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Centro Studi Sofferenza Urbana

 

 

La dimensione urbana: ostacolo e opportunitą per una salute senza esclusioni

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Bianca Maisano Gonzalo Castro Cedeno

L'esperienza di Caritas Roma


La Caritas - espressione teorica e operativa della Chiesa italiana di prossimità nei confronti di tutte le forme di povertà ed ingiustizia sociale - a Roma nasce nel 1979 con don Luigi Di Liegro. Nel tessuto vivo della città, attraversata allora come oggi da "mali" profondi , egli intravedeva che l'impegno civile si sarebbe potuto esprimere prevalentemente nell'identificare i luoghi e gli spazi della sofferenza e della speranza umana per essere in funzione della città, della sua vita, delle sue speranze.
Di Liegro aveva posto molta attenzione su aspetti che riguardano la cura e il diritto alla tutela della salute: mettersi in relazione con ogni persona partendo dalla stima e dal valore della vita di ciascuno, a qualsiasi cultura o storia appartenga, per conoscere, capire e farsi carico con amore della promozione della salute specialmente di coloro che sono più svantaggiati, affinché vengano riconosciuti, riaffermati e promossi ad ogni livello, dai singoli, dalla comunità e dalle istituzioni, diritti e dignità di tutti, senza nessuna esclusione. Sulla scia di tale spinta ideale, nel 1983 prende il via una specifica Area Sanitaria di Caritas.
Si identifica la Stazione Termini a Roma come primo luogo nel quale promuovere l'assistenza sanitaria per gli immigrati senza permesso di soggiorno. Tale esperienza coagula fin da subito centinaia di forze volontarie di estrazioni socio-culturali e di professionalità diverse. Ai molti medici, infermieri e farmacisti volontari si affiancano cittadini motivati che riconoscono i quattro pilastri importanti della mission che anima il progetto complessivo:

- un approccio transculturale che valorizza la centralità del soggetto negli interventi assistenziali
- approfondimento culturale e ricerca
-  la formazione degli operatori e della cittadinanza
-  l'azione politica per la promozione del diritto alla salute di ogni persona

L'assistenza sanitaria e l'approccio transculturale

In questi trent'anni di storia sono passate attraverso l'Area Sanitaria, per un bisogno di salute, quasi ottantamila persone di centotrenta nazionalità diverse, ed hanno operato oltre millecinquecento volontari di diversa età, professionalità, religione, estrazione sociale, matrice culturale e politica. Un immenso e dinamico laboratorio transculturale di relazioni dove la salute è servita da occasione di incontro tra persone che si sono riconosciute nella stessa umanità.
Non diversamente dai migranti, anche la medicina di oggi, sempre più incentrata sui criteri dell'evidenza scientifica, deve attraversare un processo migratorio, diventare migrante, mettersi cioè in discussione. Un atteggiamento flessibile e dialogico è uno dei tratti fondamentali dei medici che lavorano presso il Poliambulatorio Caritas.

Ascoltando il vissuto dei migranti in effetti sembra che molti dei loro problemi siano in fondo un po' come la lente di ingrandimento degli stessi problemi che vive la popolazione di questo paese nel suo insieme. Naturalmente ci sono delle specificità, ma non si può negare che proprio i migranti hanno aiutato la medicina a rendersi conto che perdere di vista la relazione con la persona equivale a rendere praticamente inefficace lo sforzo scientifico (e spesso anche economico) di curare. Un'eccessiva concentrazione sulla specializzazione e sulla tecnologia hanno reso infatti la medicina una disciplina quasi unicamente meccanicistica, nella quale la persona viene identificata con la malattia e "dimenticata" per la complessità che esprime in quanto soggetto sofferente.
La medicina che si fa attenta ai migranti in realtà riscopre se stessa e diventa una migliore medicina per tutti. Un approccio che diventa così quotidianamente transculturale, capace di promuovere il dialogo con tutti e di considerare gli aspetti culturali propri e del paziente come un patrimonio in continua trasformazione.

