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2282-5754
 
Centro Studi Sofferenza Urbana

 

 

Violenza verbale e paranoia sociale

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Benedetto Saraceno

Il 27 gennaio di quest'anno, come ogni anno da 10 anni, si è celebrato il Giorno della Memoria, in ricordo delle vittime dello sterminio nazista. Accanto al genocidio degli ebrei, la Shoa, altri stermini di massa furono messi in atto dai nazisti allo scopo di "purificare la razza" atraverso operazioni di pulizia etnica che colpirono Slavi e Polacchi, le comunità dei Rom e dei Sinti (Porrajmos è la parola in lingua romani che definisce quello sterminio), i Testimoni di Geova, e gli Omosessuali.

I nazisti inoltre misero in atto un programma di eugenetica volto allo sterminio dei disabili fisici e mentali , detto Aktion T4 (T4 è l'abreviazione di "Tiergartenstrasse 4", l'indirizzo del quartiere di Berlino dove era situato l'ente responsabile per l'assistenza sociale). Il programma prevedeva la soppressione o la sterilizzazione di persone affette da malattie genetiche, inguaribili o da più o meno gravi malformazioni fisiche o da disturbi mentali. Lo sterminio dei disabili portó a morte 300.000 persone.

Con gradi diversi di consapevolezza, corresponsabilità e complicità medici, psichiatri,infermieri e funzionari della sanità e della assistenza sociale furono coinvolti nella operazione.

Ci si puó chiedere come sia stato possibile che tante persone abbiano accettato, e in molti casi condiviso, questa barbarie. Sembra inaccettabile e incomprensibile come questi sterminii di massa abbiano potuto succedere nella indifferenza di tanti.
Nell'Editoriale di questo numero di Souquaderni perleremo appunto di questo: come violenze e disumanità inconcepibili possano "accadere" dentro una comunità.

Perchè ci interessa? Perchè ci occupiamo di sofferenza urbana e siamo consapevoli che la violenza collettiva puó diventare una componente rilevante dei contesti urbani, soprattutto nei periodi piú critici critici del loro sviluppo.

Il primo Editoriale di SOUQUADERNI parlava di "identità" e dei rischi legati alle derive identitarie, il secondo Editoriale parlava di "governance" della complessità urbana e della scelta fra buon governo ossia dialogo e promozione dei diritti e malgoverno ossia chiusura e violazione dei diritti dei piú deboli e vulnerabili; eccoci oggi a parlare di una delle variabili di questa complessità: la violenza.

Ma non parleremo dei fantasmi securitari che tengono sveglie le notti dei governanti, ossia non parleremo della violenza attribuita ai tossicodipendenti che rapinano e assaltano, della violenza attribuita ai giovani dei centri sociali che imbrattano e distruggono (e magari progettano violenza politica), della violenza attribuita agli immigrati che essendo poveri, si sa, rubano o fanno anche di peggio, nè parleremo di quella sottospecie di immigrati che sono i Rom che, come è noto all'immaginario comune, oltre a rubare collane e borsellini rubano anche i bambini. Non parleremo di tutte queste violenze per tre motivi:

1. Perchè non siamo affatto certi e convinti che tali violenze si manifestino in modo tanto massiccio, ossia con un peso statistico rilevante e sistematico da meritare allarme sociale; piuttosto pensiamo che siano violenze "percepite" piú che dimostrate, "fantasmatizzate" piú che sperimentate, "esagerate" piú che seriamente analizzate. Non c'è dubbio che chi è marginale (tossicodipendente, giovane disoccupato che occupa un centro sociale, immigrato illegale, eccetera) sia spesso protagonista di piccoli e (raramente) grandi reati. Sarebbe sciocco negare tale evidenza. Ció che neghiamo sono le proporzioni allarmanti, drammatiche e minacciose di questi fenomeni. Ció che preoccupa invece è la enfasi e l'allarme che vengono trasmessi ai cittadini e che spesso gli stessi cittadini trasmettono alle autorità in un crescendo che molto ha invece a che vedere con la costruzione artificiale di un clima sociale difensivo e paranoico.

