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Centro Studi Sofferenza Urbana

 

 

Introduzione alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e relativo Protocollo opzionale (CRPD)

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Dovilè Joudkaitè

 

Oltre 650 milioni di persone - il 10% circa della popolazione mondiale - soffre di una qualche forma di disabilità. Si tratta della minoranza più numerosa del mondo. Stando ai dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), questa percentuale sta aumentando per via della crescita demografica, dei progressi della medicina e del generale processo di invecchiamento della popolazione. Ciò nonostante, studi comparati sulle legislazioni mostrano che in tutto il mondo sono solo 45 i Paesi con leggi nazionali antidiscriminazione o legate specificatamente alla disabilità (dato UN Enable, senza data). Inoltre, più dei due terzi delle persone con disabilità vive nei Paesi in via di sviluppo. Se è vero che le loro condizioni di vita sono fra le più varie, una comune esperienza li unisce: l'essere esposti a varie forme di discriminazione ed esclusione sociale. Tutto ciò rende indispensabile un discorso serio sulla disabilità a livello globale, internazionale, discorso che va visto come fattore di sviluppo, di riduzione della povertà, di crescita della partecipazione e dell'applicazione dei diritti per un numero altissimo di persone nel mondo.
Le Nazioni Unite sono un'organizzazione internazionale che è stata fondata con lo scopo di facilitare la cooperazione fra i Paesi membri per quanto riguarda la legislazione e la sicurezza internazionali, lo sviluppo economico, il progresso sociale, i diritti umani e la realizzazione della pace nel mondo. Suo principio basilare è l'uguaglianza per tutti. Il preambolo della Carta dell'ONU afferma la dignità e il valore di ogni essere umano e dà primaria importanza alla promozione della giustizia sociale.
L'evoluzione storica del concetto di "diritti umani" rivela il suo uso politico e sociale a partire dalla seconda guerra mondiale fino al 1948, anno della Dichiarazione universale dei diritti umani. Da allora, gli strumenti internazionali per la protezione dei diritti umani sono aumentati in numero, si sono sviluppati e oggi costituiscono quadri di riferimento legislativo che obbliga i governi a rispettare e proteggere i diritti umani, compresi quelli delle persone con disabilità mentali. Tali quadri legislativi sono strumenti critici per promuovere i diritti delle persone e guidare lo sviluppo a livello nazionale di legislazioni, politiche, strategie e servizi specifici relativi ai diritti umani (inclusi quelli dei disabili). L'essenza del quadro normativo sui diritti umani è che questi devono essere garantiti a tutte le persone sulla base del fatto che esse sono essere umani, e di conseguenza anche le persone con disabilità mentali devono godere, in uguale misura, degli stessi diritti umani assicurati a tutti gli altri. La legislazione internazionale impone ai governi i seguenti obblighi: a) rispettare i diritti umani, ovvero astenersi dall'infrangerli; b) proteggere i diritti umani, ovvero gli Stati hanno il dovere di agire per prevenire violazioni da parte di terzi; e c) realizzare i diritti umani, il che richiede che gli Stati adottino legislazioni adeguate, e misure amministrative e di bilancio, di ordinamento giudiziario e così via, per promuovere i diritti umani.
Dall'adozione della Dichiarazione universale dei diritti umani nel 1948, tutti gli Stati membri dell'Onu hanno ratificato almeno un trattato fondamentale relativo ai diritti umani, mentre l'80% ne ha ratificati quattro o più (dato OHCHR, Office of the High Commissioner for Human Rights - Ufficio dell'Alto Commissariato per i Diritti Umani). I governi decidono liberamente se entrare o no a far parte di un trattato sui diritti umani. Tuttavia, una volta che la decisione è stata presa, sussiste l'impegno ad agire in accordo con le disposizioni del trattato stesso. Attraverso la ratifica dei trattati internazionali sui diritti umani, i governi si impegnano a mettere in atto a livello nazionale misure e legislazioni che siano in accordo con gli obblighi e gli impegni sottoscritti alla firma. Nel caso i procedimenti legali locali non riescano a rispondere in modo adeguato agli abusi relativi ai diritti umani, sono disponibili meccanismi e procedure per reclami o comunicazioni individuali a livello nazionale e internazionale che aiutano ad assicurare che gli standard internazionali siano rispettati, implementati e rinforzati a livello locale.
Come accennato in precedenza, l'universalità, l'indivisibilità, l'interdipendenza e interrelazione di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali sono concetti riconosciuti universalmente . Un aspetto basilare dei diritti umani è che essi proteggono la dignità e l'integrità umane; si fondano sui principi generalmente accettati di uguaglianza e giustizia. In questo modo proteggono individui e gruppi dalle più elementari forme di ingiustizia. I diritti umani appartengono a tutti e non devono mai essere considerati come un favore, un dono o un privilegio elargito dallo Stato o da qualsiasi organizzazione o individuo. Per cui anche alle persone con disabilità vanno garantiti, de facto, tutti i fondamentali diritti umani sanciti sia dalla Carta sia dagli altri strumenti relativi ai diritti umani. Malgrado ciò, è solo da poco che le persone con disabilità hanno cominciato a essere considerate come detentori di diritti. Per lungo tempo infatti sono stati cittadini invisibili a causa della segregazione e dell'esclusione sociale messa in atto dalla comunità civile. Sono stati oggetto di discriminazione, e non sono state date loro uguali opportunità. Sono stati trattati in modo diverso rispetto agli altri cittadini, causando così continue violazioni dei loro diritti umani. Tendenzialmente sono stati considerati "oggetti" di protezione, trattamento e assistenza piuttosto che "soggetti" con dei diritti. Risultato di tale approccio è stata la loro esclusione dalla società comune. Negli ultimi due decenni si è verificato un significativo cambio di prospettiva che ha portato alla ratifica di un nuovo trattato internazionale sui diritti umani: la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (Convention on the Rights of Persons with Disabilities - CRPD). Con il mutamento di paradigma, le persone con disabilità hanno cominciato a essere viste come detentori di diritti e soggetti di legge. Scopo finale di tale approccio ai diritti umani è l'empowerment delle persone disabili, tutelare la loro partecipazione attiva alla vita politica, economica, sociale e culturale con modalità che accolgano e rispettino la loro diversità e vi si adattino. Questo approccio si basa dal punto di vista normativo sugli standard internazionali relativi ai diritti umani e dal punto di vista operativo mira ad assicurare che le persone con disabilità possano godere completamente dei diritti umani. Senza considerare il fatto che rafforzare la protezione dei dirittti umani è anche un modo per prevenire la disabilità.
La Convenzione sui diritti umani delle persone con disabilità è uno strumento internazionale sui diritti umani, un trattato, adottato dall'Organizzazione delle Nazioni Unite. La Convenzione e il suo Protocollo opzionale (Optional Protocol - OP) sono stati approvati il 13 dicembre 2006 dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York e aperti alla firma il 30 marzo 2007. In quello stesso giorno la Convenzione è stata firmata da 82 Stati, il Protocollo opzionale da 44 e della Convenzione si è registrata una ratifica.