In questa ottica si scopre che l'attenzione del medico e degli operatori sanitari dovrebbe essere rivolta non solo alla patologia, ma anche ai determinanti ed ai processi collegati alle persone, alle popolazioni; determinanti che non sono solo di natura batterica o virale ma anche politici e sociali. Se osserviamo l'andamento delle patologie dei migranti nel tempo, infatti, per esempio nell'arco degli ultimi vent'anni, vediamo che degli effettivi miglioramenti nel campo della loro salute si sono ottenuti non con la scoperta di nuovi farmaci per nuove patologie, ma soprattutto attraverso politiche di accoglienza ed integrazione, grazie a scelte di inclusione, di accesso e fruibilità ai servizi sanitari a carattere universalistico. Per esempio ciò è facilmente dimostrabile nel campo dell'AIDS o della tubercolosi dove epidemiologicamente si osserva un significativo miglioramento dell'incidenza di questa malattia.
Dunque una medicina che i migranti ci aiutano a ripensare sempre più nel contesto di una salute globale, collegata con il sociale, con l'antropologia, la sociologia e le politiche come sostiene l'epidemiologo Geoffrey Rose: I determinanti primari delle malattie sono prevalentemente politici e sociali, quindi i relativi rimedi devono essere anche politici e sociali. Medicina e politica non possono e non devono essere tenuti separati .

Approfondimento, ricerca e conoscenza

La banca dati dell'Area Sanitaria contiene la memoria del Poliambulatorio in termini di assistenza sanitaria con circa 80.000 schede pazienti e oltre 500.000 prestazioni dal 1983 ad oggi. La raccolta delle informazioni e la sua sistematizzazione in un database si trasforma in un osservatorio permanente delle presenze degli immigrati irregolari per paesi di provenienza, per età, per sesso, per grado di istruzione. Emerge una popolazione di persone altrimenti invisibili alle statistiche sanitarie a causa dell'irregolarità giuridica e della frammentarietà dei dati raccolti a livello istituzionale.
Questa attenta, costante ed aggiornata osservazione permette di individuare linee programmatiche idonee, di sfatare pregiudizi rispetto alla salute degli immigrati; i dati raccolti sostengono le politiche della Caritas in tema di diritti e sensibilizzano le istituzioni alla formulazione e applicazione di normative capaci di garantire il diritto alla salute. In ambito interno, monitorare l'affluenza, le patologie e le prestazioni favorisce sia un continuo aggiustamento organizzativo, sia l'individuazione di particolari percorsi formativi dei volontari che operano in questo ambito.
Nel 2000 è nato il centro studi e documentazione (C.SeI) dedicato in modo specifico al tema della salute e dell'immigrazione, in occasione della ristrutturazione della sede dell'Area Sanitaria: raccoglie e sistematizza il materiale su questi temi e si offre innanzitutto come spazio per rispondere all'esigenza di approfondimento e di conoscenza che scaturisce dalla pratica sanitaria e dalla pratica sociale nell'incontro delle diverse culture; il C.SeI si rivolge infatti primariamente agli operatori e volontari dell'area sanitaria e dei servizi Caritas: studenti, studiosi e ricercatori di ogni disciplina. E' aperto anche all'esterno, a tutte le persone interessate ad approfondire le tematiche della medicina transculturale. Raccoglie attualmente più di 2.150 documenti tra libri, tesi, riviste e articoli e collabora con altri servizi analoghi.
Al suo interno il C.SeI ospita l'Osservatorio per le Politiche Sanitarie Locali per Immigrati e Rom e il progetto SaluteZingara che, in collaborazione con i servizi sanitari del Sistema Pubblico ed il GrIS Lazio - Gruppo Immigrazione e Salute, espressione territoriale della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) - ha seguito campagne di prevenzione e orientamento nei vari campi rom presenti a Roma.
Formazione e motivazione
Gli interrogativi suscitati dalla pratica clinica con i numerosi immigrati urbani ha suscitato negli operatori l'esigenza della formazione come necessità itinerante.
Per chi vuole camminare su questa strada la porta d'accesso all'esperienza diretta della medicina transculturale è il corso base per i volontari organizzato due volte all'anno a livello centrale dalla Caritas di Roma; esso comprende un modulo specifico di tre giornate sulla medicina transculturale. Successivamente le iniziative di formazione permanente proposte dallo staff dell'Area Sanitaria offrono ai volontari lo spazio per approfondire e far proprio uno stile di servizio che, pur muovendosi in un ambito specifico e limitato, acquista un significato più profondo e ampio nella partecipazione al progetto complessivo dell'Area Sanitaria: la promozione della salute specialmente di coloro che sono più svantaggiati, affinché vengano riconosciuti, riaffermati e promossi ad ogni livello, dai singoli, dalla comunità e dalle istituzioni, diritti e dignità di tutti, senza nessuna esclusione.