2. Perchè ci pare che l' enfasi esclusiva sulla "prevenzione" di crimini attribuiti a categorie di soggetti vulnerabili, deboli e marginali distolga le responsabilità pubbliche e collettive dai determinanti sociali della vulnerabilità e della marginalità di molti giovani, dei tossicodipendenti, degli immigrati illegali, eccetera. Ognuno di questi gruppi è portatore di gravi problemi e di sofferenze che sono sistematicamente ignorati per porre esclusiva enfasi e allarme sulla criminalità potenziale e attuale di questi gruppi.
3. Perché ci pare, infine, che il focus su queste violenze, vere o presunte, distolga lo sguardo da altre violenze di cui non parla nessuno e che invece ci paiono rilevantissime per comprendere la genesi di quei fenomeni "incomprensibili e inaccettabili" che furono le persecuzioni e l'eliminazione di persone appartenenti a minoranze etniche, o religiose, o linguistiche o, come nel caso di Aktion T4, appartenenti alla categoria dei disabili.

Parleremo di una violenza che comparata alla violenza fisica e "sterminatoria" pare quasi un fenomeno risibile, un "peccato veniale", ossia parleremo della violenza "verbale" quando essa è espressa da soggetti che ricoprono incarichi pubblici nel governo e nelle istituzioni. Parleremo dei rischi connessi alla crescente "tolleranza" verso questa violenza ritenuta tutto sommato inoffensiva in quanto solo "verbale".

Il Giorno della Memoria ricorda comportamenti mostruosi, inumani, non-piu'-umani, messi in atto da pochi che detengono il potere contro altri, molti, che il potere non ce l'hanno e appartengono a delle minoranze; e questi comportamenti sono possibili anche grazie alla acquiescenza e complicità dei moltisssimi che preferiscono non vedere e non sapere,
Nel giorno della Memoria non ricordiamo dunque soltanto le vittime del passato ma anche ricordiamo a noi stessi che comportamenti che paiono cosí inumani da risultare incomprensibili non "accaddero" (nè accadono o potrebbero accadere) improvvisamente, ossia per un terribile ma imprevedibile concorso di circostanze, ma per una progressiva e sistematica costruzione di pregiudizi, di falsità storiche, di stigmatizzazioni, di promozione della paura, di uso ripetuto e sistematico della violenza verso una o piú minoranze, una violenza che, al principio, è "solo" verbale.

Prendiamo ad esempio il ben noto e attuale fenomeno europeo della violenza verbale (ma non soltanto) verso gli immigrati:

  • Geert Wilders parlamentare olandese e fondatore del Partito della Libertà che sostiene l'attuale governo in carica, propone di tassare le donne mussulmane che portano il velo: "Siamo disgustati e stanchi dei veli e faremo di tutto per eliminarli. Abbiamo già proposto un legge che mette al bando il burqa e questa sarà la strada per eliminare anche i veli che inquinano il paesaggio olandese"
  • Il Ministro degli Interni francese Brice Hortefeux commenta la presenza di un giovane maghrebino a una riunione del suo partito: "Ce n'è almeno sempre uno e quando è uno va bene ma quando ce n'è tanti di loro allora cominciano i problemi"
  • Il Ministro Calderoli, esponente della Lega Nord dichiara: "Dare il voto agli extracomunitari, non mi sembra il caso, un paese civile non può fare votare dei bingo-bongo che fino a qualche anno fa stavano ancora sugli alberi" (23 ottobre 2003). "Che gli immigrati tornino nel deserto a parlare con i cammelli o nella giungla con le scimmie, ma a casa nostra si fa come si dice a casa nostra!" (Ansa, 18 settembre 2005). A seguito della vittoria dell'Italia ai danni della Francia nella finale dei Campionato mondiale di calcio 2006, il Ministro Calderoli esponente della Lega Nord dichiara: «Quella di Berlino è una vittoria della nostra identità, dove una squadra che ha schierato lombardi, campani, veneti o calabresi, ha vinto contro una squadra che ha perso, immolando per il risultato la propria identità, schierando negri, islamici e comunisti".
  • Il consigliere della Bundesbank tedesca ed ex ministro delle finanze Thilo Sarrazin dichiara: "Non sono tenuto ad accettare chi non si preoccupa abbastanza della educazione dei propri figli ma al tempo stesso continua a produrre nuove, piccole ragazzine velate".
  • Il Sindaco di Treviso Gentilini tiene molto alla razza pura : "Noi non tolleriamo la prevaricazione, non vogliamo la sovrapposizione o l'inquinamento da parte di altre religioni, da parte di altre leggi. Noi siamo, come ho già avuto occasione di dire, la razza Piave: è una stirpe, che è stata onesta, lavoratrice e rispettosa delle leggi". 
  • Il partito svizzero UDC ed il suo leader Christopher Blocher fanno campagna contro l'immigrazione con un manifesto eloquente che suggerisce l'espulsione (a calci) delle pecore nere: Potremmo continuare con moltissimi altri esempi dall'Italia, Francia, Polonia, Olanda ma dobbiamo constatare che la violenza verbale (e non solo) è rivolta non soltanto agli immigrati ma anche agli omosessuali, e anche in questo caso le citazioni potrebbe essere centinaia.
  • Kazimierz Marcinkiewicz, Primo mininistro della Polonia fino al 2006 : "L'omosessualità è contro natura...la famiglia è naturale e lo Stato deve proteggere la famiglia. Si una di queste persone cerca di infettarne altre con la sua omosessualità allora lo Sato deve interventire".
  • Christian Vanneste , Deputato del Parlamento Francese ci ricorda che " I gay sono una setta e non è possibile essere gay e cattolico...è strano che si sia votato contro la definizione della omosessualità come malattia".
  • Jean Marie Lepen, Presidente del Front National : "L'attivismo degli omosessuali costituisce una minaccia mortale sulla nostra civiltà ».
  • Conclude il raffinato sindaco di Treviso Gentilini: "Darò subito disposizione alla mia comandante dei vigili urbani affinchè faccia pulizia etnica dei culattoni; qui a Treviso non cè nessuna possibilità per i culattoni e simili"

Non si tratta qui di aggiungere esempi ad esempi ma semplicemente di analizzare i processi che fanno sí che la violenza verbale di chi dovrebbe governare con responsabilità, equanimità e saggezza si trasforma in una potente macchina di propaganda: una macchina di propaganda che riesce a costruire attraverso una lenta de-sensibilizzazione la anestesia della indignazione di moltissimi sostituendola con la loro rassegnazione e la loro passività politica e morale.

Di fronte agli abusi quotidiani, alle prevaricazioni quotidiane, ai razzismi quotidiani fatti di sarcasmi, allusioni, esclusioni, alle stigmatizzazioni di gruppi etnici, religiosi o sociali, di fronte a tutto questo si costruisce inesorabilmente lo spazio "morale",ossia immorale, per promuovere una società fatta solo di "normali"; ovviamente lo statuto di normalità viene attribuito da dei "noi normali" contrapposti a dei "loro anormali": noi cristiani, noi bianchi, noi occidentali, noi eterosessuali, noi sani di mente, noi, infine, che decidiamo chi ha le caratteristiche per fare parte dei "noi" e chi invece è destinato a far parte dei "loro".

E' molto piú rassicurante pensare che matti, disabili, rom, ebrei, slavi, omosessuali non siano uomini e donne fatti di carne e ossa e affettività ma siano invece "gruppi", ossia entità astratte de-sogettivate, che peró al momento della stigmatizzazione e persecuzione ridiventano singoli individui fatti di carne e ossa e affettività: si stigmatizza la categoria degli omosessuali ma poi viene picchiato a sangue un ragazzo in carne ossa.

Perchè l'indicibile possa accadere è necessario dunque "vaccinare" le coscienze attrraverso una progressiva desensibilizzazione poichè "le idee per diventare normali hanno bisogno di un po' di tempo"(Marco Paolini, Ausmerzen, 2011).
E cosí l"indicibile" diventa "normale".