Cosa rende unica la CRPD? È il più recente strumento dell'ONU vincolante dal punto di vista legale e il primo trattato sui diritti umani del ventunesimo secolo. La sua adozione nel 2006 è conseguita alla constatazione che nel mondo 650 milioni di persone con disabilità subivano continue violazioni dei diritti umani. Le ricerche avevano messo in evidenza come le convenzioni precedenti non fossero state in grado di proteggere i disabili, rimasti a tutti gli effetti cittadini di seconda classe. Per questa ragione era necessaria una nuova convenzione che riconoscesse esplicitamente i loro diritti. La sua adozione ha fatto sì che il movimento globale delle persone disabili si unisse in un'unica voce per dimostrare quanto le questioni in gioco fossero comuni a tutti, compresa l'esperienza quotidiana di discriminazione di cui sono vittime molti disabili. Tale esperienza di discriminazione li ha uniti a combattere affinché anche quello dei disabili vengano riconosciuti come diritti umani. Va ricordato che il testo della Convenzione è stato negoziato da una Commissione ad hoc nel corso di otto sessioni dal 2002 al 2006, il che la rende il trattato sui diritti umani con la negoziazione più veloce della storia dell'ONU .
La CRPD è uno strumento di politica internazionale intersettoriale e trasversale alle diverse disabilità, in quanto fornisce ai disabili un'ampia gamma di garanzie relative ai diritti fondamentali che copre tutti gli aspetti della loro vita. La Convenzione non sancisce diritti umani ex novo per le persone con disabilità, piuttosto ribadisce i diritti già tutelati da precedenti trattati internazionali e garantisce la realizzazione di quelli attuali esplicitando la loro applicazione alla situazione specifica delle persone disabili. Di fatto, però, i principi di non discriminazione, autonomia e inclusione incorporati nella Convenzione fanno sì che essa segni una cambio di paradigma del concetto di disabilità nell'ambito della legislazione internazionale. Scopo della CRPD è assicurare la protezione dei diritti umani alle persone con disabilità impegnando tutti i settori e le istituzioni responsabili degli Stati che la ratificano ad agire utilizzando politiche, legislazioni e risorse adeguate.
La CRPD è il trattato internazionale sui diritti umani con il più alto numero di firmatari della storia delle convenzioni ONU già dal primo giorno di apertura alle firme (82 per la Convenzione, più una ratifica, e 44 per il Protocollo opzionale). Si tratta poi della Convenzione che è entrata in vigore nel più breve tempo mai registrato nella storia dell'ONU: era già effettiva il 3 maggio 2008, dopo aver raggiunto il numero minimo di 20 ratifiche. Alla fine del 2012 si contavano 127 ratifiche e 155 firmatari della Convenzione, e 76 ratifiche e 90 firmatari del Protocollo opzionale . Il numero di ratifiche della CRPD rappresenta i due terzi degli Stati membri dell'ONU e ciò è indicativo di quanto in tutto il mondo questo trattato sui diritti umani venga considerato importante. A livello globale la CRPD crea standard unificati che assicurano i diritti umani a tutte le persone con disabilità, per cui talvolta viene chiamata la Costituzione dei disabili.
Nell'elenco delle caratteristiche che rendono unica la CRPD, dovrebbe essere citato il fatto che è la prima convenzione sui diritti umani aperta alla firma di organizzazioni locali per l'integrazione (come l'Unione Europea e così via). La CRPD è il primo strumento legalmente vincolante relativo ai diritti umani adottato dalla UE, che vi ha acconsentito il 23 dicembre 2010. All'atto di conferma della Convenzione, infatti, l'Unione ha sottoscritto obblighi legali a conformare ai requisiti sanciti dalla CRPD tutta la legislazione sul tema della disabilità, sia quella vigente sia quella in via di elaborazione.
La Convenzione è stata il prodotto i decenni di lavoro da parte delle Nazioni Unite per modificare gli atteggiamenti e gli approcci nei confronti delle persone disabili. Esse non sono più viste come "oggetti" di carità, trattamento medico e protezione sociale, ma come "soggetti" con dei diritti, capaci di reclamare tali diritti e di prendere decisioni riguardo alla loro vita basandosi sul proprio consenso, libero e informato, e capaci di essere membri attivi della società. La Convenzione, inoltre, adotta un'ampia categorizzazione dei disabili e riafferma che tutte le persone con qualsiasi tipo di disabilità devono godere di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali. Tuttavia non definisce esplicitamente la disabilità. Il Preambolo afferma che la disabilità è un concetto in evoluzione e risulta dall'interazione fra le persone con una qualche forma di menomazione e le barriere attitudinali e ambientali che ostacolano la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su una base di uguaglianza rispetto agli altri. Questo nuovo modello sociale di disabilità sottolinea il fatto che essa è una relazione sociale, che le persone con disabilità subiscono le limitazioni e i pregiudizi creati dalla società . Tale approccio enfatizza che la disabilità dipende dall'interazione tra fattori ambientali, sociali e personali. Più la società è in grado di includere tutte le caratteristiche delle persone e di sviluppare le loro capacità, più sarà in grado di rimuovere barriere, ostacoli e pregiudizi. L'articolo 1 della Convenzione afferma che per "persone con disabilità si intendono coloro che presentano durature menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali che in interazione con barriere di diversa natura possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri" . Poiché non fornisce una lista completa di disabilità che possono, o potrebbero, beneficiare dei diritti sanciti dalla CRPD, essa offre l'opportunità ai vari Paesi di espandere la protezione dei diritti in nome della CRPD a un più vasto numero di persone (per esempio, con menomazioni psicosociali temporanee). Essenzialmente il fulcro della Convenzione è sulla "discriminazione" e non sulla disabilità in sé. Per cui essa definisce e qualifica come tutte le categorie di diritti debbano applicarsi alle persone con disabilità e identifica aree in cui devono essere apportate modifiche affinché i disabili possano effettivamente esercitare i loro diritti e aree in cui quei diritti sono stati violati e quindi la protezione deve essere rafforzata .
La Convenzione è intesa come strumento dei diritti umani con un'esplicita dimensione sociale di sviluppo. Si stima che il 10%, o addirittura il 15%, della popolazione mondiale soffra di un qualche tipo di disabilità. La vita quotidiana del 25% circa della popolazione del mondo è connessa alla disabilità. Questa è una condizione strettamente associata alla povertà: nel mondo, l'80% dei disabili vive in Paesi a basso reddito, la maggioranza è povera e non può accedere ai servizi di base. Solo il 2% dei bambini con disabilità che vive nei Paesi in via di sviluppo riceve un'educazione o segue un percorso di riabilitazione. Quindi la CRPD può catalizzare il progresso e la crescita sostenibile dei Paesi in via di sviluppo dal punto di vista economico-sociale e dei diritti umani, influenzando in sostanza l'elaborazione e la messa in atto di legislazioni e politiche indirizzate in modo globale alla disabilità, alla salute mentale e ad altre questioni connesse .