Proprio perché il cerchio d'onda si allarghi nasce negli anni '90 il Corso di Medicina delle Migrazioni (MdM), giunto oggi alla XIX edizione: si tiene ogni anno a Roma nel mese di ottobre e i partecipanti provengono dalle diverse regioni italiane. Si tratta infatti di un corso residenziale di circa 20 ore rivolto ad operatori socio-sanitari che vogliono approfondire le tematiche legate all'epidemiologia, alla relazione e comunicazione con pazienti provenienti da diverse culture, alla normativa sanitaria. Negli anni il corso MdM è diventato un punto di riferimento ed il collegamento ad una rete di relazioni con chi, per lavoro o impegno sociale, si occupa dei migranti e della loro salute in tutta Italia. Nasce e si consolida anche grazie a questi corsi la rete dei GrIS (Gruppi Immigrazione Salute a livello locale).
Questo corso MdM è diventato nel frattempo itinerante e viene attualmente presentato come pacchetto formativo anche in altre città rivolto ad operatori del pubblico e del privato-sociale. Un terreno intensamente coltivato che ha fatto da humus alla nascita del Master.
Il Master in Medicina delle Emarginazioni, delle Migrazioni e delle Povertà (MEMP), avviato nel 1999 e giunto nel 2010 alla quinta edizione, è organizzato dall'Area Sanitaria Caritas Roma e dalla Fondazione Idente di Studi e Ricerca; nelle cinque edizioni (ognuna dura due anni) ha formato circa 230 operatori provenienti da diversi contesti professionali e regionali. Si tratta infatti del primo Master realizzato in Italia sul tema degli aspetti medici e sociosanitari dell'assistenza agli immigrati, agli emarginati ed in genere a tutti coloro che soffrono di traumi sociali. Il MEMP si propone di fornire strumenti conoscitivi e metodologici, competenze relazionali e clinico-scientifiche ad operatori che nel campo della salute e della promozione sociosanitaria sono impegnati nell'affrontare le problematiche della disuguaglianza, della diversità, della mancanza di visibilità ufficiale dei bisogni dei gruppi umani emarginati, migranti e poveri.
Un'idea di città