E cosí, se si accetta che qualcuno sia uno scarto, sia una vita superflua, si puó anche accettare che un giorno venga portato via e si gira la faccia per non vedere.

Si accettano ogni giorno il disprezzo e la violenza che patiscono i gay, i tossicodipendenti, i Rom e tutti quelli che a qualcuno non piacciono perchè sono "scarti" (aggiungiamo con una notazione piú "locale" che oggi si accetta che a Milano si tornino a legare al letto i pazienti psichiatrici dopo almeno due decenni durante i quali tale pratica era scomparsa, o comunque era ritenuta inaccettabile, da combattere, da discutere).

Il disprezzo e il conseguente abbandono dei i tossicodipendenti, la contenzione fisica dei pazienti psichiatrici, gli abusi e le prevaricazioni verso gli immigrati, diventano eventi "normali", accettati, passati sotto silenzio.
La ragione è che non c'è tempo per i diritti dei vulnerabili, dei deboli, degli ultimi o delle minoranze in questo tempo di crisi economica in cui dobbiamo preoccuparci sempre di piú di noi stessi.
Infatti le grandi crisi economiche hanno sempre costituito il terreno di cultura per la costruzione del paradigma delle "vite di scarto": i ricoveri psichiatrici aumentano durante i periodi di recessione economica come risposta alla progressiva competitività ed espulsività dei mercati del lavoro in fase recessiva, come bene dimostrato da Richard Warner in Recovery from Schizophrenia:psychiatry and political economomy (1994), Routledge, London.

Le grandi crisi economiche razionalizzano due processi paralleli e sinergici:
a) la riduzione dei diritti acquisiti fino a quel momento per i piú produttivi che devono cosí accettare di pagare i costi della crisi continuando a produrre ma con minori garanzie economiche e sociali

b) la riduzione delle risorse acquisite fino a quel momento per i piu' improduttivi (che diventano progressivamente superflui) : meno risorse per i disabili, meno investimenti per i malati di mente gravi, meno risorse per gli anziani, meno sostegno ai bambini in difficoltà.

Il secondo dei due processi, ossia quello che colpisce gli "improduttivi", è quello che dobbiamo analizzare per capire la genesi di uno sterminio come quello di Aktion 4.

Le grandi crisi economiche hanno infatti razionalizzato l'abbandono e poi la violenza sui deboli, sui non produttivi, sui "pesi" per le stanche economie delle fasi recessive.

Le grandi crisi economiche hanno sempre "tagliato" incominciando dai deboli, dai malati, dai vulnerabili e hanno, al tempo stesso avuto bisogno di creare consenso servendosi delle minoranze come capri espiatori: primo fra tutti l'esempio degli ebrei sterminati dai nazisti.

E tutto comincia con la violenza verbale che non viene subito e con forza rifiutata, e contrastata.
La violenza verbale che dichiara non-persone i Rom, gli omosessuali, i tossicodipendenti è una ingiustizia che diventa "accettabile" ossia "normale".

Le parole violente e i pregiudizi e le falsità che le accompagnano promuovono una sorta di "stupidità" ma è questa stupidità il nucleo originario da cui si viene costruendo la indifferenza morale che prelude alla complicità: "...l'uomo viene derubato della sua indipendenza interiore e rinuncia cosí, piú o meno consapevolmente, ad assumere un atteggiamento personale davanti alle situazioni che gli si presentano....Trasformatosi in uno strumento senza volontà, lo stupido sarà capace di qualsiasi malvagità, essendo contemporaneamente incapace di riconoscerla come tale" (Dietrich Bonhoeffer (1942) Resistenza e Resa, Ed.Paoline Milano 1988).

Ecco perché ha senso un Giorno della Memoria: per onorare sí le vittime passate ma anche per leggere il presente, per mantenere l' indignazione non solo viva ma organizzata, per ribellarsi non solo con determinazione ma collettivamente, prima che sia tardi.

 

 

 

 

 

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