Gli organismi della Convenzione
Le convenzioni ONU dispongono generalmente di un sistema di monitoraggio e controllo dell'implementazione delle norme in esse contenute. Il supremo organismo di monitoraggio della CRPD è la Conferenza degli Stati Parti, durante la quale si incontrano (con cadenza biennale o su decisione della stessa Conferenza) le rappresentanze di tutti i Paesi che hanno ratificato la Convenzione al fine di considerare qualsiasi problema relativo all'effettiva realizzazione della stessa.
A seconda delle disposizioni del trattato da monitorare, vengono poi istituiti vari altri organismi. Si tratta in genere di commissioni indipendenti, composte da esperti che seguono il processo di applicazione delle varie convenzioni. Questi organismi si incontrano regolarmente per esaminare i rapporti degli Stati Parti e per intavolare un dialogo costruttivo con i governi affinché questi mantengano gli obblighi sui diritti umani sottoscritti.
La Commissione sui diritti umani delle persone con disabilità (Commissione CRPD) ha un ruolo significativo come strumento di monitoraggio dell'implementazione della Convenzione. È stata eletta il 3 novembre 2008 nel corso del primo incontro della Conferenza degli Stati Parti tenutasi, come richiesto dalla CRPD, non più tardi di sei mesi dopo la sua entrata in vigore. Inizialmente la Commissione comprendeva 12 esperti indipendenti, che sono diventati 18 dopo 60 ulteriori ratifiche o adesioni alla Convenzione. La CRPD prevede che tutti gli Stati Parti sottopongano regolarmente alla Commissione un rapporto su come i diritti delle persone con disabilità vengono implementati sul loro territorio. Gli Stati devono presentare il primo rapporto entro i due anni dalla ratifica della Convenzione, dopodiché con cadenza quadriennale. La Commissione esamina tutti i rapporti, fornisce al riguardo i suggerimenti e le raccomandazioni generali che considera appropriati e li inoltra al relativo Paese. Agli Stati è richiesto di sottoporre agli organismi del trattato i rapporti sui progressi effettuati e di renderli pubblici alla popolazione. In questo modo i rapporti possono giocare un importante ruolo catalizzatore, contribuendo alla promozione del dibattito nazionale sulle questioni relative ai diritti umani, incoraggiando l'impegno e la partecipazione della società civile e in generale favorendo il processo di esame pubblico delle politiche governative. Nonostante non siano legalmente prescrittive, le raccomandazioni costituiscono per il movimento dei disabili un utile strumento per monitorare i progressi concreti operati dagli Stati o dalle organizzazioni regionali. C'è inoltre la possibilità per le organizzazioni dei disabili e/o della società civile di presentare rapporti ombra alla Commissione CRPD per informarla sull'inadeguatezza o l'eventuale inesistenza degli sforzi fatti del governo per implementare effettivamente la Convenzione sul territorio nazionale.
Va messo in evidenza il fatto che, nonostante l'altissimo numero di ratifiche raggiunte in poco tempo, fino al 2012 la Commissione CRPD è stata autorizzata per un'unica sessione di una settimana e una sola sessione di due settimane all'anno. Incontri di simile brevità non sono ovviamente sufficienti, e infatti dall'apertura dei suoi lavori nel 2008, la Commissione ha tenuto in totale otto sessioni ed è riuscita a esaminare e adottare le osservazioni conclusive solo relativamente a sei Stati. E ci sono 35 rapporti iniziali presentati da altrettanti Stati Parti che attendono di essere visionati .