Vogliamo una città diversa, una città nuova, che appartenga a tutti perché fatta da tutti. Una città che sia la città del dialogo. Dialogo tra i suoi cittadini, tra fede e tecnica, tra aspirazioni e impegni. Così si esprime ancora don Luigi di Liegro, sognando per Roma una dimensione urbana più vivibile e partecipata. I dati che emergono oggi su questa città assomigliano però più ad un incubo che ad un sogno.
Roma, così come altre metropoli europee, attraversa in questi ultimi anni una recrudescenza del disagio e dell'esclusione sociale che interessa categorie di persone sempre più ampie. Anche gli stranieri sono molto più presenti tra i soggetti fragili e vulnerabili: si tratta di giovani giunti in Italia da poco che non riescono ad integrarsi, richiedenti asilo o richiedenti respinti (diniegati), rifugiati con difficoltà di inserimento lavorativo, ma sempre più spesso troviamo tra gli esclusi anche persone straniere anziane, arrivate venti o anche trent'anni fa, che hanno visto fallire il loro progetto migratorio o che a causa della malattia hanno perso e non riescono a ritrovare condizioni di legalità. E certamente queste situazioni di disagio si rendono maggiormente evidenti nel momento in cui viene a mancare la salute.
Portare alla luce e denunciare le inadempienze e i diritti negati o nascosti supportando con scientificità le nostre affermazioni tuttavia non basta se il nostro impegno non arriva alla proposta di politiche e scelte percorribili sul piano organizzativo: strumenti e modelli operativi, progetti permeabili alle domande più flebili, spesso nascoste.
E' un impegno per la giustizia, un impegno che non può essere neutro, al di sopra delle parti, ma che è schierato con i più deboli ed è supportato da un'esperienza non delegata ma vissuta in prima persona. La sfida sta proprio nel far assumere alla politica prima, e di conseguenza alla programmazione e organizzazione dei servizi, questa priorità dove l'efficienza e l'efficacia del sistema si misuri con la capacità di intercettare e rispondere adeguatamente ai bisogni di quella parte della popolazione debole o potenzialmente tale. Ciò non è retorica perché significa prevedere politiche sociali e sanitarie non basate su standard economici o su dinamiche di mercato (concorrenza invece di pianificazione, interventi d'eccellenza invece che tutela di base...), ma che tengano conto dei bisogni reali, della qualità della vita complessiva, della capacità di autonomia nelle possibili scelte.
Ci sono infatti alcune realtà di emarginazione sanitaria praticamente invisibili - e per questo quasi completamente ignorate - per le quali il privato sociale è chiamato ad essere un po' come una sentinella. Esempi sono i rom con i quali stiamo lavorando dal 1987 con il progetto SaluteZingara e più recentemente i cinesi. Attraverso il contatto diretto con la comunità cinese, in un clima accogliente e attento alla diversità linguistica e culturale come quello del Poliambulatorio della Stazione Termini, si è portato alla luce, tramite l'analisi e la recente pubblicazione dei dati raccolti , che esiste una domanda di salute di base da parte della popolazione cinese che il sistema sanitario pubblico non è ancora in grado di intercettare.
In questi casi si dimostra necessario proporre progetti che prevedano la modalità dell'intervento attivo nel territorio urbano dentro la popolazione che si vuole raggiungere, per portarla gradualmente, attraverso la relazione, ad un contatto diretto con i servizi pubblici, fino ad arrivare ad un effettivo coinvolgimento della popolazione cinese nella programmazione e organizzazione di servizi culturalmente competenti.
E' così che questa città così complessa e poliedrica, attraversata ogni anno da oltre dieci milioni di turisti di tutto il mondo, ma anche ricca di contrasti e di nuove e stridenti povertà, abituata da sempre ad essere visitata, attraversata, e cercata con l'intenzione di migliorarsi , ci invita continuamente, e oggi più che mai , a riflettere sulle dinamiche culturali e politiche che sottendono ogni intervento clinico e sociale.

Un'azione politica che instancabilmente sa ricominciare, coinvolgere - anche quando i processi di trasformazione appaiono di una lentezza esasperante, - perché guidata da una visione che scorge nell'ostacolo, nella complessità del tessuto urbano, la frontiera di una nuova opportunità di trasformazione.

 

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  Sostenitori

Il Centro Studi Souq

Souq è un Centro Studi Internazionale che è parte integrante delle attività della Casa della Carità e studia il fenomeno della sofferenza urbana. La Sofferenza Urbana è una categoria interpretativa dell’incontro fra la sofferenza dei soggetti e la fabbrica sociale che essi abitano. La descrizione, la comprensione e la trasformazione delle dinamiche

Il progetto editoriale

La rivista SouQuaderni si propone di studiare il fenomeno della sofferenza urbana, ossia la sofferenza che si genera nelle grandi metropoli. La rivista promuove e presenta reti e connessioni con le grandi città del mondo che vivono situazioni simili, contesti analoghi di urbanizzazione e quindi di marginalizzazione e di nuove povertà. Il progetto editoriale si basa su tre scelte

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Centro studi Souq   Comitato direttivo: Laura Arduini, Virginio Colmegna (presidente), Silvia Landra, Simona Sambati, Benedetto Saraceno;   Comitato scientifico: Mario Agostinelli, Angelo Barbato, Maurizio Bonati, Adolfo Ceretti, Giacomo Costa, Ota de Leonardis,  Giulio Ernesti, Sergio Escobar, Luca Formenton, Francesco Maisto, Ambrogio Manenti, Claudia
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Last update: 20/04/2019
 

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