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Centro Studi Sofferenza Urbana

 

 

Accesso alla giustizia: una variabile di sviluppo socio-economico

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Margherita  Saraceno

Dispute e conflitti emergono in ogni società complessa (e dunque con particolare evidenza nei grandi contesti urbani), tra imprese e lavoratori, cittadini e istituzioni e, naturalmente, tra individui. Le parti in conflitto sostengono direttamente le conseguenze della risoluzione, oppure della mancata risoluzione, del conflitto. I conflitti e la loro risoluzione non sono però esclusivamente un problema privato, ma piuttosto un aspetto intrinseco alla collettività di imprescindibile rilevanza pubblica. Fra le funzioni che possono essere riconosciute all'ordinamento giuridico, attraverso la definizione dei diritti, le leggi e la loro applicazione, vi è quella di ridurre i conflitti e garantire rimedi idonei a gestirne la risoluzione. Il sistema giudiziario rappresenta quindi la principale risposta istituzionale al bisogno di risoluzione delle controversie.
Avere "accesso alla giustizia" significa che ciascun soggetto possa disporre in modo effettivo dei rimedi offerti dal sistema giudiziario per la risoluzione dei conflitti . L'accesso alla giustizia è cruciale nella misura in cui esso realizza tutti gli altri diritti, permettendo a coloro i quali ritengano che i propri diritti siano stati violati di vedere il proprio caso preso in esame e definito . Divenendo il diritto conservativo di ogni altro, il diritto di agire in giudizio e difendersi in via giudiziale rappresenta l'alternativa istituzionale a forme privatistiche di affermazione forzosa o violenta delle istanze .
L'accesso alla giustizia è un obiettivo di policy ampiamente considerato, specie da parte degli organismi internazionali che, nel promuovere politiche di crescita socio-economica, lo considerano un fattore critico non solo per uno sviluppo equo e giusto, ma anche per favorire la sicurezza pubblica e la partecipazione al lavoro e all'attività d'impresa. Come sostenuto da UNDP e dall'OECD, l'accesso alla giustizia e l'empowerment legale possono favorire il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio sostenendo la crescita economica e contribuendo a una società più sicura .
L'insufficiente accesso alla giustizia è un problema rilevante anche nei paesi sviluppati, benché dispongano di sistemi giudiziari progrediti. Secondo la FRA , l'accesso alla giustizia costituisce un problema trasversale ai paesi dell'Unione Europea, soprattutto a causa della scarsa consapevolezza dei diritti di cui si gode, dell'esigua conoscenza del funzionamento del sistema legale e della debole fiducia nelle istituzioni. Ostacoli socio-economici quali la povertà - ogni qual volta le forme di assistenza legale per i non abbienti (pro bono, ecc.) non siano pienamente garantite - e altre difficoltà di natura sociale e culturale possono impedire l'effettivo accesso alla giustizia . Proprio nei paesi più sviluppati, l'accesso alla giustizia rischia di rimanere una pura enunciazione di principio nei molti casi che coinvolgono parti lese deboli di fronte a controparti verso le quali esista un'importante sperequazione nella capacità sostanziale - e non formale - di agire (lo Stato, le istituzioni e amministrazioni pubbliche, le grandi imprese) .
Apparentemente in contraddizione con l'insufficiente accesso alla giustizia, vi è il fenomeno che caratterizza molti paesi sviluppati - e fra questi l'Italia - dell'enorme volume di contenzioso che sovraccarica il sistema giudiziario e ne esaspera diseconomie e inefficienze. Questo rende il sistema di risoluzione dei conflitti molto oneroso per la collettività offrendo una risposta istituzionale inadeguata alla normale domanda di giustizia . Si pensi, ad esempio, al ben noto problema italiano dell'eccessiva durata dei processi .
In un'ottica di sviluppo socio-economico, l'inevitabile nesso tra le due problematiche - aumentare l'accesso alla giustizia e limitare o scoraggiare il contenzioso - non può essere tralasciato nel definire politiche migliorative dell'ordinamento e del sistema giudiziario .
Parallelamente a dibattito sulle riforme strutturali relative al processo, alle professioni forensi, ai metodi alternativi di risoluzione delle controversie e all'organizzazione dei tribunali , deve trovare spazio una riflessione apparentemente marginale, ma con evidenti effetti sistemici, fondata sull'identificazione di specifiche aree critiche per l'accesso alla giustizia.
Esistono, infatti, condizioni che rendono le persone particolarmente vulnerabili e che ostacolano in maniera rilevante il loro accesso alla giustizia. Essere povero, malato, donna, immigrato, irregolare e avere bisogno di un rimedio legale per risolvere un contenzioso - magari banale, come quello su un permesso di soggiorno, un contratto di lavoro o di affitto, un mutuo, l'affidamento dei figli, una piccola attività imprenditoriale - può rivelarsi proibitivo, specie in contesti complessi sotto il profilo informativo, come quelli urbani dove il tessuto sociale più eterogeneo e anonimo rende l'aiuto informale e solidaristico difficile e lontano.
Il patrocinio gratuito, che tipicamente rappresenta la sola risposta istituzionale al problema, è in realtà spesso limitato in termini sia di risorse disponibili sia di applicabilità . Progetti di tipo solidaristico/volontaristico volti a ridurre le sperequazioni e favorire un pieno esercizio dei diritti, anche da parte di soggetti esclusi e emarginati sono certamente utili (si pensi alle esperienze italiane di Avvocati di Strada e Avvocati per Niente ).
E' però necessario che vi sia un pieno riconoscimento istituzionale del problema: il mancato accesso alla giustizia, non diversamente dal mancato accesso a sanità e scuola, non rappresenta esclusivamente una forma di ingiustizia e di esclusione da una piena cittadinanza, ma realizza un costo sociale rilevante e ostativo allo sviluppo socio-economico di un paese.

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degli stessi autori:  Accesso alla giustizia in carcere: alcune evidenze basate su un questionario fra pari  Immigrazione:l'effetto spiazzamento delle misure di emergenza. Evidenza empirica dallo sportello tutela legale della Fondazione Casa della Caritą 

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