Il Protocollo opzionale della CRPD
Come accennato, la Convenzione è stata negoziata e adottata insieme al suo Protollo opzionale. Nonostante ciò, quest'ultimo è considerato uno strumento legale a sé stante che richiede una procedura separata di firma e ratifica. La caratteristica principale del Protocollo opzionale consiste nel permettere ai singoli cittadini di qualsiasi Paese di presentare reclami alla Commissione CRPD in caso essi ritengano violati i propri diritti da parte dello Stato o da parte di autorità, organismi, istituzioni statali. Quindi ratificando il Protocollo opzionale, gli Stati riconoscono l'autorità della Commissione a ricevere reclami individuali relativi a violazioni di una qualsiasi delle disposizioni della CRPD. Si tratta di una procedura quasi giudiziaria, in quanto la Commissione non è la Corte e le sue decisioni non sono legalmente vincolanti. È però antagonista e la decisione è disponibile pubblicamente. Gli Stati che aderiscono al Protocollo potrebbero anche accettare l'autorità della Commissione ad avviare indagini - incluse visite sul posto - in caso di informazioni attendibili su violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani. È importante notare che gli Stati che aderiscono al Protocollo sono abbligati ad accettare la procedura di reclamo individuale ma potrebbero rinunciare a quella di indagine. Come risulta dall'esperienza di altri trattati sui diritti umani, entrambi i procedimenti possono essere estremamente efficaci nella protezione dei diritti dei singoli individui.

