un nuovo pensiero e di nuove pratiche. Come coniugare cioè la mitezza con l’indignazione (l’indignazione contro l’ingiustizia, punto di partenza per chi vuole collocarsi politicamente a sinistra), la mitezza con la conflittualità (elemento indispensabile per far vivere la democrazia), la mitezza con l’individuazione degli avversari (il conflitto si esercita nei confronti di poteri e interessi ben definiti), la mitezza, che comporta anche la valorizzazione del dubbio e la ricerca continua di nuovi elementi di verità, con l’affermazione di valori e obiettivi irrinunciabili?”.(Per un rinnovamento della politica: mitezza e nonviolenza attiva. Volere la Luna, 23/01/2019):

 

Bontà e Mitezza escono con chiarezza dalla dimensione della passività, della sconfitta, del silenzio umiliato per trasformarsi in strumenti della politica: la bontà corporea e privata puó diventare energia politica collettiva. “La mitezza è l’opposto della passività. È un lavoro continuo, tenace e perseverante. La mitezza è anche la beatitudine dei poveri che riescono a stare e vivere in condizioni impossibili per i non-mansueti. La mitezza la incontriamo molto spesso tra gli anziani e i vecchi.I miti abbracciano, stringono, piangono insieme, e sanno che non si conosce qualcuno senza averlo stretto al petto, senza avergli baciato le guance nel bacio della pace. Conoscono e usano il linguaggio umile e forte del corpo, la lingua delle carezze, sono maestri della tenerezza e dell’intelligenza delle mani.”( Luigino Bruni:  La intelligenza delle mani miti, L’Avvenire, sabato 19 settembre 2019).

 

Infine: Beati i miti perchè avranno in eredità la Terra: la conferma di questa valenza "politica" della mitezza è costituita dal fatto che la beatitudine evangelica conferisce ai "miti" il "possesso della terra": ai miti viene affidato il compito di governare il mondo e di custodirlo come proclamato dall ‘enciclicaLaudato sí.Si tratta di custodire tutto il mondo, la natura e gli esseri viventi e gli umani, nessuno sarà ridotto a scarto, nessuno confinato a vita nuda.

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