Principi generali e fondamentale cambio di paradigma della CRPD
L'articolo 3 della CRPD afferma i principi ispiratori generali, fra i quali possiamo citare il rispetto per la dignità intrinseca, l'autonomia individuale, compresa la libertà di compiere le proprie scelte e l'indipendenza delle persone, il principio della non discriminazione, della piena ed effettiva partecipazione e inclusione nella società, e la parità di opportunità. Si parla quindi di una piena ed effettiva partecipazione e inclusione delle persone con disabilità in tutte le aree della vita, così come in tutti processi di formulazione e implementazione delle politiche. La partecipazione è importante per identificare correttamente bisogni specifici e dare all'individuo potere per agire, per avere opportunità di indipendenza ed esercitare la propria capacità legale. La piena ed effettiva partecipazione e inclusione nella società è riconosciuta nella Convenzione sia come un principio generale (articolo 3) sia come obbligo generale dello Stato (articolo 4). È anche un diritto, declinato come diritto a partecipare alla vita politica e sociale così come a quella culturale (articoli 29 e 30). Tale principio è direttamente e inevitabilmente connesso ai pochi fondamentali e impegnativi diritti sanciti dalla CRPD. Il diritto a un uguale riconoscimento di fronte alla legge (articolo 12) è decisivo per l'introduzione di quel cambio di paradigma effettuato dalla Convenzione verso il riconoscimento delle persone con disabilità quali detentori di diritti in ogni momento e in tutti i settori della vita. Tale disposizione è particolarmente significativa poiché richiede agli Stati l'abolizione degli attuali sistemi di incapacità legale assoluta e di tutela come basi per la rimozione dei diritti delle persone con disabilità mentali. L'articolo 12 della CRPD sancisce per i disabili il diritto di riconoscimento in ogni luogo della loro personalità giuridica. Riafferma inoltre il diritto di esercizio della capacità giuridica su base di uguaglianza con gli altri in tutti gli aspetti della vita. Essi quindi devono rimanere al centro delle decisioni che li riguardano, incluse quelle relative ai trattamenti, al luogo di vita e alle questioni personali e finanziarie. Lo stesso articolo, inoltre, afferma che, quando necessario, ai disabili deve essere fornito un amministratore di sostegno per l'esercizio della loro capacità giuridica.
Il diritto a una vita indipendente e all'inclusione nella comunità stabilito nell'articolo 19 è uno dei principali cambiamenti di paradigma effettuati dalla Convenzione. In esso si riafferma che la vita all'interno della comunità è un diritto inalienabile e non dipendente da comprovata "abilità", "idoneità" o "titolarità". Tale diritto dovrebbe guidare le politiche di molti Paesi affinché vengano forniti servizi in contesti comunitari , e assicurare anche il diritto di tutte le persone ad avere "la possibilità di scegliere, su base di uguaglianza con gli altri, il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere e non siano obbligate a vivere in una particolare sistemazione". Oltre a ciò, esso richiede che all'interno della comunità qualsiasi struttura o servizio destinati a tutta la popolazione siano accessibili su base di uguaglianza anche ai disabili e siano in grado di rispondere ai loro bisogni, stabilendo così per i servizi in genere che abbiano come prerequisito l'essere disponibili, accessibili e adattati ai bisogni delle persone con disabilità (incluse quelle mentali).

Implicazioni della CRPD
Dopo l'entrata in vigore della CRPD sono stati sviluppati alcuni strumenti e linee guida basati su una o più disposizioni della Convenzione. Il loro scopo è, da un lato, monitorare e valutare in modo adeguato con lo scopo di aumentare qualità e salvaguardia dei diritti umani all'interno delle strutture di salute mentale e socio-assistenziali; dall'altro, suggerire nuove modalità per promuovere, proteggere e mettere in pratica i diritti delle persone con disabilità mentali. Nel 2010, il progetto ITHACA (Institutional Treatment, Human rights and Care Assessment - Valutazione del trattamento istituzionale, diritti umani e cura), fondato dalla Commissione Europea, ha messo a punto il "Toolkit", un kit completo di strumenti per il monitoraggio dei diritti umani e dell'assistenza sanitaria nelle istituzioni psichiatriche e socio-assistenziali ("ITHACA Toolkit", 2010) . Nel 2012 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato il "WHO QualityRights tool kit" per la valutazione e il miglioramento della qualità e dei diritti umani nelle strutture di salute mentale e socio-assistenziali ("WHO QualityRights tool kit", 2012) . Sempre nel 2012, il Gruppo europeo di esperti sulla transizione dalla cura istituzionale alla cura comunitaria ha lanciato le relative "Linee guida" e un "Toolkit" sull'uso dei fondi dell'Unione Europea per tale transizione ("European Guidelines on Deinstitutionalization", 2012) . La speranza è che questi strumenti possano essere di aiuto nell'identificazione dei problemi esistenti nelle pratiche di cura e nella pianificazione di mezzi efficaci sia per assicurare che i servizi dedicati alle persone con disabilità mentali nei contesti esistenti di cura psichiatrica siano di elevata qualità, rispettosi dei diritti umani, in grado di rispondere alle esigenze degli utenti, sia per promuovere l'autonomia di questi ultimi, la loro dignità e autodeterminazione. Oltre a ciò, naturalmente, anche tutti gli altri diritti umani delle persone con disabilità mentale dovrebbero essere rispettati, promossi e realizzati in tutte le società e in tutti gli aspetti della vita ("WHO QualityRights tool kit", 2012).

In conclusione, l'approvazione di una nuova convenzione sui diritti umani è un momento importante di riconoscimento a livello politico e sociale della volontà di proteggere i diritti di quel segmento della popolazione cui la convenzione è dedicata. Ciò significa che questa inserisce nuovi temi nell'agenda internazionale e in quella nazionale, creando le condizioni per un rinnovamento delle politiche e delle legislazioni. La CRPD è il primo documento internazionale legalmente vincolante dedicato ai diritti delle persone con disabilità: è quindi uno strumento potente che può concorrere a realizzare cambiamenti a livello mondiale e nazionale. Può facilitare la creazione di un terreno comune di pari condizioni che renda le opportunità uguali per tutti, aiutando così a rendere migliore la vita di tutte le persone con disabilità e delle loro famiglie. Allo stesso tempo può essere uno strumento utile per accelerare il processo di inclusione delle persone con disabilità nella vita e nelle attività della comunità di appartenenza in qualsiasi parte del mondo vivano .

 

 

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